Dieci Horror per un Anno: 2009

Tutte le cose, prima o poi, finiscono, anche le rubriche di questo blog che, quando decido di intraprenderle, mi sembrano imprese insormontabili e dalla durata indefinita. E invece siamo arrivati, dopo un anno e spicci, all’ultima puntata; è proprio il caso di dire che ce ne andiamo col botto, perché nel 2009 sono usciti dei signori film, con il cinema indipendente americano in gran spolvero, e il mercato DTV in costante fermento. È infatti interessante notare che, se si escludo un paio di eccezioni a buget medio alto e destinate al grande schermo, quasi tutti i film presenti in lista hanno visto la sala di sfuggita, in distribuzioni limitate, o non l’hanno vista affatto e sono arrivati dritti in VOD. Credo cominci proprio qui quel processo che ha portato, negli anni successivi, a un nettissimo divario tra gli horror per il grande pubblico, e quindi con la possibilità di godere di una diffusione più ampia, e quelli a cui tale possibilità era negata, e facevano parlare di sé tramite il passaparola di blog e portali specializzati. Un divario qualitativo, ché i secondi erano nettamente superiori ai primi, colmato soltanto negli ultimi 4 o 5 anni, con la nuova golden age che stiamo vivendo.
E tuttavia, i semi della golden age si trovano qui, e li ha gettati un (all’epoca) ragazzino di 29 anni.

1. Pontypool – Regia di Bruce McDonald (Uscito in Canada il 6 Marzo del 2009)

Partiamo forte con la botta di genio del canadese McDonald, ovvero un virus che si trasmette tramite il linguaggio. Il film è tutto ambientato in una stazione radio nella cittadina del titolo e credo sia il più originale e provocatorio zombie movie moderno, anche se McDonald vi direbbe che quelli del suo film non sono affatto zombie, ma “conversazionalists”. La trovata principale di Pontypool (che esiste simultaneamente come film e come radio dramma) sta nel doversi difendere da un virus che usa le parole con un mezzo basato sulle parole. La tensione è sempre altissima, gli interpreti, in particolare Stephen McHattie, eccezionali, e io vi imploro e vi supplico di vederlo.

2. Laid to Rest – Regia di Robert Hall (Uscito negli USA il 18 Marzo del 2009)

Cosa succede quando un tecnico degli effetti speciali pieno di amicizie altolocate tra gli attori si mette dietro la macchina da presa? Una mattanza, ecco cosa. Laid to Rest è l’esordio alla regia del titolare della Almost Human, compagnia di make up e vfx con le mani in pasta un po’ ovunque in ambito televisivo e cinematografico, da Buffy a Fantasmi da Marte, passando per Firefly e The Crazies. Può quindi permettersi di inserire nel suo film, e di macellare, un sacco di facce note nelle modalità più creative possibili. E non solo: inventa un personaggio, Chromeskull che, se questo mondo fosse giusto, sarebbe diventato l’icona slasher del nuovo millennio. Purtroppo, Laid to Rest, e il suo seguito, altrettanto bello, è arrivato nel momento sbagliato, con un interesse nei confronti del filone che rasentava lo zero. Da anni si vocifera della lavorazione di un terzo capitolo, e io lo spero tanto, perché Chromeskull mi manca.

3. Thirst – Regia di Chan-wook Park (Uscito in Corea del Sud il 30 Aprile del 2009)

Eleviamoci un po’ dal grado zero dello slasher e andiamocene in Corea, dove il cinefilo sa di poter trovare sempre un porto sicuro. Thirst è vagamente ispirato a Teresa Raquin di Zola, e narra di un prete cattolico che si sottopone alla sperimentazione di un vaccino per un virus e si trasforma in un vampiro. Nel mentre si innamora anche della moglie di un suo amico d’infanzia. In parte, è anche un film pandemico, quindi è adatto al momento storico. Ma Thirst è soprattutto il tentativo, riuscitissimo, di portare nuova linfa vitale al filone del vampirismo, cercando di conciliarne la tradizionale iconografia e scansione narrativa, con una prospettiva inedita. Se la memoria non mi inganna, ai tempi venne accolto maluccio, perché tutti volevano un nuovo Old Boy. Ma Park non è di certo un regista a cui piace fare sempre lo stesso film.

4. Drag me to Hell – Regia di Sam Raimi (Uscito negli USA il 29 Maggio del 2009)

Ultimo horror di Raimi, e sua opera più nichilista e cupa, anche se mascherata dal solito gusto, tipico del regista, per la commedia slapstick e i toni leggeri. In realtà, guardando Drag me to Hell c’è ben poco da stare allegri: è quanto di più punitivo e inflessibile l’horror abbia mai messo in scena. Ricorda, volutamente, i classici di Tourneur e soprattutto La Notte del Demonio, più che altro come struttura, basata su un’idea sempre valida e universale, ovvero sfuggire a una maledizione in un lasso di tempo limitato; Raimi è tuttavia molto intelligente per come inserisce questa storia, diciamo così, eterna, nel contesto al lui contemporaneo della crisi economica per raccontarci di un personaggio e dell’attimo in cui ha rinunciato alla sua umanità, dannandosi per sempre.

5. Carriers – Regia di Alex e David Pastor  (Uscito negli USA il 4 Settembre del 2009)

In questo periodo, per forza di cose, si parla tanto di film incentrati su contagi globali e letali epidemie. Però io Carriers non lo sento nominare quasi mai. Diretto da due fratelli spagnoli la cui carriera non è mai del tutto decollata, Carriers è un road movie che ci risparmia tutta la parte iniziale di una pandemia e ci catapulta sin dall’inizio in una fase in cui non c’è quasi più niente da fare, se non imbarcarsi in un viaggio disperato verso zone immuni, o così pare. Ora, se vi venisse in mente di recuperarlo proprio in questi giorni, sappiate che è tosto e non lascia molta speranza, quindi siete avvisati.

6. Jennifer’s Body – Regia di Karyn Kusama (Uscito negli USA il 18 Settembre del 2009)

Questo film è stato vittima di un enorme fraintendimento, da parte mia: la prima volta che l’ho visto, credo di averlo detestato come poche cose al mondo. Poi sono cresciuta e sono arrivata ad apprezzarlo sul serio, cogliendone le sfumature dietro alla patina da horror comedy adolescenziale, scritta con la tipica superficialità da Diablo Cody. Sono contenta che dietro la macchina da presa ci fosse Kusama, perché è riuscita a trasformare una storiella normalizzante sulla rivalità tra due donne in un’analisi sul corpo femminile e sulle dinamiche di potere, che ai tempi, era sin troppo all’avanguardia. Tra le due, Cody e Kusama, ha per fortuna resistito la seconda alla prova degli anni e Jennifer’s Body resta un film, a suo modo, pionieristico, un apripista.

7. Trick’r Treat – Regia di Michael Dougherty (Uscito negli USA il 6 Ottobre del 2009)

Uno dei film antologici migliori degli ultimi, mi sbilancio, vent’anni, un vero e proprio classico moderno di Halloween, da rivisitare ogni 31 ottobre per far vivere in noi lo spirito della festività più bella che ci sia. Ci ha consegnato anche un regista oggi impegnato in blockbuster enormi, che qui scrive e dirige una serie di segmenti con cornice uno più delizioso dell’altro. Su Trick’r Treat non c’è moltissimo da aggiungere: è il film che ogni appassionato di horror dovrebbe ringraziare di esistere, perché sintetizza, nella sua breve durata, tutta la magia del genere, tutti i motivi per cui lo amiamo così tanto.

8. 5150 rue des Ormes – Regia di Éric Tessier (Uscito in Canada il 9 Ottobre del 2009)

Un ragazzo cade dalla bici, bussa a una porta della strada del titolo per chiedere aiuto, e si ritrova alle prese con un serial killer psicopatico, fanatico del gioco degli scacchi, convinto di rendere il mondo un posto migliore facendo fuori soggetti poco raccomandabili. Questo l’antefatto del film meno noto in lista, una piccola opera franco-canadese che ho avuto la fortuna di vedere su indicazione della rivista Rue Morgue e non ho più dimenticato, in parte per la morbosità della messa in scena (la partita a scacchi finale fa venire i brividi), in parte perché è un ottimo esempio di economia narrativa: girato quasi tutto in un appartamento, con quattro o cinque attori in tutto, fila via che è una bellezza e lascia una sensazione di disagio che si fa sentire anche a distanza di anni.

9. Triangle – Regia di Christopher Smith (Uscito in UK il 16 Ottobre del 2009)

Tra questo e il film successivo è davvero complicato stabilire il film del cuore della settimana. Triangle è, a modesto parere della vostra affezionatissima, un piccolo capolavoro, anzi, senza piccolo. Un horror che usa il concetto di loop temporale per raccontare una vicenda umana straziante. Christopher Smith è stato un mio pallino per diversi anni e sembrava aver abbandonato definitivamente il genere per dedicarsi alla commedia. Ma è in procinto di uscire con un altro horror, e non c’è notizia che potrebbe farmi più felice. Triangle, grazie anche a una incredibile interpretazione di Melissa George, è un film che, una volta visto, non si dimentica più. Impossibile riassumerlo in poche righe, ma voi andate sulla fiducia.

10. The House of the Devil – Regia di Ti West (Uscito negli USA il 30 Ottobre del 2009)

Non so se ricordate quando cominciò a circolare in rete, il fracasso che fece The House of the Devil: erano, letteralmente, decenni che non si vedeva una cosa del genere. Non un film alla maniera degli anni ’80, ma quasi un fondo di magazzino, ripescato per miracolo da quel periodo. L’illusione messa in piedi da Ti West (lui lo abbiamo perso per sempre, temo) fu così perfetta da cambiare la storia del cinema horror americano, e non solo indipendente: tutta la sfilza di film dell’orrore “neoclassici” deriva da questo apparente esercizio di stile da parte di un regista giovanissimo e capace di dare lezioni a tutti i suoi colleghi. Dico apparente, perché The House of the Devil non è soltanto una replica di un certo modo di intendere l’horror, è un atto d’amore per l’horror, e una dichiarazione d’intenti: con l’horror, sembra dirci West, si può fare qualunque cosa, non ci sono limiti, è il genere più versatile e significativo del nuovo secolo.
Ci aveva visto giusto, mi pare.

35 commenti

  1. Grazie, nella mia suprema ignoranza conoscevo pochissimi titoli in questa lista. Avevo visto solo Drag Me To Hell ritrovando con piacere un Sam Raimi pre-supereroi. Intanto segno con interesse Thirst e Triangle…

    1. La bella notizia è che Raimi è tornato all’horror con la serie United States of Fear che dovrebbe debuttare su una nuova piattaforma streaming a brevissimo.

      1. Oh che bella notizia! Mi appunto anche questo titolo.

        1. Sono dei brevi episodi incentrati sulle leggende urbane dei vari stati americani. Escono su questa piattaforma strutturata appositamente per filmati da vedere su talblet e smartphone, quindi cose molto brevi.

          1. Interessantissimo. Rimango sintonizzato, ne parlerai di sicuro, no?

  2. Ivo Salvatico · · Rispondi

    E qui sono praticamente tutti da recuperare per me.
    Grazie mille per queste liste, ho scoperto un sacco di film che non conoscevo.

    1. Figurati! Le ho fatte apposta per questo. Poi magari, nei prossimi mesi approfondiamo!

    2. Grazie mille..una bellissima classifica..rue de ormes mi aveva veramente inquietato …triangle e house of the Devil sono davvero degli spartiacque..laid to rest è assolutamente godibile e thirst è secoli che mi riprometto di guardarlo😊👍

      1. Sei uno dei pochissimi a conoscere Rue de Ormes! Pensavo di averlo visto solo io fuori dal Canada 😀

  3. lowfiles · · Rispondi

    Approfitto della chiusura di questa rubrica(che oggi contiene almeno 2 film della vita per me) per ringraziarti del blog in generale. Ti seguo sempre e da tempo ma non ho mai commentato; esco dal silenzio solo per dirti che trovo i tuoi articoli sempre interessantissimi e ben scritti, mi hanno permesso di recuperare una montagna di film seguendo un filo critico/tematico, ed aprendomi a differenti modi di vedere il genere cinematografico più bello di sempre, anche quando in disaccordo.
    Grazie!

    1. Ma grazie a te per il commento e per essere uscito dal silenzio!

  4. valeria · · Rispondi

    non riesco a credere che questo sia l’ultimo post della rubrica. mi mancherà tantissimo questo appuntamento settimanale del venerdì, specialmente ora.
    grazie per il viaggio, è stato veramente fantastico!

    1. Ci dobbiamo inventare qualcosa di nuovo!

  5. so
    jennifer’s body mi piacque molto, all’epoca credo di avere colto la vena leggera d horror trashino
    purtroppo è l’unico che ho guardato 😦

    1. Diciamo che è l’unico horror, se non sbaglio, che ebbe una distribuzione vera in Italia.

  6. Trick’r’Treat è diventato fin dalla prima visione IL classico di Halloween per eccellenza, almeno per me.
    E stranamente Jennyfer’s Body a me era piaciuto fin dall’inizio, così come Thirst, di una raffinatezza fuori dal comune.

    1. Trick’r Treat lo si rivede ogni santo Halloween per celebrare degnamente la festa. Classico moderno immediato.

  7. Una chiusura col botto.
    Essendomi iscritta al tuo blog sicuramente dopo che questa rubrica è iniziata, intanto ho il privilegio di poter ancora recuperare le prime “puntate”, e poi ho comunque tanto da rileggere e recuperare e scar… vedere.

    Non potrei essere più felice, perché due di questi film figurano tra i miei preferiti in assoluto, e non solo nel genere: Triangle, che è proprio mio, e Drag me to hell, bellissima allegoria dell’imprevedibilità e dell’ironia della vita (perché la vita è una cosa viva).

    1. Triangle è un capolavoro. Io rimango sempre basita dal fatto che non sia citato e ricordato come altri film più famosi, ma meno intensi.
      Forse è un po’ troppo complesso per il fruitore cinematografico medio?

      1. Eh, non so rispondere, del resto nel cinema come in letteratura sono del parere che non sia l’autore a doversi adattare al pubblico, bensì il pubblico a doversi perlomeno avvicinare all’autore… sono molto limitata, la mentalità “media” la comprendo razionalmente ma non riesco ad entrarci dentro davvero.
        Nel mio piccolo, quando ne ho l’occasione, lo consiglio a chi penso possa apprezzare.

        1. Io lo spaccio a chiunque senza alcuna pietà 😀

          1. Puntare alle stelle per arrivare almeno all’atmosfera 🙂

  8. Pontypool troppo bello davvero! E Drag Me To Hell mi è rimasto nel cuore. Jennifer’s Body non l’ho più rivisto, quindi, sono ferma più o meno alla tua stessa prima sensazione, o meglio io non l’ho detestato, però l’ho ritenuto un teen horror abbastanza dimenticabile, nonostante qualche spunto interessante. Gli altri devo ancora vederli, mi hai incuriosito parecchio con Carriers (gli altri li conoscevo già, ma questo no).

    1. Carriers è bellissimo. Secondo me è tra i migliori film pandemici del XXI secolo.

  9. House of Devil, Triangle, Pontupool sono film che adoro in modo quasi imbarazzante ^_^

    1. Sì, sono decisamente il meglio dell’annata.

  10. I fratelli Pastor avevano fatto anche un altro bellissimo film, era presente su Netflix, parlava sempre di pandemia e post apocalittico. Tipo che le persone non potevano uscire in strada perché morivano, per cui dovevano stare nei luoghi chiusi. Un fil belllissimo, molto commovente, ma ho dimenticato il titolo last,. boh.

    1. Credo sia Los Ultimos Dias.

  11. Blissard · · Rispondi

    Sai che non avevo mai considerato Drag Me To Hell un film cupo e nichilista? Eppure hai ragione tu, c’è qualcosa nell’ineluttabilità del male che permea la pellicola di profondamente oscuro; io – come tanti – ero stato casomai annebbiato dal consueto stile ipercinetico e dalla forte compoente “funny” dell’insieme, ma sotto scorre un cuore nero pece.
    Ma il 2019 non lo fai?

    1. Il 2019 l’ho analizzato a fine anno. Mi sembrava assurdo ribadire tutto quello che avevo già detto nell’articolo dedicato.

  12. “Triangle” spaventosamente bello, devo rivederlo…

  13. Lo vidi quasi nove anni fa.. dovrei riguardarlo,ma mi colpì molto.. specialmente le scene delle partite a scacchi..si può usare il termine oniriche?😊

  14. Stefano69 · · Rispondi

    È doveroso lasciare un commento per ringraziarti dell’enorme lavoro che hai fatto con questa rubrica, che mi ha fatto scoprire un mare di film: ne ho ancora un bel po’ da recuperare e gustare!
    Grazie in generale per il tuo blog: è sempre una gioia leggerti, non solo per i tuoi consigli, ma anche perché hai uno stile di scrittura estremamente piacevole e coinvolgente. Si capisce subito che ami davvero ciò di cui parli e quindi riesci a far innamorare chi legge.
    Grazie ancora di cuore e continua così!

  15. Giuseppe · · Rispondi

    E così siamo arrivati alla fine anche stavolta, dopo un anno e passa di (tuo) ottimo lavoro: una degna annata -spartiacque- conclusiva, questa, con perle come Pontypool, Drag me to Hell, Triangle… e vederci pure The House of the Devil provoca una certa dose di malinconia, dovuta al fatto che un Ti West così ormai non avremo più la possibilità di rivederlo 😦
    A questo ultimo giro me ne mancano ben quattro, vedo: Laid to Rest, Thirst, Carriers e 5150 rue des Ormes (di quest’ultimo, poi, non ne avevo mai nemmeno sentito parlare prima di trovarlo nella lista)…
    P.S. La nuova piattaforma streaming su cui debutterà la serie di Raimi è Quibi, per caso?

    1. Esatto, è Quibi! La mia curiosità per il progetto è alle stelle, anche se ho il timore che la piattaforma non sarà disponibile in Italia.

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