Auguri, saluti, bilanci e film bellissimi

Ieri ve l’avevo detto nei commenti che gli auguri erano un po’ prematuri, perché, al solito, l’ultimo post dell’anno su IlGiornodegliZombi è dedicato a stilare un bilancio cinematografico dei 365 giorni trascorsi, faccenda non semplice da quando ho eliminato la pratica delle classifiche e ho preferito affrontare l’argomento in maniera un po’ più ragionata.
Sì, so anche io che il 2019 non chiude soltanto un anno, ma anche un decennio: ci sto lavorando e spero che la sorpresa che ho in serbo per voi sia pronta la prossima settimana, al massimo, proprio a voler essere pessimisti, il 7. Chiedo perdono, ma è un carico di lavoro enorme.
Tornando a noi, e occupandoci soltanto degli ultimi 12 mesi, vi sparo subito i miei tre film preferiti, in ordine sparso e tutti allo stesso livello, a prescindere dal genere di appartenenza: Parasite, The Nightingale e Ritratto della Giovane in Fiamme, che ho visto in sala il 20 dicembre e si è mangiato almeno una decina di altri film visti in precedenza, scalzandoli dal podio a gomitate. Soltanto uno di essi può essere definito in parte un horror, e bisogna, come la sottoscritta, avere una concezione di cinema dell’orrore molto ampia per farcelo rientrare. Questo a dimostrazione del fatto che non sono monotematica. Per gli amanti del cinema è stato, senza rischiare iperboli, un anno incredibile, da incorniciare, quasi troppo bello per essere vero. Non sono mancate, ovviamente, le ciofeche (qualcuno ha detto Joker?), e non sono mancate le polemiche (qualcuno ha ridetto Joker?), ma fossero tutti così, gli anni, e potremmo quasi convincerci di essere morti e di essere finiti in paradiso.

Per quanto riguarda l’horror in senso stretto, pure lì c’è da mettersi a saltare di gioia: a parte il ritorno in massa dei grandi autori che, negli ultimi cinque o sei anni, hanno contribuito a ridefinire il genere, abbiamo assistito a esordi, conferme, grandi sorprese e, soprattutto, abbiamo avuto la possibilità di vedere in sala il 90% dei migliori horror del 2019, segno che persino la nostra distribuzione si sta rendendo conto di quanto sia remunerativo puntare sul cinema della paura e sulle sue varie e stratificate diramazioni. Certo, dispiace per The Nightingale e per The Lighthouse, che temo non vedranno una sala italiana neanche col lanternino, ma almeno la soddisfazione di sedermi al buio di fronte a un film come Midsommar l’ho avuta, e non posso lamentarmi più di tanto. Poteva andare peggio.
A differenza del 2018, non ho avuto cocenti delusioni da opere da cui mi aspettavo molto; è successo semmai il contrario, ovvero ho apprezzato, anche più del dovuto, film su cui non avrei scommesso una lira. Forse ho visto meno horror rispetto agli anni passati, ma perché sto diventando sempre più selettiva (il tempo si restringe) e forse sto cominciando a saper fiutare una porcheria solo guardando la locandina. In compenso ne ha giovato la qualità complessiva.

Andrebbe poi fatto un discorsetto a parte sugli incassi, perché la tendenza, riscontrabile numeri alla mano negli ultimi cinque o sei anni, dell’horror come genere a colpo sicuro, non è più così solida: Doctor Sleep si è comportato molto male al botteghino, e se il Warrenverse, con due film all’attivo nel 2019, continua a fare sfracelli, la Blumhouse è un po’ appannata e il suo prodotto di punta dell’anno, il remake di Black Christmas, è stato un bagno di sangue, e non in accezione positiva. Ecco, su Black Christmas anche bisognerebbe spendere due parole, ma poi mi dicono che la butto in politica e mi accusano di essere femminista (grazie, comunque, è un complimento). Sono tuttavia un po’ preoccupata perché l’infezione dell’imbecillità, quella che insomma tiene in pugno il fandom di Star Wars da parecchio tempo, pare volersi espandere anche tra gli appassionati di horror, e questa è una cosa che mi fa paura più di ogni killer mascherato, fantasma vendicativo o entità demoniaca.
Ma cerchiamo di chiudere su una nota positiva: va ancora tutto bene, il prossimo anno, con il seguito di Halloween, la Blumhouse tornerà a brillare; è atteso il terzo capitolo di The Conjuring e sono sicura che le sale si riempiranno come al solito, facendo tirare a noi tutti un sospiro di sollievo.

E ora, il momento che tutti stavate aspettando: l’elenco, in ordine sparso, dei film horror che ho amato di più quest’anno. Come di consueto, sarà un elenco il più sintetico possibile e, alla fine, vi dirò il film del mio cuore, anche se credo l’abbiate già intuito. Procediamo:

Suspiria, Regia di Luca Guadagnino: ricordo ancora lo stato di shock in cui mi sono trovata alla fine dei titoli di coda, e la tensione quasi insopportabile che mi ha accompagnata per oltre le due ore di durata, tanto da avere tutti i muscoli contratti. Suspiria non può essere definito un remake vero e proprio, perché del film di Argento porta soltanto il titolo, i nomi dei personaggi, e una bozza di ambientazione. Il resto, che è poi la ciccia del film, è completamente nuovo, quindi c’è poco da fare i fan imbronciati. Per una volta tanto, mi vedo costretta a usare una frase da cinefila dell’internet: non è un film, è un’esperienza.

Assassination Nation, Regia di Sam Levinson: esordio da mascella slogata per il figlio di Barry che, prima di spaccare il mondo con Euphoria, gira l’unico grande, vero film generazionale del 2019. Una caccia alle streghe contemporanea, spesso volutamente condotta come una farsa, ma che tra un’esagerazione e l’altra, tra un piano sequenza e l’altro, tra un’accelerazione e l’altra, nasconde un nucleo di verità profondo e dolorosissimo. Credo anche che abbia uno dei più bei monologhi dell’anno. A completare il quadro, un quartetto di attrici giovani tutte in gamba e destinate a grandi cose.

The Hole in the Ground, Regia di Lee Cronin: altro giro, altro esordio, solo che questa volta ce ne andiamo in Irlanda, ci sediamo sulle ginocchia dell’Irish Film Board e ci godiamo un bel po’ di folk horror e di dramma familiare a base di changeling e bimbetti incarogniti. Il 2019 ha visto tornare alla ribalta il mito del ragazzino malvagio che si rivolta contro il mondo adulto. Anche qui si nota lo spettro di un conflitto generazionale sempre più aspro, ma The Hole in the Ground è quello che fa il suo lavoro molto meglio di altri film sul tema usciti nel corso dell’anno. E poi fa paura, ma paura per davvero.

Us, Regia di Jordan Peele: qui invece abbiamo la bellissima conferma di un regista che già aveva fatto faville al suo primo film, portandosi addirittura a casa un Oscar per la miglior sceneggiatura originale, e che alla sua opera seconda alza il tiro e, oltre a dare lezioni di messa in scena e di gestione della tensione a mezzo mondo, prosegue, approfondendola, la sua personale e dettagliata riscrittura della storia americana, dando tuttavia una dimensione più universale al racconto rispetto al precedente Get Out. Tanto amore per Lupita, sempre, che qui si esibisce in un doppio ruolo da applausi a scena aperta.

Brightburn, Regia di David Yarovesky: divertentissima e sanguinosa variazione sul tema del cinema supereroistico, con un omologo di Superman dodicenne e psicopatico onnipotente. È un b movie orgoglioso di essere tale, che non si ferma davanti a niente, costato due lire, ma girato (e questo, credo, grazie alla presenza di James Gunn alla produzione) come se fosse un blockbuster da non si sa quanti milioni di dollari. Magnifico esempio di economia narrativa, credo sia destinato a diventare un piccolo cult, in futuro.

The Perfection, Regia di Richard Shepard: a maggio, era il mio horror dell’anno. Poi sono arrivati altri film che ne hanno un po’ appannato il ricordo, ma oggi, scavando nella memoria, sono qui a rinnovare tutto il mio entusiasmo per questo film camaleontico, che cambia pelle cinque o sei volte nel corso di un’ora e mezza, e riserva tanti di quei colpi di scena da lasciare sbigottiti; quello che sembra, sulle prime, un classico, e anche un po’ stereotipato racconto di rivalità femminile, è in realtà tutt’altro. Unico film Netflix (non prodotto, solo distribuito) in lista, ma vale da solo il prezzo dell’abbonamento.

Midsommar, Regia di Ari Aster: lo possiamo dire che l’horror d’autore, quest’anno ha fatto faville, o si offende qualcuno? Midsommar è stato, per molti critici, il film dell’anno, a prescindere dal genere, e io comprendo pienamente la loro posizione, perché è semplicemente grande cinema. Capisco persino quelli a cui non è piaciuto, per carità: è un film troppo personale e intimo, richiede una capacità di lasciarsi andare alla suggestione che non tutti possiedono. Ma prego tutti di dargli una seconda (e anche una terza) possibilità. Ne vale la pena, credetemi.

Crawl, Regia di Alexandre Aja: passando ai film a cui non avrei dato una lira, e invece, maledetti loro, mi hanno spinta a rivedere molte delle mie convinzioni, ecco a voi Alexandre Aja che finalmente ne azzecca una, e noi lo celebriamo come merita. Alligatori affamati e inferociti irrompono in una casa dove sono bloccati una padre e una figlia causa tempesta. Cosa potrebbe andare storto? Niente, e infatti fila tutto via liscio per 90 minuti di enorme divertimento.

In Fabric, Regia di Peter Strickland: tra tutti i film presenti in questa lista, In Fabric è il più bizzarro, quello più complicato da definire, ma anche uno dei più affascinanti, proprio per la sua capacità di sfuggire alle definizioni. Innanzitutto ha l’apparenza di un horror a episodi, incentrato su un abito maledetto che causa la morte di chi lo acquista. Al centro della vicenda c’è uno stranissimo negozio gestito come un culto religioso, e i vari personaggi che varcano la sua soglia hanno un tremendo destino condiviso. Ma a descriverlo così non gli si rende giustizia. Dovete guardarlo, e basta.

IT-Capitolo Due, Regia di Andy Muschietti: lo so, fa strano trovare qui il film che tutti metteranno tra i peggiori dell’anno. Ma io, lo sapete, non ho alcun problema ad ammettere di essere una persona di cattivo gusto, e lo piazzo tra i migliori. Non mi va di ricominciare una polemica che dura da più di due anni. Dico solo che, per la sottoscritta, è un adattamento coraggioso ed efficace, ed è tutto ciò che potevo desiderare.

The Furies, Regia di Tony D’Aquino: dovreste saperlo, perché vi ho fatto due palle così, ma The Furies è stata la cotta cinematografica più violenta dell’anno. Sempre perché sono un individuo rozzo e ineducato, non potevo non innamorarmi di un film rozzo e ineducato come me, che oltretutto strilla Australia da ogni fotogramma. Non lo troverete in nessun’altra lista, questo è sicuro.

Ready or Not, Regia di Radio Silence: horror e lotta di classe. Ci ho messo un po’ a decidere se inserire questo o Satanic Panic, ma alla fine ha prevalso lo stile più controllato e la maggiore compattezza tecnica ed espressiva del collettivo Radio Silence. Anche perché, con una protagonista come Samara Weaving, con me hai gioco facile.

Doctor Sleep, Regia di Mike Flanagan: conciliare due visioni opposte come quella di Kubrick e King di una stessa storia è un’impresa che riesce soltanto ai grandissimi. Ma stiamo parlando di Flanagan, a cui sono riuscite impresa anche più complesse, anche se forse meno appariscenti e rischiose di questa. Ormai è una certezza: qualunque cosa tocchi, diventa oro.

Bliss, Regia di Joe Begos: tra le scuse da porgere per gli errori di valutazione compiuti in passato, un posto speciale lo occupano quelle rivolte a Begos. Non che Bliss mi abbia fatto rivalutare gli altri film da lui diretti, ma se giri una cosa del genere, io ti perdono tutto, persino The Mind’s Eye. I vampiri nel 2019 non sono stati troppo considerati, ma poi è arrivata la splendida Dezzy a portare alta la bandiera dei succhiasangue.

The Lighthouse, Regia di Robert Eggers: meno folgorante di The Witch (ma c’è chi ha apprezzato di più questo), forse vittima di uno sperimentalismo un po’ troppo fine a se stesso, nonché di un certo autocompiacimento, ma lo stesso un film di enorme valore, che arriva all’ultimo istante utile e chiude l’anno nel migliore dei modi.

The Nest, Regia di Roberto De Feo: infine, il film di cui abbiamo parlato ieri e su cui non ho molto da aggiungere, se non esplicitare la mia gioia per il solo fatto che esista, perché è giusto che, ogni tanto, una scintilla di speranza arrivi anche a queste latitudini.

C’è un’ultima cosa, prima di concludere con gli auguri di buon anno per tutti voi che, con tanta pazienza, mi leggete: l’horror del cuore, quello che svetta su tutti gli altri e, in una ipotetica classifica, si troverebbe al primo posto. Lo avrete intuito che si tratta di The Nightingale. Jennifer Kent, che tiene stretta la palma di autrice dell’horror del decennio senza rivali, si porta a casa anche quella per l’horror più bello dell’anno, anche se horror gli sta stretto e appartiene al genere solo fino a un certo punto. Anche questa volta, si tratta di una scelta non proprio ortodossa da parte mia, come è stato per The Final Girls o What Keeps You Alive, ma ve la dovete tenere.
E con questo, è davvero tutto. Vi faccio tutti gli auguri possibili e immaginabili, nella speranza che il 2020 sia, da un punto di vista cinematografico, anche più intenso del 2019.
Ci sentiamo tra qualche giorno.

23 commenti

  1. Alberto · ·

    Allora, non ho resistito e ho già visto The Nest (poco male, aprirò l’anno con The perfection). Mi ha conquistato minuto dopo minuto, e il colpo di scena finale ne ha ingigantito la bellezza. Certo anche tu un piccolo indizio l’avevi seminato nella recensione, per fortuna non ci ho fatto caso… Poi, hai nominato Orbetello, e immaginando che ci abiti o che sia molto vicino a dove abiti, ti faccio un regalo di capodanno. Se già non la conosci, e se ho capito qualcosa di te, ti piacerà.

    Dunque, dopo gli auguri in anticipo, ecco quelli tempestivi. Che sia un magnifico 2020 – inteso come doppio 2 a 0, naturalmente 🙂

    1. Ho cercato, alla disperata, di non fare spolier, ma forse mi sono lasciata prendere troppo la mano 😀
      Comunque non sono di Orbetello e non abito lì, mi piacerebbe da morire, e i miei hanno vissuto all’Argentario per molti anni. Ma adesso vado soltanto a passarci le vacanze e, purtroppo, vivo a Roma 😦

      Il video è meraviglioso, comunque, grazie! ❤

    2. Giuseppe · ·

      Ricambio tutto gli auguri possibili e immaginabili ❤
      Ah, e ovviamente avevo intuito all’istante quale primissima posizione potesse occupare The Nightingale nel tuo cuoricino… 😉👍
      P.S. Mmmh, quel piccolo indizio che hai seminato nella recensione di The Nest mi sa tanto che l’ho notato, ma dev’essere perché sono troppo attento ai dettagli (e non perché ti sei lasciata prendere la mano) 😜

      1. Sto diventando prevedibile 😀 😀
        Grazie per gli auguri, Giuseppe, e grazie per esserci stato un altro anno, sempre.

  2. Contraccambio gli auguri di buona fine e miglior principio. Dei tre campioni che citi, ho visto il solo Parasite, capolavoro assoluto, mentre mi mancano ancora gli atri due che avevo già messi nella lista dei film da non perdere: The Lighthouse per il regista che mi ha folgorato con il suo The witch, l’altro per un motivo più bischero: la locandina mi ricorda molto quella di Thelma, altro horror molto apprezzato. Ancora auguri ed una vagonata di buoni film, horror e non solo.

    1. The Lighthouse è ottimo, davvero. Secondo me non come The Witch, ma ottimo.
      Ti faccio tantissimi auguri anche io e spero di ritrovarti qui l’anno prossimo a commentare tanti film insieme 🙂

      1. Scoperto solo adesso che la regista di The Nightingale è la stessa di Babadook, ossia uno degli horror più belli degli ultimi anni. Santa polenta, se prima avevo voglia di vederlo, adesso non sto più nella pelle…

        1. Eh sì, il Babadook è, per quanto mi riguarda, l’horror del decennio.

  3. Blissard · ·

    Augurissimi a te, Lucia!
    (Ora mi hai messo un sacco di curiosità riguardo a cosa pensi di Black Christmas; piccolo spoiler: io l’ho trovato indecente)

    1. Tanti tanti auguri!
      Ecco, io Black Christmas non l’ho visto, perché da me non è mai uscito e non riesco neanche a trovarlo per vie traverse.
      Il mio discorso era a prescindere dalla qualità del film, e relativo al boicottaggio che ha subito negli USA da parte del pubblico maschile. Non appena sarò in grado di metterci le mani, ci scriverò di sicuro qualcosa sopra.

  4. Auguri Lucia…e grazie mille di tutto 😃👍

    1. Tanti auguri e grazie a te ❤

  5. Luca Bardovagni · ·

    Augurissimi. Sapevo che la Jenny Kent sarebbe stata la tua favorita il che aumenta il mio FURORE per non averlo ancora reperito. Ma son strasicuro che mi posso fidare per due motivi:
    1-Te.
    2-Babadook.
    P.s.-Quella maledetta di Lupita assomiglia in maniera inquietante a una mia ex-signora. Mannaggia lammerda a me che non mi so tenere i colpi di fortuna. Se non altro mi manda tanti auguri. Mi vien da sbronzarmi ogni volta che ci penso.
    Vabbè , mi vien da sbronzarmi lo stesso. Se non altro pare che sia felice e in salute, il che è quello che auguro a tutti/e coloro che mi han scaldato il cuore.
    Che il 2020 ci porti un sacco di buon horror in sala.

    1. Lupita è uno spledore, di attrice e di donna. E comunque, se le somiglia, sei stato fortunato, dai ❤
      Tanti auguri, e speriamo in tantissimo horror.

  6. Stefano69 · ·

    Un semplice ma sincero grazie per le tue recensioni, i tuoi consigli, le tue classifiche, le tue proposte… insomma, per tutto il lavoro stracolmo di passione che anche nel 2019 ci hai regalato! E un augurio di continuare così nel 2020 e oltre!
    Buon anno 😊

    1. Grazie a te. Se non ci foste voi qui a commentare e a leggere, parlerei da sola.
      Buon anno ❤

  7. Il gioco di stilare una lista e’ divertente e lo si prende come tale anche quando in fondo non se ne condividono molte scelte. Mi dicono lista e mi viene in mente il ragionier Ugo Fantozzi (per 50000 lire compero’ nell’ordine: una forchettina di plastica, un coltellino di plastica, uno stuzzicadenti di plastica, un bicchierino di plastica, un’ala di pollo… di plastica. E una mela bacata).
    Certo spiace un po’ non trovarci the wind, per me e’ stata la vera sorpresa dell’anno.

    Sono davvero nuovissimo di qui, ci arrivo su segnalazione di Altroquando e non posso esimermi dal farti i complimenti per il blog, spero di avere modo di pascolarci un poco.

    C.

  8. Grazie per un altro bellissimo anno, non smettere mai ❤️

    1. Grazie a te! ❤

  9. carlo rotolo · ·

    Ieri ho provato a lasciare un commento, fallendo a causa della mia inettitudine e della registrazione su wordpress che mi ha un po’ confuzo. Mi ripeto per sommi capi:
    – complimentissimi per il blog, spero di riuscire a partecipare un poco. Per quanto mi riguarda la passione per il cinema horror e’ davvero difficile da condividere e questo spazio sembra davvero offrire buoni spunti e occasioni di approfondimento.
    – Sono davvero nuovo di qui, ci arrivo tramite segnalazione di Filippo Altroquando (santo subito)
    – Le liste mi divertono sempre, hanno un aspetto giocoso e credo che non vadano prese troppo sul serio. In questo caso, al di la’ delle differenze di opinioni, mi spiace un po’ che the wind non vi abbia trovato spazio.
    C.
    ps: Buon anno, un po’ in ritardo : )

    1. carlo rotolo · ·

      Ok Lucia, sono ufficialmente un salame, per favore rimuovi uno dei due commenti, chiedo venia e mi cospargo il capo di cenere.

      C.

      1. Ma non preoccuparti! È che, quando commenti per la prima volta, vai dritto in moderazione e, fino a quando non lo approvo io, il commento non è visibile.
        Comunque benvenuto da queste parti e speriamo che la tua permanenza sia lunga.
        Su The Wind: è piaciuto molto anche a me, ma alla fine mi sono dovuta dare dei limiti, altrimenti i film erano davvero troppi.
        Insieme a The Wind, ci metterei anche Body at Brighton Rock, per esempio. Diciamo che si trovano nelle menzioni speciali

  10. Auguri anche a te Lucia, hai citato dei film molto belli, alcuni li devo ancora vedere, recupererò, Buon Anno 🙂

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