Godzilla vs. Kong

Regia – Adam Wingard (2021)

Alla fine ho ceduto anche io: ho rinunciato alla speranza di poterlo vedere in sala e, appreso della sua uscita in esclusiva in video on demand, sono andata a noleggiare il film e l’ho visto ben due volte: la prima da sola, per capire se era adatto a un bambino di 4 anni; la seconda con mio nipote; il tutto nel giro di meno di 24 ore.
È evidente che un film come questo sia concepito per uno schermo gigante e per un impianto audio che ti spacchi i timpani. La visione casalinga è comunque una sconfitta in partenza, e mi domando il motivo per cui la distribuzione italiana abbia deciso, con le riaperture dei cinema in corso, di puntare sullo streaming a pagamento (e le cifre sono oscene, ve lo assicuro) al posto di un’uscita in sala che forse avrebbe invogliato il pubblico a uscire da casa, considerando anche gli incassi incoraggianti negli USA, dove il film ha tenuto a galla il botteghino da solo. Ma sono miseri insondabili, e la pianto qui con le lamentele. Mi rendo anche conto che scrivere ora un post su un film che avete già visto tutti settimane fa non aiuterà le statistiche del blog. E tuttavia, a me Godzilla vs. Kong è piaciuto, e se dovessero proporlo in qualche arena estiva, tornerò di sicuro a vederlo.

In relazione al suo predecessore, King of the Monsters, il film di Wingard procede lungo la strada segnata da Dougherty: i personaggi umani perdono quel tanto di spessore e importanza che ancora potevano vantare tre anni fa, e i protagonisti assoluti diventano i due titani. Più Kong che Godzilla, qui una sorta di guest star di lusso, con mio grande rammarico. Non ho mai amato tanto lo scimmione, mentre il lucertolone è la mia grande passione sin da ragazzina. Eppure Kong, come personaggio a cui deve guardare il pubblico per avere quel tanto di coinvolgimento emotivo sufficiente a non annoiarsi, ha un suo perché: è l’unico cui ci si affeziona, partendo dal presupposto che a Godzilla vogliamo già bene a prescindere. Le vicende collaterali degli esseri umani sono del tutto prive di interesse, e anzi, interrompono l’azione, gli scontri tra i due giganti, il vero motivo per cui abbiamo pagato il biglietto.
Intendiamoci: è un difetto, non un pregio. E non perché io desideri dei personaggi non alti 30 metri con cui identificarmi, ma perché li avrei volentieri eliminati del tutto, bastandomi i titani e, al massimo, qualche insignificante figurina priva di squame o pelliccia che passa di lì con lo scopo di essere spiaccicata.

L’impressione è che il monster-verse, se ancora continuerà dopo questo quarto film, debba ancora trovare il suo equilibrio, abbia ancora troppo bisogno di piazzare un paio di star e di dar loro uno straccio di motivazione per interagire con i mostri, che altrimenti starebbero tranquilli a farsi i fatti loro, se soltanto questi invadenti e fastidiosi insetti non li chiamassero in causa ogni santa volta, combinando qualche casino che poi toccherà a loro sistemare. Diciamo che, quando negli ultimi minuti del film si palesa la vera minaccia, che non è ovviamente Kong e neanche Godzilla, mi è parso di vedere il mio lucertolone atomico preferito sbuffare stanco e un po’ stizzito, con l’aria di dire: “Ho capito, ma mica posso fare tutto io”.

È un’impostazione che, alla lunga, può diventare estenuante: non è necessario avere per forza una trama involuta su una qualche fonte di energia da recuperare nella Terra Cava per farci vedere i due mostri che se le danno di santa ragione. Come non era necessario, nel 2019, inventarsi un’altrettanto involuta vicenda di eco-terroristi per vedere Ghidorah e Godzilla prendersi a schiaffoni tra i palazzi di Boston. Insomma, è anche arrivato il momento di prendere esempio dal modo in cui il cinema giapponese ha trattato i kaiju dal ’54 a oggi e tentare di applicarlo anche al monster-verse americano. Perché a me, sinceramente, di Millie Bobby Brown e del suo amico complottista interessa quanto di un trattato di numismatica, per capirci. E questo senza voler togliere nulla alla giovane attrice, che dal canto suo ce la mette tutta.
Il problema è che non è facile: hai a disposizione la possibilità, per la prima volta nella storia del cinema, di far davvero vivere i titani su grande schermo come se fossero veri. Gli effetti speciali e l’animazione delle creature hanno toccato delle vette di perfezione mai viste prima. Assistere ai loro movimenti fluidi, alle loro espressioni facciali quasi umane, fa letteralmente impressione. Ma bisogna costruire loro qualcosa intorno, renderli interessanti da un punto di vista narrativo.
E qui, mi sento di spezzare una lancia a favore di King of the Monsters, tanto vituperato all’epoca: Mothra, Rodan, Ghidorah, erano interessanti di per sé, nelle dinamiche che li legavano o li mettevano l’uno contro l’altro. Qui Godzilla e Kong si scontrano per il primato del titano più potente e poi finiscono prevedibilmente per allearsi contro un nemico comune. Non c’è altro.

Sul versante positivo, invece, Wingard è eccellente quando si tratta di girare tutto a misura di mostro, è scatenato nelle sequenze degli scontri, impeccabile nel sottolineare la grandiosità di questi due titani. In parte è merito dei già citati vfx, in parte di una regia competente e consapevole di ciò che davvero interessa al pubblico pagante. Wingard da queste parti lo conosciamo bene: è uno dei fondatori del cosiddetto mumblegore, uno dei padrini dell’horror americano indipendente, e alla sua prima prova con un blockbuster non si lascia sfuggire l’occasione e si annulla del tutto nel gigantismo hollywoodiano, senza però cercare di nascondere le sue radici. Si vede che arriva dall’horror e, pur dovendo comunque piegarsi alle logiche del PG13, costruisce molte sequenze (la grotta dei pipistrelli, il primo attacco di Godzilla in Florida, la “nascita” di Mecha Godzilla) come se stesse girando non un giocattolone da centinaia di milioni di dollari, ma un horror vero e proprio. In altre parole, è un equilibrista nato che potrebbe fare una lunga carriera al servizio dei grandi studios mantenendo lo stesso una propria identità. Una specie di James Gunn meno eclettico.

È anche bravo a economizzare sul racconto: il primo Godzilla del 2014 durava 120 minuti, King of the Monsters era lungo la bellezza di 132 minuti, mentre questo non arriva alle due ore, nonostante abbia una trama piuttosto ingarbugliata, a cui comunque nessuno credo presti troppa attenzione. È un film molto divertente fintanto che i due mostri sono in campo, un po’ meno quando cedono il posto agli attori in carne e ossa, ma anche lì il ritmo impresso da Wingard alla narrazione è alto, quindi non ci si fa molto caso.
Godzilla, con un minutaggio di gran lunga inferiore al suo collega scimmione, risulta comunque il più carismatico dei due: è bellissimo, perennemente incazzato, superiore in ogni singolo aspetto, persino in intelligenza e strategia. Kong è tenero e simpatico, e persino la bimbetta che gli hanno messo come spalla è meno fastidiosa di tante sue omologhe apparse in altri film.
In conclusione, è un film che brilla per stile, ma a cui manca una vera ragion d’essere, oltre ai due titani, che però, lo devo ammettere, bastano e avanzano per passare un paio d’ore in adorazione estatica dei bestioni. A mio nipote è piaciuto tantissimo, e vederlo con gli occhi colmi di meraviglia mi ha ripagata del salasso al portafogli.
La speranza è che, in futuro, si riesca in qualche modo a conciliare l’esigenza di dare ampio spazio ai mostri con quella, altrettanto importante, di raccontare una buona storia.
Anche e soprattutto facendo a meno dell’elemento umano.

19 commenti

  1. Mi dispiace tantissimo che abbiano deciso di mandare questo film direttamente in streaming. La scelta di portarlo in sala poteva convincere in molti a tornare in sala. Anche a me poi sembrava una pellicola perfetta da vedere sul grande schermo. Se mai dovessero portarlo in sala per qualche motivo, io mi fionderò a vederlo.

  2. Blissard · · Rispondi

    A me è piaciuto.
    So che rispetto ai colossi i protagonisti umani sono sbiaditi è a tratti ridicoli – ad esempio, ma come diavolo è possibile che tutti siano entusiasti di partecipare ad una missione unanimemente considerata suicida come quella di arrivare alla Terra cava? – ma la loro funzione è proprio quella di rimarcare la piccolezza umana rispetto alla maestosità di KK e G.
    A me l’idea del documentario etologico coi mostri non piace particolarmente, gli umani, anche se fessi, un piccolo ruolo se lo devono ritagliare nei kaiju.

    1. Sì, un piccolo ruolo sì, ma che abbia un senso. Se ci pensi, tutta la linea narrativa di Millie Bobbie Brown spezza il ritmo e l’azione. Si può anche sperare di avere un film sui mostri grossi che racconti una storia appassionante.

  3. 山Yama山 · · Rispondi

    Mi sono sinceramente commosso un paio di volte guardando questo film e questa a dice lunga sul mio conto…La sequenza della battaglia oceanica mi ha fatto battere il cuore fortissimo! (Più scene di Godzilla che nuota please)

    Godzilla è il mio eroe d’infanzia e vederlo messo in scena con tutto questo amore è stato emozionante. Con queste premesse non pensavo di rimanere così coinvolto dalla sua controparte primate per il quale vale il discorso che facevi per Mothra nella recensione di KOM. Gli si vuole subito un sacco bene e speri che entrambi i colossi possano avere il lieto fine che meritano.

    Sulla questione umani nel film kaiju consiglio a tutti di recuperare la trilogia di Gamera degli anni novanta, l’ho scoperta di recente e mamma mia che bella!

    1. Ma neanche io pensavo di restare coinvolta dal buon Kong, per il quale non ho mai avuto tutta questa simpatia. Certo, Godzilla lo stacca di venti lunghezze (hai ragione sulle scene in acqua, mamma mia), però lo scimmione si difende!

      1. 山Yama山 · · Rispondi

        Anche perché non hanno cercato minimamente di equilibrare lo scontro rendendo Kong più competitivo, come fecero invece nell’originale giapponese. Qui Godzilla è palesemente superiore a Kong in ogni aspetto e quest’ultimo sembra sempre in pericolo ogni volta che si affrontano. Il che a mio parere rende tutto più interessante.

  4. A vederlo sull’ipad anche a me la prima parola che è venuta in mente è stata “sconfitta” : una lucertola alta quanto un condominio e un gorillone gargantuesco che si menano meritavano uno schermo altresì imponente, che ce li facesse godere al top della loro maestosità, ma abbiamo dovuto fare di necessità virtù e ci siamo accontentati (meglio che non vederlo).

    Sono assolutamente d’accordo sul ripescare lo spirito dei vecchi kaiju movie, in cui l’uomo era come giustamente dici tu un insetto, un danno collaterale, soprattutto in casi come questo in cui si parla di scontri tra forze della natura, che anche a livello di catena alimentare e piramide dei predatori surclassano il sapiens-sapiens.
    Capisco servisse un collante, o uno stacco tra le fasi del film, ma ho trovato orpelli pressoché inutili tutte le parti “umane”, complici pure personaggi di cui (diciamolo chiaro) non empatizzi e non fanno nulla per creare quel meccanismo di pathos che servirebbe.

    A Wingard va dato il grosso plauso di averci regalato un combattimento alla luce del sole (il primo), senza giocarsela sul caos e la confusione del momento, ma facendoci vedere la scena per quella che era.
    C’è curiosità per questo eventuale Son Of Kong in sviluppo e in generale sul futuro del Monsterverse, soprattutto perché la fine non ha dato un responso su un vincitore netto, anzi, si son divisi la torta e pace.

    1. Ma non solo il combattimento in mezzo all’oceano, anche quello finale con MechaGodzilla è all’alba, quindi con la luce del sole, e non è per niente confuso. Si capisce tutto.
      Però per me il vincitore netto c’è, è inequivocabile, e vorrei ben vedere! ;D

  5. Giuseppe · · Rispondi

    No, non l’abbiamo visto ancora tutti: sapendo che le sale stavano per riaprire sul serio, ho voluto aspettare fino all’ultimo e purtroppo non è stata una scelta saggia, visto che la mancata distribuzione in sala mi costringe comunque a usufruire di uno schermo inadeguato alla bisogna (quanto ai costi attuali dello streaming, si dessero una calmata, magari)… 😡
    Riguardo ai kaiju classici è vero, il monsterverse dovrebbe provare seriamente a rifarsi a quei modelli, con il bonus di una componente umana ridotta a puro contorno o comunque a personaggi non fastidiosi nel minimo di presenza a loro richiesta (penso ai due creatori del robot Jet Jaguar in Godzilla vs Megalon, o all’eterogeneo gruppetto di giornalisti/fumettisti/ambientalisti nel precedente Godzilla vs Gigan, allo scopo di veicolare un sottotesto di denuncia dei pericoli derivanti dall’inquinamento)… Anche se, a dirla tutta, temo che questo cambio di passo tenderá a essere continuamente rimandato nei prossimi capitoli: il background culturale necessario per un’operazione del genere -volendo renderla credibile- rimane a tutt’oggi appannaggio del Giappone, non degli USA.
    P.S. I prossimi mostri che vorrei vedere su grande schermo? Gigan e Megalon, appunto 😉

    1. Dipende anche da che diritti la Toho ha ceduto alla Warner. Non so se hanno a disposizione proprio ogni singolo mostro del ciclo giapponese, altrimenti mi chiedo come mai non abbiamo ancora visto, per esempio, Gamera.
      Comunque staremo a vedere, io non ho idea se il monster-verse finirà qui o se continuerà ancora con altri film.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Sì, è probabile che non abbiano a disposizione l’intero bestiario della Toho, almeno per il momento. Gamera se non ricordo male era di proprietà della vecchia Daiei (oggi Kadokawa Pictures), principale concorrente della Toho, ma in questo caso non so se già ci siano trattative in corso con la Warner sulla cessione dei diritti. Spero che qualcosa si muova, però, perché Gamera sarebbe un’occasione da non perdere (e il monster-verse avrebbe per certo altri film su cui contare)…

  6. Vedere godzilla vs kong su piccolo schermo è come guardare un documentario su un iguana e un pupazzo di curious george in una città della playmobil. In questi casi le dimensioni contano eccome :/

    1. Eh, lo so, ma hanno deciso che in sala questo film non esce, credo per evitare un effetto imbuto, e io che potevo fare?

      1. Io spero nel cinema all’aperto. Nel frattempo mi sono rivisto Pacific Rim e il primo King Kong, per compensare la mancanza di lucertoloni e scimmioni 😉

        1. Ma io nel cinema all’aperto, se lo dovessero proiettare, mi ci fiondo!

  7. uno dei film più brutti che io abbia mai visto. credo sia adatto ai bambini di oggi perchè se me l’acvessero fatto vedere quando ero bambino negli anni ’80 mi avrebbe fatto schifo

  8. Finalmente l’ho visto anch’io, purtroppo già colpito da tutti gli spoiler.

    Sarò strano ma ho un po’ storto il naso su una CGI bellissima ma fin troppo definita, che secondo me toglie ‘possenza’ ai titani. Date le dimensioni dei protagonisti, che non ti permetterebbero di abbracciarli completamente con lo sguardo, mi sembra quasi che tutto questo dettaglio li rimpicciolisca (oggi non so spiegarlo meglio).

    In ogni caso è tutto divertentissimo e avvincente, e gli scontri sono tutti molto spettacolari (mi hanno ricordato, non ci avevo fatto caso, che quello in mare potrebbe essere una citazione di Evangelion). Guardarlo con dei ragazzini, tifare e gridare per ogni colpo a segno non ha prezzo.

    1. Sì, ho letto stamattina il tuo articolo a riguardo. Io credo che sia anche un effetto che dipende dalla fruizione su piccolo schermo, sai?
      Se ci fosse stata data la possibilità di vederlo in sala, magari su uno schermo enorme, non credo che la definizione sarebbe stata un problema.
      Comunque, a parte questo, mi sono divertita anche io, si è divertito il nipote, ed è stato bellissimo vedere lo scimmione prenderle 😀

      1. Quindi, niente, tocca di aspettare l’uscita al cinema per vedere se era colpa del televisore.

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