Tanti Auguri: 10 Anni di Livide

Regia – Alexandre Bustillo, Julien Maury (2011)

Qualche giorno fa, ho raggiunto l’apice assoluto della mia vita quando Julien Maury mi ha commentato su Instagram, dove avevo pubblicato un fotogramma preso da Livide che attesta in maniera incontrovertibile l’appartenenza del film all’universo narrativo di Suspiria. No, non vi dico di cosa si tratta. Scopritelo da soli rivedendo l’opera seconda dei miei ragazzi, e nel frattempo gioite: abbiamo il Suspiria-verse. 
Ho scelto di dedicare l’ultimo complehorror dell’anno a Livide perché è un film che è stato frainteso all’epoca della sua uscita. Frainteso anche da me, che l’ho visto in maniera distratta e svogliata aspettandomi un qualcosa di profondamente diverso, quasi che i due registi di À l’intérieur avessero firmato col sangue un contratto che li obbligasse a rifare sempre À l’intérieur. Invece Bustillo e Maury, non appena hanno potuto contare su un budget superiore al milione e mezzo di euro del loro esordio, si sono cimentati in un’operazione rischiosa e differente: una fiaba macabra dall’estetica sfrenata e dal tessuto narrativo esile in cui non si può dire che manchi l’elemento gore, ma non è preponderante, non occupa ogni singola porzione di spazio filmico come in À l’intérieur.

Rivedendo Livide dopo aver visto, ad agosto, The Deep House, mi sono resa conto di quante cose i due film abbiano in comune. L’impianto generale è molto simile: i personaggi si introducono in una casa per cercare qualcosa che dia una svolta alle loro vite (le visualizzazioni nel film più recente, un fantomatico tesoro in quello di 10 anni fa), e si ritrovano intrappolati lì dentro, alla mercé di forze che non capiscono e che vogliono far loro la pelle. 
In Livide, abbiamo la protagonista Lucie al suo primo giorno di tirocinio come infermiera a domicilio, guidata da una professionista più anziana (Catherine Jacob, non una presa a caso) che, con il cinismo di chi ha anni e anni di esperienza sul groppone, le illustra durante il giro di pazienti i meccanismi del mestiere. L’ultima fermata è una villa fuori dal paesino costiero dove la nostra storia si svolge. Ci abita solo una donna molto anziana e in coma, un tempo ballerina e insegnante di danza, e così ricca da nascondere addirittura un tesoro in casa, o almeno è così che, tra una battutaccia di cattivo gusto e l’altra, dice a Lucie l’infermiera anziana. 
Quella sera, Lucie racconta del tesoro al fidanzato William e al fratello di lui Ben, e questi la convincono a introdursi nella villa nottetempo (il film è ambientato il 31 ottobre) per cercare i soldi imboscati dalla vecchia. Finirà malissimo. 

“Se in À l’intérieur l’horror era giocato sulla realtà, in Livide l’horror è quello delle fiabe, nello stile dei Grimm, ma senza tagliare tutte le parti col sangue”. Così Bustillo e Maury parlano del loro secondo film, che doveva essere in realtà il debutto dei miei ragazzi in lingua inglese. Alla fine, i due hanno preferito accontentarsi di un budget minore e girare in Francia, invece di avere a disposizione più soldi, ma dover cedere in parte il controllo creativo sul progetto. In effetti, non hanno avuto torto: pensate a cosa è successo a Laugier con il suo primo film statunitense. Pensate cosa hanno fatto girare a Xavier Gens. Alla fine, anche Bustillo e Maury debutteranno sul mercato anglofono, sei anni dopo, cedendo il controllo creativo e non firmando nemmeno la sceneggiatura. Ma questa è un’altra storia e l’abbiamo pure già raccontata.

Stavamo parlando di fiabe, prima che gli americani ci facessero perdere la concentrazione: Livide è una fiaba, e racconta di tre ragazzini che entrano nell’antro di una strega, decrepita e malvagia come le streghe che troviamo, appunto, nelle favole. Proprio come Suspiria, il film racconta una storia molto scarna e lineare che si fa barocca per lo stile in cui è messa in scena. Dal momento in cui i tre protagonisti entrano nella villa, parte un delirio visivo a base di cadaveri viventi in tutù, operazioni di chirurgia dal gusto un po’ steampunk, ballerine meccaniche, strane creature che non possono soffrire la luce del sole, scambi di identità e sangue a fiumi. La casa è un regno incantato in cui le regole basilari del nostro mondo non valgono più, sospeso nello spazio e nel tempo, una vera e propria “casa sull’abisso” che ha ormai acquisito vita e coscienza autonome e non ha alcuna intenzione di lasciare andare via i poveri ladruncoli. 

Livide è un film di pura astrazione e, allo stesso tempo, viscerale quasi quanto l’esordio dei due registi: è astratto perché la sua stessa collocazione temporale non è chiara e non è specificata, è astratto perché manca del tutto un contesto, e il racconto esiste in una zona del crepuscolo edificata su diverse suggestioni letterarie e cinematografiche; è viscerale perché, come anche Inside, è alla fine un body horror, perché è sul corpo danneggiato di Anna e quello desiderato di Lucie che si basa l’intera struttura narrativa, anche se ce ne accorgiamo soltanto verso la fine, e perché è un cinema (e questo è valido per quasi l’intera produzione di Bustillo e Maury) che si basa sulla distruzione spettacolare del corpo umano. Ma non solo: c’è il corpo inerte della strega, costretta a letto con tanto di respiratore, più volte definita un “vegetale”, salvo poi dimostrarsi parecchio vivace e presente a se stessa; ci sono i corpi delle sue allieve, giovani ballerine trattate con una severità draconiana; c’è, infine, il corpo intravisto della madre suicida di Lucie (Beatrice Dalle in un breve cammeo).

A me Bustillo e Maury piacciono tanto perché riescono sempre a cogliere l’orrore nella sua forma più pura; mirano all’essenza, a quel qualcosa di ancestrale e universale che ci osserva da sotto le superficie del reale. Può essere una donna impazzita dal dolore e disposta a tutto pur di riavere indietro il figlio, può essere una maledizione di famiglia sepolta sotto metri d’acqua, può essere un antico demone evocato per rabbia e per errore, ma il punto è sempre lo stesso: l’orrore che i personaggi si attirano addosso, che abbiano colpa o no non è importante, è così puro e feroce che non c’è ma possibilità di uscirne vivi. “La morte è quando i mostri ti prendono”, diceva Stephen King. Bustillo e Maury questo adagio lo applicano in ogni loro film, Livide compreso. 
Alla fine, non capisco, neanche 10 anni dopo, perché Livide sia stato trattato così male e non se lo ricordi quasi più nessuno. È più maturo e più complesso di Inside. Perde qualche colpo nel finale, la narrazione diventa un po’ sconclusionata, ma anche lì, non ci si fa poi molto caso perché ciò che accade è così bello da vedere che, nonostante abbia poco senso, funziona ugualmente. 
Io vi consiglio di provare a rivederlo, dargli una seconda occasione, senza mettere in campo scomodi paragoni fuori luogo. Vedrete che non andrà poi così male. 

5 commenti

  1. Andrea Lipparini · · Rispondi

    Ho sempre trovato questo film assolutamente affascinante e coinvolgente…mi sono lasciato trasportare dalla bellezza delle immagini,della messinscena e dalla,come dici tu, astrazione della storia…una favola,si ..ma che tocca corde anche empatiche e commoventi dove l’unione tra due creature simili e dissimili da tutto quello che le circonda può portare ad una nuova rinascita.. bellissima recensione 😍👍

    1. Grazie!
      In effetti è vero: è un film che ti chiede di lasciarti trasportare dal flusso delle immagini e lasciare la razionalità fuori dalla porta, come tutte le fiabe!

  2. 50 e 50,per 3 loro film che vengono distribuiti da noi,altri 3 non arrivano affatto! A me dispiace che i loro film vengano distribuiti piu o meno a casaccio,il loro esordio arrivato con un certo ritardo da noi grazie alla sua aura di cult,Leatherface che a me e piaciuto tanto,ovviamente e arrivato perche associato alla omonima saga della motosega,il loro ultimo veramente ottimo film invece direi che ha trovato una striminzita distribuzione grazie al binomio casa+infestata! Un vero peccato che la nostra distribuzione nostrana non gli dia il supporto che meritano!

  3. devo recuperarlo
    ha tutte le carte in regola perke possa amarlo

  4. Rivederlo nell’ottica di appartenenza al Suspiria-verse sarà un’esperienza interessante, sì… e poi sulla questione ti ha commentato Julien Maury IN PERSONA, che altro ci potrebbe mai essere da dire di più? 😉

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