The Domestics

 Regia – Mike P. Nelson (2018)

Davvero una cosetta gradevole questo esordio sul lungometraggio di un tuttofare del cinema indipendente con alle spalle tanti lavori come rumorista. The Domestics è un film che si trasforma in corsa: parte serissimo e, mentre avanza, la butta sempre più in caciara, fino ad assomigliare a un episodio gonfiato di Z Nation. Il che è un complimento, non una critica, sia chiaro.
È interessante proprio il modo in cui viene gestita questa progressione dall’attitudine sepolcrale tipica di moltissimo cinema post-apocalittico della prima parte, allo sfrenato cazzeggio a base di duelli western e roulette russa della seconda parte. Infatti, il film segue il processo di maturazione e cambiamento della sua protagonista, Nina (Kate Bosworth), che passa dall’essere niente più di una fanciulla in pericolo a una vera e propria guerriera sanguinaria. Ora, si tratta di una svolta del tutto priva di verosimiglianza, ma dato che il film ha iniziato a non prendersi seriamente almeno da un quarto d’ora, la si accetta senza problemi.
Dopotutto, quando ci hanno triturato le palle con l’apocalisse vista da ogni angolazione possibile, ha ancora senso approcciarla in maniera non satirica? A meno che non ti chiami Miller e non fai il Film del Secolo, logico.

La civiltà trova la sua fine quando il governo degli Stati Uniti decide di avvelenare tutti i suoi cittadini, spargendo dal cielo un gas tossico che uccide all’istante. Una minoranza, tuttavia, immune al veleno, rimane in vita e, dato che non sembra esserci nulla di meglio da fare, i sopravvissuti si riuniscono in bande rivali, dai nomi e dalle abitudini alquanto pittoresche: ci sono gli Sheets, che se ne vanno in giro con dei lenzuoli in testa come fossero spettri; i Gamblers, che scommettono su ogni cosa e, quando ti beccano, decidono se ucciderti all’istante o risparmiarti temporaneamente basandosi su una specie di ruota della fortuna; ci sono le Cherry, gruppi di assassine tutti al femminile, e altri simpatici antagonisti della coppia al centro della vicenda, Nina e Mark (Tyler Hoechlin), moglie e marito separati e vicinissimi al divorzio, pochi giorni prima dell’apocalisse.
Mark pensa che non esiste occasione migliore per recuperare un matrimonio in crisi, e così prende la macchina e accompagna Kate dai genitori (anche loro immuni) in quel di Milwaukee, attraversando un bel pezzo degli Stati Uniti messi a ferro e fuoco dalle varie gang.

A parte l’ovvio e scontato riferimento a Mad Max, The Domestics è più un omaggio a I Guerrieri della Notte su scala più ampia. C’è persino lo speaker radiofonico che ha più o meno la stessa funzione che aveva nel capolavoro di Walter Hill; si tratta, in fondo, di passare per un territorio pieno di nemici allo scopo di tornare a casa, e si tratta di affrontare uno a uno quei nemici, tutti fortemente caratterizzati da costumi, maschere, abitudini particolari.
Il legame tra i due protagonisti, e il fatto che The Domestics sia un road movie, potrebbero farvi scappare qualche paragone con The Road, ma siamo lontanissimi da quelle atmosfere plumbee e da quel lirismo: qui ci si gonfia di botte, ci si spara in faccia, si scappa a tutta velocità e, soprattutto, Nelson tiene un ritmo indiavolato per un’ora e quaranta minuti, senza pause, altrimenti uno potrebbe soffermarsi a riflettere sull’incoerenza di alcuni passaggi.

In tutto questo, Nelson pare divertirsi come un matto a mettere in scena bozzetti di vita quotidiana americana, come fossero delle oasi da preservare in un mondo ormai completamente stravolto (i domestics del titolo), e a rovesciarli mostrandone subito il lato oscuro. Di solito lo fa con delle belle esplosioni di violenza, forse un po’ limitate dal sangue aggiunto in post-produzione (sempre una cosa che mi fa abbassare il giudizio su un film di qualche punto) e dal budget che non permette di mostrare in campo alcuni dei dettagli più truculenti. Ma, a parte questo, non ci viene risparmiata nessuna nefandezza, e il contrasto con i tentativi reiterati da parte di Mark di rimettere in piedi un matrimonio in frantumi, che conducono ad alcuni momenti quasi da commedia romantica, non fa che accrescere il valore di un film che riesce a bilanciarsi alla perfezione, a fondere tanti elementi derivativi in un amalgama niente affatto banale.

Se i due personaggi principali (soprattutto Nina, e soprattutto nella seconda parte) fanno il loro e si caricano la storia sulle spalle, spiccano i personaggi di contorno, tutti caratteristici, sopra le righe, volutamente esasperati, dal padre di famiglia pronto a tutto per difendere i suoi, ma mantenendo le apparenze piccolo-borghesi, passando per redneck alla guida di un bulldozer (tenete d’occhio una meravigliosa esplosione dal vero sul finale), fino ad arrivare all’assassina interpretata da Sonoya Mizuno, che appare purtroppo in poche sequenze, non pronuncia neanche una parola, ma se non vi ruba il cuore siete delle brutte, brutte persone.

Nella massa informe di film di serie B apocalittici e post-apocalittici che questo momento di crisi generalizzata sta partorendo a getto continuo (tre soltanto su Netflix negli ultimi mesi), The Domestics spicca per un atteggiamento più scanzonato, che però si ferma sempre a pochi metri dal confine con la farsa. Alla fine, sembra davvero di assistere a una specie di spin-off di Z Nation, con le bande rivali al posto degli zombie e la stessa, identica modalità di mettere in scena personaggi che non si dimenticano.
Fateci un pensierino.

4 commenti

  1. Federico · ·

    Cercherò sicuramente di vederlo! La trasformazione in corsa mi fa tornare in mente Doomsday che mi era piaciuto tantissimo!

  2. giudappeso · ·

    Venduto! 😀

  3. The Butcher · ·

    Effetivamente sembra un film capace di intrattenere benissimo. Lo metto nella lista, mi hai incuriosito parecchio.

  4. Giuseppe · ·

    Una cosa alla Z Nation, eh? Sta bene anche a me, allora 😉

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