Paura & Delirio: Ep 35 – Lifeforce

Ogni tanto bisogna vedere un film brutto, perché ti insegna ad apprezzare di più quelli che brutti non sono. Sfatiamo il mito del film che è così pessimo da fare il giro e diventare un capolavoro: una cosa del genere non esiste, e anche se vi sono dei momenti di ridicolo involontario in cui ci si fanno grasse risate, quei momenti sono sempre annegati in un mare di noia. Ma se c’è una cosa divertente è discutere dei film brutti, e cercare anche di capire per quale motivo sono usciti fuori così. Nessuno, a parte la Asylum, parte con l’intenzione di fare un film brutto, e anzi, il caso di Liferforce è esemplare del divario enorme tra ambizioni e risultato: un pastrocchio da 25 milioni di dollari che, in teoria avrebbe dovuto proiettare la Cannon nell’Olimpo delle produzioni di serie A. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Se volete ascoltarci mentre sghignazziamo scompostamente per un’ora e mezza, questo è l’episodio giusto. Buon divertimento!

4 commenti

  1. Thunder Fabio · · Rispondi

    Io amo questo film e penso sia davvero sottovalutato. Bella storia, bellissima la May, ottimi effetti speciali e quando i non umani succhiano l’energia dalle persone a distanza di anni sento ancora i brividi sulla pelle. E non capisco come mai è sempre bistrattato. Siamo davvero cosi pochi che amano o portano nel cuore questo film?. Forse è davvero cosi’ sbagliato che per un fatto solo affettivo non c’è ne rendiamo conto?

  2. Giuseppe · · Rispondi

    In effetti, ascoltando il podcast, ho avuto come la vaga impressione che Lifeforce non fosse esattamente il vostro film preferito 😀
    Io, in qualità di facente parte dell’1% di spettatori che non se ne ricorda SOLO per la magnetica e mesmerica (visti i poteri suoi e della sua temibile specie di vampiri cosmici, i due termini ci stanno tutti) presenza della splendida e poco vestita Mathilda May devo dire che continuo a considerarlo un cult, a modo suo… una sorta di apocrifo Quatermass, direi, specialmente considerando quali fossero le intenzioni originali di Hooper.
    Bizzarro, imperfetto, discontinuo (l’uscita di scena del compianto Michael Gothard, appunto, fra le altre cose) quanto si vuole ma su di me esercita sempre lo stesso fascino della prima volta che l’ho visto. E nemmeno è mai riuscito ad annoiarmi, essendo la storia intricata a sufficienza (pure per via dei cambi di rotta in corso d’opera, ovvio) da costringere a tener desta l’attenzione per non perdere il filo degli eventi 😉
    P.S. Se non ricordo male, anche Davide è un cultore della serie Sapphire & Steel: ecco, il colonnello della guarnigione che presidia la città di Londra ormai “zombizzata” è quello stesso John Golightly che in Assignment One (da noi “La casa degli orologi”) impersona la malvagia entità con le sembianze del padre dei due giovani protagonisti…

    1. Ma io ci ero affezionata, in realtà. Rivedendolo per l’ennesima volta mi sono resa conto di quanto mi stessi annoiando. Ci sono ancora delle sequenze che mi piacciono, come quella iniziale sull’astronave a forma di carciofo, però ora mi sembra sempre più di assistere a uno spettacolo molto raffazzonato. Va detto anche che il director’s cut dura circa due ore, e dopo un po’ diventa insostenibile da ogni punto di vista.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Il director’s cut E’ effettivamente lungo (inutilmente lungo, aggiungo), verissimo, e quel quarto d’ora circa aggiunto lo tollero poco anch’io. Qui, poi, faccio pubblica ammenda, perché nel mio commento mi sono dimenticato di specificare che parlavo solo della versione cinematografica… 😉

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