
Regia – Kim Henkel (1995)
Una delle poche cose positive di invecchiare (forse l’unica cosa positiva) è che, a un certo punto, non ti importa più del giudizio altrui e se ti piace un film universalmente odiato, smetti di vergognartene. Nemmeno la nozione di guilty pleasure ti serve più, perché non hai niente di cui sentirti in colpa e niente di cui giustificarti. Erano anni che volevo difendere Non Aprite quella Porta IV (questo il titolo italiano), ma poi, per un motivo o per l’altro, non ho mai avuto l’occasione di farlo. Me la fornisce la challenge del 2026, che al ventiduesimo giorno ha come categoria il ballo scolastico. Il rito di pubblica umiliazione del prom è al centro di tantissimi horror, soprattutto a partire da Carrie. Questo quarto capitolo della saga texana della motosega comincia con i preparativi per recarsi al prom, ha una sequenza iniziale in cui i nostri protagonisti arrivano a scuola, se ne vanno per motivi inerenti a corna e scenate di gelosia, e poi si ritrovano prima sperduti nei boschi, e poi alla mercé dell’amorevole famiglia di Leatherface. Ciò non toglie che il prom ci sia e sia anche importante per il discorso satirico messo in piedi da Henkel.
Ma chi diavolo è Kim Henkel?
Il co-autore di The Texas Chain Saw Massacre, quello del 1974, nonché grande amico di Tobe Hooper e suo collaboratore in svariate circostanze. Henkel debutta qui alla regia, e The Next Generation resta, a ora, il suo unico film dietro la macchina da presa. La maggior parte di chi sta leggendo questo articolo (e non ha rivisto il film di recente) dirà che per fortuna non ha più diretto altro. Io dico che era scontato, perché The Next Generation è stato un bagno di sangue, ma il motivo non è che si tratta di un brutto film, è che è arrivato troppo presto. Se fosse uscito nel 1998, avrebbe trovato un pubblico già addestrato da Scream e lo avrebbero capito. O forse no: il fandom di TCM ha un legame quasi fideistico con l’originale e non ha mai perdonato, neppure allo stesso Hooper, la deriva da commedia nera che la saga ha preso sin dal secondo capitolo.
In mezzo tra Non Aprite quella Porta 2 e Next Generation (che è stato intitolato così alla sua seconda distribuzione, con tanto di controversie legali, ma questa è un’altra storia), c’è un terzo capitolo, quello con Viggo Mortensen, che meriterebbe, pure lui, una riscoperta. Il suo difetto principale, tuttavia, è una pulizia visiva che lo distanzia moltissimo dal senso ultimo di Non Aprite quella Porta. Insomma, il terzo è un po’ una roba a fighetti. Poi arriva Henkel e decide che bisogna tornare a essere luridi, ma nel frattempo sono passati vent’anni dal primo film, e la sporcizia e le urla scomposte non bastano più: TCM è già diventato una commedia nel 1986. È ora di spingere sull’acceleratore e portare il lavoro di Hooper alle sue estreme conseguenze.
The Next Generation è una parodia assolutamente consapevole, così consapevole che possiamo quasi parlare di un meta-reboot, un film che parla di sé stesso e del rapporto con l’originale e dell’eredità che porta sulle spalle: le tappe del primo film sono tutte rispettate: c’è il gancio da macellaio al quale finisce appesa la povera Heather, la celeberrima cena, l’illusione di sicurezza di Jenny (Renée Zellweger) quando va a chiedere aiuto a Darla, per poi scoprire che è alleata della famiglia di psicopatici. C’è tutto il discorso fatto da Hooper sulle sacche di resistenza alla civiltà a due passi da casa, ma talmente sguaiato, eccessivo ed esasperato da farlo suonare come uno macabro scherzo. Se nel 1974 queste cose le potevi e le dovevi prendere sul serio, negli anni ’90 non puoi permetterti di usare gli stessi toni, perché la carica eversiva si è esaurita, hai perso tutte le battaglie che potevi perdere, e la rabbia degli esordi si è trasformata in una risata isterica.
Per questo The Next Generation è un’opera così bizzarra e così sopra le righe, i suoi personaggi, protagonisti e antagonisti, quasi dei cartoni animati. Non è un errore di scrittura o il segno dell’incapacità di gestire il tono del film da parte del regista: è una scelta, precisa, programmatica. Secondo le parole dello stesso Henkel, le vittime rappresentano delle caricature della quintessenza della gioventù americana, e i cattivi i loro opposti speculari.
Altrettanto logico che questa tragica farsa si svolga durante la notte del prom, dato che di quintessenza parliamo. E, non appena ci si allontana di pochi metri dalle mura scolastiche, arrivano i mostri, che non sono altro se non una riproduzione in formato abietto delle dinamiche della famiglia americana. Jenny riconosce quelle dinamiche, perché le vive sulla propria pelle dentro casa, e a esse si ribella, ordinando a Leatherface di stare seduto, sfidando apertamente il capofamiglia Vilmer (Matthew McConaughey) e uscendone tutta intera. Per quanto sia un personaggio speculare a quello di Sally nel primo film, ha molta più consapevolezza ed è molto più attiva. È, a tutti gli effetti, una final girl contemporanea che a un certo punto, di fronte ai continui abusi cui viene sottoposta, dice basta.
Se si conosce bene l’originale e lo si ama perdutamente, è molto divertente riconoscere tutti gli smottamenti operati da Henkel per ricalcarlo e, allo stesso tempo, distanziarsi da esso e cercare di creare un qualcosa di proprio. Non sempre ci riesce, ma l’audacia degli ultimi venti minuti di The Next Generation sono da applaudire, anche se non gradite la direzione folle in cui il film viene spedito alla velocità della luce. È comprensibile storcere il naso, ma almeno ammiriamo il coraggio o l’incoscienza, fate voi.
Bisogna anche dire che The Next Generation è un’intensa operazione di accumulo di disagio. Per quanto il registro non sia mai del tutto serio, è tutto così strambo da non diventare mai rassicurante. Molto lo si deve all’interpretazione di McConaughey, che io ve lo dico: avrà pure disconosciuto il film, ma non è mai stato così bravo e così minaccioso. Forse soltanto quando lo ha diretto Friedkin, e in ogni caso tra il Vilmer di questo film e il Killer Joe del film omonimo ci sono parecchi punti di contatto.
The Next Generation è impostato in maniera tale che, dal momento in cui entriamo nella casa di Leatherface e compagnia brutta, ogni cosa sembra messa lì per dare fastidio e creare un senso di profonda scomodità. Lo stesso umorismo è tutto sbagliato, tutto fuori posto, inadeguato. Procede per incongruenze e per sgradevolezze che si affastellano l’una sull’altra fino a generare un vero e proprio sovraccarico sensoriale. Se ci pensate, è la stessa cosa che faceva il primo film, ed è vero che la faceva molto meglio, ma anche in modo meno intenzionale, meno studiato, non so se mi spiego. È la differenza che passa tra lo spontaneismo cinematografico degli anni ’70 e il distacco ironico dei ’90, che soltanto una manciata di mesi dopo, Scream avrebbe eretto a sistema.
Tutta questa difesa d’ufficio di un film quasi universalmente riconosciuto come pessimo mi porta a dire che The Next Generation è un ottimo sequel? Ovvio che no, è quasi dolorosamente imperfetto e credo che gradirlo sia appannaggio davvero di pochi, quelli con una vena di follia che gli scorre nelle vene, disposti ad accettare l’imperfezione, abbracciarla, amarla addirittura. Ma penso anche sia un horror che ti destabilizza ogni volta che hai la forza di sederti a rivederlo, per quanto sia confuso e poco centrato, resta lo stesso potente. Abbiamo rivalutato, nel corso della storia del nostro genere preferito, cose ben peggiori di questa, ed è arrivato il momento di accettare che quella di TCM non è una saga inferiore alle altre, ma soltanto molto sfortunata.
Preferisco un tentativo dai risultati discontinui come questo a quella robetta innocua e ripulita del 2022, il sequel che, per avere tutte le parti al posto giusto, diventa un pezzo di plastica mal assemblato, incolore, inodore, senza personalità. The Next Generation di personalità ne ha da vendere. È una personalità lurida, ma TCM deve essere lurido.











Aporezzo molto i post che ti accompagnano nella comprensione nel tempo dello sviluppo di un racconto, delle scelte narrative… Spesso scopro delle chicche (questo, il 2, Sleepaway 2…) e riesco a contestualizzare meglio il lavoro di chi racconta attraverso il cinema. Al di là che un film mi entri nel cuore o meno. Mi piace questo approccio.
Del resto “My Soul To Take” è uno dei miei tre film preferiti di Craven…😁
Per il day 22 io vado al ballo di Cabin Fever 2, film piccolo piccolo ma che mi è sempre piaciuto tantissimo, anche come teen movie. Lo associo quasi a figate supreme come The Blob, The Faculty, Spontaneous…
Per il day 21 non mi interessa se la prendo larga, ma mi faccio un giro in camion su “Convoy” perché ogni tanto ci stà citare delle chicche così…
Per il day 20 direi “Vampires” perché… quello è un lavoro. Duro, solitario, rischioso, contro il male che viene dalla notte e il male che viene dagli uomini ambiziosi e corrotti.
Per il day 19, siccome raccontavo del mio rapporto difficile con Cronenberg, giocherei ad EXintenZ che invece all’epoca avevo apprezzato molto. Rivederlo mi ha letteralmente catapultato in un altro mondo, anche nel modo di fare cinema. Molto interessante e… anche straniante.
Besos😘
Che coincidenza, l’ho appena rivisto anch’io. Devo ammettere che non mi aspettavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Di sicuro è il miglior Faccia di Cuoio dopo il primo,tutta la parte centrale che lo riguarda è fantastica e l’inseguimento nel bosco, sebbene ricalchi il primo film, ha una sua personalità. Matthew McConaughey è dannatamente bravo a fare il pazzo psicopatico.Il film riesce ad essere disturbante nonostante sia addirittura meno splatter dell’originale. Il problema della pellicola è la recitazione di molti attori, secondo me tra tutti Renée Zellweger, che risulta imbarazzante a fianco di McConaughey.Comunque mi sono divertito di brutto! 🤙
Per i film ognuno è il critico di se stesso,non c’è persona che possa decidere per altri,cosa ad una persona piaccia o non piaccia.Per qui l’etichetta del piacere colpevole trasuda puzza sotto al naso,ognuno di noi ama film detestati,non negatelo.Tornando al tema del ballo scolastico,”The Loved Ones” mi sembra azzeccato và.
McConaughey avrà pure disconosciuto il film ma, se qualcosa di The Next Generation mi è rimasto in mente dalla mia ormai lontana ultima visione, lo devo proprio alla sua performance (per il resto credo sia necessario riguardarmelo di nuovo, è passato davvero troppo tempo)… Per la challenge di oggi io ho deciso di andare sul classico, con Prom Night II – Il ritorno.
Finalmente qualcuno che difende questo vituperato IV capitolo che io ho sempre apprezzato e difeso. Visto al cinema all’epoca. Un film estremo, parossistico, isterico e grottesco, tutte caratteristiche provocatorie e in piena coerenza con l’anima della serie. L’ho sempre amato per questi motivi, per il suo coraggio a sbarellare senza ritegno, con certe trovate che sarebbero piaciute sia a Raimi che Lynch (pensa all’assurdo tutore meccanico che porta McConaughey alla gamba e che controlla con un telecomando da tv) poi pure le sette di potenti assetati di sangue. Delirio!