Double Feature: Novità dalla Francia

So che eravate tutti preoccupati perché su questo blog non si parlava da un po’ di horror francese. È che c’è stato un periodo di appannamento, inutile negarlo. Sembra tuttavia che, ultimamente, dalla Francia abbiano ricominciato a piovere cose di un certo interesse. La storica vittoria di Cannes di sicuro è segno di una certa vitalità e anche le uscite più recenti vanno in quella direzione.
Oggi ci occupiamo di due film, entrambi distribuiti sul mercato internazionale da Shudder, che tematicamente hanno poco in comune, ma compongono lo stesso un ottimo doppio spettacolo perché dimostrano che quell’ondata di cinema estremo capace di travolgere gli appassionati oramai più di 15 anni fa, non si è mai spenta sul serio, era solo un po’ assopita, ed è sempre pericolosa, quando vuole.
Nell’attesa di Ducournau, che per il momento ha un’uscita statunitense fissata al 1 ottobre (grazie del regalo di compleanno), ma non esiste alcuna notizia per un eventuale arrivo dalle nostre parti, ci possiamo comunque godere un antipasto niente male a base di labirinti, trabocchetti, antiche maledizioni e graffiti.

Meandre è il secondo lungometraggio scritto e diretto da Mathieu Turi, che torna dietro la macchina da presa tre anni dopo Hostile, confermando tutte le sue ottime capacità di gestione dello spazio e della tensione, ma anche qualche difetto nel reparto scrittura: a Turi sembra infatti piacere un sacco complicarsi la vita aggiungendo trame e sotto-trame a storie che, al contrario, funzionerebbero molto meglio se lasciate semplici e schematiche. Hostile filava liscio fino quando non doveva fare altro che mettere una donna bloccata in una macchina in mezzo al deserto contro un mostro; scricchiolava, e neanche poco, quando appesantiva la narrazione con una bizantina struttura a flashback, allegando storia d’amore e colpo di scena finale.
Meandre non è così sbilanciato come il suo predecessore, per fortuna: una giovane donna di nome Lisa, dopo aver accettato un passaggio da uno sconosciuto e aver perso i sensi in seguito a una colluttazione, si risveglia intrappolata in un labirinto fatto come un gigantesco sistema di tubi e condutture, in cui può soltanto muoversi strisciando. Al polso ha un bracciale luminoso con un display dove ogni tanto appare un conto alla rovescia. Lisa si accorge presto che ha a disposizione un tempo molto limitato per attraversare un percorso a ostacoli mortali nel labirinto, al termine del quale farà una fine orrida.
Come impianto generale, Meandre ha un debito abbastanza evidente con Cube, ma solo per quanto riguarda lo spunto iniziale: si gestisce infatti benissimo da solo e va a sconfinare nei territori del puro body horror con un paio di sequenze che daranno filo da torcere anche agli stomaci più forti e allenati.
Non vi rivelo i motivi per cui Lisa (brava e molto intensa Gaia Weiss) è finita nel postaccio in cui passeremo i nostri canonici 90 minuti di durata, anche perché sono piuttosto confusi, ambigui e rappresentano l’unico vero punto debole del film.
Se non deve dare spiegazioni, Meandre va avanti come un implacabile rullo compressore: privo quasi del tutto dialoghi, con un solo personaggio in campo per tre quarti di film, con trappole sempre più elaborate e un senso di urgenza e pericolo costante, è un puro meccanismo generatore di paura e tensione, e neppure ci interessa più di tanto il perché Lisa stia lì. Vogliamo soltanto che ne esca viva.
Turi fa un interessantissimo uso di un setting che, per esigenze di natura narrativa, è monotono e spesso uguale a se stesso. La differenza la fanno i vari intoppi che Lisa trova lungo il suo percorso: tra vasche piene d’acido, creature mostruose che si lanciano al suo inseguimento, inceneritori istantanei disseminati lungo le pareti, e cadaveri bolliti da aggirare per liberare il passaggio, non ci sarà proprio il tempo di annoiarsi, semmai se siete claustrofobici fate attenzione perché qui siamo al livello di ansia di The Descent.
Preso così, Meandre è un grande esempio di cinema artigianale che sfrutta il budget evidentemente basso al massimo delle sue possibilità.
È un’opera ambiziosa, vorrebbe affrontare grandi temi universali, ma da questo punto di vista gira un po’ a vuoto e non riesce a dare al tutto una conclusione soddisfacente. Però, mai come in questo caso, inizio e fine contano poco: per tutto quello che c’è nel mezzo, vale la pena.

Bustillo e Maury sono un po’ la croce e la delizia degli appassionati di horror: hanno esordito con un film di cui ancora molti non si capacitano, ma poi non si sa bene cosa sia accaduto, perché quella ferocia degli esordi sembra essere sparita nel nulla.
Hanno tuttavia continuato ad avere una carriera di tutto rispetto, ed è loro l’unico film abissale importante di questa stagione, ovvero La Casa in Fondo al Lago, in arrivo nei nostri cinema il 5 agosto. Per scaldare i motori, il terribile duo francese ha anche realizzato Kandisha, esclusiva Shudder di punta per il mese di luglio.
Kandisha è una figura derivata dalla mitologia marocchia, una djinn che seduce gli uomini e poi li uccide tra atroci sofferenze.
Bustillo e Maury usano un demone del folclore e lo inseriscono in un contesto urbano e adolescenziale: tre ragazze sono infatti le protagoniste del film, ambientato in una Parigi tutta cemento, palazzi in via di demolizione, quartieri degradati e spleen giovanile.
Una delle tre amiche, alla ricerca di una sacrosanta vendetta dopo essere stata aggredita dal suo ex ragazzo, averci preso le botte e aver sfiorato lo stupro per un soffio, evoca Kandisha e trascina addosso a se stessa e alle altre un’orribile maledizione: sei uomini dovranno morire prima che il demone si plachi, e la cara Kandisha non fa distinzioni tra colpevoli o innocenti, colpisce in maniera indiscriminata e violentissima ed è assolutamente implacabile: una volta messa in moto, non c’è modo di fermarla. O meglio, ci sarebbe, ma è troppo crudele anche solo per prenderlo in considerazione.
Se non siamo proprio di fronte al bagno di sangue di A’L’interieur, ci possiamo lo stesso accontentare: Kandisha parte in maniera un po’ fiacca per quanto riguarda gli omicidi, come se Bustillo e Maury procedessero col freno a mano tirato, quasi a voler convincere il pubblico che si tratta di un convenzionale slasher soprannaturale. Ma, da un certo punto in poi, diventa un festino gore con alcuni momenti in cui viene spontaneo distogliere lo sguardo, ricordando i vecchi fasti della new french extremity.
A prima vista, Kandisha potrebbe essere liquidato come un Candyman alla francese, ma vi assicuro che non è affatto così: se bisogna per forza ascriverlo a un filone, è quello del coming of age horror, in questo caso tutto virato al femminile. Il che, se mi permettete, è una bella ventata d’aria fresca o addirittura una cosa unica nel suo genere, soprattutto perché il fulcro principale della storia è l’amicizia tra queste tre ragazze, che non vacilla neppure un istante, nonostante sia messa a durissima prova e nonostante la responsabilità di aver evocato Kandisha ricada interamente su una di loro, ma tutte e tre ne paghino le conseguenze.
Soltanto un avvertimento: a me ha colto di sorpresa perché non ne avevo idea, ma c’è una sequenza orribile che coinvolge un adorabile coniglietto e mi ha dato incubi per un paio di notti di fila. Che è poi il motivo principale per cui il mio entusiasmo nei confronti di Kandisha ne è uscito un po’ zavorrato. Come tutti sapete, le scene di violenza sugli animali, per quanto siano frutto di evidente finzione, sono la mia unica debolezza.
Se tuttavia questo tipo di cose non vi disturba, andate tranquilli a cercare Kandisha: dopo un paio di prove andate a vuoto e una parentesi americana trascurabile, questo è il grande ritorno di Bustillo e Maury, un vero horror francese di cui si sentiva la mancanza da almeno una decina d’anni.

17 commenti

  1. Avevo adocchiato Meandre, che qualcuno aveva descritto come “The Cube in a tube”, ma forse è un po’ troppo claustrofobico per questi caldi estivi (e per i miei gusti – i luoghi chiusi unpo’ mi inquietano).
    Ottima segnalazione invece per Kadisha, che metto in lista.

    1. Se si tratta di horror francese, su questo blog troverai sempre tutto 😀

      1. Mi hanno detto, in effetti, che è un blog che vale la pena seguire… 😛

        1. Un giovane blog promettente 😀

  2. “La casa in fondo al lago”,il trailer lo avevo visionato per puro caso senza sapere chi fosse a dirigerlo,in ogni caso avevo già deciso di andare a vederlo appena uscirà il 5 agosto,essendo uno di quei film che sono distribuiti solamente in sala e non on demand,il minimo sarebbe dargli la priorità rispetto ad altri film a distribuzione mista! Tra l’altro oltre ad adorare l’horror,nutro un’assoluta venerazione per i film ad ambientazione marina(“Underwater” è stato il mio film preferito del 2020,visto il 30 gennaio da solo in una sala vuota,incredibile ma vero!),il mio rimpianto è che molti miei amici non essendo tra i vacinati non potranno esserci in sala,temo che per un pò dovrò andare al cinema per conto mio! Vabbè divagazioni a parte,grazie per avermi ricordato che della coppia Bustillo & Maury è presente all’appello anche questo “Kandisha” che dovrò recuperare! Thanks!

    1. Anche per me Underwater è stata l’ultima volta in sala nel 2020. A pensarci ora mi fa così strano…
      Bisogna rivalutare l’idea di andare al cinema da soli: io lo trovo bellissimo e rilassante!

      1. Ti capisco anche a me piace rilassarmi per conto mio in sala,il fatto è che col tempo mi rendo conto che il gruppo di persone che si univano a me,ad ammirare la magia del cinema si è ridotto sempre di più,infatti sono l’unico che ha mantenuto le sue passioni dell’infanzia anche da adulto,in questo caso la settima arte,molti dei miei conoscenti da tempo hanno mostrato disinteresse,una volta inceve facevamo della serate incredibili a tema horror e sci-fi! Per carità può capitare che i gusti delle persone cambino,un pò però mi dispiace! Per fortuna ancora qualcuno c’è,come si usa dire “pochi ma buoni”!

  3. “La casa in fondo al lago”,ho visionato il trailer per puro caso senza sapere chi fosse a dirigerlo,in ogni caso avevo comunque già deciso di andare a vederlo il 5 agosto,anche perchè essendo un film distribuito solamente in sala e non on demand,il minimo per me sarebbe dargli la priorità rispetto ad altri film a distribuzione mista! E poi oltre ad adorare l’horror,nutro un’assoluta venerazione per le storie ambientate sott’acqua(“Underwater” è stato il mio film preferito del 2020,visto il 30 gennaio in una sala vuota con solamente me all’interno,incredibile ma vero!),comunque ti ringrazio per avermi ricordato che della coppia Bustillo & Maury mi mancava all’appello questo “Kandisha” che dovrò recuperare! THANKS!

  4. Chiedo scusa,credevo di aver cancellato il primo commento e così l’ho riscritto! Mea culpa!

    1. Non ti preoccupare! Con wp succede spesso!

  5. Sulla questione del presunto assopimento del cinema horror estremo francese,penso abbia avuto il suo bel peso il fatto di essere esploso dopo una decade che aveva messo da parte l’emoglobina,in favore di film ben realizzati ma anche giustamente differenti dall’audio-visivo estremo e sopra le righe degli anni 80,personalmente io apprezzo il post Scream durato fino ai primissimi anni 2000,non lo ritengo la rovina del genere,ma comunque è comprensibilissimo che l’ondata transalpina abbia avuto all’epoca l’effetto di una bomba,aggiungiamoci poi un maggiore riconoscimento da parte della critica specializzata è il gioco era fatto! Attualmente il genere horror extreme semplicemente ha cambiato fronte,non più legato ad una distribuzione in pompa magna,basterebbe anche solo pensare a film autofinanziati col supporto dei fan come l’americano “Terrifier”,oppure penso all’ultimo filmone di Pascal Laugier passato piuttosto in sordina in sala(eravamo pochissimi!),nonostante fosse il regista di “Martyrs”! Ora come ora le categorie horror molto ben supportate da pubblico ma soprattutto dalla critica è il cosiddetto horror folkloristico esploso definitivamente con Eggers,oppure le ghost stories in stile Blumhouse! Forse i film brutali dei nostri amici francesi sono diventati più di nicchia,solamente per gli affezzionatissimi,ma sono ancora presenti,bisogna solo avere la pazienza di cercarli,tutto qui!

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Mi fa piacere scoprire come in Francia il fuoco abbia continuato a covare sotto la cenere 😉
    Seguirò entrambi i consigli (ah, e hai fatto bene ad avvertire per Kadisha, che anch’io tendo a rimanerci assai male quando vengo colto di sorpresa da scene simili)…

  7. Kandisha ce l’ho in rampa di lancio, Meandre l’avevo visto al Triste Science + Fiction e non mi era dispiaciuto affatto (oddio, ho dovuto interrompere la visione più volte perché stavo soffocando dalla claustrofobia) anche se sbulaccava un po’ sul finale, sì.

    1. Sbulacca parecchio con tutta la faccenda della figlia, ma l’astronave-utero è una meraviglia

  8. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Uh….appena ho letto MEANDRO , da buon spelologo mi stavo esaltando. Poi ho letto con attenzione. Ma la curiosità non ne è uscita poi ridimensionata , anche perchè menzioni “Descent”.
    Il secondo mi pareva un rape and revenge al soprannaturale ma poi menzioni Candyman e il coming of age…
    Qualcosa a che fare con All Cheerleaders Die? Intendo come spirito…In fondo ACD parla di amicizia femminile…

  9. Condivido con voi qualcosina su Kandisha (spoilerosità alert!)
    L’ho apprezzato. Mi sono piaciuti i personaggi, l’ambientazione (forte e politica, anche senza dirlo), il “colore” del giorno e soprattutto della notte, i luoghi disabitati, sbombolati e dismessi dove andare (che io adoro ed esploro da sempre)… questi elementi e il modo in cui sono stati messi in scena mi hanno avvolto (anche se c’è un retrogusto di degrado). Mi è piaciuto anche quando la Kandisha è stata resa semplicemente in modo teatrale, senza effetti. Proprio gli effetti speciali, invece, mi hanno un po’ distratto e certe apparizioni del demone, pur essendo progressivamente sempre più efferate, mi hanno fatto…ecco… ridere? Cioè, mi sono sembrate un po’ trash (anche se crudelissime: se mi si affacciava un sorriso per un nanosecondo se ne andava subito). Il sacrificio del coniglio… cacchio se sembra vero invece. Un’altra cosa molto d’effetto ma che mi ha distratto è stato il finale finale (con la seconda evocazione) mentre il prefinale col palazzo che va giù… io mi sarei fermato li. Sono dettagli che mi piace rilevare da “narratore”, anche per vedere se è capitato solo a me di viverli così. Poi se rivedo il film magari cambio pure idea, anche perché ora sono nella fase in cui ripenso alla storia e mi chiedo che cosa mi ha evocato (lol) e insegnato. Fico, comunque!

  10. Piaciuto Meandre, nonostante i limiti. Kandisha invece grossa delusione, ambientazione con potenziale ma a conti fatti il solito slasher dallo spessore di un foglio di carta.

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