Rovistando nel Catalogo Prime Video: Monsters

Regia – Gareth Edwars (2010)

Ho una voglia di vedere Godzilla vs Kong che mi si porta via e avrei anche la possibilità di vederlo, ma non lo farò. Per supplire alla mancanza della sala, ho rivisto il Godzilla del 2014 (che non mi era piaciuto. Ho cambiato idea) e quello del 2019. Disperatamente a corto di mostri giganti, mi sono ricordata con sgomento che, questo mese, non avevo ancora scritto il post dedicato al catalogo di Prime e, mettendomi a ravanare, ho scoperto che c’era Monsters, l’esordio di Edwards. Giuro che, se me ne fossi accorta un annetto fa, quando la rubrica su Prime è cominciata, sarebbe stato il primissimo film di cui parlare. Ma io sono lenta, un po’ tarda e non mi rendo conto delle cose; e in fondo non tutto il male viene per nuocere: Monsters capita alla bisogna nella settimana di Godzilla, per chi non ha la possibilità di vederlo. È un monster movie di dimensioni ridottissime, proprio come la nostra misera esistenza in questo periodo, un film di creature enormi, ambientato in un mondo dove per l’umanità c’è sempre meno spazio, ma realizzato in controtendenza rispetto al gigantismo hollywoodiano. Verrebbe quasi da dire a misura d’uomo, se non fosse che si tratta di una definizione non del tutto corretta, e vedremo perché.

Sono di parte, lo confesso: considero Monsters un piccolo capolavoro; lo è da un punto di vista produttivo e da un punto di vista estetico e narrativo. Si tratta, tanto per cominciare, di un film fatto con niente. Il budget si aggira intorno al mezzo milione di dollari, che se ci pensate è ridicolo per un film di questo tipo. In pochi sarebbero stati in grado di realizzare un progetto così ambizioso con così pochi soldi, questo racconto di progressiva e inesorabile erosione dell’elemento umano dal paesaggio. Dare l’impressione della fine della civiltà senza tuttavia mostrarla, sottolineare come oramai siamo finiti nella parte bassa della catena alimentare, e non c’è bombardamento o carro armato in grado di impedirlo, facendo tuttavia a meno di mettere in scena battaglie ed esplosioni; tutto questo non è facile, ed è il motivo per cui Monsters è un piccolo capolavoro dal punto di vista estetico: è un film che sceglie una prospettiva minima come filtro per una storia molto più grande. È la scelta giusta: mentre le televisioni ciarlano ininterrottamente, mentre gli aerei dell’aviazione statunitense sorvolano i cieli al confine col Messico, il mondo va avanti a modo suo, e noi lo vediamo attraverso gli occhi di un fotografo e della giovane donna che è costretto a scortare attraverso la “zona infetta”.

Ciò che vediamo è un ambiente non ostile, che sarebbe troppo ovvio, ma perfettamente in grado di fare a meno di noi. Il viaggio dei due protagonisti per tornare negli Stati Uniti ci mostra una natura rigogliosa che cresce sulle rovine della civiltà: un edificio divorato dai rampicanti, un hotel di lusso ridotto a un guscio vuoto, un caccia da combattimento trascinato sul fondo del fiume da un grappolo di tentacoli. La sensazione è quella di non essere più indispensabili, anzi, di non esserlo mai stati: ogni nostra costruzione è, per forza di cose, temporanea, ma non c’è niente di meglio di un’invasione di mostri giganti per spezzare le nostre illusioni e ricordarci qual è il nostro posto nell’universo.

Per questo, come dicevo all’inizio, parlare di un monster movie a misura d’uomo è, in certo senso, fuorviante, dato che Monster parla di un mondo che non è più tale. E tuttavia, il racconto della personale odissea di Sam e Andrew per uscire dal Messico e tornare a casa, non sceglie di puntare tutto su due persone che, in circostanze straordinarie, danno il loro peggio; al contrario, sono protagonisti che crescono insieme al film e imparano, o almeno ci provano, a dare il loro meglio all’altro, se non in una prospettiva a lungo termine, per la durata del viaggio che li vede insieme.
Sì, perché Monsters è anche una storia d’amore, sommessa e minimale, come tutto il film, però sempre d’amore si tratta, anche se è un sentimento destinato a nascere e a morire durante il viaggio, a non avere sbocchi, a restare senza futuro. E lo so che molti di voi staranno storcendo il naso perché noi qui vogliamo più squartamenti e meno smancerie, ma di smancerie ne vedrete pochissime e, quando le vedrete, non saranno affatto come ve le aspettate. Non parliamo qui di amore in senso salvifico, di un sentimento così forte da rappresentare l’ancora di salvezza dall’apocalisse incipiente. È una cosa talmente piccola e insignificante che a spezzarla ci si mettono pochi secondi.

Edwars inserisce personaggi e situazioni molto realistici in un contesto che di realistico ha poco o niente, che è sempre la chiave adatta per rendere il fantastico plausibile: i dialoghi sembrano (o forse lo sono addirittura) improvvisati sul momento per la casualità con cui gli attori dicono le loro battute, le interazioni tra i protagonisti improntate al naturalismo, e anche la messa in scena privilegia uno stile che ha molto del documentario, soprattutto nelle sequenze del viaggio vero e proprio, quelle lungo il fiume prima, nella giungla poi. Ma più di ogni altra cosa, Monsters è un film sorprendentemente calmo. Non lento, sia chiaro (qualcuno potrebbe trovarlo lento, e noi sappiamo dove mandare questo qualcuno), proprio placido e sereno. Chi si affanna a tentare di sconfiggere le creature aliene che da qualche anno non possono essere più considerate tali, ma fanno parte dell’ecosistema, sono gli Stati Uniti, impegnati in una guerra che combattono da soli ed è persa in partenza. Sam e Andrew, al contrario, non hanno poi tutta questa fretta di arrivare a destinazione: lei ha preferito attraversare mezzo continente infestato di mostri pur di sfuggire a un matrimonio che comunque le tocca per forza; lui non ha niente di preciso a cui tornare, non ha radici, non ha legami, tranne forse uno, ma comunque labile e unilaterale.

E i mostri?
I mostri si vedono pochissimo e, quando non provocati, tendono a farsi i fatti loro. Ma per uno sciame di esseri alti un centinaio di metri, farsi i fatti propri significa metterci in serie difficoltà. Difficoltà livello estinzione, più o meno.
Non solo per motivi di budget, ma anche per una evidente scelta artistica, Edwards li mette in campo il meno possibile. Eppure, attraverso l’effetto della loro presenza su cose e persone, le creature ci sono sempre anche quando non ci sono. Rappresentano una minaccia costante, più per la loro indifferenza alle sorti umane che per la loro aggressività, di fatto inesistente. Nell’unica sequenza in cui causano un vero spargimento di sangue, ciò avviene solo perché i soliti caccia statunitensi hanno pensato bene di mettersi a fare casino, mandandoli su tutte le furie.
Fanno eccezione gli ultimi dieci minuti di film, o giù di lì, in cui finalmente Edwards dà fondo a metà del budget a sua disposizione e, con una CGI dalla qualità sbalorditiva anche a dieci anni di distanza, fa arrivare i mostri in scena e ce li lascia quasi fino alla fine, in tutto il loro tentacolare splendore.
Qui, a meritarsi applausi scroscianti, non sono soltanto la regia e gli effetti speciali, ma anche il sound design: le creature sono meravigliose per come appaiono, per ciò che Edwards fa fare loro e per come suonano.
Credo si tratti di poesia pura applicata alla nozione di mostro gigante, e anche il più duro e arido di cuore potrebbe sentirsi coinvolto emotivamente.
Suppongo che i frequentatori abituali di questo blog conoscano e apprezzino Monsters, ma se ci fosse qualcuno tra voi che ancora non lo ha visto, dovrebbe approfitare del fine settimana e della sua presenza su Prime per rifarsi gli occhi con una tra le migliore opere di sf del decennio scorso.

11 commenti

  1. dinogargano · · Rispondi

    Visto un paio di volte , ho il blu ray e anche del seguito , diversissimo che più non si potrebbe ma particolare anch’egli . Un war movie che mancava e che mostra e dice cose leggermente diverse dal solito .

    1. Sì, avevo recensito anche il seguito che è molto diverso da questo primo film, ma come dici tu, è un ottimo e inconsueto war movie.

  2. valeria · · Rispondi

    non potevi descriverlo meglio di così: un piccolo capolavoro.
    l’ho visto solo una volta ma ho un ricordo vivissimo di alcune sequenze, da quanto mi avevano colpito. credo proprio sia tempo di rispolverarlo.
    buona pasqua (per quanto possibile)! ❤

    1. Buona Pasqua anche a te. Almeno ci si riposa, che qui si lavora e basta in un loop infinito di giorni tutti uguali ❤

  3. Blissard · · Rispondi

    Perfetta recensione, Lucia. Un film che stupisce e ammalia, nella mia bizzarra visione del mondo mi è sempre sembrato la versione Malick-iana (pre-rincoglionimento) di un monster movie.
    So di essere l’unico nell’universo, ma ho trovato bellissimo anche il sequel.

    1. Non sei affatto l’unico nell’universo: piacque parecchio anche a me e, rivedendolo, l’ho trovato anche più bello rispetto alla prima volta.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Sì, senz’altro il qui presente frequentatore abituale del blog conosce e apprezza Monsters, così come anche il suo sequel Dark Continent 😉 (e ti augura, pur se in tempi ancora difficili, una Buona Pasqua ❤)

    1. Buona Pasqua a te ♥️♥️♥️

  5. Bellissimo film che mi ha fatto scoprire Gareth Edwards. Lo riguarderò volentieri, tempo permettendo, anche perché ho una memoria più fresca del sequel che mi aveva incuriosito perché massacrato su Imdb (e invece si tratta di un bel film).

    1. Sì, il seguito lo hanno trattato malissimo, ma non è affatto un film mal riuscito, anzi!

  6. elgraeco2 · · Rispondi

    Quando ancora davo la caccia ai film, fotogramma per fotogramma. 😀
    L’abbiamo rivisto l’altra sera, secondo me è pure migliorato.

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