1BR

Regia – David Marmor (2019)

Io questo film non lo volevo vedere: l’ho evitato come la peste per mesi, anche se sapevo sarebbe stato un film quantomeno interessante. Negli ultimi tre o quattro anni sono diventata molto suscettibile nei confronti di certe scene e, nonostante io sia abituata a sopportare abbondanti dosi di disagio e violenza sullo schermo, ho serie difficoltà se questa violenza viene inferta a degli animali. So che in giro c’è tanta gente come me, consapevole anche della contraddizione che una tale suscettibilità comporta, e mi premuro sempre di avvertirla: in 1BR il gatto della protagonista finisce nel forno. Ora, non dovete preoccuparvi più di tanto, perché per fortuna ci risparmiano i dettagli di questo orrore, ma si sta male ugualmente.
Era il motivo per cui io 1BR non lo volevo vedere, perché mi sarei anche stufata del cliché della morte dell’animale domestico usata come detonatore. Solo che poi ho ascoltato l’episodio di un podcast che seguo con tanta gioia, chiamato Scarred for Life, dove il regista, l’esordiente David Marmor, era ospite, e ho provato nei suoi confronti una simpatia istintiva, soprattutto considerando la passione che ha messo in questo suo primo film, e le difficoltà enormi che ha incontrato per realizzarlo.
Mi sono quindi decisa a dare un’occasione a 1BR e non me ne sono affatto pentita. E comunque, per una volta tanto, la brutta fine del gatto è meno pretestuosa del solito, anche se il povero micione rosso Giles non se lo meritava.
Detto ciò, triste destino del gatto escluso, meno sapete di 1BR e meglio è. Non ci saranno spoiler nell’articolo, ma il mio consiglio è comunque quello di vedere il film prima di continuare a leggere.

Sarah (l’esordiente Nicole Brydon Bloom) è appena arrivata a Los Angeles e sta cercando un posto dove vivere. Si sente sola, un po’ smarrita, perché il trasferimento da una piccola realtà alla metropoli è sempre una faccenda traumatica, e lei si è anche lasciata alle spalle una vita familiare a dir poco problematica. Un giorno va a visitare un appartamento in un condominio dove tutto è sorprendentemente carino: i vicini sono campioni di gentilezza e disponibilità, il posto è pulito, accogliente, persino alla portata delle scarse finanze di Sarah, c’è la piscina, uno degli inquilini non le dispiace affatto e c’è un’anziana signora che le ricorda sua madre.
Unico problema, non è permesso tenere animali. Ma una piccola bugia non ha mai fatto male a nessuno e così Sarah, nel compilare il modulo, “dimentica” Giles e lo fa entrare di nascosto al momento del trasloco.

Da qui in poi la storia prende una piega sempre più sinistra, ma non è quello che pensate voi. 1BR è infatti una sorta di Rosemary’s Baby per le nuove generazioni, ma senza Satanasso di mezzo, ché evidentemente non ce n’è più bisogno, e siamo in grado di fare tutto da soli. Al posto quindi degli adoratori del demonio borghesi di Polanski, qui ci sono degli altrettanto borghesi e integrati nel tessuto sociale membri di un culto che, invece di idolatrare una qualche entità soprannaturale, idolatra il conformismo e l’omologazione.
Sarah, che arriva a Los Angeles con l’obiettivo di diventare una costumista, a ha addirittura l’ardire di portarsi un gatto in un condominio dove non sono ammessi animali, è percepita come un’egoista e individualista, e per questo motivo accuratamente selezionata dai leader della setta tra i vari candidati a occupare l’appartamento vacante, e sottoposta a un processo di condizionamento per trasformarla in un elemento produttivo della comunità.

Quando mi capita, o per puro accidente o perché, come in questo caso, malgrado le mie pregiudiziali resistenze, di imbattermi in un film come 1BR, capisco perché ho aperto il blog quasi dieci anni fa, capisco perché, al netto di tante delusioni e filmetti pretenziosi e sciatti, continuo imperterrita a setacciare il cinema horror indipendente e non me ne stanco mai: io vivo per questa passione e vivo per questa determinazione nel mettere in scena le proprie personali visioni; vivo per i piccoli film coraggiosi, per scovare nel mare di proposte che quotidianamente invadono la rete dei nuovi talenti da portarmi nel cuore. Adesso io non lo so se Nicole Brydon Bloom e David Marmor lavoreranno ancora insieme o se Marmor dirigerà un altro horror nella sua futura, e speriamo lunga, carriera. Ma vedere 1BR mi ha dato l’impressione di assistere alla nascita di una di quelle relazioni professionali tra attrice e regista destinate a durare nel tempo e creare un nuovo iconico duo horror.

Marmor possiede infatti la rara capacità di avere un occhio clinico per le sottili sensazioni di disagio; 1BR degenera in un paio di casi in situazioni ai limiti del torture porn, ma funziona soprattutto quando il lavaggio del cervello subito da Sarah è basato su una manipolazione psicologica che fa leva sul terrore, ma non si basa esclusivamente su quello. Se Sarah deve passare attraverso un’ordalia molto dolorosa (ma per fortuna, anche qui, ci viene risparmiata la dinamica trita dello stupro) per essere accettata nel condominio, è una volta superata questa fase che il film spaventa sul serio, perché vedere un personaggio come Sarah, che poteva pure essere insoddisfatta, insicura e ansiosa, in un automa sempre sorridente, quasi ci fossimo spostati da Rosemary’s Baby a L’Invasione degli Ultracorpi. E il tutto senza chiarire quanta della vecchia Sarah sia rimasta in quel guscio vuoto, o se la rivedremo mai.

Dal canto suo, la giovanissima Bloom è brava proprio nel trasmettere l’ambiguità di fondo del suo personaggio, a mostrarsi terrorizzata a dovere quando è necessario, ma anche a tirare fuori un’algida serenità che mette i brividi forse più delle sue urla disperate nella prima parte del film. E pensare che la produzione non la voleva. Sì, perché a Marmor (che, molto signore non ha fatto nomi) era stata imposta un’altra protagonista, più famosa ed esperta di Bloom, che tuttavia ha abbandonato il progetto senza addurre motivazioni plausibili una settimana prima delle riprese. Al che, Marmor ha potuto richiamare quella che, secondo lui, aveva fatto l’audizione migliore per il ruolo di Sarah. A posteriori, credo che alla fine il regista sia stato fortunato e che non potrebbe esistere una Sarah più intensa di quella interpretata da Bloom. Basta vedere il suo confronto faccia a faccia col padre per rendersene conto.

Di solito, nei film basati su culti e sette, le vittime non hanno molte opzioni: o si lasciano sedurre dal potere che deriva da un patto con il demonio, o si ribellano e muoiono, oppure perdono la propria personalità e diventano delle copie sbiadite di ciò che erano. Pare che Sarah, come abbiamo detto, ricada nella terza categoria. Eppure, a mio avviso, la questione è un filo più complicata di così; c’è una reale capacità di seduzione nelle fantasie conformiste del culto condominiale in cui la nostra sventurata finisce per inciampare. Non si tratta di denaro o di potere, o di poter avere tutto ciò che si desidera senza limiti. Qui la seduzione è rappresentata da un quartiere per bene, ma che ti puoi permettere anche se non hai molti soldi, da dei vicini che non ti mandano a fare in culo ma ti salutano e si prendono cura di te. È un’utopia piccolo-borghese che, come al solito, pone soluzioni semplicistiche a problemi estremamente complessi, come il senso di solitudine e di precarietà che le generazioni più giovani (e non solo loro: ho 42 anni e mi sono identificata molto in Sarah) stanno sperimentando. Si avverte quel desiderio di tornare ai “bei vecchi tempi”, quando si dormiva con le porte aperte e tutti erano gentili. Cosa non vera, perché quei tempi esistono solo nella visione nostalgica di chi ha dei falsi ricordi impiantati da cinema e televisione.
Ma la tentazione di far vivere quei falsi ricordi nel presente è molto forte, ed è a questo che bisogna fare attenzione.
Come vedete, in 1BR di spunti di riflessione ce ne sono in quantità industriale e credo sia un film molto attuale, radicato in una sofferenza generalizzata che tuttavia ci potrebbe spingere a cercare dei rifugi destinati a rivelarsi trappole.

16 commenti

  1. Ciao Lucia ti seguo con affetto e passione sei bravissima continua sempre così !! Purtroppo anche con rodimento perché e’ difficilissimo trovare film che segnali, non conoscendo bene inglese poi.. Hai qualche consiglio per me? Grazie comunque mitica Cristina

    Inviato da iPhone

    >

    1. Ciao e grazie!
      Ogni mese cerco di segnalare un film degno di nota presente sul catalogo di Amazon Prime, proprio perché così è di facile reperibilità. Purtroppo molti dei film che guardo sono inediti, ma tieni sempre e comunque d’occhio Prime perché di solito è lì che finiscono quasi tutti. Per esempio. adesso lì puoi trovare l’ottimo Frreaks (che non è un remake del film del ’32), Upgrade, The Cured, il bellissimo Cold Skin e davvero una quantità pressoché infinita di horror!
      Spero di esserti stata utile!

      1. Su Prime si puo’ trovare anche Grabbers, nascosto dietro il titolo “L’invasione degli ultrasbronzi” (no comment…)

        1. Il consiglio dei malvagi titolisti italiani colpisce ancora.

  2. Bella rece Lucia.
    Io l’ho visto qualche mese fa dopo avere letto una recensione assai positiva e devo dire che mi è molto piaciuto, anche perchè la tematica (la coercizione alla solidarietà) mi interessa sin dai tempi della tesi di laurea (incentrata anche su Arancia meccanica).

    1. Grazie!
      Io sono rimasta stupita che non se ne sia parlato di più. So che è uscito verso marzo-aprile, in piena quarantena, e so che negli USA è su Netflix, ma non qui da noi, purtroppo.

  3. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Tra gli ultimi che hai recensito questo per tematiche e stile è quello che mi interessa di più, quindi rispetto agli altri gli darò sicuramente precedenza. Grazie come sempre per le graditissime segnalazioni.

    1. Ma ci mancherebbe! Siamo qui per questo, dopotutto!

  4. Grande!..una recensione superlativa e un’analisi lucida sui tempi che stiamo vivendo.. visto qualche mese fa e mi ha piacevolmente sorpreso, peccato se ne parli poco,ma questo film è un bel pugno nello stomaco e un esordio notevole di un regista con un occhio particolare e non banale.. grazie mille!

    1. Grazie! Speriamo lavori ancora e abbia una splendente carriera perché se lo merita tantissimo!

  5. Gli orrori del conformismo e dell’omologazione declinati alla dimensione condominiale, modellata a sua volta sull’artificioso mito dei bei tempi andati (del resto anche il generalizzare a tutto tondo quello che di buono in passato realmente c’era, vedi una spontanea solidarietà fra vicini mediamente più diffusa di quella attuale, alla fine rischia di renderlo alla stregua di un falso ricordo) come consolante rimedio alla solitudine e alla precarietà generalizzata (non più appannaggio esclusivo delle generazioni più giovani, direi, e da un bel pezzo): Marmor mette in campo un mix di tematiche drammaticamente attuali, purtroppo. Se solo non ci fosse dovuto andare di mezzo un povero micio anche stavolta…

  6. Grazie Lucia!!
    Scandaglierò perché la ricerca su Prime non e’ proprio agevole!!
    Leggerti e’sempre un piacere. Mi sono iscritta anche al sito house of disaster ma mi sembra un po’ una delusione. Hai mai dato un’occhiata?😘😘

    1. Sì, il catalogo Prime è un casino. Io ci passo le giornate a scartabellare per trovare qualcosa da proporre qui. Ma non disperiamo!
      Non lo conosco, House of Disaster. Cos’è?

  7. E’ un nuovo sito di streaming che pubblicizzavano come popolato di film horror indipendenti. Meh.

  8. L’ho finalmente visto e devo ammettere che mi ha sorpreso tantissimo. Ha superato di gran lunga ogni mi aspettativa ed è riuscito a creare un clima claustrofobico e inquietante attraverso una critica sociale tremendamente attuale e spietata. Un film straordinario a mio avviso.

    1. Sì, hai ragione: più ci penso, più ritengo sia straordinario. Credo che a fine anno ne riparleremo.

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