The Novice

Regia – Lauren Hadaway (2021)

Ogni tanto, mi capita di parlare anche di film che non sono strettamente horror, a dimostrazione del fatto che cerco di guardare un po’ di tutto. Per scriverne qui sul blog, tuttavia, un film non legato al nostro genere preferito mi deve colpire in maniera particolare, perché ci tengo a mantenere molto definita l’identità di questo posticino. Si dà il caso che The Novice mi abbia colpita come una gragnola di ceffoni, per l’interpretazione da lasciare senza parole di Isabelle Fuhrman, che io me la ricordavo piccolina in Orphan e non mi capacito sia già cresciuta, e per la feroce energia di Lauren Hadaway, montatrice del suono di tantissimi film, ed esordiente dietro la macchina da presa dopo il corto Row del 2017. Io ve lo dico perché, nel marasma di fine anno, The Novice rischia di passare inosservato, e non se lo merita. Io gli sto dietro da giugno, quando ha vinto al Tribeca, e ormai disperavo di riuscire a vederlo entro il 2021. Invece è arrivato il regalo di Natale più bello e inatteso. 

Fuhrman interpreta Alex, una matricola all’università che si iscrive alle selezioni per entrare a far parte della squadra di canottaggio. A differenza di alcune sue colleghe, lei non è naturalmente portata per lo sport, di conseguenza le tocca impegnarsi il triplo per raggiungere dei risultati a malapena accettabili. Alex è un personaggio particolare: si va a cercare proprio le cose per cui non è predisposta, anche nel corso di studi che ha scelto. È una sfida personale, per lei, quella di dimostrare di essere capace di essere la migliore con la pura applicazione e uno spirito di sacrificio che all’inizio sfiora, ma col procedere del film, si stringe in un abbraccio mortale con l’ossessione.
Detta così, la trama del film sembrerebbe quella classica del film sportivo americano, tutta incentrata sulla massima del “se vuoi puoi”. Invece è l’esatto contrario. 

The Novice, la retorica del film sportivo la sminuzza in una maniera molto intelligente e sottile: da un lato ne rispetta tutte le tappe che siamo abituati a conoscere, come gli allenamenti massacranti, le levatacce prima dell’alba per andare a far pratica in solitaria sul fiume, le rinunce, l’abnegazione totale, l’adrenalina delle prime gare e via così; dall’altro sottolinea ognuna di queste tappe con un clamoroso fallimento di Alex. La prendono in squadra, ma lei scopre poco dopo che è soltanto a causa dell’assenza di un’altra ragazza, partecipa alla sua prima competizione ufficiale e combina subito un disastro, dopo aver passato le vacanze di primavera ad allenarsi da sola alle cinque del mattino, viene nuovamente sconfitta. Il film, in questo modo, frustra tutte le aspettative dello spettatore, che conosce la struttura di questo tipo di narrazioni e aspetta la catarsi del trionfo dell’eroina per dare un senso a ciò che sta guardando. 

Il problema è che The Novice non è tanto Rocky o Momenti di Gloria quanto Uncut Gems. Non è un film sportivo, è un dramma sull’ossessione, sulla dipendenza, sulla malattia del dover essere la migliore, la più brava, che alla fine porta all’isolamento e all’autodistruzione. Meglio ancora: The Novice ti mostra l’orribile realtà nascosta dietro i film sportivi e che danni enormi può fare la mentalità alla loro base. 
Quindi in parte può anche essere assimilato all’horror, o al cinema del perturbante come macrocategoria più generica, perché è girato, montato e sonorizzato su ritmi e immagini ossessive e allucinate, ha una scansione delle inquadrature che pare fatta col metronomo o cadenzata come una sessione di allenamento al vogatore, quelle da cui la nostra Alex esce esausta e devastata. 

E tuttavia, è il continuo giocare di rimando con il film sportivo, non solo, come abbiamo detto prima, da un punto di vista di snodi narrativi, ma anche di stile e di estetica, a rendere The Novice un’esperienza cinematografica unica. Prediamo, tanto per fare un esempio banalissimo, la tecnica del montage musicale in cui il protagonista di solito si allena e che spesso fa da preludio alle sue vittorie: Hadaway lo usa tanto, ci calca proprio la mano, ma non gli conferisce un ruolo enfatico. Al contrario, quando arriva la sequenza musicale che dovrebbe caricarci, sprofondiamo in un’atmosfera da incubo, tra sfocature, distorsioni dell’immagine, luci cupe e livide, che alla fine ottiene l’effetto opposto. C’è, in effetti, una tensione da film dell’orrore ogni volta che Alex si siede ai remi, perché da un certo punto in poi cominciamo a temere le sue reazioni e a chiederci anche se ne uscirà viva. 

Non sarà un horror, ma The Novice di angoscia ne mette addosso parecchia, e soprattutto possiede una potenza visiva così bruciante che ti viene da sperare che prima o poi qualcuno dia in mano una sceneggiatura horror alla regista, giusto per vedere, con questa estetica, cosa potrebbe combinare. The Novice è formato da una serie di sequenze che ti si marchiano a fuoco nel cervello e non ne escono più. Non so come esprimere in maniera diversa quanto sia bello e quanto sia appagante per i nostri occhi. Nonostante voglia frastornare e restituire anche a chi sta guardando le stesse sensazioni provate dalla protagonista, non è mai confuso, non perde mai il fuoco del racconto, e anzi, lo esalta e lo impreziosisce, gli dà la forma giusta attraverso cui arrivare dritto al cuore dello spettatore. 

C’è un ultimo dettaglio da prendere in considerazione, ed è l’identità queer di Alex, che è puramente accidentale: non incide sulle dinamiche del racconto, non è motivo di conflitto, non è percepita come una problematica, non è il fulcro del dramma, è semplicemente ciò che è. E questa è un’enorme boccata d’ossigeno, perché abbiamo bisogno di personaggi queer la cui storia non debba ruotare necessariamente intorno al loro orientamento sessuale, ma che lo siano e basta; personaggi anche negativi, sgradevoli come spesso capita di essere ad Alex, incasinati, imperfetti, difettosi e mal funzionanti. Vi assicuro che non siamo in odore di santità e, vi sembrerà pazzesco, ma abbiamo anche altri tipi di guai. Che rivelazione, eh?

2 commenti

  1. Ne avevo sentito parlare tempo fa per poi sparire dai miei radar, purtroppo. Un film del genere che racconta anche questa realtà del mondo dello sport mi interessa molto, non è qualcosa che si vede molto spesso e il concetto “basta impegnarsi che ce la fai” è sempre stato tremendamente semplificativo e ha causato molto, moltissimi danni.

  2. Un film coraggioso senz’altro, nel mostrare il lato oscuro di una mentalità purtroppo mostrata sempre come priva di sfumature nonché positiva a prescindere e, tramite la protagonista, sbatterci in faccia senza ritegno gli orrori che è capace di generare (e in questo senso lo si può anche considerare un horror, sì)…

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