The Sadness

Regia – Rob Jabbaz (2021)

A me non piace fare la guastafeste, però credo che, arrivati al quarto mese dell’anno del signore 2022, sarebbe anche il caso di provare a ridefinire il concetto di horror coraggioso, altrimenti non riusciamo a capirci. Un horror coraggioso è tale in base alla quantità di frattaglie e depravazioni varie esposte? Ciò implica che il genere non sia cambiato affatto dagli anni ’60 a oggi e, anche se fosse, dopo il New Horror, dopo l’exploitation, dopo il body horror anni ’80, dopo Lucio Fulci, dopo la New French Extremity e il torture porn, dopo i Cat III e il cinema tedesco underground, ma davvero vi esalta vedere una roba come The Sadness? Davvero la trovate, in qualche modo, eversiva o coraggiosa? Io, in tutta sincerità, pensavo che gli spettatori si fossero evoluti insieme al genere, e mi rendo conto con un certo grado di sgomento che non è affatto così, perché il problema di The Sadness è che l’horror lo riporta indietro di una quindicina d’anni e, con tutto che è realizzato molto bene, non sono proprio convinta che un’operazione del genere richieda coraggio. 
Però, ribadisco, è proprio sullo stabilire ciò che ognuno di noi ritiene coraggioso che dobbiamo metterci d’accordo. Prendiamo Martyrs, per esempio, che per quanto mi riguarda, è il film coraggioso per antonomasia. Ma perché è coraggioso? Perché mostra una persona scuoiata viva? Perché l’ultima mezz’ora è una lunga sequenza di tortura? No, questo non ha nulla a che spartire col coraggio. Martyrs è un film coraggioso per i temi che tocca e per la sua anomala struttura narrativa. È coraggioso (ed estremo) per questi motivi, non per il sangue e la violenza. 

The Sadness è l’opera prima di un regista canadese trapiantato a Taiwan. Il film è di produzione taiwanese e ambientato a Taipei, durante una pandemia: il virus Alvin non è particolarmente letale, ma sta mutando e, mentre una larga parte dei cittadini è convinta che si tratti di una bufala, la mutazione fa il suo lavoro e trasforma le persone in belve assetate di sangue, sesso e depravazione. Sì, lo avete detto tutti: in pratica è Crossed aggiornato al Covid. La trama segue una coppia di fidanzati che, in mezzo a tutto il delirio, cerca di ricongiungersi in una città impazzita, e non c’è molto altro da aggiungere sulla narrazione o sui personaggi, perché entrambe le cose brillano per assenza, e non c’è nulla di male in questo, non a prescindere; è lo schema classico di tantissimi film di zombie dalla qualità altalenante, non rappresenta un problema in sé, almeno fino a quando esiste qualcos’altro a cui fare appello per proseguire nella visione.
Che può essere lo stile, per esempio (e allora mi guardo Planet Terror); può essere il puro divertimento scanzonato (e allora mi guardo Dead Snow o Wyrmwood e il suo recente seguito); può essere un’idea geniale di fondo che si porta appresso tutta l’impalcatura del film (e allora ho bello pronto One cut of the Dead); può essere, infine, la risonanza con delle importanti questioni politiche o sociali (qualunque film d Romero va bene). 

In The Sadness, a parte un paio di commenti di una superficialità imbarazzante relativi alla pandemia, non c’è niente di tutto questo. Per proseguire nella visione, alquanto noiosetta da un certo punto in poi, l’unico appiglio è il desiderio di capire quali abissi di depravazione raggiungeranno gli infetti al prossimo giro. E anche lì, sarà perché il film mi era stato descritto come una delle cose più oscene mai partorite da mente umana, non è che ci sia di che strapparsi i capelli, se si esclude solo una scena davvero oltre i limiti, ma lasciata, per ovvi motivi, fuori campo. Insomma, visto uno squartamento, li hai visti tutti, e alla quindicesima volta che qualcuno viene pestato a morte, non solo ci hai fatto l’abitudine, ma diventa anche ripetitivo e monotono. 
Ma tu non avevi smesso con le stroncature? 
Quasi, però capita un paio di volte l’anno che un film mi faccia davvero arrabbiare, e prima che mi diciate che è esattamente questo l’obiettivo di The Sadness, vi pregherei di riflettere sull’idiozia insita in un ragionamento del genere. The Sadness non mi offende, non mi dà fastidio perché è troppo violento e non riesco a gestirlo (ho appena concluso un podcast sulla New French Extremity e ho appena celebrato i 40 anni de Lo Squartatore di New York), non mi scandalizza per ciò che mostra in campo. Mi fa arrabbiare perché il suo unico scopo è mettere in scena quante più nefandezze possibile, senza curarsi di costruirci un film intorno. La sua esistenza si basa quindi interamente sul considerare noi appassionati di horror dei poveri mentecatti. Fate voi. 

Non è una questione di splatter, a me piace lo splatter e ci sguazzo dentro volentieri, è una questione di pesi e contrappesi, obiettivi e ambizioni: The Sadness regge più o meno nella prima parte, perché l’attesa del disastro è ben costruita e le aggressioni di inizio film da parte dei contagiati sono efficaci e  hanno dalla loro il fattore sorpresa: sai che faranno cose orribili, non sai con esattezza quali, e un po’ di trepidazione Jabbaz è pure bravo a crearla, soprattutto in una certa sequenza ambientata in un ristorante. Gli effettaci gore sono magnifici, realistici e stomachevoli, quindi da un punto di vista estetico, The Sadness è davvero pregevole, e non lo dico per non far sembrare questo articolo un tiro al piccione: è evidente che ci sia uno sforzo produttivo notevole e che Jabbaz abbia talento.
Poi però succede una cosa, anzi, ne succedono parecchie: ci si accorge di non avere alcun investimento emotivo nei confronti dei due protagonisti, e l’unico timore reale che si prova (o che ho provato io) è quello relativo a quante volte e con quale tasso di brutalità ci toccherà vedere donne stuprate. Ed eccoci di nuovo alla violenza sessuale usata come stratagemma per tenere incollato allo schermo lo spettatore, cosa che credevo fosse ormai passata di moda dal 2014 o giù di lì. 
Se visto uno sbudellamento li hai visti tutti, la costante paura di quello che potrebbe accadere qualora la nostra protagonista finisse tra le grinfie di un infetto a caso è il traino dell’intera vicenda. Al contrario, il protagonista maschile, dopo un po’ di maretta iniziale, non si trova più in situazioni di pericolo. 

Altra cosa che succede è che comunque subentra la noia e i vaghi tentativi di fare del film una metafora delle tristi circostanze attuali sono un buco nell’acqua dietro l’altro, come del resto anche quelli di voler dire qualcosa sulla natura umana, sfoderando un nichilismo comprato alla Lidl che alla fine cerca di equiparare infetti e sani in un’unica grande bolgia di bestie attratte dal sangue e dalla violenza: “You are just like me, violent and depraved”, dice un infetto alla protagonista prima che lei gli spacchi la faccia con un estintore. 
No, Giancoso, io non sono come te, io mi sto difendendo da te che mi sei corso appresso per tutta la città con un unico scopo. C’è una sottile differenza, temo. 
Davvero, io ‘ste cose non le scrivevo nemmeno a dodici anni. Ed ero tanto stupida a dodici anni. 
Come dice anche la mia amica Erica, che lo ha visto prima di me e mi ha messa in guardia, The Sadness è un horror mai uscito dall’età prepuberale, fatto quasi apposta per tutti quelli (di solito maschi, ma poi mi accusano di nazifemminismo se lo ripeto troppe volte) che “signora mia, questo horror sofisticato è una gran rottura di coglioni”. 

Insomma, The Sadness è un festino per chi si rifiuta di accettare che l’horror, dall’età prepuberale, è uscito da parecchi anni e non ha alcuna voglia di rientrarci. Non bisogna confondere l’horror adulto con l’horror estremo, perché spesso le due cose non vanno di pari passo, soprattutto oggi, dopo essere passati attraverso una saturazione di horror più o meno estremi o sedicenti tali, nel corso dei primi due decenni del secolo.
Ha senso parlare ancora di horror estremo? Certo, ha senso se usiamo il termine per fare riferimento a roba come Titane, quando è la storia raccontata, sono i contenuti, sono le conclusioni a cui ti porta il film a essere estreme. 
Ma scomodare questa definizione per un semplice e banale zombie movie come se ne sono fatti a carrettate, soltanto con un po’ di carne esposta in più, a me pare davvero fuori luogo, e quasi un insulto a chi lavora da anni per far crescere il genere e i suoi spettatori.
Se il film vi dovesse interessare, è disponibile sul canale Prime della Midnight Factory. 

20 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Non so se è perché sono fesso, o per qualche residuo di mascolinità tossica che mi scorre tra le vene, però a me non è dispiaciuto, anche se non comprendo benissimo come facciano alcuni a considerarlo un capolavoro o quasi.
    Ti riporto quanto scrissi:
    La placidità cittadina di inizio film è il preludio alla sagra della nefandezza che ci aspetta nella successiva ora e mezza, anche se la straordinaria sequenza delle molestie subite da Kat in metropolitana lascia intendere che lo scopo di Rob Jabbaz non si esaurisca nella mera rappresentazione della violenza ma che provi a delineare il quadro di un mondo impazzito e privo di senso. Uno spunto che rimanda a Il Demone sotto la Pelle e al Crossed di Garth Ennis viene riletto con gli occhi scafati di chi ha vissuto in tempo di pandemia, la radicalità visiva – oggettivamente di difficile digeribilità – con la quale si mette in scena la “rivolta” dell’Es lascia trapelare interstizi di (non)senso volti a mettere in luce l’inadeguatezza della politica e le aberrazioni della scienza.
    The Sadness (titolo evocativo ma che è difficile accostare al film) è un’opera punk nello spirito, non per tutti i gusti, supponente e più interessata all’impatto che alla bella forma, un turbinio pulsionale dal quale noi spettatori siamo travolti più che coinvolti.
    Una strana, affascinante e respingente esperienza filmica.

    1. Ma non credo sia una questione di residui di mascolinità tossica. Io da queste cose non ricevo più nulla, semplicemente. Mi fanno l’effetto di un enorme vuoto che mi ronza in testa, e basta.
      E, più Jabbaz prova a metterci di mezzo il commentino social-politico, più io mi incazzo perché lo trovo orribilmente fuori luogo.

    2. Scusa la risposta a rate, ho dovuto staccare precipitosamente: più che altro, io mi chiedo se dopo tutto quello che ha passato, l’horror abbia ancora bisogno di certe prese da posizione da sedicenne metallaro. Perché ci si può anche divertire a vedere The Sadness, ma l’atteggiamento di Jabbaz è quello. Non lo trovo nemmeno punk: Henenlotter era punk, John Waters degli inizi era punk prima del punk, la Troma era punk. Questo è un disco dei Cannibal Corpse rifatto in immagini.

      1. Blissard · · Rispondi

        Riguardo al senso di vuoto dai contorni supponenti e adolescenziali, è esattamente il genere di sentimenti che mi ha sempre suscitato il punk, non tutti i gruppi, per carità, ma nella stragrande maggioranza dei casi; in questo senso trovo The Sadness punk.
        Però, al di là dello splatter gratuito e del crogiularsi in provocazioni da prima elementare, devo confessarti di avere intravisto nel film qualcosa di un po’ più profondo, la critica ad un mondo che non si ferma agli infetti privi di freni inibitori ma coinvolge anche il resto della società atomizzata e priva di coesione: la scena dell’abbordaggio sgradevole in metro mi è sembrata esemplificativa di questa lettura, dato che la protagonista si ritrova a dovere subire una sorta di violenza psicologica nell’indifferenza generale, “e che sarà mai? non si può fare un complimento a una ragazza senza passare per molestatori?”. In tal senso, il virus non “cambia” le persone, fa solo uscire allo scoperto gli istinti più biechi.
        Niente per cui strapparsi i capelli per la genialità, inendiamoci, ma a mio parere neanche così banale dopo la retorica dell'”andrà tutto bene”, del “ne usciremo migliori” e del “ripartire, ripartire”.

        1. Ma pure questa non è una cosa così esplosiva. E sì, è evidente che vada proprio a mirare contro la retorica del “ne usciremo migliori”, che evidentemente ha fatto danni anche a Taiwan o in Canada.
          Però cosa mi stai dicendo? Che la società è violenta? Che il mondo fa schifo? che siamo tutti uguali e tutti stronzi?

          1. Blissard · ·

            Beh, a parte che gli ultimi che Citi sono proprio gli assunti del punk :-D, non è esattamente che siamo tutti uguali nella stronzaggine: nel film ci sono vittime e carnefici, e la protagonista è proprio diversa da tutti (da qui la trovata del vaccino).
            Cmq non voglio insistere, so benissimo che alcuni film ci irritano a prescindere per motivi (sacrosanti) tutti nostri, a me succede spessissimo (vedasi l’ultimo Batman), non voglio sembrare uno che vuole farti cambiare parere, tutt’altro.
            Cheers Lucia

          2. Ah, se parliamo di irritazione, IL Batman con l’articolo davanti, mi ha irritata anche più di questo!

  2. Gargaros · · Rispondi

    Credo che La Horde abbia veicolato meglio il messaggio che vuole trasmettere ‘sto firme (che non ho visto, ma mi fido di te), forse anche perché illude fino a un certo punto che l’umanità, di fronte a certi nemici troppo grossi per lei, volente o nolente cpisce che solo restando unita può farcela.

    Comunque, hai ragione sul fatto che oggi un film horror è coraggioso quando affronta certe tematiche tabù, non per quello che mostra.

    In ogni caso non ho dubbi su quali siano gli horror assolutamente senza palle: quelli che si autocensurano persino nella truculenza granduignolesca.

    1. Ma infatti poi c’è anche questo dettaglio che il film non è truculento quanto dichiara di essere. Cioè, io dopo aver visto Tonight She Comes credo di stare a posto per il resto della mia esistenza.

  3. Ecco: è più di un anno che ti dico di rigardarti My Soul To Take e invece… così impari! 😉

    A parte gli scherzi, le riflessioni che fai (fate) sono condivisibili, poi ognuno vive il cinema a modo proprio. A me fa crescere e mi fa bene e siccome cambio, mi accorgo quando un film non mi parla più (o non parla a me). Questo non lo conoscevo: è un prodotto importante? E’ stato universalmente elogiato? Ha raggiunto un pubblico molto ampio? In ogni caso, più che vivere, godere e valorizzare il bello (il ben fatto, l’intelligente, l’innovativo…) credo che non si possa fare e qui lo si fa alla grande. Certe volte anche lasciarsi andare e guardarsi una porcata può essere divertente: oppure, godersi una porcata e al tempo stesso criticarla, così almeno si contribuisce (e non è detto che tanti voci intelligenti grazie alla rete, facendo “massa”, non arrivino anche agli autori) e non si soffre troppo 😉

    Non centra (forse) niente, ma a proposito di porcate, leggendovi in qualche modo me ne è venuta in mente una di cui ho un ricordo fantastico: “Blob, il fluido che uccide” (1988). Non sarebbe schifosamente bello recuperarlo?

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Penso che di “estremo”, qui, ci sia solo il livello di pazienza necessario per sentire che c’è ancora il coraggio di spacciare questi prodotti come estremi e coraggiosi (appunto)… no, grazie, davvero non mi interessa 👎

    1. Ma anche il livello di pazienza necessario per portare a termine la visione del film 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ah, poco ma sicuro 😀

  5. Gargaros · · Rispondi

    Visto. Mah, sono in disaccordo con la recensione. Cioè, tu parli di tentativo di osare con lo splatter… a me non è parso così. Usano centinaia di litri di sangue, e… e basta? E gli squartamenti dove sono? Gli smembramenti? Le decapitazioni? I bambini disintegrati? La vera violenza sessuale? Boh, sarà che ho visto film horror ben più pesanti di questo, ma anche come splatter mi sembra ben poco “coraggioso”. Mi ha annoiato a morte, e non solo per assenza di mordente “intellettual-filosofico-social-politico-ecc.”. Mi aspettavo almeno un bello spettacolo in truculenza e violenza, e trovo quasi solo centinaia di litri di sangue. Sì, c’è una testa che esplode (facendo forse il verso a Cronenberg), qualche budella esposta, qualche spappolamento, una scena potenzialmente memorabile (se non si fosse autocensurata, lol, ammazza che coraggio…), ma mi è parso davvero troppo poco come spettacolo di una violenza incontenibile. Non so se riesco a farmi capire. In tempi di CG certe meravigliose morti (vedere la serie Final destination) sono fattibili, qui invece la fantasia fa cilecca anche nell’inventarsi qualcosa di nuovo in tal senso… A propò, la fantasia mi sa che fa cilecca anche nell’idea portante, del virus che libera gli umani dal gioco dei tabù e delle inibizioni… perché ho avuto un forte senso di dejavu e potrei scommettere le palline di aver già visto/letto qualcosa del genere… In ogni caso, è un tema vecchio come il mondo, quello che ll’uomanità è fondamentalmente marcia e vilenta…

    Quindi bocciato da cima a fondo.

    Forse forse però quel finale… La protagonista sembra impazzire per la situazione, non per il contagio… Boh.

    1. E io che ho detto? Non mi pare che siamo in disaccordo 😀

  6. Ne ho guardati, per curiosità, i primi 25 minuti, e devo ammettere che mi è sembrato un film molto infantile. Regia priva di guizzi, atmosfera zero, attori macchietta, comparse fiacche, ma soprattutto niente da dire e nessun modo elegante o personale di dirlo. Gli inutili attacchi alle donne fanno sorridere, come se un’umanità ridotta a uno stato bestiale non possa pensare ad altro, debba subito prendersela con le donne (e le donne con chi se la prendono?). Che un film come questo, magari divertente, possa essere scambiato per un capolavoro mi rattrista, ma in fondo non mi stupisce: mentre noi siamo qui a parlare di estetica e contenuti del cinema horror, della sua evoluzione, delle innovazioni etc, per buona parte degli spettatori un bell’horror deve fare PAURONA coi MOSTRONI. Dunque mi pare normale che un titolo come questo, pieno di oscenità solo di facciata, possa entusiasmare la gente… proprio come scrivere CACCA PUPU’ su una parete fa sghignazzare i ragazzini.
    L’unica cosa che mi preoccupa (tra virgolette) riguardo queste pellicole è il fatto che possano rappresentare una sorta di “avanguardia”, perchè mi fanno pensare a certi elementi delle nuove generazioni che spesso scambiano la PERFORMANCE con il CONTENUTO, e secondo le quali non importa cosa dici, basta che sei divertente o fico. Sadness è appunto – per quel che mi è sembrato di vedere – un film Performance, che non ha nulla da dire, non sa bene come dirlo, ma siccome fa chiasso si fa notare come i video dei gattini che scoreggiano o dei bambini che rotolano dalle scale.
    Mi fa pensare a quest’ipotesi, e mi stupisce un pò, anche il fatto che un regista che si definisce “horror” possa pensare a girare un film come questo nonostante abbia sicuramente visto (lo spero!) le tante belle pellicole che si vedono in questi ultimi anni. Non si rende conto, questo tipo, che fare un film come questo è davvero fare roba senza peso e senza valore, arretrata? Ma magari il successo dei fans darà ragione a lui, che devo dire…
    Speriamo bene.

    1. Ma io da quel punto di vista starei tranquilla, nel senso che The Sadness mi sembra il classico filmetto che fa un sacco di rumore quando esce, ma poi viene dimenticato molto in fretta, perché non c’è niente oltre gli squartamenti che, anche presi da soli, non hanno poi questo livello di sconvolgimento, almeno non per chi ha visto un paio di horror in vita sua, credo.

      1. Spero, spero. C’è però da dire che autori e pubblico a volte seguono due percorsi completamente diversi, perchè mentre gli artisti invecchiano il pubblico “ringiovanisce”, nel senso che le generazioni successive seguono quelle precedenti, e si ritrovano con un gusto che nasce da spunti, idee, visioni a volte completamente diverse da quelle dei loro predecessori.
        Comunque immagino che anche questo film possa avere la sua utilità: per chi non ha mai letto un Crossed in vita sua, o è giovane, il concetto di “zombi coscienti” che altro non sono che l’umanità privata di ogni freno inibitorio, questo film può sicuramente essere visto come potentissimo e originalissimo e intelligentissimo (e di fatto lo è anche, ma perchè è l’IDEA a esserlo… peccato che è di un altro.. e peccato che il film sia girato con una pochezza, una mancanza di stile, una superficialità che viene da chiedersi cosa sarebbe stato nelle mani di un regista “potente”); quindi immagino che in questo troverà la sua ragion d’essere.
        Detto ciò, da appassionato di horror da più di 30 anni, non posso che essere d’accordo quando si dice che questi anni che stiamo vivendo sono meravigliosi come originalità, cura, tecnica, talento, al punto che vediamo capolavori che un tempo non ci saremmo mai aspettati.
        Agli altri, senza voler criticare, lasciamo gli slasher americani senza peso e senza anima: molti si divertono senza pretendere assolutamente altro dai film (ricordo una discussione con una tizia che disse che un horror non doveva avere messaggi, una storia, dei contenuti… doveva fare PAURA!)
        Saluti e grazie del lavoro che fai per noi. Ti seguo da anni senza mai smettere, ogni tanto credo sia giusto ricordartelo.

        1. Guarda, io sono la prima che ogni tanto non chiede altro a un film horror che un po’ di sano divertimento. Credo che l’horror debba saper fare tutto e non faccio grosse distinzioni tra horror elevato e horror di serie B. Mi piacciono, come è noto, gli slasher più luridi e l’exploitation più estrema.
          Ma non dirò mai che l’horror è soltanto quello.
          Ti ringrazio, comunque: fa piacere sentirsi dire certe cose ❤

  7. Comunque, a proposito di nuove generazioni e fonti di ispirazione moderne, volevo segnalarti che l’horror più inquietante che ho visto da molto molto tempo sta qui: https://www.youtube.com/watch?v=H4dGpz6cnHo&t=8s
    … e nei nuoi numerosi “seguiti”

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