Tanti Auguri: 10 Anni di Scream 4

Regia – Wes Craven (2011)

Questo mese festeggiamo non uno, ma due film, entrambi diretti dai miei registi horror del cuore; Scream 4 poi ha un significato particolare per la vostra affezionatissima: è il film con cui ho fatto partire il blog, la prima recensione, e sì, Scream 4 e Ilgiornodeglizombi hanno la stessa età.
Ho pensato a lungo se dedicargli un post ai primi di maggio, quando il blog è nato (tra il 1 e il 2, non mi ricordo esattamente quando ho creato questo spazio), ma poi ho deciso che sarebbe stato meglio rispettare il suo, di compleanno, e non il mio, perché, come dice il mio amico Hell, il film resta, noi no. Sono i film a essere importanti, non il luogo dove se ne parla. Celebriamo quindi l’ultimo film diretto da Wes Craven, aspettando che arrivi nelle sale il quinto capitolo della saga, atteso per il gennaio del 2022. E vi dico sin da ora che l’esperienza al cinema sarà molto malinconica, a prescindere dalla riuscita del film (io spero sarà bellissimo, com’è ovvio): non vedere nei titoli di coda “Directed by Wes Craven” sarà un discreto colpo; dopotutto, c’è l’intera ciurma riunita dopo 26 anni dal primo film. Manca solo una persona, ed è quella che manca di più.

Ma bando alla tristezza, siamo qui per festeggiare non per deprimerci.
I primi tre film della saga di Sidney Prescott escono a brevissima distanza l’uno dall’altro: Scream è del 1996, Scream 2 del ’97 e Scream 3 del 2000. Per il quarto capitolo, invece, bisogna aspettare la bellezza di undici anni. Nel mentre, Ghostface cade nel dimenticatoio, l’horror cambia (di nuovo) pelle e si passa dalla mania transitoria per il J-Horror a quella ancora più transitoria per il torture porn, senza trascurare l’ondata dei remake che contraddistingue la prima decade del nuovo secolo.
La morte temporanea della saga di Scream è attribuibile allo scarso successo del terzo capitolo, di certo il più debole tra tutti, ma rivalutato di recente perché è stato, a suo modo, profetico. Gli incassi di Scream 3 non sono affatto quelli di un flop, ma sono molto inferiori alle aspettative, considerando anche che il film è il più costoso di tutta la compagine. La Dimension Film ci mette quindi una pietra sopra, in teoria per sempre, e lo stesso Craven considera chiusa l’esperienza: dopotutto, il progetto originale contemplava una trilogia.

Solo che poi, lo abbiamo detto, l’horror cambia e la sfilza di remake di film degli anni ’70 e ’80 induce i produttori (di cui non farò mai il nome) a pensare che forse è arrivato il momento di proporre Scream a una nuova generazione di spettatori, cresciuta a pane, metacinema e rifacimenti vari. Da considerare c’è anche il fattore nostalgia, che comincia a prendere piede proprio a inizio secolo e su cui si può facilmente capitalizzare.
Torna Williamson a scrivere (ricordiamo che la sceneggiatura di Scream 3 non è opera sua), e Craven torna a dirigere, nonostante i problemi avuti sul set di Cursed con i loschi figuri a capo della Dimension. Si sa che Scream era la sua creatura e mai nella vita Craven avrebbe permesso che se ne appropriasse qualcun altro, com’era invece accaduto ai tempi di Nightmare.
Al solito, quando si parla di Scream, la produzione è complessa, carica di ingerenze da parte dei produttori, con numerose riscritture in corsa del materiale, il finale completamente stravolto rispetto alla sceneggiatura con cui si era andati a girare, e diverse sequenze iniziali girate e poi buttate via. Le potete trovare nei contenuti speciali del Bluray, se volete.

Eppure il parere della vostra affezionatissima, che non è cambiato poi tanto rispetto a 10 anni fa, è che Scream 4 sia il film migliore della saga dopo il capostipite, parere rinvigorito a ogni singola visione del film. Già, perché dovete sapere che io la quadrilogia di Scream la rivedo almeno una volta l’anno, è la mia ossessione e la mia malattia.
Se si esclude il terzo capitolo, dove il contributo di Williamson è nullo, i restanti film sono accomunati da un dettaglio che, sulla carta, potrebbe apparire come un ostacolo alla loro riuscita, ma all’atto pratico ne costituisce il motore principale: la dicotomia tra la visione di Williamson e quella di Craven. Lo abbiamo ripetuto tante di quelle volte che forse ne sarete nauseati, quindi la faccio breve: mentre la sceneggiatura cerca in tutti i modi di essere intelligente, di strizzare l’occhio alle nuove leve degli appassionati, di piacere a quell’entità confusa e poco compresa chiamata “i giovani”, la regia se ne frega altamente e va avanti come un rullo compressore vecchia scuola. Certo, Craven non è affatto immune alle tendenze del momento, altrimenti non lo avremmo trovato alla produzione di due remake dei suoi film degli anni ’70, e di conseguenza Scream 4 è il film più violento della saga e quello con il body count più alto. Ma non c’è alcuno sforzo, da parte di Craven, di aggiornare il suo stile; al contrario, questo sforzo lo si percepisce nei dialoghi, soprattutto quelli che coinvolgono il cast di adolescenti. C’è una disperata rincorsa all’essere al passo coi tempi.

Il bello è che non si tratta di un difetto, e anzi, è un qualcosa di perfettamente integrato nella struttura narrativa del film, nonché un tentativo di rispondere alla domanda: può uno slasher avere il suo pubblico in un mondo dove il pubblico è ormai assuefatto alle budella e agli smembramenti serviti a torme di adolescenti innamorati di Jigsaw?
Considerate che lo slasher più fortunato post 2000 è Hatchet, che fa dell’ultra violenza e del gore così esasperato da scadere nello slapstick il motivo dell’affetto riservatogli dagli spettatori. Potrai mai Scream mettersi in competizione con roba del genere?
La risposta non è ovvia né scontata. Soprattutto, non è univoca.
Da un punto di vista commerciale, qualunque idea avesse la Dimension sul fondare una nuova trilogia viene troncata sul nascere: Scream 4 incassa anche meno di Scream 3, quindi no, è evidente che per questo tipo di film nel 2011 non ci fosse più posto.
Ma forse abbiamo sbagliato avverbio: nel 2011 per questo tipo di film non c’era ancora posto.

Più che essere un film datato e fuori tempo massimo, Scream 4 arriva troppo presto. Oggi, un personaggio come quello di Jill (Emma Roberts) è decisamente più comprensibile rispetto a 10 anni fa, tanto per fare un esempio, anche se sono cambiati i mezzi e la tecnologia messa in scena nel film è da considerarsi obsoleta; il che ci porta dritti a quello che è il più sorprendente e meglio preparato colpo di scena dell’intera saga, ovvero la rivelazione su chi siano gli assassini.
Scream 4 è davvero un remake del primo film, ma con tutti i personaggi scambiati, la prospettiva capovolta e i nostri eroi del passato che sono lì, per gran parte del minutaggio, a fare da semplici spettatori e a veder svolgere davanti ai loro occhi eventi di cui non possono capire le dinamiche: sono troppo vecchi.
La stessa Sidney, nonostante sia la solita combattente (non una final girl, una combattente) è spesso sbalestrata, insicura, quasi persa, mentre tutti gli altri sono pedine in un gioco al massacro che, a differenza di quanto espresso da Billy e Stu alla fine del film del ’96, ha un movente ben preciso, che si incastra alla perfezione con il XXI secolo, come l’assenza totale di motivazioni si incastrava alla perfezione con la fine del XX.

È l’unico film della quadrilogia in cui gli omicidi sono pianificati da una mente lucida e razionale: nel primo c’erano le velleità confuse di due ragazzini, nel secondo e nel terzo si trattava di pura e semplice vendetta, qui c’è un obiettivo da raggiungere, ed è soltanto grazie alla caparbietà e all’attaccamento alla vita di Sidney che non viene raggiunto. E anche grazie ai loschi figuri della Dimension che vollero dare una conclusione definitiva al film: nelle intenzioni di Williamson e Craven, il finale doveva rimanere aperto.
È interessante anche notare che a raccogliere l’eredità di Sidney doveva essere Kirby (Hayden Panettiere): il suo è tutt’ora il personaggio “nuovo” più amato dai fan, e con ottime ragioni, e quello cui è riservato il destino più crudele.
Eppure, al netto di tutte le innovazioni, delle stoccate a torture porn, found footage, J-Horror, remake e serializzazione infinta del genere, Scream 4 continua a essere la storia di Sidney: può anche restarsene relativamente in un angolo a osservare impotente questa squallida catena di sangue e morte, ma è sempre lì per ricordarci la prima regola di ogni remake: don’t fuck with the original.


8 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Auguri al film, al blog e al compianto Craven.
    Io sono perfettissimamente d’accordo sul fatto che nel film traspaia il costante antagonismo tra la sceneggiatura di Williamson e l’impronta craveniana, però io lo vedo come un difetto, con il film che sembra nè carne nè pesce, orientato a piacere a tutti e a nessuno, con elementi così sofisticati da essere colti da pochi spettatori (il riferimento a L’Occhio che uccide, ad esempio) ed altri così bislacchi da lasciare perplesso perfino gli amanti delle becere commedie adolescenziali (come me). Lo dovrei rivedere, comunque, perchè mi sono fermato alla prima visione che mi ha lasciato insoddisfatto e confuso.

    1. Magari puoi approfittare della ricorrenza per rivederlo. L’umorismo di Williamson a volte va a vuoto (ma succedeva anche nel primo, secondo me, è proprio il suo umorismo che, con me, spesso va a vuoto), però il film, rivisto oggi, è davvero in anticipo sui tempi. Continua a essere il mio preferito della saga dopo il primo, ovviamente.

  2. Continuo a ritenere che la saga di Scream sia una delle poche al momento a non aver avuto un calo qualitativo nel corso della stessa, come successo purtroppo per altre, diventate a un certo punto la parodia di loro stesse.

  3. Quando vidi Scream per la prima volta me ne innamorai. Questo quarto capitolo è anche il mio preferito, dopo il primo, e quello che ho rivisto più spesso. Kirby è stata un colpo al cuore. Per me S4, come per Sidney, è stato un “tornare a casa”, però con lo stesso “sbalestramento” di cui parli tu di fronte alle “nuove regole”, quelle di una generazione diversa. Il finale mi è sembrato davvero amarissimo (molto più di quello di S1). A proposito di amarezza, ho una confessione: dell’ultimo zio Wes ho apprezzato davvero molto anche “My soul to take”.

    1. Ma guarda, io dovrei rivederlo My Soul to Take perché sono più di 10 anni che non lo vedo e ricordo che non mi aveva fatto una bella impressione, però chi lo sa, potrei cambiare idea come l’ho cambiata per il povero Cursed e per Red Eye!
      Su KIrby, sai che Williamson farebbe di me un’anziana donna felice se la facesse tornare nel 5? Dopotutto non l’abbiamo vista morta.

      1. Forse My soul to take non fila come Scream, non è molto gore, non è facilissimo da inquadrare mentre lo vedi (horror soprannaturale? psicologico? teen drama?…), il protagonista è ambiguo… Io mi sono particolarmente affezionato ai personaggi (gli attori sono eccezionali), anche a quelli secondari: forse la forza del film è proprio nei ragazzi che mostra tanto che il colpo di scena che mi ha colpito di più non riguarda il killer. Boh… Ecco, Red Eye credo di averlo rimosso io, invece, e Cursed non mi è parso male (però c’è Cristina Ricci e non sono obiettivo:-). Ah, Kirby non si vede morire? Ma allora deve ritornare per forza (e magari, restare e proseguire SOLO lei per un po’:-).

  4. Giuseppe · · Rispondi

    O.K., ci riprovo 😉
    Scream 4, oltre ad essere il migliore fra i sequel, ha senz’altro giocato d’anticipo rispetto a quel 2011 in cui è uscito, tanto da risentire della mancanza di un pubblico adatto a comprenderne in pieno la portata: qui siamo in presenza di un passaggio generazionale sia per gli assassini, vedasi appunto la prima presenza in assoluto di motivazioni ben precise riguardo agli omicidi all’interno della saga, sia per i “vecchi” eroi sempre più estranei alle regole di un nuovo mondo che se li sta lasciando alle spalle, quand’anche fossero disposti a continuare a combattere (lo spaesamento e le insicurezze di Sydney sono esemplari in tal senso)…
    P.S. Quel preciso giorno di maggio mi ricorderò di fare gli auguri al blog 😀

    1. Faremo dei piccoli festeggiamenti tra pochi intimi 😉

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