31DayHorrorChallenge – Day 6: Bodies Bodies Bodies

Regia – Halina Reijn (2022)

Al sesto giorno il tema fu Game Gone Wrong e io ne approfittai per vedere il film spacciato da mesi come “Il primo slasher della A24”, perché (in linea del tutto teorica) parla proprio dell’argomento richiesto dalla challenge: un gioco che va a finire molto male.
Dato che io sono notoriamente torda e in queste cose ci casco con tutte le scarpe e ci affondo fino ai capelli, ho pensato che uno slasher prodotto dalla A24 che tante soddisfazioni ci ha dato nel corso degli anni, potesse essere qualcosa di davvero speciale, una specie di reinvenzione della ruota, un film di una portata simile a quella di Scream. 
E invece è solo la scoperta dell’acqua calda. 
Non è un brutto film, Bodies Bodies Bodies, solo che, tanto per cominciare non è uno slasher, e su questo si può serenamente sorvolare; il suo vero problema è un altro: non graffia e non morde mai sul serio.

Solito gruppo di ventenni e poco più, amici per modo di dire, in questo caso (quasi) tutti molto ricchi, che si riuniscono a casa di uno di loro per passare un fine settimana di feste mentre all’esterno infuria un uragano. A un certo punto, decidono di giocare a Bodies Bodies Bodies, una specie di assassino (non so se ci avete mai giocato), ma con un sacco di ceffoni e crudeltà reciproche in più. Come di consueto, ci scappa il morto, altrimenti non saremmo qui, e si passa il resto della notte a cercare di scoprire chi, tra i superstiti, sia l’autore o autrice del delitto. 
Già da questa vaghissima sinossi avrete capito che il termine slasher è inappropriato: Bodies Bodies Bodies è un mistery, un classicissimo whodunit che somiglia molto più a Knives Out che a Scream. 
È un film nel corso del quale i personaggi svelano, ognuno a suo modo, il peggio che la natura umana è in grado di offrire, in un massacro reciproco fatto di piccole vendette, soprusi, manipolazioni psicologiche e, come ciliegina sulla torta, odio puro e feroce, tanto che a un certo punto viene da domandarsi per quale motivo questa gente si frequenti. 

Essendo un whodunit anche a parlare di horror non si fa poi questo gran servizio al film, che se visto con aspettative un po’ diverse, è di sicuro una buona fonte di intrattenimento e ciniche risate, soprattutto perché le cinque protagoniste femminili sono delle iene e sono interpretate da una parata di attrici giovanissime e straordinarie, anche se Rachel Sennot si divora la scena e le sue colleghe con un’alzata di testa. 
Eppure, forse perché non c’è neppure un istante di investimento reale nella sorte dei personaggi, forse perché questi ragazzotti che si esprimono come se stessero partecipando a una discussione su Twitter non hanno un minimo di spessore, forse perché il tentativo di satira sociale va a vuoto ed è comunque coordinato male e molto povero, Bodies Bodies Bodies è una mezza delusione. 
Può anche darsi che sia talmente specifico del contesto statunitense in cui è ambientato da lasciare un pubblico di altre latitudini perplesso e anche un po’ freddo. E c’è anche da aggiungere che, nonostante la regista sia anche più vecchia di me, le persone della mia età non rappresentano il target di un film di questo tipo.

Tra i meriti di Bodies Bodies Bodies c’è lo stile, che è fresco, un po’ paraculo, molto pulito e mai confusionario, anche quando hai quattro belve intente a vomitarsi addosso il rancore accumulato nel corso di una vita intera. Anzi, mentre l’azione accelera e si fa concitata, si alza il volume degli strilli, gli insulti e le recriminazioni lasciano il posto alla violenza fisica, Reijn è bravissima a fare in modo che ogni accadimento, gesto, sguardo sia perfettamente chiaro e cada, nel ritmo del film, proprio dove lo spettatore necessita che vada a cadere. Per dirla più semplice, Bodies Bodies Bodies ha un timing perfetto. 
E una perfetta conclusione, che per ovvi motivi non vi posso rivelare qui, ma possiede una coerenza ferrea con le caratteristiche dei personaggi ed è la degna lapide posta sulla loro parabola esistenziale. 
Bodies Bodies Bodies lo si guarda con uno stato d’animo a metà tra l’irritazione e il divertimento. Quale delle due componenti prevalga, alla fine, dipende da voi. Io sono ancora in bilico. 

3 commenti

  1. Alessio · · Rispondi

    Non più di qualche settimana fa mi sono imbattuto in una graziosa commedia con protagonista Rachel Sennot (Shiva Baby, 2020), lungometraggio della giovane regista canadese Emma Seligman tratto da un suo stesso corto (la Seligman è ebrea e bisessuale come la protagonista di questo suo Funeral Party in salsa yiddish) e così ho deciso di provare il B&B&B della Reijn. Anche perché la Sennot è… tanta roba. Pensavo di trovare qualcosa tipo Swow Falls (2022) e invece mi sono scontrato in una versione fotograficamente satura e per adolescenti di Them That Follow (2019). Solo che qui le vipere parlavano e il film non mordeva. Nel cast anche lo stand up Pete Davidson, che perse il padre pompiere il 9/11. Durante i roast Pete ha mostrato di saper incassare anche i joke più pesanti, decisamente più sveglio e sagace (“Se Ann Coulter è qui, chi spaventa i passeri nei campi?”) del ruolo affibbiatogli in questo dimenticabile filmetto senza arte ne parte.

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Sono indeciso se dargli comunque un’occhiata o meno: in effetti Bodies Bodies Bodies non sembra aver riscosso grandissimi entusiasmi, forse in primis proprio per via del tentativo di venderlo per quello che non è (uno slasher, appunto), senza poi riuscire a compensare adeguatamente con le altre componenti del film (mistery, satira sociale,
    whodunit) questo “tradimento”delle aspettative del pubblico…

  3. Anch’io ho fatto un po’ fatica con questo film: credo anche perché (ed è una cosa mia) ho sempre bisogno di qualcosa o qualcuno a cui affezionarmi, da comprendere. Più invecchio più divento sentimentale, mannaggia:-)
    Io rilancio allora con uno slasher piccolo piccolo piccolo che non ha niente di più di una formula base (dove anche un piccolo dettaglio parla, come piace a me, o sono io che me lo immagino:-) ma che ho apprezzato molto: “Dead body” (2017).
    C’è un gioco come in BBB e in un certo senso anche del “game gone wrong” per restare in tema.
    Besos!

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