The Manor

Regia – Axelle Carolyn (2021)

Anche quest’anno, la Blumhouse distribuisce direttamente su Prime la bellezza di 4 film in occasione della Spooky Season. A recensirli o anche solo a guardarli tutti, non credo di farcela, ma non appena la piattaforma di Amazon ha reso disponibile The Manor, mi sono precipitata a guardarlo, dandogli la priorità in una lista di visioni per ottobre che mi fa venire l’ansia da prestazione solo a pensarci. 
I motivi di tutta questa fretta sono sostanzialmente due: Barbara Hershey è un’attrice che seguo in qualunque film appaia, ed è sempre più raro vederla nel ruolo di protagonista assoluta, dato che, quando una donna invecchia, viene relegata in comparsate più o meno di lusso; Axelle Carolyn è una regista, mia coetanea, nata in Belgio ed emigrata negli Stati Uniti con lo scopo preciso di fare cinema horror, che sta avendo una splendida carriera e ha come mentore nientemeno che Mike Flanagan in persona. È stato lui, infatti, dopo aver visto il suo esordio, Soulmate, ad affidarle la regia dell’episodio in bianco e nero di Bly Manor. Per la sottoscritta, Carolyn è una fonte di ispirazione continua, anche se lei non può saperlo. Le voglio bene da quando recitava con Neil Marshall in Doomsday e Centurion e ho ammirato il modo totalmente indipendente con cui è riuscita, nel 2015, a mettere insieme una delle più adorabili antologie horror del decennio, Tales of Halloween. 
The Manor è il suo primo lungometraggio importante, e spero da qui in poi arrivi sempre più in alto. 

In The Manor, Hershey interpreta Judith, una signora di 70 anni, ex ballerina e insegnante di danza che, dopo un ictus, sceglie autonomamente di andare a vivere in una casa di riposo per non pesare su figlia e nipote diciassettenne. All’ictus si aggiunge anche una diagnosi di Parkinson, per non farsi mancare niente, e Judith crede che ritirarsi sia la soluzione migliore. Il nipote, con cui ha un legame molto profondo ci resta malissimo, ma la figlia non fa nulla per convincere Judith del contrario. E così, eccola entrare nel Manor del titolo e cercare di abituarsi a un luogo con delle regole molto precise e dei limiti alla libertà personale da accettare “per il proprio bene”. 
Solo che qualcuno, o qualcosa, sta uccidendo gli altri ospiti della struttura, uno strano essere si aggira di notte per le stanze, e Judith pare essere il suo prossimo bersaglio. 
E come fai, quando sei una persona anziana, in una casa di riposo, con il Parkinson, a convincere chi ti sta intorno che ancora sei in grado di distinguere la realtà dall’immaginazione?

Mettiamo subito le cose in chiaro: The Manor non è e non aspira a essere Relic; per ammissione e volontà della stessa Carolyn si tratta di un film leggero e divertente, horror di intrattenimento che tuttavia non rinuncia affatto ad affrontare argomenti di una certa importanza, e anche desueti all’interno del genere di appartenenza. La regista ha dovuto anche battibeccare con la produzione e scendere a compromessi per ottenere il risultato che desiderava. Le hanno proposto di fare del nipote di Judith il vero eroe della storia, perché il pubblico preferisce avere un protagonista giovane al posto di una settantenne. Ma lei ha tenuto duro e, in un sistema cinematografico che relega spesso la vecchiaia sullo sfondo o, nell’horror in particolare, la riduce a spauracchio e, peggio ancora, sberleffo camp, lei ha voluto con tutte le sue forze che l’eroina del suo film fosse una signora di una certa età, con un ragazzo di 17 anni a farle da spalla, non il contrario. 

The Manor parla, anche se con affettuosa ironia e leggerezza, di quel momento della vita in cui si cessa di essere percepiti dal resto del mondo come persone, di quando ti spogliano dei tuoi diritti perché non sei ritenuto più in grado di prenderti cura di te, di quando ogni cosa che dici viene soppesata per capire se ti sei rincoglionito, smettono di crederti, e tutto ciò che vogliono da te è che ti vai a rinchiudere da qualche parte a crepare lontano dallo sguardo altrui, senza causare troppo disturbo.
La classica struttura narrativa basata sul personaggio principale che viene preso per pazzo qui si arricchisce di un ulteriore fattore, quello legato all’età che avanza e al rapporto che la società ha con l’invecchiamento, un qualcosa che va tenuto nascosto, a cui pensare il meno possibile. Paradossale se si pensa che ci dovremo passare tutti, prima o poi, a meno di non morire anzitempo. 

Ma l’elemento in cui The Manor svetta davvero è la rappresentazione niente affatto tragica di un personaggio anziano. Anche in questo non è Relic, e neanche The Dark and the Wicked, in senso positivo, però. Per usare le parole di Axelle Carolyn, intervistata da Mick Garris, l’idea è quella di mostrare una persona avanti con gli anni capace di difendersi, di affrontare in maniera razionale e intelligente gli ostacoli che il film le pone di fronte, di mettere in scena la vecchiaia non come quel periodo di dolore e rimpianti che ci fa da apripista per la morte, ma come un momento dell’esistenza simile a tutti gli altri: Judith è un modello di riferimento, non l’incarnazione di un incubo. 
Certo, se hai Barbara Hershey, metà del lavoro è fatto. Però conta anche molto la scrittura e Carolyn, sceneggiatrice prima che regista, infonde la sua protagonista di tanti piccoli e preziosi dettagli che ne fanno una figura intensa, vera e che soprattutto si guarda Body Bags prima di andare a dormire. Scusate se è poco. 

Girato quasi interamente nell’unica location della casa di riposo, The Manor è un buon esercizio di costruzione di atmosfere gotiche. In fondo, è una storia gotica, con l’eroina prigioniera del maniero alle prese con un mistero da dipanare poco a poco, sola contro il mondo che la prende per matta. Solo che qui l’eroina non è una giovane fanciulla, ma una nonna che dice più fuck di un personaggio di Rob Zombie (“ho settant’anni, mi sono guadagnata il diritto di imprecare” è la battuta del secolo), il maniero una casa di riposo dove si gioca a bridge e, al posto dell’isteria di cui spesso vengono accusate le donne “troppo sensibili”, c’è una comoda diagnosi di demenza da Parkinson da usare alla bisogna per mettere a tacere le nostra meravigliosa e combattiva Judith. 
C’è forse un finale che, per quando inaspettato ed efficace, arriva un po’ troppo di fretta, ma rimane parecchio potente, e sovverte una trentina di cliché in un paio di sequenze, quindi ci accontentiamo e aspettiamo di vedere cos’altro combinerà in futuro Axelle Carolyn, una regista coraggiosa e con uno sguardo fresco e mai banale. 
Per il momento, la nostra spooky season sta andando a gonfie vele. 

15 commenti

  1. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Mia mamma ha il Parkinson e io lavoro in casa di riposo… Mi toccherà, grazie per la segnalazione. (Sto mese per altri impegni stacco dal lavoro. Sauro -che belli i nomi dei vecchi- uno dei più in forma della sruttura dove sono stato e tornerò, mi chiama ogni due giorni per fare due chiacchiere. Sa TUTTO. Dove la direttrice nasconde le sigarette razionate degli ospiti che fumano, quando Mario con la scusa di aiutarla a mangiare fa una carezzina alla Valeria che è molto disorientata,quando la Bina frega il salame dalla mensa. Una volta gli ho dato un bicchiere di vino di merda a cena e subito la responsabile mi ha rampognato perchè è un ex alcolista. Oh, bhe, cazzo.)
    Ne abbiamo già parlato , ma è davvero un elefante nella stanza come l’horror affronti questo rimosso e il resto del cinema insomma… Ma pensaci. Anche con la pandemia, leggi “50 morti al giorno” ma ADESSO VA BENE PERCHE’ STA SOLO FINENDO DI AMMAZZARE I VECCHI. Al di là dello spiacevole side effect che non potrò , credo, intrufolarmi in una strettoia in grotta, non vedo l’ora di essere vecchio.
    E niente, mi toccherà seguire Axelle.Sui tuoi innamoramenti platonici non sbagli mai 😀
    (pregevole la segnalazione dell’episodio b/n di Bly).

    1. Mio papà aveva il Parkinson, quindi ci capiamo.
      Axelle è brava, è di una simpatia unica ed è proprio una di noi.

      1. Luca Bardovagni · · Rispondi

        EH….Visto ieri. Non sono così convinto del finale.Su sta cosa che ci accomuna -e la faccio breve perchè è un blog di horror e velleità culturali, non un fottuto gruppo di ascolto- è dura quando se ne vanno ed è dura quando campano a lungo…E’ dura in tutti i due gli esiti.Adesso per fortuna fa impazzire mio babo – ma quello lo faceva anche quando era in perfetta forma – ma almeno ha superato un’ intera annata in cui era fissata con le tarme. Mi sembrava di vivere in Bug di Friedkin, non scherzo.
        Tornando a Manor, quello che non mi convince del finale è proprio che
        SPOILERONE

        Ottengono la “ricompensa” A SPESE di altri vecchi.
        Vedi le scelte ETICHE che fanno diversi protagonisti nel finale di Midnight Mass, ad esempio.
        Però come sberleffo ci sta.
        Sul fatto che sia un film leggero…sì, fino a un certo punto. Sarà che io le cinghie di contenzione nel turno di notte a volte le metto con le mie manine…

        1. Io credo che il finale vada appunto interpretato come sberleffo, perché comunque il film, pur non affrontando temi o situazioni leggere, mantiene dei toni abbastanza leggeri per tutta la sua durata. Se fosse stato, appunto, un film alla Relic, quel finale lì avrebbe stonato.
          Per quello che ci accomuna… sì, credo sia dura in entrambi i casi. Lui a un certo punto si metteva a smontare tutti gli oggetti elettronici in casa di mia madre causando disastri incontenibili.

  2. Mi piacerebbe vederlo! Sembra molto interessante!

    1. Lo trovi comodo comodo su Prime!

      1. Che non ho 🤣

  3. Andrea Lipparini · · Rispondi

    Visto domenica sera..mi ha messo addosso una malinconia che ancora oggi fa fatica a staccarsi..lei è semplicemente fantastica,ha un carisma e una bellezza che non riesci a togliergli gli occhi d’addosso… l’ho trovato piacevole e ho amato molto il personaggio di Barbara Hershey, così tosta e mai doma..una sorta di speranza e stimolo per la terza età,come per dire”ehi,siamo ancora qui e non siamo degli scarti”.

    1. Esattamente! C’è una bella rivendicazione del proprio valore come esseri umani, a prescindere dagli anni che abbiamo.

  4. Danilo Bevilacqua · · Rispondi

    Barbara Hershey è un’attrice eccezionale e una donna di abbacinante e pressoché immarcescibile bellezza, a 73 anni suonati (i suoi, io sono un poco più guaglione) mi fa palpitare

    1. Hershey in questo film poi è una belva. Tutto costruito intorno a lei, lo regge divinamente. Splendida.

  5. Daniele Segalina · · Rispondi

    Visto proprio ora. Delizioso il finale. Barbara… Ho 52 anni, ma ci farei un pensierino. Bellissima e bravissima.

    1. Tu pensa che io ne ho 43 e ci ho fatto più di un pensierino 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E visto di chi parliamo lasciate fare un pensierino anche a me, che di anni ne ho 55 😉
        Lo guarderò il prima possibile, ovvio. Altrettanto ovviamente, condivido il modo in cui Axelle Carolyn ha deciso di rappresentare l’anzianità in questo suo The Manor, con un approccio scevro sia da tragicità sia da quei “giovanilismi” forzati che in realtà, lungi dall’esprimere una vitale positività, non fanno altro che sottolineare ulteriormente la paura e il rifiuto di invecchiare (con tutte le tristissime conseguenze, emarginazione sociale in primis)…

        1. Eh, ma parliamo di Baraba Hershey: è ancora una delle donne più belle del mondo, nonché una delle attrici più intense in circolazione!

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