Rovistando nel Catalogo Prime Video: Take Shelter

Regia – Jeff Nichols (2011)

Stavolta, da quel cestone dei DVD in svendita che è il catalogo di Prime, andiamo a pescare un vero e proprio gioiello, molto distante dalla gioiosa serie B con cui ci siamo sollazzati tutto questo tempo. Ne avrei parlato prima, ma ho scoperto solo qualche giorno fa che Take Shelter era disponibile sulla piattaforma dal motore di ricerca più incasinato del mondo, e devo dire che è stata una graditissima sorpresa, tanto più che il film compie la bellezza di 10 anni.
Opera seconda di Nichols, un regista interessantissimo, che pareva destinato a entrare nell’olimpo dei più grandi e poi, purtroppo, non è più stato all’altezza di questo strambo horror dall’atmosfera rarefatta, che in un certo senso anticipa tutto il “post horror” con cui la critica colta si è accorta che sì, anche nel cinema di genere si fanno cose egregie e spesso il confine tra genere a d’autore non è affatto netto. Magari qualcuno non si troverà d’accordo nel definire Take Shelter un film dell’orrore, ma la sua tematica principale è la paura, c’è lo spettro di un’apocalisse, sognata, immaginata o forse reale, presente sin dalle prime inquadrature, e la disgregazione del nucleo familiare è, da sempre, il perno cui ruota attorto gran parte dell’horror che conta.
Se Bug, di William Friedkin, film cui mi capita spesso di accostare Take Shelter, e non solo perché entrambi condividono l’attore protagonista, è catalogato come horror, lo è anche questo.

Detto ciò, sono passati parecchi anni dalla prima volta in cui ho visto Take Shelter e, non so se per l’invecchiamento o per la recente esistenza pandemica, l’ho vissuto in maniera più emotiva e viscerale; dieci anni fa mi ero limitata ad apprezzarne la magnifica fattura, i pezzi di bravura di Chastain e Shannon, il senso di minaccia incombente che mi aveva tanto ricordato L’Ultima Onda, ma ero rimasta quasi del tutto distaccata. Oggi, ho seriamente empatizzato col personaggio di Curtis, quasi mi è parso di capirlo, e non so bene cosa dica tutto ciò a proposito della mia sanità mentale. Niente di buono, credo. Allo stesso tempo, l’esperienza degli ultimi mesi di vita di mio padre mi ha fatto identificare anche parecchio con la povera Samantha, costretta ad assistere alla spirale sempre più folle e paranoica in cui precipita il marito senza possedere gli strumenti per comprenderla o contrastarla.

Perché Take Shelter è due film a seconda del punto di vista che lo spettatore sceglie di adottare. O adotta automaticamente quando comincia a guardarlo: c’è il film di Curtis, col terrore atavico di un cataclisma in arrivo, che lo porta prima a comportarsi in maniera un po’ fuori del comune, e poi ad annientare la stabilità (non solo economica) della sua famiglia, per costruire il rifugio in giardino, quello che li proteggerà dalla tempesta; c’è il film di Samantha, e anche quello è, a suo modo, un film dell’orrore: Samantha perde poco a poco ogni punto di riferimento, ogni sicurezza, ogni stampella emotiva, eppure sceglie di rimanere accanto al marito che tutti danno per matto. E il bello è che lei, come del resto gli altri, neanche gli crede. Nessuno può, ragionevolmente, credere a un evento catastrofico predetto attraverso una serie di incubi. Take Shelter, in effetti, non ha alcuna intenzione di sciogliere il dilemma se Curtis sia un profeta visionario o un uomo che ha perso il contatto con la realtà; Take Shelter offre una prospettiva interna allo smarrimento di entrambi i protagonisti, e non c’è neppure una parte per cui schierarsi.

Curtis non è un personaggio a cui è facile volere bene, non quando lo vediamo buttare via la sua “buona vita” (il miglior complimento che si può fare a un uomo, secondo il suo migliore amico) per nulla, soprattutto a causa della sua scelta di non comunicare con Sam, di non chiederle aiuto. Al di là dell’essere un buon padre, e questo per tutta la durata del film, e un buon compagno per la moglie, Curtis possiede degli elementi tossici, relativi a ciò che la società pretende dagli uomini: bisogna vergognarsi di essere deboli, bisogna nascondere la debolezza a chi amiamo fino a quando non lo scoprono da soli e a quel punto è troppo tardi per porvi rimedio.
Curtis, paralizzato dal terrore di essere come sua madre, malata di schizofrenia e rinchiusa in un ospedale da quando lui era un bambino, non parla, non spiega, mette Sam di fronte al fatto compiuto: il cane rinchiuso in gabbia, un container in giardino, infine il licenziamento.

Dal canto suo, Jessica Chastain fa un lavoro enorme sotto traccia, con un personaggio in ombra (dopotutto, questa è la storia della follia di Curtis) ma che da un certo punto in poi resta la sola ancora di un individuo alla deriva, e di conseguenza dell’intera famiglia. Quello che mi ha sempre impressionata di Sam è che mai volta le spalle a Curtis, il che potrebbe prestarsi, come tutto il film del resto, a una duplice interpretazione, negativa e positiva, cambiando così anche il senso di quel finale così enigmatico.
Se l’isolamento di Sam e Curtis cresce a ogni minuto, se all’inizio li vediamo circondati da una rete di protezione formata da amici e parenti, nell’ultima mezz’ora sono completamente abbandonati a loro stessi, diventano l’uno lo specchio dell’altra, e il sospetto forte è che la paranoia di Curtis arrivi a contagiare Sam, che preferisce adeguarsi piuttosto che andarsene.

Nicols gioca con questa ambiguità per due ore, e trascina lo spettatore nell’incubo ingannandolo con una parte iniziale dal realismo minimale, fatta di spaccati di vita quotidiana, gradualmente messi in crisi dal distacco crescente di Curtis. La perdita della sanità mentale è come una goccia che erode un po’ per volta proprio il quotidiano, ma che sulle prime sembra soltanto farne parte. Piccoli indizi: il volo degli uccelli, un momento di distrazione sul lavoro, una notte insonne, e l’ossessione prende piede e diventa una slavina.
Ma la regia non è mai frenetica, anzi, tutt’altro: la messa in scena delle allucinazioni e dei deliri di Curtis è solenne, la macchina da presa ferma, non vi è alcun facile ricorso a momenti di delirante psichedelia e l’unico momento davvero concitato del film riguarda una cena cui Curtis partecipa e che finisce in rissa; non c’è nulla, neppure nel frequente indugiare su fenomeni atmosferici che forse sono reali e forse non lo sono, che suggerisca si tratti davvero di visioni. Per questo Take Shelter ha un impatto così violento: tutto ciò che vi accade è plausibile e non siamo in grado di stabilire se sia la realtà a piegarsi a Curtis o se sia lui a soccombere alla follia, portandosi dietro coloro che ama.
Qualunque sia la vostra interpretazione, Take Shelter è un’esperienza che non si dimentica. Prime Video continua ad avere il catalogo cinematografico migliore del mondo, peccato solo che rendano complicatissimo rendersene conto. Ma noi siamo qui apposta. Al mese prossimo.

15 commenti

  1. Davvero tanta roba questo film! Io i primi tre film di Nichols me li sono goduti tutti, però non ho ancora visto né Midnight Special né Loving… peccato non abbia più fatto lungometraggi dal 2016!

    1. Purtroppo per me Midnight Special è stata una delusione gigantesca, ma proprio che ci sono rimasta malissimo e sono stata depressa per tre giorni dopo averlo visto. So che ha fatto una serie animata, Nichols, e poi più nulla. Spero sempre che ritorni a fare film, prima o poi.

      1. Uh, che peccato per Midnight Special… devo recuperarlo in ogni caso! Vedo che si trova in dvd/Bluray, al prossimo ordine che faccio li aggiungo!

  2. hai ripescato davvero un signor film. lo rivedo sempre volentieri e considero la scena finale un piccolo capolavoro a sé. bellissima recensione 😀

    1. In realtà io ero partita che volevo parlare di Red, ma poi l’altra sera non me la sono sentita di veder morire un cane e così mi sono messa a cercare altro. E l’ho trovato per caso, non avevo idea fosse su Prime. La scena finale è un piccolo capolavoro, anche perché è orribilmente ambigua. Splendida.

  3. Ma il fatto che io abbia sempre creduto a Curtis, ci mancava solo che gli urlassi ” hallelujia fratello!”, dovrebbe farmi preoccupare? Diciamo che è un ‘opera di rara potenza sia per le immagini, che per la discesa nella solitudine, in una lucidissima follia. Shannon qui è memorabile e la Chastain dimostra che dovrebbero farla lavorare più spesso, bravissima.

    1. Ma no, la mentalità apocalittica a volte è solo prudenza 😀

  4. L’avevo visto circa 10 anni fa in streaming e non mi era rimasto molto impresso, la tua bella recensione ha riacceso in me la voglia di riguardarlo!!

  5. Anch’io visto su Prime pochi mesi fa, d’accordo con la tua recensione, unica cosa che vorrei aggiungere, per chi si appresta alla visione, è che non è un film per tutti i palati, horror/thriller psicologico d’autore, da vedere se veramente interessati, non aspettatevi grandi balzi ma atmosfere pesanti, non da guardare superficialmente.

    Attendo recensione di the lighthouse, altro film abbastanza particolare

    1. The Lighthouse è stato recensito l’anno scorso 😉

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Credo sia praticamente impossibile rivedere oggi un film non facile come Take Shelter con gli stessi medesimi occhi di dieci anni fa, complice questa cazzo di pandemia che va ad aggiungersi a due lustri di vita in più sul groppone (magari già di per sé non sempre così esaltanti, anzi), ed è quindi comprensibilissimo come nei confronti dei protagonisti principali venga a crearsi quell’empatia assente -o presente ma in misura minore- ai tempi… tenendo anche conto della sofferta credibilità data da Shannon e Chastain (in forma smagliante) ai loro personaggi.
    P.S. Non è solo Take Shelter a compiere la bellezza di 10 anni: proprio in questo 2021 li compio pure io, sul blog… essendoci arrivato appunto nel 2011 😉

  7. il film lo vedro’…ma Prime non merita di essere considerato un cestone di DVD in svendita…cito solo qualche titolo…Offspring, The Woman, Reazione a catena, Sei donne per l’assassino, Ex-Drummer…titoli da ‘cultori’, che Netflix se li sogna…in particolare Ex-Drummer lo cercavo da tempo…poi, ok, me lo aspettavo meglio, ma per dire che se si ha voglia di cercare, ci si trovano vere e proprie ‘perle’…quando ho visto The Woman in catalogo, ho fatto una standing ovation da solo davanti al televisore, da tso…

    1. Cestone nel senso che, per trovare delle cose ottime, devi rovistare parecchio, perché i film sono buttati dentro proprio come se fosse un vecchio cestone dei DVD.
      Se non pensassi che la qualità del catalogo Prime è alta, non ci sprecherei dei post, non ti pare?

  8. ok, ho capito e hai ragione. La tua metafora del cestone ci sta. E’ che bisogna rovistarci parecchio per capire che non ha necessariamente un’accezione negativa.

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