Rovistando nel catalogo Prime Video: Black Death

Regia – Christopher Smith (2010)

SPOILER COME SE PIOVESSE, MA IL FILM HA QUALCHE ANNO SULLE SPALLE QUINDI NON ROMPETE

Voi non potete capire la mia gioia quando ho scoperto che Black Death era su Prime, seguita ovviamente dallo scoramento per la solita mancanza di versione in inglese sottotitolato, che ormai è una sorta di pedaggio da pagare per guardarsi un bel film su un servizio streaming. Comunque dai, siamo contenti lo stesso, anche perché era da un po’ che volevo parlare di questo film, che ha pure compiuto 10 anni da qualche mese, ma non è stato inserito nella rubrica dei compleanni per conflitti di date con altri film. L’ho sempre ritenuto un film meraviglioso, nonostante la categoria di horror gli stia un po’ stretta: è più che altro un dramma in costume particolarmente violento e cupo, che tutta via flirta in parecchie occasioni col folk horror e può anche essere considerato la versione medievale di due film a cui sono molto legata: The Wicker Man e Southern Comfort. Più un pizzico di Witchfinder General, tanto per gradire.

Era il lontano 2010, Game of Thrones sarebbe arrivato l’anno successivo e il pubblico ancora non era uscito di testa con il Medio Evo dark & gritty di Martin. Se Black Death fosse stato distribuito un po’ più tardi, forse si sarebbe ritagliato la sua fetta di spettatori, considerando anche che con GoT condivide due elementi del cast principale: Sean Bean e Clarice van Houten. Ma, lasciatemi essere irriverente, il film di Christopher Smith al guazzabuglio fantasy medievale della HBO se lo rigira su un dito e se lo porta a spasso col guinzaglio, e infatti abbiamo nominato, qualche riga più sopra, due colossi del cinema con cui ha parecchie caratteristiche in comune.
Ambientato nel 1348, racconta di un gruppo di soldatini di Cristo (Sean Bean è un emissario del vescovo) in viaggio in un Inghilterra rurale devastata dalla peste (anche se il film è tutto girato in Germania), che parte per mazzolare e finisce mazzolato. Trascinandosi dietro un minaccioso strumento di tortura, i nostri “eroi” si devono recare in un villaggio che pare essere stato risparmiato dall’epidemia. Ci deve essere per forza lo zampino del diavolo se questi villici sono sopravvissuti. Soltanto che, come in The Wicker Man, i cristianucci si trovano ad aver a che fare con un consesso di pagani che non solo non ci sta a farsi mettere al rogo, ma restituisce la pariglia con gli interessi, causando grida di giubilo tra il pubblico pagante.

Peccato solo che gli assassini e torturatori al servizio dell’unico Dio alla fine riescano nel loro intento, portando la peste nel villaggio fino a quel momento immune. Non perché imparentato con Satanasso, ma perché isolato e difeso da una vasta palude.
Ad accompagnare la marmaglia nel viaggio, c’è il monaco novizio Osmund (Eddie Remayne, un attore che non riesco a farmi piace neanche in questo contesto), requisito da Sean Bean al monastero, che dovrebbe in teoria fungere da guida, ma in realtà è lì soltanto perché vorrebbe ricongiungersi con la sua amante, partita qualche giorno prima per sfuggire alla peste. Osmund è un personaggio chiave, rappresenta il nostro punto di vista, quello di un giovane completamente ignorante dei fatti della vita e all’oscuro della violenza brutale cui è permeata la società. La sua progressiva corruzione, che sfocerà in un finale amarissimo, è il vero nucleo del film.

Dicevamo che Black Death ha tanto a che spartire con il folk horror, ma non ha alcun elemento soprannaturale. In origine, le cose non stavano affatto così: la prima sceneggiatura del film vedeva i nostri mercenari vescovili arrivare in un villaggio dove c’era davvero un negromante col potere di resuscitare i morti; Christopher Smith ha voluto modificare tutto l’ultimo quarto del suo film, preferendo adottare un approccio più realistico, e restando ambiguo sull’esistenza della stregoneria fino all’ultimo istante, quando viene rivelato al pubblico, e al povero Osmund, che non c’è alcuna magia a proteggere il villaggio e che fiumi di sangue sono stati versati invano.
Credo che così sia molto più efficace, anche se estremamente duro da digerire: cambia infatti tutta l’impalcatura narrativa e concettuale su cui poggia il film. Non è più la classica vicenda di bene contro male o di un manipolo di eroi, per quanto discutibili, che devono mondare la terra da una minaccia soprannaturale. Al contrario è un film sulla fede, sulla superstizione, sulle conseguenze tragiche che possono avere le nostre credenze.

Non ha molta importanza, infatti, che ci sia un negromante nel villaggio, è importante che i villici si credano protetti e che i mercenari credano nell’esistenza del diavolo. Sono due gruppi di estremisti che si scontrano su un terreno dove dimostrare il torto o la ragione è impossibile e dove vince soltanto chi colpisce prima e fa più male. Se è vero che Langiva (il personaggio interpretato da van Houten) e i suoi accoliti si limitano a reagire a un’aggressione, è altrettanto vero che utilizzano gli stessi metodi bestiali dei loro nemici. I risultati di questa guerra di religione sono un cospicuo numero di morti, un villaggio distrutto e in seguito decimato dalla peste e un ragazzo, tutto sommato di buon cuore, rovinato per sempre, che causerà a sua volta altri morti in un circolo vizioso destinato a non avere mai fine.

È anche abbastanza logico che la nostra simpatia di persone del XXI secolo vada agli abitanti del villaggio e non a questi rozzi e belluini uomini di fede, il cui scopo primario è sterminare della gente senza alcuna prova o motivazione plausibile se non la convinzione che, per sopravvivere a un castigo voluto da Dio (la peste) è necessario l’intervento del Diavolo. Ma la risposta di Langiva è così draconiana e spietata da far rabbrividire, e sfido chiunque a non distogliere lo sguardo nella scena della morte atroce di Sean Bean.
Ma il punto è proprio questo: Christopher Smith vuole mostrare com’è un mondo dove per la razionalità non c’è spazio, e anche affermare che ci vuole pochissimo per sprofondare di nuovo nel buio.
Assistendo ai recenti sviluppi pandemici, tra negazionisti e complottari di ogni risma, mi viene da pensare che non abbia poi tutti i torti, e che vedere Black Death in questo particolare momento storico sia più significativo e importante che mai.
Approfittatene, quindi, se non l’avete ancora visto, o rivedetelo che male non vi fa. Già che ci siete, recuperate anche la notevole tripletta di film diretti da Smith tra il 2006 e il 2010 che comprende, oltre a Black Death, Severance e Triangle.

13 commenti

  1. Anastasia · · Rispondi

    Redmayne lo trovo di un sopravvalutato assurdo, il film all’ epoca mi piacque abbastanza, mi hai fatto venire voglia di rivederlo. Ps:bellissimo blog, complimenti

    1. Redmayne è bravo quando fa lo stronzo, secondo me. Infatti qui nel finale funziona benissimo. Per il resto, sì, molto sopravvalutato.
      Grazie a te, di cuore. ❤

      1. Anastasia · · Rispondi

        Molti si lamentano di lui in Jupiter(sottovalutato come film) , ma li almeno recitava, e non faceva l’ imitazione di qualcuno (la Teoria del tutto era ignobile come film, dovrebbe essere preso ad esempio su come non fare un Biopic)

        1. Che orrore La Teoria del tutto. Che orrore.
          Comunque quando penso a Redmayne che azzecca un’interpretazione, mi riferisco proprio a Jupiter!

          1. Anastasia · ·

            Come hai detto tu nella recensione di Carol sul film “li non si può parlare nemmeno di bella confezione, perché la bellezza non sta da nessuna parte e la confezione è,al massimo, pulita”. Avevano pure criticato American Sniper di Eastwood e esaltato quella robetta… Ps:davvero sei bravissima, riesce a esporre le tue idee in maniera impeccabile 😃

          2. Così mi imbarazzo, non sono capace di ricevere complimenti 😅
            Però, grazie, davvero, è sempre molto bello acquisire lettrici nuove!

  2. valeria · · Rispondi

    questo, non so perchè, è uno di quei film che mi sono rifiutata di vedere in italiano: sempre e solo rigorosamente in lingua originale 😀 molto bello, molto cupo, moooolto attuale. e quel finale….il colpo di grazia, di una cattiveria estrema.

    (credo anche che sean bean in questo film abbia superato se stesso in quanto alla definizione di “morire male” XD)

    1. Quando penso a tutte le persone traumatizzate dall’esecuzione di Ned Stark nella prima stagione di GoT, provo un’enorme tenerezza nei loro confronti 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Appunto, si ripassino per benino quel che succede in Black Death al povero Bean e poi ci sappiano dire 😀
        Io fui uno di quelli rimasti piuttosto spiazzati, la prima volta, nello scoprire l’assenza di qualsivoglia matrice soprannaturale nella “minaccia” rappresentata dal villaggio ma rivedendolo, poi, capii quanto la storia funzionasse e facesse rabbrividire a sufficienza senza nessun bisogno di interventi magici o negromantici di sorta, per non parlare della sua drammatica attualità.
        P.S. Non capisco perché Prime persista nel tenere in catalogo praticamente solo le versioni in lingua originale…

  3. grazie delle segnalazione. Il film l’avevo nella lista della spesa su Amazon da tantissimo tempo. Finalmente posso guardarlo! Danke!

    1. Ma figurati! Siamo qui apposta 🙂

  4. Lo dovrei recuperare perché mi sa che quando lo scaricai da Emule si interruppe prima dei titoli di coda. Mi par brutto chiederti come finisce per esserne sicuro. Film bellissimo, che mi colpì moltissimo, mettendo in discussione la mia razionalità e facendomi riflettere su come avrei reagito nei confronti degli abitanti del villaggio.
    Mi dispiace che Smith sia sparito, o almeno mi sembra, codesto e Triangle erano davvero ottimi.

    1. Ha appena finito di girare un horror, finalmente. Dovrebbe uscire l’anno prossimo, insieme al nuovo Neil Marshall.
      Sarà come tornare nel 2006 😀

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