Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 24: Insidious: Out of the Further

Regia – Jacob Chase (2026)

Non gli avrei dato una lira, e invece.
La categoria di oggi è “Chiama la medium”, e io mi ero persa il sesto capitolo di Insidious in sala, quindi ho pensato che non ci fosse occasione migliore per recuperarlo, anche se non mi aspettavo niente di speciale. L’epopea della famiglia Lambert si è conclusa nel 2023 con Insidious: The Red Door, diretto nientemeno che dal signor Patrick Wilson. Al che tutti abbiamo pensato che Insidious fosse esaurito, ma alla Blumhouse difficilmente tagliano il collo alla gallina dalle uova d’oro, e così si ricomincia da capo. Non nel senso di un ennesimo prequel, ma in quello di una linea narrativa completamente nuova, all’interno della quale l’unico anello di congiunzione con i capitoli precedenti è rappresentato dalla figura di Elise (Lin Shaye), la defunta medium, nonché viaggiatrice nell’altrove, che ci serve per inserire il film nella challenge di oggi.

Alla regia troviamo un giovanotto promettente al suo secondo lungometraggio. Di Chase avevo visto Come Play, che era molto interessante e sembrava quasi un “falso Blumhouse”, se mi passate il termine. Era abbastanza scontato che un regista a suo agio con il PG13 venisse cooptato in casa Blum e così è stato. Metterlo al timone del loro franchise di punta si è dimostrata una mossa coraggiosa e pure azzeccata. Dopo la bellezza di cinque film, trovare ancora qualcosa da dire su un concetto affrontato da ogni angolazione possibile, diventa complicato. Ci si poteva adagiare sulla ripetizione, come del resto è stato già fatto in passato (terzo e quarto capitolo su tutti, anche se non penso esista un Insidious che definirei “brutto”), oppure si poteva sperimentare un po’, pur sempre senza esagerare o snaturare il linguaggio e l’estetica, entrambi molto specifici, che hanno reso così famosa la saga.
Credo che un certo tipo di horror, quello che fa storcere il naso ai puristi e ai sommelier di trippa e budella (vi vedo già esaltati per il trailer di Crossed, vi vedo tutti), richieda delle capacità di messa in scena sopraffine, perché è privo di elementi di distrazione, è horror soprannaturale puro e ci vuole un attimo a renderlo un ridicolo baraccone.

Insidious poi, si è sempre situato al confine con la baracconata, a partire dall’invenzione che lo rende riconoscibile e lo distingue da altre storie di fantasmi e possessione: l’altrove. James Wan, che ha diretto i primi due capitoli, usa da sempre uno stile barocco e ricchissimo, ma lo sa anche tenere sotto controllo. Spesso, nei sequel, è mancato proprio il controllo e soprattutto il terzo capitolo, quello di Whannell, somigliava più a un parco a tema, per quanto divertente, che a un film dell’orrore.
Arriva Chase e riporta tutto alle origini, ovvero un nucleo familiare minacciato da entità con pessime intenzioni. La storia è quella di Gemma (Amelia Eve di Bly Manor), che conosciamo nel prologo quando è appena una bambina e vive da sola con una madre che ha evidenti problemi di salute mentale. La donna si toglie la vita e ritroviamo Gemma, vent’anni dopo, nella stessa casa in cui è cresciuta e con una figlia di nove anni, Maya, da accudire e tutti i traumi della propria infanzia da gestire. Sembra andare tutto a meraviglia, quando Gemma comincia a notare tre figure che si aggirano nel vicinato e ad avere degli incubi orrendi, che forse incubi non sono. Si convince di aver ereditato la malattia mentale di sua madre, ma per fortuna arriva Elise dall’altrove a dirle che qualcosa ha sì ereditato, ma è molto diverso da ciò che pensa.

Chase è uno pieno di idee, non tanto a livello di scrittura, perché basta davvero aver visto cinque o sei horror in tutta la vita per capire dove va a parare il film. Le idee sono tutte di natura visiva, con almeno due sequenze da applausi, quella in cui Gemma si perde in un labirinto di cuscini, che pare presa di peso da Nuovo Incubo, e quella dal dentista che sfiora in continuazione i limiti del PG13 senza mai superarli. Se l’altrove lo conosciamo bene e non c’è poi molto da inventarsi in quanto a estetica e personaggi che lo abitano (e li vedremo tutti, tipo riunione di famiglia), Chase si scatena quando può operare sul confine tra il nostro mondo e quel limbo in cui si aggirano le anime più pericolose e rancorose. Scusate se continuo a tornare a Craven e alla sua messa in scena degli incubi, ma è perché Chase fa un discorso molto simile e mira ad annullare la distinzione tra i due ambienti, creando così uno stato di allarme perenne, dovuto al non sapere mai esattamente dove ci troviamo, e a quali leggi dobbiamo rispondere. Anche quando finalmente arriva la guida per la nostra protagonista, ovvero Elise, la confusione permane, ed è giusto così, anzi, è l’unico espediente per non rendere noiosa una situazione che, dopo quindici anni, crediamo di conoscere a memoria.

Se la sceneggiatura è un po’ il punto debole di questo Insidious, è comunque salvata dall’interpretazione intensa di Amelia Eve, una che potrebbe recitare la lista della spesa e ridurmi sempre sull’orlo delle lacrime. Anche di fronte a momenti che se ne stanno in equilibrio sull’orlo del ridicolo, Eve ci crede tantissimo, dà tutto al suo personaggio e lavora al massimo con un materiale un po’ trito, quello della madre disposta a tutto per salvare la propria figlia, e terrorizzata dal ripetere dinamiche di abuso subite da bambina. È così naturale, così umana e così calda che si passa sopra a una serie di banalità, purtroppo impossibili da evitare in questa tipologia di horror a formula. Ma proprio perché si tratta di un horror a formula, hanno ancora più valore tutti gli sforzi di cast e regista per non finirci intrappolati, dentro la formula, per dare un respiro quasi d’autore a una saga che, al netto del logoramento degli anni, continua a macinare incassi a un ritmo impressionante: 18 milioni di budget, 170 racimolati in tutto il mondo. Non proprio da sottovalutare. Ogni volta che qualcuno azzarda a parlare di crisi per la Blumhouse, Jason ci fa il gesto dell’ombrello e si mette a contare i dollari. Quanto gli voglio bene a ‘sto ragazzone.

Non sarà mai la mia serie di film preferita, quella di Insidious, ma nutro un profondo rispetto per questa capacità di andare avanti come carri armati per più di un decennio, e sempre con risultati dignitosi. Neanche il Warrenverse ha questa coerenza ferrea, perché alcuni spin-off sono davvero pessimi, nonostante ci sia comunque affezionata.
Ora, non so in quale direzione andrà la saga, ma non penso che questo sarà l’ultimo film. Si parla di cross-over e spin-off vari da tempo immemore, e anzi, uno spin-off è dato in lavorazione dal 2023, ma se ne sono perdute le tracce chissà dove. In ogni caso, non interrompete la visione appena cominciano i titoli di coda, perché c’è una cosetta sfiziosa.

Un commento

  1. Avatar di Frank La Strega

    Ci ho provato con Insidious e dintorni, ma non è proprio il mio…😅 Però, se mi capiterà di riprovarci, so dove trovare gli spunti giusti…

    Per il day 23 (Detective…) io condivido un film che mi registrai in vhs (in lingua originale e sottotitoli) in una notte di Fuori Orario e che mi rivedevo a ripetizione. Drammatico, violento, buffo e divertente, tenero e cattivo, poetico e con una ambientazione magnifica: “Hiruko the goblin” (1991) di Shinya Tsukamoto.

    Per il day 24 mi aggancio a quei trenta secondi in cui c’è un medium in tutta la storia (😁)… e porto la serie di Carrie. Bellissima, stimolante, emozionante… mi ha comunque messo in difficoltà nel “viverla” e comprenderla (non centrano altri adattamenti, non ho aspettative, non ho mai letto nulla di King…) e quindi sarà interessante magari parlarne…

    Besos 😘

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