Range Runners

Regia – Philip S. Plowden (2020)

Un bel survival per cominciare la settimana con il giusto ammontare di energia, che ne pensate? Vi sembra una buona idea? A me sembra ottima.
Sarà che in questo periodo sto perdendo la mia proverbiale stabilità emotiva, ma Range Runners mi ha coinvolta molto più di quanto pensassi, nonostante vada premesso che il film non racconta nulla di nuovo, solo che a me è parso lo raccontasse molto bene, con un grande cuore e un personaggio principale con cui si stabilisce un immediato legame di empatia.
È anche una bella storia di cinema, di quelle edificanti, che ti fanno pensare che Hollywood sia davvero una fabbrica dei sogni: la protagonista, Celeste Cooper,  aveva un minuscolo ruolo ricorrente nella serie tv Chicago P.D., dove era poco più che una comparsa, quello che negli Stati Uniti viene definito un background actor e da noi una figurazione speciale. Lì ha conosciuto il regista di Range Runners, che sul set della serie faceva il location manager, e ha così ottenuto, a un’età non proprio giovanissima, il suo primo ruolo importante. Anche se definirlo importante è quasi uno sminuire il lavoro di Cooper in questo film: lo tiene praticamente in piedi da sola per quasi due ore, con un’interpretazione che deve essere stata snervante, e da un punto di vista fisico e da un punto di vista emotivo.

Mel è una sportiva impegnata in una corsa di resistenza, in solitaria, lungo un percorso della lunghezza di circa 3000 chilometri. Non sappiamo perché abbia deciso di imbarcarsi in questa avventura, ma una serie di flashback ci racconta della sua infanzia passata ad allenarsi con suo padre, che non era proprio l’esempio tipico del genitore affettuoso e tenero. Durante una tappa nei boschi, si imbatte in due loschi figuri in difficoltà: non hanno infatti alcun equipaggiamento adatto a sopravvivere in un ambiente del genere, sono entrambi un po’ malandati e sembrano pure essersi smarriti. Dato che Mel è una brava persona, si ferma a dar loro una mano e mal gliene incoglie, perché i due la aggrediscono, le portano via lo zaino con tutte le provviste e la lasciano legata, presumibilmente a morire di fame e sete in mezzo al nulla.
Ma il padre di Mel non ha allevato una sprovveduta, e quindi la giovane donna si libera e si mette alla ricerca dei due per riprendersi ciò che le appartiene, che non è soltanto un semplice zaino, ma qualcosa di molto più significativo.

Come vedete, siamo in presenza di un survival che più classico non si può, e non c’è niente di male in questo, se si riesce a farlo funzionare come si deve. In più, sono contenta che Plowden (ricordiamolo: il suo è un esordio) abbia accuratamente evitato, pur avendo un personaggio femminile protagonista, la scappatoia dello stupro e della violenza di genere, per dare un motivo alla sua protagonista per essere inferocita e per volere i suoi due aggressori morti. Ora, io non ho nulla contro un bel rape & revenge, ogni tanto, soprattutto perché si tratta di un tipo di narrazione di cui le donne si stanno, con lentezza e fatica, riappropriando, ma trovo oltremodo rinfrescante il fatto che, per una volta, un survival non abbia bisogno di umiliare e degradare il suo personaggio principale, e in generale, farle subire una serie di atrocità assortite, per scatenare la sua voglia di una sacrosanta vendetta. Dato che siamo esseri umani come tutti gli altri, possiamo anche incazzarci per motivi un pelino più sofisticati, da un punto di vista narrativo, della violazione dei nostri corpi.

E infatti, anche senza la minaccia o la messa in atto dello stupro, la nostra Melanie ne passa di ogni: già lasciare una persona legata in un bosco dimenticato da Dio e dagli uomini, e senza viveri di sorta, per giunta, basta e avanza a tenere alte la tensione e la partecipazione per il destino di Mel. Quando lei riesce a liberarsi (non è uno spoiler, altrimenti staremmo parlando di un corto di 10 minuti) e, invece di tornarsene alla civiltà con la coda tra le gambe, decide di seguire le tracce dei due ladri, da un lato siamo incuriositi sui motivi che la spingano a un gesto simile, dall’altro la cosa non ci stupisce più di tanto, perché ormai abbiamo imparato a conoscerla e sappiamo che il suo è un personaggio forgiato sin dalla più tenera infanzia a reagire in un certo modo. Per cui, se mi freghi lo zaino e mi lasci a crepare, io poi te la devo far pagare in qualche modo. È normale, è naturale, per una in grado di correre 3000 chilometri, soprattutto per una che ha passato la vita a tentare di essere all’altezza degli irraggiungibili standard paterni.

Che poi, se vogliamo, tutto il film è una gigantesca elaborazione del trauma derivato da un rapporto col padre che definire problematico è essere gentili; ed è lì che il film ha picchiato durissimo, almeno con la sottoscritta. Per altri, sarà la solita storia di una relazione padre/figlia con qualche cliché di troppo, ma vi giuro su quanto ho di più sacro che la battuta: “Il giorno in cui l’ho deluso è stato il più bello della mia vita”, mi ha ridotta in pappetta per neonati. Perché dopotutto, il problema che pone Range Runners è meno banale di quanto si creda: come fai a venire a patti con una figura paterna che non c’è più, non hai fatto in tempo a perdonare e comunque ti ha resa ciò che sei? Alla fine il survivalismo è quasi un elemento di contorno a questo nucleo centrale dolorosissimo per la nostra Melanie: è partita per questa avventura proprio per sciogliere il grumo di sofferenza legata al padre che si portava dentro, e ora le tocca lottare per la propria vita, avendo come unico supporto gli insegnamenti del padre ripudiato.

Tecnicamente, Range Runners è il tipico esordio DTV con una patina di professionalità superiore alla media: il budget è basso e i boschi rappresentati nel film sembrano meno minacciosi di quel che dovrebbero essere; c’è qualche incertezza di troppo nella messa in scena, il solito abuso della macchina a mano, ma in compenso, il verde brillante degli alberi è ben fotografato, il sangue abbonda e, per nostra fortuna, non è aggiunto in post ma realizzato sul set, e il cast ridottissimo offre delle interpretazioni che oscillano dal sufficiente di alcuni attori di contorno all’ottimo di Celeste Cooper, una vera rivelazione che spero di vedere al più presto in altri ruoli d’azione, genere per cui pare essere nata.
Ma non si tratta solo di saper menar le mani, incassare i colpi e cadere bene: con pochi dialoghi a disposizione, Cooper riesce a trasmettere tutta la complessa gamma di emozioni del suo personaggio, cucitole addosso da un regista che magari ha ancora qualcosa da perfezionare, eppure è già un gran bel direttore di attori.
Ora, io non so se consigliarvi Range Runners, perché magari la mia valutazione non è del tutto oggettiva (ma una valutazione di un film è mai davvero oggettiva?), e di sicuro è viziata dal momento molto particolare della mia vita. E tuttavia è un buon survival, con una bravissima protagonista e potrebbe darvi la carica per la settimana. Pensateci.

5 commenti

  1. Il survival è un genere nel quale riuscire è molto più difficile di quanto si pensi, e dato che tu sei un’esperta mi fido del tuo giudizio 😉
    Domanda trasversale: hai visto “I’m thinking of ending things”? Se non l’hai fatto, mi permetto di non consigliartelo, non tanto perchè sia brutto, quanto perchè in determinati momenti è meglio astenersi da certe visioni…

    1. Non l’ho visto proprio perché sento che non è ancora il momento. Ogni tanto ci provo, ma poi qualcosa mi blocca sempre, perché se un survival tutto sommato semplice mi riduce in quello stato, credo che Kaufmann mi sminuzzerebbe 😀

  2. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Sembra interessante più che altro per le motivazioni non banali o solite che spingono la protagonista a volersi vendicare e per il background del rapporto col padre (altro elemento che potrebbe prendermi soggettivamente). Quindi sicuramente lo guarderò (anche questo, ma chissà quando insieme a tutti gli altri che scopro grazie al tuo blog).

  3. interessante, recupero

  4. Recensione magnifica. Un survival horror davvero interessante che a livello strutturale è molto classico ma che riesce a essere interessante grazie alla sua protagonista e al suo passato. Questa recensione mi ha colpito moltissimo e penso proprio che metterò in lista questo Range Runners. Grazie mille per il consiglio!

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