Dieci Horror per un Anno: 2004

Anche la rubrica più amata del blog torna dalle ferie con un’annata interessante, non bellissima, a parte un titolo in particolare, rappresentato dall’immagine in apertura al post, ma almeno interessante; insomma, non un deserto apocalittico come il ’94 (e ancora non è arrivato il ’95, che Dagon mi aiuti), e neanche un anno da strapparsi i capelli. Conoscete la regola alla base di tutta questa operazione un po’ folle che sto portando avanti da mesi: nell’horror non esistono anni brutti, forse mediocri, forse difficili, ma brutti mai.
E infatti, basta scavare un pochino per trovare degli esordi che fanno presagire un futuro radioso, minuscoli segnali di vita da parte dell’Italia e persino l’inaugurazione di un intero filone che avrebbe caratterizzato la seconda metà dello scorso decennio.
Quindi andiamo a rimestare nel 2004 senza paura di trovarci qualche residuo di spazzatura, che a noi amanti del cinema horror, la spazzatura non ha mai fatto schifo. Anzi.

1. Ginger Snaps 2: Unleashed – Regia di Brett Sullivan (Uscito in Canada il 30 Gennaio del 2004)

C’è chi preferisce questo film al capostipite della saga. Io non so dove schierarmi esattamente: per alcune cose, credo sia migliore il primo, soprattutto in fatto di ambientazione liceale e per il personaggio di Ginger, che per forza di cose, qui torna solo come cattiva coscienza della protagonista, sua sorella minore Brigitte; d’altro canto, Unleashed compie un lavoro molto originale sul concetto di dipendenza, legandolo in maniera mai scontata a quello di licantropia, e su quanto sia enorme il prezzo che scegliamo, a volte, per sentirci normali, per integrarci in un mondo che non ci vuole. Emily Perkins è, al solito, bravissima, questo film, se il mondo in cui viviamo fosse giusto e sano di mente, avrebbe dovuto consacrarla definitivamente. Purtroppo non è accaduto. Si è persa in vari lavori televisivi di basso profilo, e non appare sullo schermo dal 2014.

2. Custodes Bestiae – Regia di Lorenzo Bianchini (Uscito in Italia il 19 Marzo del 2004)

Lasciatemi i miei cinque minuti di patriottismo (mi capita una volta ogni vent’anni, circa) per celebrare il secondo lungometraggio del regista friulano capace di creare terrore puro con tre lire e la solita, endemica mancanza di mezzi che caratterizza il cinema di genere nel nostro paese.
Custodes Bestiae, che comincia quasi come un Giallo dei tempi che furono e poi prende bizzarre direzioni soprannaturali, radicate poi nella cultura locale, come sempre accade quando c’è di mezzo Bianchini, è un film che spaventa sul serio. Se purtroppo i limiti del budget inesistente sono ben visibili nella povertà generalizzata, questo non impedisce a Bianchini di giocare alla grande con l’atmosfera e con i nostri timori ancestrali. Da vedere, per sperimentare un briciolo di speranza nel futuro.

3. Shaun of the Dead – Regia Edgar Wright (Uscito in UK il 9 Aprile del 2004)

Quando si dice il film della vita, quello che ti porteresti sull’ipotetica isola deserta, quello in base al quale misuri il buon gusto altrui, e ti scegli anche gli amici perché, dai, se non ti piace Shaun of the Dead, o non lo hai guardato bene o non hai un’anima e in entrambi i casi, non abbiamo niente da dirci. Misurare la qualità di un film in base all’impatto e all’influenza da esso avuti su opere successive è un esercizio non elegantissimo, ma è un fatto che Shaun abbia reinventato da capo la commedia horror e abbia donato una nuova vita agli zombie (scusate il gioco di parole). Ma, anche se non fosse responsabile di tutto questo, resterebbe un capolavoro da conservare con cura, da far studiare nelle scuole, da esporre nei musei a beneficio dei posteri.

4. Saint Ange – Regia di Pascal Laugier (Uscito in Francia il 23 Giugno del 2004)

E qui invece abbiamo l’esordio di un regista che tra un film e l’altro fa passare sempre quei sei o sette anni di attesa, a volte ripagata (Ghostland) a volte no (The Tall Man), ma gli si vuole bene lo stesso, perché con un solo lungometraggio ha incarnato la definizione stessa di cinema estremo, e ancora nessuno è riuscito ad arrivargli vicino. Saint Ange non può di certo essere definito un horror “estremo”, anzi: ha un ritmo lento, quasi soporifero, non si vede quasi una sola goccia di sangue, è una ghost story che potrebbe essere, per certi versi, assimilata a certo cinema spagnolo sui fantasmi molto in auge in quel periodo. Eppure, la zampata del futuro regista di Martyrs si vede, e se per caso vi fosse sfuggito, il mio consiglio è dargli un’occhiata.

5. The Village – Regia di M. Night Shyamalan (Uscito negli USA il 30 Luglio del 2004)

Lo so, qui la questione si fa un po’ controversa, perché non c’è affatto un consenso unanime su questo film di Shyamalan, già considerato in fase calante dopo Signs. Eppure, se si esclude Ubreakable, credo che The Village sia la cosa migliore che abbia mai girato, forse più per un fatto di stile che di sostanza, o forse perché il classico twist alla Shyamalan qui ha davvero un senso profondo e non si limita a essere soltanto un mezzo per far strabuzzare gli occhi allo spettatore che ci era cascato con tutte le scarpe.
Poi non lo so, io di The Village ho sempre amato i colori. Potrei vedermelo muto e ammirarlo come se fosse un quadro in movimento. Non siate troppo severi con lui.

6. R-Point – Regia di Su-chang Kong (Uscito in Corea del Sud il 13 Agosto del 2004)

Vi ricordate che, per qualche tempo, qui sul blog ho curato un rassegna di horror bellici? Forse no, perché è durata poco, a causa della mia proverbiale pigrizia, però R-Point era pronto in canna per essere recensito, perché è uno dei migliori della sua stirpe. Ambientato durante la guerra del Vietnam, racconta di una missione di soccorso compiuta da un gruppo di soldati sud coreani per andare a recuperare un plotone di loro compagni dati per morti.
Stilisticamente perfetto, forse un po’ troppo i debito con il J-Horror (ma nel 2004 andava ancora di moda), soprattutto per quanto riguarda l’iconografia di alcune presenze, ma capace di creare una tensione insostenibile senza mostrare quasi niente, R-Point si ritaglia il suo posticino in lista come il film meno conosciuto, ma molto meritevole.

7. Shutter – Regia di Banjong Pisanthanakun, Parkpoom Wongpoom (Uscito in Thailandia il 9 Settembre del 2004)

Shutter, invece, lo conoscete tutti; è forse l’horror thailandese più famoso di sempre, ha avuto due remake, uno statunitense nel 2008 e uno indiano nel 2010, e ha incassato uno sproposito in patria e all’estero. Se prima abbiamo accennato a una certa sudditanza di R-Point nei confronti del J-Horror, qui ci troviamo di fronte a un vero e proprio furto col passamontagna. Ma non è necessariamente un difetto, perché Shutter funziona molto bene come meccanismo di terrore puro e, a mio modesto parere, è anche più efficace di molti J-Horror originali del periodo. Non brilla per originalità, questo ve lo concedo, eppure a me dell’originalità interessa il giusto, e mi godo un film dell’orrore estremamente consapevole dei propri mezzi e del proprio fine, che non aspira a essere altro se non un glorioso luna park di spaventi lungo 97 minuti.

8. Malevolence – Regia di Stevan Mena (Uscito negli USA il 10 Settembre del 2004)

Mena è uno che, in carriera, si è occupato solo di Malevolence: nelle intenzioni del regista, qui al suo esordio, questo doveva essere il capitolo di mezzo di una trilogia, che è stata completata proprio nel 2019 (purtroppo il terzo film è di una bruttezza inenarrabile), e avrebbe dovuto raccontare le gesta di un serial killer allevato per diventare tale. Il senso di tutta l’operazione doveva essere quello di esplorare il caro vecchio dilemma natura contro educazione, il tutto attraverso la storia di un ragazzino rapito da un assassino e cresciuto per seguirne le orme. Dei tre film girati nel corso di quindici anni, Malevolence è di certo il migliore: grezzo, violento, poverissimo, eppure dotato di un’energia e di una cattiveria rare. Se volete uno slasher diverso dal solito, Malevolence fa per voi.

9. La Casa dei Massacri – Regia di Tobe Hooper (Uscito negli USA l’8 Ottobre del 2004)

Vi avevo avvisato che ci sarebbe stata della spazzatura in cui rovistare, e non potevo non inserire uno degli ultimi film decenti di Tobe Hooper, se non altro perché si tratta di un caso più unico che raro: un regista leggendario che si ritrova a girare il remake di un mediocre film del 1978 che, senza Non Aprite quella Porta, non sarebbe mai esistito e, se Lansdale non lo avesse menzionato ne La Notte del Drive-In, nessuno lo ricorderebbe. Se ci pensate, è una cosa di una tristezza unica che poteva capitare soltanto a Hooper.
Eppure, Toolbox Murders non è così male, e credetemi se vi dico che, tra i vari remake alla Nispel di quegli anni, si staglia come una pepita d’oro in un mare di merda.

10. Saw – Regia di James Wan (Uscito negli USA il 29 Ottobre del 2004)

Ha dato vita alla peggior saga della storia del cinema horror, ha fatto diventare squartamenti e sbudellamenti una faccenda che anche le casalinghe potevano sgranocchiare nei cinema parrocchiali, ha rinverdito la carriera di un cane maledetto che infatti giusto L’Enigmista poteva interpretare, e l’elenco dei danni compiuti da Saw potrebbe continuare all’infinito, ma ho sonno e il post è già troppo lungo.
In tutto questo, è tutto tranne che un grande film.
Però.
Però è pur sempre una lezione di regia che si deve inventare i salti mortali con il nulla e dà quasi l’impressione di essere un film ad alto budget, quando è stato girato da due amici in uno scantinato.
Però è l’esordio di James Wan, e questo non è affatto un danno.
Però non se ne può prescindere, se si vuol capire qualcosa della storia del genere nel decennio scorso, e quindi va menzionato, e un posto in classifica gli spetta di diritto, anche se non lo amo affatto.

13 commenti

  1. Blissard · ·

    Non un’annata eccezionale, però tutt’altro che priva di interesse.
    Shaun e The Village sono filmoni, Shutter è un piccolo gioiello (la scena della bilancia…) e Saw per me è un must: un b-movie grezzissimo che copia Seven senza ritegno ma che sprizza budella sanguinolente a tutto spiano e regala un finale che all’epoca trovai spettacolare. Oltretutto ha dato il via ad una saga che, col senno di poi, ha influenzato non poco il concetto di serialità (anche televisiva) odierna, con l’intersecarsi di storie parallele e il disallineamento dei piani temporali, oltre che nella spersonalizzazione astratta del meccanismo punitivo.
    Malevolence non lo conosco, Saint’Ainge è raffinato ma se qualcuno mi avesse detto che il regista avrebbe girato Martyrs qualche tempo dopo gli avrei dato del pazzo.

    1. Verissima quella faccenda della serialità contemporanea influenzata dalla saga di Saw: che poi è uno degli esempi di cattiva scrittura (la saga, non il film originale) da far studiare ai corsi di sceneggiatura. Eppure ha avuto un impatto incredibile.

  2. Simone Paleari · ·

    leggo questi articoli sempre con molto piacere, grazie mille Lucia!
    solo due parole su The Village.
    non capisco perchè ci sia in generale così tanto accanimento contro questo film: io lo trovo davvero bellissimo.
    i colori e la fotografia, come fai giustamente notare, sono superlativi, ma anche la trama è godibilissima. per me è un’ottima prova attoriale e registica.
    confesso un amore per Shyamalan, salvo qualche caduta di stile: per esempio un altro film massacrato che mi è piaciuto molto è Lady in the Water (anche se in questa rubrica non trova posto!)
    grazie, un abbraccio

    1. Io credo che su Shyamalan (di cui io comunque non sono una fan accanita, anzi) ci sia stato un equivoco di fondo: se ricordi, anche dopo Il Sesto Senso, quando se ne è uscito con Unbreakable, che è un capolavoro, alcuni hanno storto il naso.
      Evidentemente tutti volevano la stessa cosa da lui.

      1. Giuseppe · ·

        E, se avesse proseguito nella falsariga de “Il sesto senso”, gli stessi osannatori degli inizi sarebbero passati alle accuse di ripetitività e scarsa originalità in men che non si dica, c’è da scommetterci…
        Tornando alla lista (comprendente quel capolavoro di Shaun of the Dead, ovvio ❤), da appassionato di horror asiatici mi stupisco che un titolo come R-Point possa essermi sfuggito fino ad oggi, ragion per cui dovrò rimediare (includendo pure l’altro titolo a me sconosciuto, Malevolent). Quanto a Bianchini, nonostante la sua enorme abilità nel lavorare con budget inesistenti, io aspetto sempre che gli concedano la (meritata) grande occasione “milionaria” 😉

        1. Oramai sono anni che tutti aspettiamo che qualcuno dia a Bianchini i soldi per un film “vero”, e per vero intendo girato e prodotto con un budget che gli consenta di esprimere la propria creatività, e con una distribuzione in sala a livello nazionale.
          Io ci spero ancora, ma mi sembra che nessuno abbia intenzione di farlo, e mi dispiace tantissimo 😦

          1. Giuseppe · ·

            A chi lo dici (purtroppo i nostri grandi talenti horror sembrano aver diritto a budget e distribuzione regolari solo se smettono di occuparsi del genere, vedi Soavi) 😞

  3. Mi hai fatto scoprire un “nuovo” autore italiano, Bianchini, del quale ho reperito sia quello da te citato che Across the river (com’è?).

    Concordo su The Village: non è perfetto, ma l’avevo trovato molto valido, e ricordo di aver pensato che forse a molti non fosse piaciuto semplicemente perché non in continuità con i film precedenti. Insomma, a troppi van bene solo le cose fatte in serie… cosa che con Shyamalan c’entra come i cavoli a merenda.

    1. Across the River è ancora più bello di Custodies Bestiae, un horror rurale favoloso, con in pratica un solo personaggio in scena per tutta la sua durata e delle atmosfere da brividi.
      Su Shyamalan, è un autore, ha seguito un suo percorso molto personale, ha sbagliato parecchi film, e di sicuro ha passato dei momenti difficili nell’industria hollywoodiana. Ma ha anche fatto cose bellissime, e continua a farle.

      1. Magnifico… me lo godrò in un’appropriata tenebra 🙂

    2. Stefano69 · ·

      Ti ringrazio per aver inserito The Village nella tua lista: è un film che ho sempre considerato affascinante, pur riconoscendone i limiti, così come (quasi) tutta la produzione di Shyamalan. Menzione d’onore per Custodes Bestiae, che ogni amante di Lovecraft, e non solo, dovrebbe assolutamente vedere…
      Grazie per i film da scoprire (o riscoprire) che ogni volta suggerisci!

  4. Custodes Bestiae non conoscevo, si trova online?

    1. Allora, credo di sì. Io ho un DVD che però credo sia fuori catalogo adesso. Ma non credo ci siano problemi a trovarlo online.

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