Pillole Settembrine

È consuetudine ormai consolidata da qualche anno quella di fare, al rientro dalle vacanze estive, un breve riepilogo dei film visti durante la chiusura del blog; solo che quest’anno le cose sono andate un po’ diversamente rispetto al solido: mi sono presa 15 giorni di stacco completo da tutto, cinema compreso e ho dedicato il mio tempo alle immersioni e alla bici, con il risultato di accumulare una mole considerevole di film da smaltire. Ora, voi sapete tutti quanto io sia diligente, tutto sommato, e quanto sia facile preda dei sensi di colpa.
E così, il post di riepilogo arriva lo stesso, una settimana dopo il rientro vero e proprio e con la bellezza di cinque film che, spero, vi aiuteranno a superare il trauma che si accompagna all’arrivo dell’autunno. A meno che voi non facciate parte di quella razza di persone senza cuore cui fa piacere che l’estate sia in dirittura d’arrivo. In tal caso, mi dispiace per voi.

Cominciamo con un piccolo film indipendente che ho iniziato a vedere senza sapere assolutamente ciò a cui stavo andando incontro. E il mio consiglio è di fare altrettanto, perché Head Countesordio alla regia della bravissima e poliedrica Elle Callahan (è una specie di tuttofare di Hollywood e ha una carriera interessantissima), riserva parecchie sorprese. Sulla trama, non voglio dirvi niente, se non che racconta di un ragazzo in vacanza al parco nazione di Joshua Tree con il fratello maggiore, che si unisce a un gruppo di suoi coetanei per passare con loro una serata. E, davvero, di più vi conviene non sapere, anche se forse potreste pensare si tratti del solito slasher.
Ciò che invece posso dirvi è che Callahan possiede la straordinaria abilità di farvi gelare il sangue nelle vene senza usare i jump scares, ma al contrario, facendo affidamento su tutto ciò che ci appare come normale e quotidiano. Head Count è un film che ti tiene costantemente in stato di allarme, come se in ogni secondo dovesse succedere qualcosa di orribile: c’è una sequenza, riguardante un drinking game, che dura diversi minuti, è girata in maniera tale da frustrare tutte le vostre aspettative, e ha una conclusione che penso vi rimarrà impressa per parecchio tempo.

Restiamo sempre in ambito di teste e, dopo Head Count, passiamo a The Head Hunter, altro film a bassissimo costo, ma di cui è più facile parlare, perché non è sul sorprendere lo spettatore che basa la sua efficacia. Trattasi di fulgido esempio di economia narrativa, perché riesce a raccontare una storia interessante con l’ausilio di un solo attore, tre o quattro linee di dialogo e un budget ridottissimo.
Ambientato in una sorta di scenario da fantasy medievale, The Head Hunter parla di un energumeno barbuto che se ne va in giro ad ammazzare mostri di ogni tipo, forma e maniera, per poi appendere le loro teste nella catapecchia in cui vive. Il motivo per cui lo fa è che uno di queste creature ha ucciso sua figlia e lui lo sta cercando per compiere la propria vendetta.
Il film è un lungometraggio quasi per modo di dire, perché dura 72 minuti, titoli di coda compresi, ma è giusto così: anche un solo minuto in più avrebbe mandato in malora il ritmo. Non so se, con un po’ più di trama e quella mezz’oretta aggiunta potrebbe essere uno degli horror dell’anno o se, al contrario, pesantemente tagliato, potrebbe diventare l’episodio migliore di un’eventuale antologia. Ma comunque va visto, se non altro per apprezzare l’esperimento.

E ora ce ne andiamo in Brasile, a guardarci una gran bella ghost story, che ha sì qualche problemino in sede di ritmo, e soffre un po’ la lunghezza che sfiora le due ore, ma prende le mosse da uno spunto davvero pregevole ed è quasi la versione brasiliana di un prodotto Blumhouse e affini.
In The Nightshifter il protagonista Stenio fa il turno di notte all’obitorio e ha la capacità di parlare con i morti, con cui si intrattiene in spassose conversazioni mentre li ricuce e li rattoppa. Un giorno, commette una cazzata enorme e attira su di sé una maledizione, che perseguita lui e la sua famiglia.
Il film parte come una commedia nera,  si trasforma in un dramma e finisce nella più tipica con metodo vicenda a base di spettri vendicativi, apparizioni improvvise, jump scares e possessioni, passando anche per i territori del crime, perché siamo in una città violenta, dominata da guerra tra bande rivali e la gente si ammazza per strada, per poi finire sul tavolo di Stenio, e incasinargli la vita.
Molto bella l’ambientazione dell’obitorio, perché manca del tutto quella componente luccicante e asettica che siamo abituati a vedere nei film americani, e punta tutto sul senso di nausea, la puzza, il pavimento sporco di sangue e la sporcizia in ogni dove.
Ottimi gli effetti gore dal vero, posticcia e a tratti imbarazzante la CGI.
Il regista, Dennison Ramalh, qui al suo esordio, sta già girando il suo secondo film negli USA. Nel cast è presente anche la bravissima Bianca Comparato di 3%.

Mary Harron è tornata a far parlare di sé un paio di anni fa con la miniserie targata Netflix Alias Grace, ma il suo ultimo film per il cinema risale al 2011. La regista di American Psycho è sempre stata un mio pallino e credo non abbia avuto una carriera fortunatissima; anche in questo caso, ecco che il suo film su Manson esce eclissato dall’arrivo in sala di Tarantino.
Ma non dovete farvi ingannare dal fatto che si tratti, più o meno, lo stesso argomento, perché Charlie Says è un tentativo di raccontare i tremendi crimini dell’estate 1969 usando come punto di vista quello di tre donne soggiogate da “Charlie”.
Il risultato è un film che non l’horror non ha quasi nulla a che vedere, ma è più un dramma psicologico sugli effetti del lavaggio del cervello, su come un uomo piccolo piccolo, meschino, neanche dotato di poi chissà quale intelligenza luciferina, sia stato capace di spingere a tanto altri esseri umani. Nonostante non voglia, giustamente, dare una risposta, Charlie Says è un viaggio di un paio d’ore che mette seriamente a disagio e ti fa sentire sordido.

Chiudiamo con la più bella notizia dell’anno: sono tornati i Critters, sono affamati, sono cattivissimi, dispettosi, sono realizzati senza neanche l’ombra di CGI e vederli ridacchiare e mordere è una gioia per gli occhi e per il cuore. Critters Attack è un tv movie diretto dall’esordiente Bobby Miller e, come spesso mi capita di dire, è un film solo per noi, perché chiunque con un minimo di buon gusto o raziocinio non offuscati dall’amore per questi pupazzoni zannuti e pelosi, smetterebbe di guardarlo al minuto numero due.
Ma noi siamo diversi, noi sappiamo capire che, pur fatto salva una certa percentuale di senso critico, operazioni del genere non possono essere giudicate in maniera oggettiva, non quando c’è tutto questo meraviglioso artigianato dell’effettistica al lavoro. E quindi ci godiamo il gore, ci godiamo gli animatroni, ci godiamo il ritorno di Dee Wallace in un piccolo, ma magnifico ruolo, e ringraziamo che ci sia ancora qualcuno in grado di farli, dei film così.
Buon divertimento.

7 commenti

  1. Di questi ho visto solo The Head Hunter. Fatto con pochissimo è un film che riesce a colpie e che sa fare bene il suo lavoro. Volevo tanto recuperare Charlie Says sia perché parla comunque di un argomenti che mi interessa sia perché è diretto dalla Harron, regista che apprezzo molto e che vorrei vedere più spesso al cinema.

    1. The Head Hunter è sorprendente, sul serio. Charlie Says può anche non piacere, perché ha dei difettucci, però a me ha fatto stare così male che gli perdono tutto.

  2. Blissard · ·

    Head Count e The Nightshifter me li segno, i Critters mi sa che li skippo 🙂
    Charlie says è interessante nelle premesse ma, alla prova dei fatti, l’ho trovato meno potente di quanto avrebbe potuto essere, mentre The Head Hunter mi ha francamente un po’ annoiato: belle le immagini, per carità, ma penso che per la trama (se così la vogliamo chiamare) sarebbero bastati 15-20 minuti.

    1. Io con Charlie Says ho avuto il solo problema di Matt Smith, non perché non sia bravo, ma perché è troppo alto.
      Per il resto, ho avuto qualche difficoltà a entrare nell’ottica di considerare le “Manson girls” come delle vittime, anzi, ho proprio fatto fatica, anche se razionalmente lo so che sono vittime. Per questo credo che un film così sia molto importante. Poi sì, se fossi rimasta folgorata, ci avrei scritto un articolo a parte.

  3. Giuseppe · ·

    Me li segno tutti (Critters Attack compreso, ovvio)! Poi, quando il pc avrá ripreso a funzionare a dovere, penso di dare la precedenza ai due titoli che a pelle mi stuzzicano di più, Head Count e The Nightshifter… Sono parecchio curioso, tra le altre interessanti cose, di vedere come se la cava Smith nei panni di Manson.

    1. Critters Attack è imprescindibile 😀
      Problemi con il pc? Dannati aggeggi!

      1. Giuseppe · ·

        Eh, sì , lo stronzo ha deciso di cominciare a spegnersi all’improvviso e a ripetizione (ma anche accendersi solo quando ne ha voglia) 😡

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