Pillole per il vostro Halloween

Con questa immagine dalla pucciosità inaudita, entriamo nel vivo della programmazione di Halloween del blog: la mia intenzione è di fare due post di consigli di visioni per la notte del 31; il primo riguarderà film recenti, ed è quello che state per leggere; il secondo è una sorpresa, uscirà proprio il giorno di Halloween e sarà dedicato a una categoria di film molto particolare.
Ma intanto cerchiamo di smaltire un po’ di roba vista nel corso del solito, affollatissimo ottobre, con decine di horror che vengono dati in pasto al pubblico e poco tempo per recensirli tutti quanti.
Fate un bel respiro e preparatevi, perché ce n’è per tutti i gusti: fantasmi, serial killer, amici sull’orlo di una crisi di nervi, campi incolti con qualcosa che proprio non torna, e anche un bello scontro generazionale all’ultimo sangue, tanto per non farsi mancare niente.
La sosia di Giadina qui sopra vi augura buon divertimento e spera che consigli siano a voi graditi.

Chi mi legge da un po’ sa che seguo con grande interesse la carriera di Richard Bates Jr., un regista un po’ altalenante, capace di sfornare ottimi film come Excision e Trash Fire, ma anche cose francamente indifendibili come Suburban Gothic; con il suo quarto lavoro, Tone-Deaf, Bates Jr. gira una gradevole commedia horror, che cerca di parlare dell’insanabile frattura creatasi tra due generazioni, quella dei boomer e quella dei millennial. Ho detto cerca perché non sempre ci riesce, a volte gira un po’ a vuoto nel mettere in scena il conflitto, lasciando che entrambi i suoi protagonisti scivolino un po’ troppo nella caricatura. E tuttavia, un paio di intuizioni molto argute ci sono e, quando i personaggi escono dalla macchietta e diventano vivi e reali, i due attori danno il meglio di loro stessi, in particolare Robert Patrick, ottimo nell’impersonare un anziano serial killer alle prime armi con un odio malcelato nei confronti dei trentenni e un attaccamento nostalgico ai bei vecchi tempi.
Non ai livelli di Trash Fire, ma interessante nel declinare la guerra tra generazioni in una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Ideale per un Halloween da veri radical chic.

Altra commedia, ma del tutto priva di implicazioni politiche, è Deadtectives, esordio a basso budget del regista televisivo Tony West, e che vede il ritorno sullo schermo, in un ruolo purtroppo marginale, della bravissima protagonista di Bound to Vengeance, Tina Ivlev. Il film racconta della troupe di una serie tv a metà tra il reality e la docufiction, in cui un gruppo di sedicenti medium e cacciatori di spettri indaga su delle presunte infestazioni allo scopo di liberare edifici e persone dai fantasmi; ovviamente è tutto finto, è una gigantesca truffa ai danni di poveri sprovveduti, ed è anche un programma sull’orlo della cancellazione, perché gli ascolti latitano.
Come ultimo, disperato tentativo di risollevare le sorti dello show, tutta la troupe si reca in Messico, nella “magione più infestata del paese” e, dopo tanti anni passati a fregare il prossimo, si ritrova ad avere a che fare con dei fantasmi veri.
Deadtectives è tutto quello di cui avete bisogno per trascorrere una serata all’insegna dell’intrattenimento leggero, ma niente affatto sciocco; ha un bel cast corale e affiatato, dei tempi comici cronometrati a orologeria, dei personaggi a cui ci si affeziona e, a livello di scrittura, un’idea fortissima a metà film che poi ne condiziona tutto lo svolgimento. Divertente e spensierato, va bene per un Halloween da passare con chi non è proprio avvezzo all’horror, ma non si vuole perdere l’atmosfera della nottata.

Non poteva mancare la Blumhouse in questa carrellata, ma non la Blumhouse che conosciamo tutti quanti, quella degli horror fatti su misura di un pubblico molto giovane, bensì una parte meno appariscente della produzione sterminata di Jason Blum, basata su film che magari al cinema non ci arrivano neanche, hanno tematiche adulte e persino un’estetica differente a quella di solito automaticamente associata al prodotto medio Blumhouse: è il caso di questo Bloodline (primo lungometraggio del documentarista Henry Jacobson), che è riuscito a stupirmi non soltanto per delle soluzioni di messa in scena validissime e gratificanti per chi ha un minimo di senso del bello, ma anche per la scelta del protagonista, un Sean William Scott così bravo da stentare a crederci nel ruolo di uno psicologo scolastico che, come hobby, fa il serial killer di genitori violenti.
Con una trama che potrebbe ricordare Dexter, ma in realtà si muove in altre direzioni, e anzi, si interroga spesso su cosa significhi essere uomini e padri all’interno di un contesto sociale come quello che stiamo vivendo, Bloodline è un piccolo grande studio su un personaggio che deve uccidere per mantenersi funzionante; non un giustiziere, dunque, tantomeno un antieroe acclamato dalle masse. Un borghese piccolo piccolo che tende soltanto a una vita normale.
Per un Halloween illuminato al neon e accompagnato dai sintetizzatori. E per gli orfani di The Guest.

Nella vastissima offerta di horror presentata da Netflix per il mese di ottobre, si fa notare In The Tall Grass, e non solo perché è l’ennesima trasposizione da King (qui in coppia con il figlio Joe HIll), ma perché segna il ritorno alla regia di Vincenzo Natali, che un film non lo faceva dal 2013 e sono sicura che nessuno di voi se lo ricordi. Sono sicura che l’ultimo ricordo che avete di Natali è il fallimentare Spilce (2009), mentre tutti gli volete bene come colui che ha esordito con Cube.
Ora, Natali è uno abbastanza ossessivo e se si fissa su un concetto, ecco che te lo porta avanti per almeno quattro film; dal canto suo, il raccontino di circa 40 pagine di King e figlio ha una struttura e degli sviluppi buoni per un corto da 20 minuti, massimo.
E allora, che fare?
Trasformare quello che è un breve e micidiale esempio dell’orrore del quotidiano kinghiano (un campo con dell’erba alta proprio sul ciglio della strada che diventa un inferno) in un trip mentale di un’ora e quaranta. Se la cosa sia un pregio o un difetto, dovete giudicarlo voi. Io mi sono molto divertita ad assistere alle vicende di questo gruppetto di varia umanità disperso in un non luogo che si differenzia dal Cubo soltanto per la sua natura campestre. E poi c’è Patrick Wilson in una versione inedita che, da solo, vale l’abbonamento mensile a Netflix.
Da far vedere ad Halloween a chi vi rompe i coglioni con le gite fuori porta.

Il meglio si lascia sempre per ultimo e, anche se non lo definirei proprio un horror, Harpoon, del veterano delle produzioni indie Bob Grant, è il mio titolo preferito tra i cinque presenti in lista: si potrebbe dire che è un thriller psicologico sui rapporti di coppia e di amicizia, narrato coi toni della commedia nera. Racconta di una gita in barca che va a finire malissimo, e quindi è pure un po’ cinema degli abissi, nonostante si resti sempre in superficie e quasi sempre a bordo di un motoscafo in panne in mezzo all’oceano.
Tre attori, un’unica location, costi contenutissimi, ottime prove di recitazione e dialoghi scritti con grande intelligenza e acume.
Ci sono questi due amici d’infanzia che sono cresciuti insieme, ma segretamente si detestano, c’è la fidanzata di uno dei due, contesa tra i maschietti neanche fosse un trofeo per stabilire chi ha più successo nella vita, c’è un neanche troppo malcelato conflitto di classe tra il ricchissimo Richard e il poverissimo e sfigato Jay, e c’è il mare, che non perdona il minimo errore, che quando decide di prenderti, poi è quasi impossibile che ti lasci andare illeso; c’è l’arpione (anzi, il fucile subacqueo) del titolo, ma ha l’unico ruolo di innescare una reazione a catena di quelle che portano in un’unica direzione: la morte.
E, non preoccupatevi, perché c’è anche il gore, quanto ne volete, perché quando parte il gioco al massacro tra le due teste di cazzo non ci verrà risparmiato niente.
Per un Halloween da marinai d’acqua dolce.

8 commenti

  1. Blissard · ·

    Yeah! (come sai sono uno dei più addicted alle tue pillole)
    Ne conosco 3 su 5, quelli che non ho visto (Harpoon e Deadtectives) dalla tua descrizione mi ispirano assai.
    Perfettamente d’accordo su Tone-Deaf e Tall Grass, mi trovo invece assai dubbioso su Bloodline, che non mi è piaciuto per niente: mi è sembrato un pasticcio nel quale ironia e serietà si amalgamano malissimo, i luoghi comuni si mangiano letteralmente i pochi spunti interessanti (la questione della genitorialità non viene per niente approfondita, ad esempio) e la voglia di essere cool a ogni costo fa naufragare il film nella più completa inconsistenza. Poi Sean William Scott, ammirato da tantissimi, a me è sembrato monoespressivo in maniera quasi patologica, aridateci Stifler!

    1. Io non ci ho visto tanta ironia, in Bloodline. Mi è sembrato tutto molto serio.
      Se devo trovargli un difetto, che mi ha un po’ lasciato perplessa, è che l’estetica deve un po’ troppo a Refn, o a quello che ormai siamo abituati, dopo anni, ad associare a Refn. Anche il protagonista diretto in maniera tale da risultare poco espressivo è un’eredità di Drive, anche se discende poi da Walter Hill.

      1. Blissard · ·

        L’ironia dovrebbe scaturire dalla situazione oggettivamente paradossale – che non descrivo per evitare spoiler, però spero si capisca cosa intendo, già a riflettere sul titolo – ma al contrario tutto viene gestito con lo stesso tono freddo e serioso. Non posso considerarmi un ammiratore di Refn, tutt’altro, però devo ammettere che il suo stile figurativo è più ricco e d’impatto rispetto alla foschezza di Bloodline, e anche la sua mdp è più dinamica e gestita con più creatività; sulla capacità di far rendere al meglio i suoi attori sono amaramente d’accordo con te, non è il suo mestiere.

  2. Gargaros · ·

    Splice è uno dei miei film preferiti. Ma io ho il cuore tenero per le mostre carine, quindi non faccio testo.

    1. Splice l’ho rivisto da poco, perché l’ho beccato su Prime o Netflix (ora non ricordo) e ha delle intuizioni bellissime, ma secondo me non funziona con i personaggi “umani”.
      Dren è stupenda, questo è fuori questione.

      1. Giuseppe · ·

        Ah, sono d’accordissimo su Dren 😉 Devo dire però di non aver trovato poi così male nemmeno l’umanità presente nel film… E’ che Natali ha volato talmente alto con Cube da far sperare che ogni titolo successivo fosse al medesimo livello (e, obiettivamente parlando, non è il caso di Splice che pur ritengo un buon film), credo. Questa sua erba alta mi intriga parecchio, comunque, con misteri che pesano quanto una pietra 😉
        Proposte interessanti pure le altre, s’intende! Mi incuriosisce non poco Robert Patrick nel ruolo del serial killer “nostalgico”…
        P.S. Fai una carezza alla Giadina originale da parte mia ❤

        1. Giadina saluta e ringrazia ❤

  3. Ho adorato The Guest, potrei quindi scegliere Bloodline tra questi, ma tutti gli altri potrebbero interessarmi ugualmente 😉

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