Prima (?) infornata di pillole per la spooky season

Ottobre è il nostro mese, e con nostro intendo di tutti quelli che si nutrono di horror, ma è anche una faticaccia, perché bisogna star dietro alla miriade di uscite che piovono in testa agli appassionati lungo tutto il corso del mese. Per ovviare all’inconveniente, ho deciso di fare due infornate di pillole: una adesso, la seconda proprio alla vigilia di Halloween. Ma come sempre non sono sicura che il progetto andrà in porto, ergo il punto interrogativo tra parentesi nel titolo è d’uopo. Può darsi che questo post rimanga un caso isolato, può darsi che ne arriverà un secondo, può anche darsi che vorrò ripetere l’esperimento in periodi più o meno affollati. Chi lo sa. Lasciamo un velo di mistero sul futuro, che qui non sono neanche sicura di cosa combinerò tra un paio d’ore.
Detto ciò, andiamo a incominciare.

Colei che vedete nella foto è, se per caso non l’aveste riconosciuta da soli, Adrienne King, in una delle sue rarissime apparizioni su schermo dopo il secondo capitolo di Venerdì XIII. Non so come abbia fatto il regista Barry Jay a convincerla; forse dicendole che era in buona compagnia insieme a P.J. Soles. Ma io sono una maleducata perché ancora non vi ho detto il titolo del film: si tratta di Killer Therapy, noto anche come “tutto ciò che Joker avrebbe dovuto essere e non è stato”, soltanto che è un horror indipendente e quindi figuriamoci se qualcuno lo caga.
Di solito, quando mi capita di vedere queste riunioni di facce note degli anni ’80 (c’è anche Thom Mathews) giro a largo perché certe operazioni sono spesso frutto di miseria, squallore e necessità impellente di pagare le bollette capitalizzando sulla nostalgia. Solo che, nel caso specifico, l’idea di un ragazzino con disturbi mentali che si va a vendicare di tutti i suoi terapisti era abbastanza folle da solleticare la mia curiosità. Mi aspettavo una commedia horror, e invece mi sono trovata di fronte a un dramma straziante che mette seriamente a disagio. Tutte le vecchie glorie impiegate non sono lì per segnare i punti citazione, ma hanno dei ruoli ben precisi e funzionali a una storia molto ben scritta, diretta e recitata. KIller Therapy è un film con zanne e artigli, e vi assicuro che morde, quindi non guardatelo a cuor leggero, mi raccomando.

Alleggeriamoci un po’, sempre relativamente parlando, con il britannico The Owners, tratto dal fumetto belga Une Nuit de Pleine Lune, e con protagonista Maisie Williams.
È un home invasion al contrario, dove quello che sembra un colpo facilissimo, rapinare la villa di due anziani e inoffensivi coniugi, si trasforma in un incubo senza via d’uscita.
Tre piccoli delinquenti, più la fidanzata incinta di uno di loro capitata lì per caso, si introducono nell’abitazione del medico di un paesuncolo sperduto nella campagna inglese. Pare ci sia una cassaforte da qualche parte, e l’idea è quella di scassinarla mentre i due proprietari sono fuori casa e poi filarsela coi soldi per cambiare vita.
Solo che gli owners del titolo tornano a casa in anticipo, la situazione degenera e i ruoli si invertono. Ora sono i due vecchietti che tengono prigionieri i ladri.
The Owners è un piccolo, violentissimo thriller da camera, che può vantare un’interpretazione di altissimo livello da parte di Williams, impegnata a scrollarsi di dosso in fretta e furia il rischio di type casting con ruoli non convenzionali. E possiamo dire che, se continua su questa strada, ci riuscirà di sicuro.

Restiamo in Inghilterra, ma caliamo di budget e inoltriamoci nel sottobosco delle produzioni indipendenti fatte senza una lira. È stato uno dei più frequenti e fedeli lettori di questo blog, Blissard, a consigliarmi la visione di Hosts, da non confondere con Host, di cui abbiamo parlato in un’edizione precedente delle Pillole. Ora io non so davvero se ringraziarlo o maledirlo, perché questo minuscolo film è capace di rovinare anche la più solare delle giornate. Hosts mette in scena la sistematica distruzione del nucleo familiare borghese, ed è un film demoniaco, ma molto atipico, che gioca con le aspettative dello spettatore sin dal titolo: racconta di una cena natalizia che va a finire nel peggiore dei modi, ma non posso e non voglio proseguire oltre nel dirvi ciò che accade, soprattutto in una certa sequenza a tavola, perché io sono saltata fino al soffitto e mi pare giusto che anche voi subiate lo stesso destino.
Hosts è uno di quei casi in cui la povertà nella realizzazione aiuta invece di ostacolare la resa finale. L’atmosfera livida e malaticcia, la qualità un po’ altalenante delle immagini, gli interni marroncini e squallidi, tutto concorre a chiudere l’ignaro spettatore in una cappa soffocante. I due registi esordienti, Richard Oakes e Adam Leader fanno un gran lavoro col poco a disposizione, e confezionano un film minuscolo, ma di grande impatto emotivo.

Chiudiamo con un film diretto dal produttore esecutivo, nonché regista di parecchi episodi, di Z Nation e Black Summer: John Hyams adatta in lingua inglese un film svedese del 2011 in cui una giovane donna con un recente lutto sul groppone, parte per un viaggio in auto di quattro giorni portandosi dietro tutti i suoi averi. Lungo la strada, incontra uno strano individuo alla guida di un SUV che prima comincia a seguirla dappertutto e poi la rapisce e la rinchiude in una casupola isolata in mezzo ai boschi.
Alone, questo il titolo del film, è un brillantissimo esempio di economia narrativa, nonché di minimalismo estremo applicato al survival. Quasi privo di commento musicale, capace di restituire il ritratto di un assassino spietato e misogino con poche pennellate e senza far ricorso a scene di violenza esplicita, fa della linearità e anche della prevedibilità della sua trama i suoi punti di forza. Si tratta quasi di un saggio accademico sulla costruzione della tensione; è semplice, diretto, sempre efficace. Offre le informazioni strettamente necessarie, non indugia nel passato dei due personaggi principali ma riesce a dirci parecchie cose di loro in un paio di scene, ed è elementare anche per quanto riguarda il lavoro della macchina da presa.  Ma è proprio per questo che funziona e ti incolla col sedere alla poltrona di casa. Certo, i cercatori dell’originalità a tutti i costi non ne saranno poi così deliziati, ma il parere della vostra affezionatissima è che Alone è un film a tanto così dalla perfezione. Perché non si perde mai, tutto ciò che accade è strettamente necessario e non esistono un solo dialogo o una sola inquadratura superflui. Come bonus, tutta la sequenza finale ambientata in una specie di palude di fango, è da applausi a scena aperta, sia per messa in scena che per idee narrative.
E insomma, Alone, per ora è una delle più grosse sorprese dell’autunno 2020.

La prima infornata termina qui. Nella speranza che la seconda ci sia davvero e non sia soltanto la mia ennesima, vana promessa, vi auguro buona visione e, se avete consigli di visione per le Pillole, fatevi avanti!

11 commenti

  1. mi ispirano tutti 😀 l’unico che avevo già messo in lista era “the owners”, gli altri non li conoscevo proprio. bene, via con i recuperi! 😀

    1. Star dietro a tutto in questo periodo è complicato: escono horror a carrettate e distinguere anche tra la spazzatura e le cose pregevoli è un altro problema non da poco.
      Ma stiamo qui apposta, al vostro servizio! 😀

  2. Ma come faccio a stare dietro a tutto?
    Alone era già in lista, gli altri non li conoscevo ma metto in lista pure quelli. Io sto aspettando Bad Hair a fine mese e vorrei capire com’è il Books of Blood uscito la settimana scorsa!

    1. Non me lo dire: io sto impazzendo, tanto che ho deciso di lasciare momentaneamente fuori Welcome to the Blumhouse per dare priorità a roba un po’ più oscura e indie.
      Books of Blood comunque me lo sparo stasera 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Un trekkiano di lungo corso come Brannon Braga alle prese nientemeno che Clive Barker: confesso che il risultato di quest’incontro mi incuriosisce assai 😉
        Riguardo alle pillole proposte mi viene di dare la precedenza a Killer Therapy, con quella sua reunion di volti noti anni ’80 qui non ridotta al rango di semplice tappezzeria, congiuntamente all’aver saputo trasformare in qualcosa di assai seriamente e umanamente drammatico (a ulteriore riprova di quanto il genere sappia sbatterti in faccia tutto il rimosso della società, come detto e ribadito la volta scorsa) quello che sulla carta sembrava ridursi a una squinternata commedia horror…

  3. Blissard · · Rispondi

    Viva le pillole di Halloween! (e grazie per la citazione 🙂 )
    Ti ho chiesto di Hosts perchè è uno di quei film che, a fine visione, ho amato e odiato a intermittenza per qualche giorno, tante cose strambe e irritanti ma anche momenti che sono autentiche catastrofi psichiche. Ad oggi posso solo dirti che mi è piaciuto, ma sul “quanto” ancora non mi so decidere.
    Gli altri li ho recuperati ma non ancora visti, mi intrigano tutti.
    A questo punto spero fortemente in una seconda puntata pillolica a breve 😉

    1. È irritante, perché è marcio.
      Ma anche perché prima della scena a tavola (che io ancora me la sogno la notte) ci sono una quindicina di minuti assolutamente inutili che se li tagliavi facevi un favore al mondo. E poi va avanti così, a intermittenza. Ma è micidiale lo stesso.

  4. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Grazie al solito. La trama di The Owners mi ricorda qualcosa…qualcosa con un padrone di casa cieco…

    1. Eh sì, lo ricorda abbastanza, solo che qui ci sono problematiche diverse e anche un differente grado di pericolosità.
      Ma non voglio rovinarti le sorprese 😀

  5. piccola fdm personale.
    Guardavo Alone e pensavo “Ma questo che interpreta Jesse perché fa il cosplay di Nicolas Cage?… Ah!”

    1. (sì, dimenticavo che la fdm è doppia, perché ho sbagliato film, quindi ne ho visti due.)

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