Dieci Horror per un Anno: 2005

Io non lo so, deve esserci qualcosa nel numero cinque, perché sto rischiando di diventare ripetitiva e di dire ogni volta che l’esistenza di annate del genere ripaga noi appassionati di tanti buchi nell’acqua e di tante delusioni patite nel corso di momenti meno fortunati. La cosa buffa è che, esattamente come gli anni ’90, la prima decade del XXI secolo non è stata poi un momento di particolare esaltazione per noi, anzi, nella percezione generale, sembrava lecito parlare a ragion veduta di morte del genere.
Insomma, ci ricordiamo tutti il torture porn, l’ondata di orridi remake prodotti dalla Platinum Dunes, la mancanza di film da vedere in sala; sono memorie recenti, le abbiamo vissute: l’horror era spazzatura e non c’era niente che noi potessimo fare a riguardo.
E invece no, non del tutto, almeno. A posteriori, sono usciti dei film importantissimi.
Non mi azzardo a dire che abbiano gettato le fondamenta per l’abbondanza odierna, perché forse l’horror è cambiato di più nel giro degli ultimi cinque o sei anni che in tutti i decenni precedenti, ma si tratta di sicuro di opere con cui ci si confronta ancora adesso. E quindi andiamo a percorrere insieme il viale delle rimembranze e vediamo cosa si è salvato di quegli anni bui.

1. Naboer – Regia di Pål Sletaune (Uscito in Norvegia l’11 Marzo del 2005)

Cominciamo subito con un gran bel film norvegese sconosciuto qui da noi, ma con ottimi riscontri in patria, sia da parte del pubblico che della critica; in realtà, non è la primissima volta che incontriamo il regista Sletaune in queste classifiche: suo è anche Babycall, inserito nella lista del 2011, quindi possiamo dire di essergli parecchio affezionati. Ora, io non so se ricordate che, all’epoca, noi poveri disgraziati in cerca di un qualche horror o affine sulla soglia della decenza, scappavamo a gambe levate dalla produzione statunitense per rifugiarci in Europa. È proprio frugando tra gli horror europei che mi sono imbattuta in questa piccola perla, quando ero giovane e curiosa, e vi consiglio di fare altrettanto. Piccola curiosità: il film è stato vietato ai minori di 18 anni in Norvegia e questo “onore” è toccato solo ad altri sei film lì realizzati e distribuiti.

2. The Dark – Regia di John Fawcet  (Uscito in Canada il 15 Maggio del 2005)

Dalla Norvegia ci spostiamo in Canada, e andiamo a vedere cosa combinava il regista di Ginger Snaps, prima di passare definitivamente al piccolo schermo e lavorare lì in pianta stabile (ahinoi). Questo è uno dei pochissimi horror uscito ai tempi ad aver beneficiato di una buona distribuzione anche qui da noi. In altre parole, non è uscito ad agosto e in tre sale per sbaglio, ma è arrivato in Italia addirittura a giugno, anche se dell’anno successivo, ed è stato accompagnato persino da una campagna pubblicitaria abbastanza martellante. I motivi mi sono ignoti, ma so che la prima volta lo vidi al cinema e mi piacque così tanto che oggi il suo DVD se ne sta tra i preferiti negli scaffali della mia libreria e, ogni tanto, me lo rivedo con gran gusto. Certo, ha tutti i difettucci tipici dell’horror soprannaturale della prima metà del 2000, con quei brutti brutti effettacci in una CGI ancora tutta da perfezionare, ma ha anche un cast (Maria Bello e Sean Bean) in grande forma e una storia interessante e un’ambientazione da brivido. È tratto da un bel romanzo dell’autore inglese Simon Maginn, e se masticate l’inglese, su Amazon ve lo tirano letteralmente dietro a 4 euro.

3. La Terra dei Morti Viventi – Regia di George Romero (Uscito negli USA il 24 Giugno del 2005)

È un bene che sia il terzo film, così ci togliamo subito il dente: i detrattori de La Terra dei Morti Viventi possono accomodarsi fuori da qui, e non perché sono così insicura da non poter sostenere un’opinione contraria alla mia, ma perché l’accanimento su Romero, nel 2005, accusato di essere bollito e finito, fu una faccenda deprecabile e disgustosa di cui ci si dovrebbe vergognare.
Detto ciò, La Terra dei Morti Viventi è un magnifico film di zombie, che forse ha la pecca di diventare un po’ troppo didascalico nella sua parte politica, cosa che Romero aveva evitato anche nel più politico dei suoi film, ovvero Il Giorno degli Zombi.
Ma, a parte questo, il livello di gore è davvero estremo, l’intuizione dello zombie autocosciente, sì un’evoluzione di Bub, ma con una genesi molto diversa e più autonoma, ha praticamente fatto scuola per l’ondata di film dedicati ai morti che camminano dei quindici anni successivi, e alcune sequenze sono magistrali.
Se proprio volete attaccare Romero, fatelo per la sua produzione successiva, non per questo film.

4. The Descent – Regia di Neil Marshall (Uscito in UK l’8 Luglio del 2005)

Inizia qui la “tripletta infernale del luglio 2005”, che qui da noi non è stata percepita come tale, date le discrepanze con la distribuzione internazionale, ma altrove deve essere stata un gran bel vedere. Il primo del malefico trio è un film che, quando finalmente sbarcò anche da queste parti, suscitò una tale ondata di clamore da rendere impossibile parlare d’altro per almeno un paio d’anni. Erano tempi in cui i film avevano un’esistenza un po’ più lunga e non sparivano dalla memoria in un istante, sostituiti da altri fenomeni. Ma The Descent creò un certo scompiglio, con gente che fino al giorno prima portava il lutto, improvvisamente ringalluzzita come non succedeva dagli anni ’80. Fu anche una delle prime volte in cui ci si rese conto che il cinema horror poteva avere un vasto pubblico femminile, pronto a riconoscersi in donne relativamente normali.
E sì, ora ci arrivo: dopo tanto tempo passato a guardare omicidi fuori campo stile slasher anni ’90, arriva questo pazzo inglese e scoperchia crani, strappa occhi, espone ossa e immerge tutti nel sangue. Grazie, Neil, per averci salvato la vita.

5. La Casa del Diavolo – Regia di Rob Zombie (Uscito negli USA il 22 Luglio del 2005)

Parlare proprio oggi (mentre scrivo è mercoledì 9 ottobre) di questo film è come infliggermi da sola una coltellata al cuore, perché ho avuto la sfortuna di vedere 3 From Hell meno di 24 ore fa e ancora sono in serio imbarazzo, e perché Sid Haig, morto da pochi giorni, non meritava di finire la carriera in modo così indegno.
Ma se il presente di Rob Zombie è un bel cumulo di macerie sporche di merda, il passato è abbastanza glorioso. A volte basta un solo film per entrare nel novero delle leggende del genere e, nonostante nel caso di Zombie la benevolenza del fandom abbia fatto più danni che altro, non si può negare che The Devil’s Rejects (così lo chiamiamo col suo vero nome) sia un film leggendario.
Pensate: c’è stato un tempo in cui tutti consideravamo Zombie un regista pieno di talento e destinato a darci enormi soddisfazioni.

6. Wolf Creek – Regia di Greg McLean (Uscito in Australia il 23 Luglio del 2005)

Chi invece ha mantenuto tutte le promesse dell’esordio, e anzi, ha addirittura superato le aspettative, creando comunque un’icona fondamentale per l’horror moderno, è il buon Greg McLean, che chiude la tripletta infernale con il suo esordio Wolf Creek, il film che saluta in maniera definitiva la stagione degli slasher alla Scream e fa entrare l’horror in una nuova era, molto più cupa e oscura.
Mick Taylor è uno spauracchio da incubo, è il bogeyman del nuovo secolo, così attuale nel suo odio per tutto ciò che è diverso da lui, da poter rappresentare degnamente i nostri tempi e gli uomini che vi si aggirano.
Se lo guardaste per la prima volta nel 2019, stentereste a credere che si tratta di un film con quasi quindici anni sulle spalle, per come affronta certi temi. Poco fa accennavamo agli eccessi didascalici nel discorso politico di Romero; McLean gira un film che è assolutamente politico, ma lo fa senza alcuna necessità di spiegare o ribadire il perché. Sono le immagini a parlare.

7. The Skeleton Key – Regia di Iain Softley (Uscito in UK il 29 Luglio del 2005)

Dopo i tre film usciti uno dietro l’altro, tutto il resto della lista vi sembrerà per forza di cose in calando, ma non sottovalutate un horror ambizioso e ad alto budget come The Skeleton Key, perché di southern gothic non ce n’è mai abbastanza e perché, al netto dell’affollamento di facce note e di parecchi milioni spesi, la mentalità è quella dei B movie della RKO, ma con tonnellate di possibilità in più. Il film è infatti costellato di omaggi a Val Lewton e l’atmosfera sudaticcia e sempre piovosa, gli interni umidi e pieni di oggetti bizzarri, le scenografie folcloristiche, tutto rimanda a una concezione che era tipica di certo horror americano degli anni ’40. Dato che è un decennio ricordato così poco, un film come The Skeleton Key conviene tenerselo stretto. E poi, un crescendo così folle come quello del finale, quando pensate di ritrovarlo in un film horror che costa la bellezza di 43 milioni di dollari nel 2005.
Ah sì. nel secondo capitolo di IT, ovviamente.

8. Noroi – Regia di Kôji Shiraishi (Uscito in Giappone il 20 Agosto del 2005)

E ora un bel mockumentary dal Giappone, una cosetta leggera, per niente morbosa o spaventosa, adatta al divertimento di tutta la famiglia!
Noroi racconta di un regista scomparso mentre stava girando un documentario, e ci mostra i filmati ritrovati nella sua telecamera, è un film molto lungo, dalla trama complessa e dal cast numericamente importante, tutte cose che vanno contro la forma usuale del found footage. Forse è per questo che lo apprezzo così tanto, o forse è perché mi ha messo una paura fottuta, non saprei scegliere. È anche inusuale rispetto al classico J-Horror, se proprio vogliamo dirla tutta, di solito legato alla presenza di uno spirito vendicativo o a una maledizione. Non che qui manchi la componente soprannaturale, per carità, come non manca la nozione di spiriti incazzati, ma è tutto molto più stratificato di così e, se non prestate attenzione ai dettagli, rischiate addirittura di perdervi.
Continuando a farvela addosso dalla paura, logico.

9. Cry Wolf – Regia di Jeff Wadlow (Uscito negli USA il 15 Settembre del 2005)

A parte l’adattamento italiano da profondo imbarazzo, la sfortuna di un film come Cry Wolf è quella di condividere l’estetica con gli slasher anni ’90, ma di aver anticipato in un modo quasi profetico tutta una serie di temi destinati a diventare attuali molto, troppo tempo dopo la sua uscita. Il risultato è che parla di cose che, nel 2005, interessavano ancora poca gente, e ne parla con uno stile, e soprattutto con degli strumenti tecnologici, parecchio datati, così che sembra sempre fuori dal tempo.
Resta comunque il primo horror (o addirittura il primo film in assoluto) a mettere al centro della scena una notizia falsa che diventa virale, e già per questo dovrebbe godere di ben altra considerazione.
Inoltre, funziona molto bene anche come meccanismo di giallo senza sangue e senza vittime, ha un paio di bei personaggi e una splendida Lindy Booth a fare la cattiva della situazione. Cosa volete di più?

10. Fragile: A Ghost Story – Regia di Jaume Balaguerò (Uscito in Spagna il 14 Ottobre del 2005)

Dell’importanza dell’horror spagnolo, in particolare dei fantasmi dell’horror spagnolo, ne abbiamo già discusso fino alla nausea, ma non mi pare (e perdonatemi se in quasi 10 anni mi dimentico qualcosa) di aver mai sottolineato abbastanza la sensibilità straordinaria di un regista come Balaguerò, che per molti sarà e resterà per sempre “quello di Rec”, ma io l’ho sempre preferito in una veste più lirica e sofferta.
E di sofferenza ce n’è tanta in questa fiaba macabra ambientata in un ospedale per bambini in via di chiusura, ma viene trattata con grande delicatezza e con parecchia partecipazione, quindi non risulta mai ricattatoria. La vicenda del fantasma poi, è allo stesso tempo carica di terrore e struggente come solo le grandi storie di spettri riescono a essere.
Ma questa è un’altra cosa che mi sono spesso trovata a ripetere, parlando di horror spagnolo. 11

17 commenti

  1. valeria · ·

    i numeri 4, 7, 8 e 10 sono favolosi. ho sempre avuto un posto speciale nel mio corazon per “the skeleton key”, lo riguardo spesso e ogni volta mi ipnotizza come se fosse la prima. di “the descent” ricordo ancora il salto sul divano con urlo incluso alla prima comparsa del mostro nella telecamera. credo di aver perso 10 anni di vita 😀 ora mi metto alla ricerca di “the dark”, ché con un cast simile non posso certo farmelo sfuggire 😀

    1. Guarda, io con The Dark (a parte il titolo che poteva essere un pochino meno scontato) sono di parte. Mi piacque tantissimo, ho comprato il dvd, sono innamorata di Maria Bello e credo che vada rivalutato. Poi fammi sapere cosa te ne è parso!

  2. A me il film di Romero è piaciuto molto per quel suo modo didascalico di esser politico. Perché veder che il messaggio è stato recepito anche dai bugiott, i testoni nell’antica lingua della brianza, mi ha fatto piacere. Un po’ come quella che viene chiamata retorica nei film di Spilby, lo sappiamo ma l’adoriamo lo stesso. The Descent ho il dvd, lo amo tantissimo. Capitolo Rob Zombie, mi vanto del fatto di non averlo mai amato sia come musicista che come regista. Però mi fai quel finale, con quella canzone, di quel gruppo, e vuoi che un southern man from north italy, come me non ti perdoni ogni cosa?
    Cry Wolf se è quello con Bon Jovi mi era piaciuto, molto interessante e ben fatto, pur essendo un prodotto medio, ma ad avercene così.
    Wolf Creek è un gran bel film, tu hai detto tutto quello che c’era da dire.
    Non ho mai visto, ma li devo recuperare, Skeleton Key, per la faccenda del southern gothic, e Fragile, perché gli horror spagnoli mi garbano.
    Invece non sapevo nulla di The Dark e il film norvegese, quale è la trama di questo ultimo?
    Ciao!

    1. Sì, alla fine lo so che lo scopo di Romero era quello di far arrivare il messaggio anche ai più bifolchi tra i suoi connazionali, quindi va benissimo così.
      Però resta un gran film dell’orrore, con il mitico Big Daddy che guida la rivoluzione del proletariato. Altro che Joker (scusa).

      1. Ahahaha, mi sa che ti scrivo di aver mangiato una torta salata scamorza e verze, mi risponderai: ottima, altro che Joker ❤ Vabbè per i prossimi tre mesi sarò pronto a questo ^_^

        1. No, davvero, ripensare a La Terra dei Morti Viventi e alla rivolta che va ad attaccare la zona dove si nascondono i ricchi, mi ha fatto pensare seriamente a Joker.
          Certo, il confronto è impietoso… 😀

  3. Blissard · ·

    Naboer lo ricordo molto sexy e polanskiano, ma a parte questo della trama non mi sovviene niente. Cry Wolf (con il suo orribile titolo italiano) lo vidi qualche anno fa una sera d’estate e non mi piacque granchè.
    Il resto è spettacolo puro.
    Romero che torna a graffiare dopo anni di esilio (poco) dorato, la new wave (Marshall, McLean, Zombi) ci va giù durissimo e Noroi ci regala uno dei pochissimi (3? 5?) mockumentary che riescono a fartela fare veramente sotto.
    Mi fa piacere che tu abbia citato due degli horror più ingiustamente dileggiati e dimenticati degli ultimi anni: Fragile riesce a coniugare la struttura da ghost story classica con suggestioni molto particolari (mi rimarrà sempre impresso il rumore metallico delle protesi…); l’idea alla base di The Skeleton Key è stata palesemente scopiazzata da Get Out ma a parte qualche horrorofilo un po’ nerd come noi non se ne è accorto nessuno.

    1. Ma infatti The Skeleton Key è il rovesciamento esatto di Get Out, solo che è uscito in un momento molto sbagliato per l’horror americano e quindi non ha fatto proprio una bella fine.
      Mi ricordo che qualche anno fa feci una maratona di film di fantasmi e ne vidi e rividi a decine. Fragile fu uno di quelli che, a una seconda visione, mi colpì anche più che alla prima.

  4. Di questi ho visto The skeleton key (che mi era piaciuto, ma avevo anche parecchi anni di meno e bastava uno scheletro danzante per attirarmi!) e The descent, questo invece a mio sentire davvero orribile… e non certo per i crani scoperchiati.

    1. E come mai non ti piacque The Descent?

      1. Onestamente l’ho trovato banalotto e noioso…

  5. Letizia · ·

    Ma quanto cavolo erano belli i reietti?
    Fa male al cuore pensare alla produzione odierna di Zombie.
    Wolf creek film che non posso non rivedere quando mi ricapita come The descent, con uno degli incipit più forti di sempre per me.
    Bravissima Lucia, ti leggo sempre con molto piacere anche se mi paleso poco.

    1. Ciao, Letizia!
      I Reietti erano meravigliosi e, quasi quindici anni dopo, prende una certa malinconia a pensare alla carriera di Zombie deragliata in questo modo.
      Grazie di aver commentato e grazie di leggermi.

      1. Giuseppe · ·

        Sì, c’è davvero stato un tempo in cui si credeva che Zombie avesse talento e capacità di riservarci sorprese negli anni a venire. Del resto, con cosette come La Casa del Diavolo perché mai avremmo dovuto pensarla diversamente, a metà anni duemila? E invece, poi… 😦
        Comunque, bando alla (comprensibile) malinconia a riguardo siamo in presenza di un’altra lista di tutto rispetto (The Descent, Wolf Creek e Fragile: A Ghost Story non potevano mancare), includendo ovviamente l’incompreso Zio George de La Terra dei Morti Viventi e il terrificante Noroi, che possiamo aggiungere di diritto alla ristretta schiera dei mockumentary davvero riusciti (tipo Lake Mungo, per intenderci). L’unico che mi manca sta lassù in prima posizione, e cioè il norvegese Naboer…

        1. Tra Noroi e Lake Mungo non so quale dei due mi abbia terrorizzata di più. Forse il secondo, ma solo perché lo sento più vicino alla mia sensibilità. Grandissimi film entrambi.

  6. Stefano69 · ·

    Mi fa piacere che tu abbia inserito nella lista The Skeleton Key, giusta riabilitazione di un film troppo schifato dagli snob.
    Restando nel 2005, che ne pensi di Road to L.? Io da lovecraftiano incallito ne sono sempre rimasto affascinato 🙂

    1. Penso che sia un film interessantissimo e, come dici tu, affascinante. Solo che quando hai tanti film di livello alto e solo dieci posti, qualcosina rimane sempre fuori. Però resta un bell’esempio di mockumentary.

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