The Haunting of Bly Manor

Nessuno meglio di me dovrebbe sapere che ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Eppure mi trovo sempre impreparata di fronte a questa evidenza. Il mio problema con Mike Flanagan, che poi problema non è, è che abbiamo una visione del mondo troppo simile perché ogni sua opera non lasci in me profonde cicatrici e non mi parli direttamente, facendomi rischiare di andare troppo sul personale. Devo quindi distaccarmi e non cadere nella perniciosa illusione che lui scriva per me, altrimenti non ne esco davvero viva, e oltretutto non faccio di certo un gran servizio ai tentativi di critica più o meno ragionata che porto avanti su questo blog da quasi dieci anni.
E però è difficile, e mi ritrovo qui, a pochissime ore dall’aver visto scorrere i titoli di coda dell’ultima puntata di The Haunting of Bly Manor, con la voglia di scrivere a caldo e la paura di non esserne in grado.
Per cui cominciamo togliendoci subito il dente del paragone con il suo predecessore Hill House: è un paragone che non sussiste e non è necessario fare, perché Hill House e Bly Manor sono due luoghi diversi, hanno antenati letterari differenti e significati anche opposti, se vogliamo. Shirley Jackson ha scardinato la tradizione della casa infestata, mentre Il Giro di Vite è la ghost story per eccellenza, anzi, la più perfetta ghost story mai scritta.
È evidente, quindi, che Bly Manor e Hill House non siano neanche parte dello stesso genere e vadano trattati come due parenti alla lontana che condividono tematiche contigue e hanno delle similitudini stilistiche e narrative, derivate dall’essere il parto della stessa mente, quella di Flanagan, ma soprattutto dello stesso cuore, sempre quello di Flanagan.
Hill House era un horror gotico, Bly Manor è un romance gotico, quasi un melò gotico. E io capisco che la cosa possa aver spiazzato, o anche deluso alcuni. Ma, sinceramente, cosa ce ne facevamo di un clone di Hill House?

Inoltre, se Hill House, più che una vera trasposizione del romanzo di Jackson, era un gioco di rimbalzi e rimandi con esso, un po’ come Salem’s Lot lo era stato con Dracula, qui siamo di fronte a un vero e proprio adattamento, per quanto molto libero. Non c’è soltanto Il Giro di Vite, sono presenti tracce di altri racconti soprannaturali scritti da James, ma il nucleo centrale è quella novella così importante e preziosa, già portata tante volte al cinema. Ed è menzionando il cinema che mi viene in mente subito una peculiarità di Bly Manor: il suo rapporto privilegiato con quella che resta la migliore messa in scena per il grande schermo della storia di James, ovvero The Innocents di Jack Clayton.
In alcuni momenti, Bly Manor sembra quasi un remake del capolavoro del 1961 che, voi lo sapete, è uno dei dieci film della vita della vostra affezionatissima. Non è tanto perché la protagonista (una incredibile Victoria Pedretti) si chiama Clayton di cognome, e neppure perché viene ripresa più volte la canzone Willow Waly, che di The Innocents era il tema portante. Questi sono dettagli, citazioni anche dovute, quando hai a che fare con un colosso simile. Si tratta di tutta una serie di scelte precise nella messa in scena, specialmente nel primo episodio, l’unico diretto in prima persona da Flanagan, e si nota nelle scorribande notturne dell’istitutrice tra i corridoi di Bly o nelle apparizioni di Peter Quint alla finestra. Già per questa devozione dimostrata nei confronti di Clayton, The Haunting of Bly Manor con me ha davvero partita facile, ma fosse solo questo, non staremmo qui a cercare un modo non balbettante di parlarne.

E ora dovremmo tutti interrogarci su cosa intendiamo con la parola adattamento, perché credo che sia proprio nell’interpretazione che Flanagan dà al termine il fulcro principale di un’analisi di Bly Manor. Il Giro di Vite è il racconto di un amore malato che lascia strascichi soprannaturali (o forse soltanto mentali) nel regno dei vivi, ma è anche il racconto di una forte repressione sessuale e sentimentale. Parla di emozioni schiacciate dalla rigidità dei costumi della fine del XIX secolo. Per farla il più semplice possibile, chi cede a queste emozioni, fa una pessima fine, chi però le reprime rischia la follia.
Se riporti questo schema pari pari nel XXI secolo, vai completamente fuori fuoco, e allora Flanagan preferisce raccontare varie vicende di amori negati, non vissuti, nati già morti o semplicemente sbagliati. Tutti i personaggi di Bly Manor hanno un amore che, per un motivo o per un altro, sono destinati a perdere; senza incorrere in spoiler, c’è chi questo amore non riesce a confessarlo fino a quando è troppo tardi, chi riesce a viverlo per un breve periodo prima che gli venga strappato via, chi ama qualcuno incapace di provare un sentimento che non sia anche manipolazione, chi scambia la dipendenza per amore e così via.

Ma oltre all’amore, tema principale di tutta la serie, ce n’è un altro che gli si affianca e lo sostiene, ed è la memoria. Il Giro di Vite, e con lui Bly Manor, è un racconto narrato a posteriori da qualcuno a un pubblico di astanti. Nel caso della novella di James, c’è un narratore che legge un manoscritto; nel caso della serie tv, c’è un’ospite a un matrimonio (Carla Gugino) che comincia a raccontare agli altri partecipanti una storia di fantasmi la notte precedente le nozze. Si tratta quindi, in entrambe le versioni, di una rielaborazione di fatti avvenuti parecchi anni prima, filtrati, appunto, dalla memoria.
Il concetto di ricordo, percepito in maniera diversa a seconda del soggetto che in un determinato momento ricorda, è fondamentale per comprendere Bly Manor: non possiamo fidarci del passato, dice uno dei personaggi, e spesso succede che si rimanga intrappolati nelle maglie della memoria, o che si voglia restare intrappolati. Ma, accanto all’atto di ricordare, ecco l’atroce abisso rappresentato invece dall’oblio, dallo svanire, dal perdere i propri tratti e la propria identità, dimenticare ed essere, allo stesso tempo, dimenticati. Qui c’è forse l’unico vero gancio con Hill House, ovvero la persistenza nel tempo del nostro vissuto legata a doppio filo alla narrazione: finché ci sarà una storia, ci saremo noi; finché qualcuno racconterà, noi continueremo, in qualche modo, a esistere.

In un certo senso l’amore è memoria e lo è in particolare quando lo si è perso: ricordare rinnova, ovviamente, il dolore della perdita, ma allo stesso tempo, lo cura. Rifiutarsi di ricordare, chiudersi in se stessi, abbandonare ciò che resta del nostro amore perduto, ci mette di fronte a demoni che sarebbe meglio non incontrare mai.
Una volta spogliato del tuo passato, resti soltanto tu, in un certo senso, il tuo io più profondo e puro, e di solito nnon si tratta di un bello spettacolo, perché noi siamo anche il bagaglio di esperienze e ricordi che ci portiamo dietro. Siamo le persone che abbiamo amato, siamo le persone che ci sono morte accanto, siamo il contenitore delle vite altrui, non soltanto della nostra. Ecco quindi che dimenticare (svanire, perdere i connotati) diventa, in Bly Manor, un destino peggiore della morte stessa.

E quindi, tornando al nostro quesito iniziale, cos’è un adattamento? O meglio, come va affrontato l’adattamento di una novella pubblicata nel 1898, oggi, in questo 2020 apocalittico?
Flanagan sceglie la strada più impervia, ma anche quella più appagante: ne mantiene intatte le tematiche, ma le porta nel tempo presente, e affronta nodi e drammi tipici della nostra epoca, con dei ganci emotivi universali e riscontrabili in ogni tempo della storia. Esemplare, in tal senso, è l’ottavo episodio, ambientato nel XVII secolo e tutto girato in bianco e nero, che tuttavia racconta l’isolamento, la monotonia di giorni tutti uguali, la paura del contagio e, infine, l’orrore dell’oblio, in una maniera tale da risuonare con una forza prodigiosa in quello che stiamo vivendo da 7 mesi a questa parte.
O ancora, Flanagan decide di mettere una certa distanza temporale tra noi spettatori e la vicenda, che è ambientata nel 1987, ma lo fa senza alcuno sguardo nostalgico sul passato. Fa svolgere la storia 33 anni fa proprio per separarci da essa, un po’ come i lettori del manoscritto della novella di James sapevano di avere a che fare con fatti accaduti anni prima. E anche questo fa parte dei codici del gotico rimaneggiati da Flanagan con tanta perizia.

Come vedete, sto cercando, anche se scrivo questo post “dietro un velo luccicante di lacrime” (ah, quanto romanticismo oggi), di parlare di Bly Manor senza entrare veramente nel merito. Vi ho spiegato perché, a mio parere, funziona come adattamento e come meccanismo di elaborazione contemporanea di temi e tropi della narrativa gotica, ho tentato di portare in evidenza i suoi temi principali, facendo una gimcana tra le bombe spoiler disseminate nel percorso, ma non vi ho detto perché Bly Manor, a livello emotivo, sa essere a tratti un’esperienza anche più dolorosa di Hill House, che già non ci andava leggerissima.
Però questo dipende dal vostro rapporto con i sentimenti e dalla vostra predisposizione a lasciarvi toccare, anche a un livello molto profondo, dalle storie che ascoltate.
Temo però che l’unico filo che lega davvero Hill House e Bly Manor sia proprio quello emotivo, e ne fa due opere che partono da premesse diverse, ma arrivano a conclusioni molto simili.
Storie che non negano i drammi, gli orrori, le strazianti lacerazioni cui vivere pone i personaggi di fronte (e di conseguenza noi spettatori), ma che comunque, alla fine, al prezzo di tanto dolore, continuano ad affermare che, nonostante tutto, ne vale la pena.
Vale la pena di amare qualcuno con la consapevolezza che lo perderemo?
Sì, anzi, l’amore nasce proprio da questa consapevolezza.
Bly Manor sarebbe tanto piaciuto a mio padre, che, se mi la lasciato un solo insegnamento, è proprio questo: ne vale la pena.
Grazie, precious Mikey, mi hai fregato un’altra volta. Alla prossima, scatta la denuncia.

14 commenti

  1. Bellisima,
    piu’ devastante e’ terrorizante della prima, il tema principale e’ l’amore, in tutte le sue forme.
    “Dormire, Svegliarsi, Camminare” e ancora “Dormire, Svegliarsi, Camminare” e ancora…
    Adesso attendo con ansia la prossima fatica di Mike Flanagan, data di rilascio ancora incerta
    Midnight Mass (TV Series )
    https://www.imdb.com/title/tt10574558/

    1. E sta anche facendo Revival!

      1. Revival di Stephen King ancora lo devo leggere 😦 (mancanza di tempo)
        caspita Mike Flanagan ci regala delle perle

      2. Sono rimasto senza parole..mi ha toccato profondamente e la tua recensione ha portato in evidenza la forte emozione che ho provato.. bisogna sempre lasciare uno spiraglio nella porta di casa, l’amore(e i suoi fantasmi)possono venire a farci visita… grazie mille.

        1. Grazie di cuore. Sono felice che Bly Manor stia riscuotendo il successo che merita. Davvero felice, perché significa che c’è chi possiede ancora la sensibilità di comprendere certe sfumature.

  2. Devo ancora vederla. Ma mi domando che capacità a Flanagan di riuscire a mettere in piedi tanta roba in così poco tempo ed essere sempre efficacie. Impressionante

    1. È sempre stato uno stakanovista, ma proprio dagli inizi della sua carriera.

  3. Annarita · · Rispondi

    L’ho adorato…di nuovo. Mi sono commossa…di nuovo. Mi sono interrogata nel profondo….di nuovo.
    Credo che Flanagan sia davvero uno dei pochi registi/sceneggiatori che funziona sia nel “breve” del grande schermo che nel “lungo” della serialità televisiva. Chapeau

    1. E adesso sta lavorando su due progetti, uno per il cinema e uno per Netflix, quindi è instancabile.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Diavolo d’un Flanagan, sempre al lavoro e con che risultati, poi… The Haunting of Bly Manor deve far davvero male, considerando tutto l’amore di cui riesce egregiamente (e dolorosamente) a parlare.

    1. Fa malissimo, amico mio.
      Ho sofferto come non mai, ma ne vale assolutamente la pena.

  5. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Mi hai fatto rivivere tutte le emozioni che la visione mi ha regalato. Commovente oltre ogni limite e al tempo stesso inquietante per la verità che racconta e cioè il dolore che chiunque ami si trova ad affrontare sempre, addirittura fin dall’inizio di un amore (vedasi la sposa che il giorno prima del matrimonio è già terrorizzata per quello che succederà quando non avrà più accanto a sè il suo amato). Ma del resto, questa è una storia di amore e di fantasmi, due concetti che vanno a braccetto secondo questo racconto dolcissimo, molto poetico ma molto amaro al tempo stesso.

  6. Forse l’emoticon dell’abbraccio di Facebook è ancora più adatta per commentare questo post, ma non sono riuscito a incollarla qui. 😀

    1. Ma infatti deve arrivare anche qui su WP!
      (ricambio <3)

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