Ready or Not

Regia – Matt Bettinelli-Olphin, Tyler Gillet (2019)

I nomi dei registi di questo film non vi diranno niente, ma magari, se li chiamo Radio Silence, potrebbe risuonare un campanellino nella vostra memoria di appassionati: insieme al produttore e sceneggiatore Chad Vilella, il duo è parte del collettivo dietro al progetto V/H/S e a Southbound, oltre al pregevole film di possessioni demoniache uscito nel 2014 The Devil’s Due, l’esordio nel lungometraggio dei Radio Silence.
Questo, ovviamente, se bazzicate il sottobosco dell’horror indie americano e/o siete dei feticisti delle antologie. Vi rincoglionisco con questa serie di informazioni non richieste per una ragione molto semplice: Ready or Not è stato distribuito in sala in Italia, ed è una cosa che, fino a solo cinque o sei anni fa, sarebbe stata inconcepibile. E dico cinque o sei anni fa perché sono generosa: mi ricordo l’Halloween del 2017, quando per andare a vedere un horror in sala, l’unica alternativa presente era quella ciofeca di Saw: Legacy. Nell’anno del signore 2019, per ottobre, abbiamo invece l’imbarazzo della scelta, e possiamo persino andare a vedere, al cinema, il film di un collettivo di filmmaker che conosceremmo in sei in tutta Italia e senza alcun nome di richiamo nel cast (Samara Weaving, qui da noi, è del tutto ignota ai più). È un momento meraviglioso per essere vivi.

Poi sì, qualcuno obietterà che Ready or Not (non è per snobismo che non uso il titolo italiano, è che mi fa schifo, scusate) è più una commedia nera che un horror vero e proprio, ma evitando come dei paletti di uno slalom gli spoiler disseminati nel tentativo di definire il genere di appartenenza del film, posso dire che la componente soprannaturale, che non si saprà se realmente presente o soltanto frutto dell’immaginazione dei protagonisti fino ai tre minuti dalla fine, lo rende parte della grande famiglia degli horror demoniaci. Che poi faccia anche ridere, è un discorso a parte.
Ready or Not racconta della novella sposa Grace e del suo burrascoso ingresso nella ricchissima famiglia dei Le Domas: una vera e propria dinastia divenuta ricca con la produzione di giochi da tavolo. Dopo il matrimonio, Grace dovrà sottoporsi a un piccolo “rito di iniziazione” che qualunque nuovo membro della famiglia è costretto a superare; i Le Domas sono dei tradizionalisti, dopotutto. Il rito consiste nell’estrarre una carta da una stramba scatoletta e giocare al gioco che si troverà scritto sulla carta, che può essere un qualunque passatempo collettivo totalmente innocuo o, se la sfiga ha proprio deciso di baciarti sulla fronte, nascondino.

Perché il nascondino secondo i Le Domas è una cosa un po’ particolare, perché finisce con il malcapitato di turno braccato per tutta la notte nella magione di famiglia e macellato prima dell’alba. È raro che esca la carta del nascondino, ma quando esce, non si torna indietro: la povera Grace, da neo-moglie del rampollo più giovane del regno, diventa presto una preda, con l’intera famiglia a darle la caccia.
Ci sono dei motivi per cui Grace deve morire, ed è qui che entra in scena il soprannaturale: un vecchio patto con diavolo stipulato dal bisnonno Le Domas, che ha assicurato a tutti fortuna e denaro, al prezzo di dover sacrificare ogni tanto qualcuno, pena la distruzione dell’intera famiglia. Ma l’intelligenza del film sta nel tenerci nel dubbio fino all’ultimo. C’è davvero lo zampino di Satana dietro al successo e alla ricchezza dei Le Domas? Cosa comporterebbe la ribellione del marito di Grace alle regole? Quanto siamo davvero differenti, nonostante i nostri proclami, dalla nostra famiglia di origine?

Non so se vi siete resi conto che, a partire dall’exploit di Jordan Peele un paio di anni fa, l’horror si è rimesso a picchiare duro con la lotta di classe. Ovviamente, Ready or Not non ha la potenza di un Get Out o, ancora meglio, di un Us, però va a parare in una zona molto simile, ed è anche un film con una morale di fondo molto semplice e così chiara da risultare quasi didascalica: i ricchi sono dei bastardi psicopatici che si sono venduti l’anima e sarebbe giusto sterminarli senza pietà. Detto in maniera ancora più rudimentale, l’unico ricco buono è il ricco morto.
Non ha importanza se si fingono dei ribelli, se sembrano gentili, se si comportano come persone normali: i ricchi sono i veri licantropi, i versipellis che si sono fatti strada a botte di vittime innocenti sacrificate a un’entità invisibile cui devono tutto.
Non è che sto sovrainterpretando: i nostri amici Radio Silence sbattono in faccia al pubblico il messaggio di fondo del loro film con una certa insistenza. Che sia annegato in un mare di sangue e risate, è soltanto un valore aggiunto che colloca Ready or Not tra i più divertenti horror dell’anno.

È satira di grana grossa, non vuole indurre a riflessioni profonde sulla natura della nostra società o sul capitalismo; è solo un film tanto liberatorio quanto feroce, sorretto da una protagonista con cui si entra immediatamente in sintonia e da un gruppo di cattivi tanto pericolosi quanto disastrati nella loro conclamata incompetenza. Non funziona perché è sottile, funziona perché è catartico, perché nel dirci che i ricchi sono un branco di assassini senza pietà, ci dice anche che sono degli smidollati incapaci di tenere testa a una giovane donna priva persino delle caratteristiche tipiche del tropo della final girl.
Sono ricchi, sono spietati, sono anche molto stupidi.
E questo assunto è valido sia che il patto col diavolo abbia delle conseguenze reali sia che non le abbia: nel primo caso, la loro ricchezza è dovuta solo al loro essere votati al male, nel secondo, sono così pusillanimi da vivere nel terrore di un qualcosa che non esiste. Insomma, comunque la si veda, vengono coperti di ridicolo.

Ready or Not è un film che, dopo un’introduzione atta a presentarci i vari attori in campo e a darci tutte le informazioni necessarie al contesto, parte a razzo e non si ferma più. I due registi riescono, mantenendo le famose unità di luogo, tempo e azione tipiche dell’home invasion e dello slasher, a creare situazioni sempre differenti e a tenere la tensione a un livello costante; le gag comiche sono tante, quasi tutte molto efficaci, la nostra protagonista vestita di bianco perderà ogni residuo di purezza nel corso dei 95 minuti di durata, per terminare il suo arco narrativo ricoperta di sangue a schifezze assortite dalla testa ai piedi; nulla ci verrà risparmiato, tra decapitazioni, corpi spappolati, facce maciullate e un finale che è una vera e propria esplosione di sangue.
È anche un film ben diretto e ben fotografato: i Radio Silence abbandonano la fissa per macchina a mano e, con un budget decente a disposizione (6 milioni di dollari) mostrano anche di saper gestire una messa in scena elegante e variegata; i colori sono caldi, le riprese notturne in esterna bellissime.
Il consiglio è di vederlo in sala finché dura, perché è la piccola sorpesa di questo ricchissimo 2019 e, in mezzo a un’offerta così ampia, potrebbe andare smarrito. Non commettete l’errore di sottovalutarlo.

10 commenti

  1. Per citare Orson Welles:
    Q:”Perché i ricchi sono diversi?”
    A: “Perché hanno i soldi.”
    Credo che, visto il mix di orrore e satira, si possa anche vedere una diretta discendenza dal buon vecchio e mai abbastanza loda sto “Society”.

    1. Society era molto più intelligente e anche più corrosivo e arrabbiato di questo: i ricchi si nutrivano letteralmente delle altre classi sociali.
      ma, da un certo punto di vista, Society dava anche ai ricchi un potere maligno che questi mentecatti miliardari qui non hanno.

  2. Lorenzo · ·

    Che strano, proprio stanotte ho sognato qualcosa di simile ma senza lotte di classe, solo patti strani e sacrifici in famiglia.
    Vedrò di recuperare anche questo!

    1. Questo film ti assicura un enorme divertimento, vedrai!

  3. Beatrice La Tella · ·

    Non so perché ma a pelle riponevo tante speranze in questo film, adesso ci andrò carichissima!

    1. Io spero che rimanga in sala abbastanza a lungo. Se lo vai a vedere, fammi sapere!

  4. Ma bastava anche solo Southbound per convincerci tutti!

    1. Eh sì, Southbound era davvero bello!

  5. Giuseppe · ·

    Un sacco di ricchi bastardi che defungono in modi tutt’altro che placidi e sereni? Non male, non male (e, come se non bastasse, vedo nel cast anche l’adorabile Elyse “Stargate Universe” Levesque)! 😉

    1. Vederli morire male è fonte di grandissima soddisfazione, e sì, il cast è molto interessante 😉

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