Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 26: Mirror Mirro

Regia – Marina Sargenti (1990)

Oggi è il giorno delle mean girls, che sono onnipresenti in ogni horror adolescenziale degno di chiamarsi tale. C’è davvero l’imbarazzo della scelta, ma io per una volta tanto, ho cercato di non essere troppo banale e sono andata a ripescare un vecchio DTV di inizio anni ’90, nonché un caso più unico che raro per il periodo: è diretto da una donna, una roba inaudita, un’eccezione che conferma la regola. Infatti non se lo cagarono poi in molti, Mirror Mirror, e anche oggi resta ignoto ai più, ed è un peccato, perché si tratta di un’ottima variazione sul tema dell’oggetto maledetto in salsa teen horror. È molto derivativo, ma anticipa anche un certo modo di raccontare le ragazze adolescenti che poi sarebbe diventato la norma nella seconda metà degli anni ’90, a partire da The Craft, per intenderci. Inoltre, non ho le prove, ma sono convinta che il nostro amico Flanagan abbia pensato a questo film quando ha scritto Oculus (e forse anche la serie di Carrie), quindi di spunti di riflessione ne abbiamo parecchi, oltre a mezza tonnellata di mean girls che rendono la vita impossibile alla nostra protagonista.

Che è una versione meno innocua e più incazzata di Lydia in Beetlejuice. Si chiama Megan ed è interpretata da Rainbow Harvest, meravigliosa fanciulla goth della quale si sono perse le tracce e si è sempre saputo pochissimo. Megan si trasferisce da Los Angeles con la mamma (non una a caso: Karen Black) in una piccola città dell’Iowa, dove il suo aspetto non conforme suscita subito frizzi e lazzi da parte delle altre ragazze della scuola. Ha perso da poco il padre ed è chiaramente una giovane donna che sta attraversando un momento molto difficile della sua vita. Nella nuova casa in cui va ad abitare c’è uno specchio, eredità dei vecchi proprietari, che Megan scopre essere in grado di esaudire i desideri. Ma, come l’horror ci insegna da secoli (e noi ci ostiniamo a non imparare), i desideri hanno sempre un prezzo, e la valuta corrente è il sangue.
Nonostante l’amicizia con una compagna di classe più gentile delle altre, e nonostante gli sforzi, per quanto maldestri, della madre, Megan si farà sedurre sempre di più dal potere dello specchio, e l’illusione di esercitare un qualsiasi tipo di controllo su di esso andrà presto in frantumi.

Oggetto maledetto, dicevamo: lo specchio di Mirror Mirror sembra un innocente oggetto d’antiquariato. Non ha neppure un aspetto particolarmente sinistro. È soltanto un vecchio arnese che non ne vuole sapere di lasciare la casa in cui si è piazzato sin dagli anni ’50, e in particolare la camera di Megan. Quando gli operai, pagati dall’antiquaria di zona (Yvonne De Carlo, un’altra non a caso) provano a portarlo via, lui se ne ritorna quatto quatto da dove era venuto, e si mette in attesa di una persona da conquistare.
È un’entità maligna che fa leva sulle insicurezze, sul senso di inadeguatezza e sulla rabbia delle sue vittime, trovando terreno fertile in Megan, sradicata dalla sua vecchia vita, in lutto per il padre, in conflitto con una madre che ci prova, ma non ha gli strumenti per capirla, e subito in difficoltà in ambiente scolastico che la rigetta per il suo aspetto esteriore, perché appare strana, fuori contesto, un’aliena precipitata lì da un altro pianeta. Una preda perfetta non solo per lo specchio, ma anche per le bulle della scuola. Ed ecco le nostre mean girls, spietate e crudeli più che mai. Ricche, ovviamente, protette da genitori influenti, libere di spadroneggiare nell’indifferenza generale dell’istituzione scolastica.

Come dicevo prima, il film, da bravo DTV, è derivativo e rubacchia qua e là un sacco di dettagli e snodi narrativi da opere più prestigiose di lui: oltre al già citato Beetlejuice per il look della protagonista, Carrie è la prima cosa che salta agli occhi, ma c’è anche tanto Nightmare on Elm Street, dato che all’inizio lo specchio entra in contatto con Megan tramite degli incubi spaventosi ed estremamente vividi; Wes Craven è anche molto presente nel modo di rappresentare la relazione dei ragazzi con il mondo degli adulti, assenti, distanti, che se non sono del tutto ininfluenti, sono dannosi. L’impressione è quella di mandrie di ragazzini cresciuti allo stato brado e abbandonati a loro stessi, sia in casa che fuori. E forse è pure meglio così, perché quando un adulto si azzarda a intervenire, fa più disastri di questi diciassettenni confusi e smarriti. Qualunque figura che rappresenti l’autorità è messa sotto una luce negativa, e anche quei pochi personaggi che non sono necessariamente cattivi non possiedono un minimo di capacità di comprendere quello che accade sotto i loro occhi.
In un contesto simile, il demone dentro lo specchio ha gioco molto facile.

Quando Megan comincia a desiderare la morte di chi le dà il tormento, il film diventa un horror sovrannaturale puro, con diversi omicidi molto spettacolari e anche qualche momento di sano raccapriccio. Marina Sargenti aveva evidentemente studiato alla scuola del Giallo italiano, e quindi ci va giù pesante con angolazioni dal basso, filtri blu, inquadrature sghembe, feroci zoomate, tutto però molto elegante, ricercato, pieno di stile. Non si ricerca il realismo, si ricerca il massimo effetto con il minimo sforzo di budget. Mirror Mirror è davvero bello, e ha almeno un paio di sequenze memorabili: la morte di una delle bulle nelle docce della scuola, con tutti i tubi che iniziano a spararle vapore bollente addosso, e il momento in cui lo specchio comincia a sanguinare e Megan lecca il sangue dalla sua superficie riflettente. A metà tra un videoclip goth di fine anni ’80 e una teen comedy alla Heathers, Mirror Mirror rappresenta un ponte tra due momenti, due estetiche, anche due modi di mettere in scena l’adolescenza nel cinema dell’orrore, quando le final girl “per bene” degli anni ’80 lasciano il posto a figure un po’ più sfaccettate e problematiche, come Megan, come Nancy, come le protagoniste di Jawbreaker.

È un piccolo film tutto da riscoprire, Mirror Mirror, pieno di fascino, una tragedia narrata con il ritmo e l’atmosfera di una fiaba nerissima. Potrebbe essere un perfetto accompagnamento per la serie di Carrie, per rendersi conto di quanto siano cambiate le cose in più di 30 anni, e quanto però molte dinamiche siano rimaste pressoché invariate. Megan vi resterà nel cuore, ve lo garantisco, e soprattutto adorerete il suo guardaroba, in pratica un personaggio a sé, in perenne contrapposizione con tutto ciò che la circonda. Un gioiello. Dovreste vederlo tutti. Se volete farvi un regalo, agli sgoccioli della spooky season, lo trovate su Tubi. Mi ringraziate dopo.

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