Firestarter

Regia – Keith Thomas (2022)

Non ce la fanno proprio a chiamarlo L’Incendiaria, in questo paese. Ci siamo prima dovuti beccare, nel 1984, l’improbabile titolo di Fenomeni Paranormali Incontrollabili, e ora è semplicemente Firestarter. Non che mi lamenti se un titolo viene lasciato nella sua forma originaria e non storpiato per la distribuzione italiana, però la cosa fa un po’ sorridere: una volta tanto che abbiamo un romanzo che suona bene sia in italiano che in inglese, non sfruttiamo la circostanza.
Comunque sia, sono stata a vedere Firestarter in sala, anche se il film è già disponibile in VOD, e ho beccato un cinema col proiettore che faceva diventare tutto bluastro. Diciamo che non è stata proprio l’esperienza più esaltante della mia vita, e diciamo anche che questo nuovo adattamento del romanzo di King non si può definire particolarmente ispirato. Però ci sono un paio di elementi interessanti da rimarcare, e avevo voglia di discuterne qui. 

L’Incendiaria, il libro, esce nel 1980 e rientra in quel sotto-genere, molto in voga a partire dalla seconda metà degli anni ’70 (lanciato poi da Carrie), dedicato ai personaggi con qualche forma di potere extrasensoriale. Se però Carrie era una piccola storia individuale, a misura scuola superiore, il filone si sarebbe poi andato a mischiare con lo spy story e il thriller politico. Firestarter, il film del 1984, chiude un po’ la questione, anche perché, da allora in poi, l’interesse per questo tipo di storie va a scemare, fino a scomparire del tutto. 
Io credo che sia impossibile analizzare Firestarter del 2022 senza tenere in considerazione che, tra la prima pubblicazione del romanzo e la sua nuova versione cinematografica, ci passano più di 40 anni, di cui almeno 20 completamente dominati da narrazioni di stampo supereroistico. Se consideriamo che il primo X-Men, quello di Singer, esce nel 2000, sono anche più di 20 anni. I supereroi hanno sostituito gli esper, e non solo: a questa sostituzione dobbiamo anche aggiungere fenomeni di massa di natura televisiva come Stranger Things, che si ispira all’immaginario fine anni ’70, e ha dei debiti grossi come dei transatlantici con Carrie e L’Incendiaria, tanto per complicare ancora di più la situazione. 

Tutto questo per dire che Firestarter parte un po’ zoppicante e un po’ fuori tempo massimo, perché dopotutto, è una storia che ci è stata raccontata già un milione di volte, anche se con vari registri e modalità. Forse andava operata una vera e propria sovversione del materiale di partenza, ma non è un tipo di gioco che possiamo aspettarci dalla Blumhouse; tanto per parlare di un film che è piaciuto solo a me e difenderò fino alla morte, e oltre, il recente Pet Sematary compiva un’operazione molto più coraggiosa. Qui invece, più che di rielaborazione, si può parlare di compressione: il romanzo è radicalmente stravolto, ma non con lo scopo di attualizzarlo o prendere atto di quanto sia tutto cambiato rispetto al 1980. I tagli e le modifiche varie sono stati eseguiti soltanto perché andavano compresse le pagine di King nei canonici 90 minuti di stampo Blumhouse. E va benissimo: ogni tanto ci vuole una cosa di questo tipo, un film dalla struttura “vecchia”, un classico prodotto medio che conosce i propri limiti e si muove a proprio agio all’interno di essi. 

I problemi sorgono nel momento in cui i 90 minuti diventano lenti e sembrano tre ore e poi, quando il film comincia a diventare davvero interessante, ecco che finisce. Di botto e nel suo momento migliore. Che poi, bisogna sempre andarsene con classe, e di questo do atto a Keith Thomas, che continua a essere un regista molto amato da queste parti: ha fatto un ottimo lavoro nel terzo atto di Firestarter, e credo che tutto ciò che accade prima fosse una specie di pegno da pagare per arrivare lì, alla Bottega (che non è più tale, attenzione), con Charlie scatenata nei corridoi a dare fuoco a ogni cosa. Però che fatica.
Perché c’è un dettaglio, fondamentale nel romanzo, quasi del tutto assente nel mediocre film di Lester del 1984, e che qui viene messo al centro dell’intera questione: Charlie è una specie di bomba atomica nel corpo di una bambina di undici anni, una bambina che si sta pericolosamente avvicinando all’adolescenza ed è stata cresciuta dai genitori impreparata a gestire il potere enorme che possiede. 

Ci risiamo, quindi (e pare fatto apposta, ma stiamo parlando da giorni quasi solo di questo) sulla gestione del potere femminile. Nelle intenzioni di King, Charlie è una sorta di Carrie con una maggiore soggettività. Non si limita a reagire, ma a un certo punto, diventa padrona della situazione e agisce. Nonostante io creda che L’Incendiaria non sia tra i romanzi migliori di King, e che scricchioli qui e là, soprattutto nella sezione dedicata ad Andy (per tacere della questione Rainbird), Charlie rimane uno dei miei personaggi preferiti dell’intero corpus kinghiano. Forse perché, una volta tanto, viene concesso a una donna di essere incazzata e di sfogare la sua rabbia senza per questo venire brutalmente punita. E forse è più semplice concedere una libertà del genere a una bambina invece che a una donna adulta e, ommioddio, con il ciclo. Sta di fatto che Charlie è davvero un’eccezione, un personaggio femminile con poteri devastanti che ne esce vittoriosa. E questo senza renderla santa o martire, perché Charlie rimane ambigua. 

Se mi sento di salvare parzialmente il film di Thomas è proprio perché l’ambiguità viene mantenuta, e anzi, ci si sbilancia pure un pochino verso il male puro, in alcuni momenti. Molto più Brightburn di Stranger Things, se è chiaro il concetto.
Il film è molto violento e, quando si tratta di far la gente croccante e rosolata, nessuno si tira indietro, tantomeno Charlie. È evidente che la bambina sia terrorizzata da se stessa e da quello che potrebbe combinare, ma è altrettanto evidente che dar fuoco a cose e persone le piaccia parecchio, ed è bello anche che sia un elemento destinato a rimanere irrisolto come un grosso punto interrogativo che non ti abbandona dopo i titoli di coda. 
La giovanissima Ryan Kiera Armstrong è una Charlie feroce e tenera allo stesso tempo, perfettamente a suo agio quando deve recitare la parte della bambina spaventata e quando, al contrario, deve diventare il piccolo mostro incendiario e implacabile. Drew Barrymore era la cosa migliore del film di Lester, ma questa è davvero una iena e riesce addirittura a fare paura.
Aggiungete le musiche di Carpenter e figlio, sempre impeccabili, e avrete un film che poteva essere grande, ma così si limita a lasciarsi guardare, al netto di qualche momento di noia nella parte centrale. Per una volta tanto, 90 minuti erano pochi. O forse no, forse andavano soltanto bilanciati meglio. Devo ammettere che spero in un sequel, o che Ryan Kiera Armstrong venga scritturata per La Bambina che Amava Tom Gordon. 

11 commenti

  1. Perdonami questa mia strana domanda Lucia,tu come la vedresti l’iniziativa di fare dei film d’animazione,di quelli tradizioneli in 2D,vietati ai minori,tratti per esempio dai racconti di King? A mio parere le potenzialita’ visive dell’animazione superano di gran lunga il live action,ma perdura tutt’ora il concetto che l’animazione in occidente si debba usare solo per determinati generi di storie,e non per i racconti dell’orrore…..

    1. Guarda, io non lo so perché con l’animazione non ho un buon rapporto, per niente. Però sì, tutti i media vanno bene per raccontare delle buone storie.

  2. Blissard · · Rispondi

    Siamo in due, anche a me è piaciuto più di quanto mi aspettassi. Non so quanto sia stato un problema della sala, io l’ho visto a casa e la predominante blu l’ho notata anche io, peraltro è un film che esteticamente non mi ha convinto.
    Però la storia mi è sembrata fluire limpidamente (anche se una semplificazione, ovvero gli “allenamenti” di Charlie nel controllare il fuoco nel bosco, è davvero eccessiva), grazie all’ottimo contributo del cast e ad un paio di momenti fedelissimi allo spirito kinghiano (la vicenda dei coniugi Manders). Belle le musiche (molto retrò,) dei Carpenter, concordo con te.
    È cinema di serie B, b come Blumhouse, e non capisco cosa si aspettassero tanti critici inflessibili. Un’ora e mezzo di intrattenimento.
    Poi ammettiamolo, il film di Lester è brutto.

    1. È che parlano parlano parlano di quanto erano belli e semplici i film degli anni ’80, poi gliene fanno uno davvero e si infastidiscono 😀

    2. Ah, sulla dominante blu è vero: la palette del film è quella, ma non è tutto blu. Basta anche guardare le gif allegate all’articolo. Il proiettore della sala non era bilanciato e ha smarmellato tutto.

  3. Mamma mia quanto ho odiato il recente PS! Avevo anche appena letto il libro e visto il film più vecchio…

    E questo film è pure peggio? 🤣

  4. Ottima recensione! Stasera vado a vedere questo film e ne ero molto incuriosito anche perché vedo in giro molte critiche negative a riguardo. La tua recensione mostra i suoi punti deboli ma anche i punti di forza come il terzo atto e anche la questione dell’ambiguità, molto presente nel romanzo. Adesso sono proprio curioso. A tuo avviso è meglio questo oppure quello degli anni ’80? (che tra l’altro se lo lasciavano dirigere a Carpenter com’era nei piani originali poteva rivelarsi una vera bomba).

    1. Non c’è paragone: questo è infinitamente meglio del film del 1984. Ma per larghissimo distacco!

      1. Grazie mille per il tuo pensiero. Stasera vado a vederlo e ti darò il mio parere 🙂

      2. Ok, alla fine ho visto il film. Quest’opera ha i suoi difetti, a mio avviso è troppo lenta, ha un problema di ritmo, eppure mi è piaciuta. Mi sono piaciuti i personaggi, mi è piaciuta la regia, la colonna sonora è stupenda ed effettivamente si fa leva sulla tematica dell’ambiguità riguardante i poteri di Charlie. Non è perfetto e posso capire che ad alcuni non sia piaciuto, però come film mi ha abbastanza convinto.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Come, non ti ricordi più che il remake di Pet Sematary non era piaciuto solo a te? 😉
    Alla luce di questo precedente e della tua recensione, ci sono buone possibilità che la cosa si ripeta pure con questo nuovo Firestarter (mettendone in conto i difetti)…

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