Double Feature: Mamma, c’è un mostro in cantina

 

Era una vita che non usavo questo formato, tanto che mi è presa la nostalgia dei bei tempi in cui reggevo una doppia visione serale e non crollavo subito dopo le dieci. Così ho pensato di riaprire il nostro drive-in dedicato ai B-movie con due film che hanno dei tratti in comune, ovvero una protagonista bloccata in un luogo ostile, delle figure materne bizzarre e terribili, e la presenza di una creatura deforme che si nasconde in casa, con intenzioni poco raccomandabili.
L’approccio alla materia, sulla carta simile, è radicalmente diverso, perché in un caso abbiamo una scatenata commedia splatter, nell’altro un horror psicologico serissimo e non privo di qualche ambizione, ma il risultato, in entrambi i casi, è decisamente apprezzabile. Armatevi quindi di pop corn e VPN e godetevi il doppio spettacolo di oggi.

Partiamo da Other, un originale Shudder che è anche il primo film in solitaria in lingua inglese del nostro amico David Moreau, grande protagonista della scorsa annata con MadS. Lui, negli Stati Uniti, ci era arrivato nel lontano 2008 quando, dopo il successo di Ils, era stato incaricato di dirigere il remake di The Eye, insieme al suo compagno d’avventure Xavier Palud. Non è andata nel migliore dei modi: entrambi se ne sono tornati in patria e il sodalizio professionale si è pure sfasciato. Di Palud non si hanno notizie dal 2016, mentre Moreau ha continuato a lavorare in Francia con una certa continuità, e non solo in ambito horror, dato che ha all’attivo persino una commedia romantica.
MadS ha però smosso il terreno ed ecco che Moreau ci riprova, anche se stavolta in un contesto molto diverso, dove evidentemente si trova più a suo agio.
Il titolo del film pare generico, ma non lo è affatto, e il suo vero significato viene rivelato proprio nell’ultima inquadratura. Se quindi lo avete adocchiato ma vi è parso una roba un po’ dozzinale, sappiate che non è così, che il titolo ha un senso ben preciso e anche abbastanza inatteso. 

Other racconta della veterinaria Alice (Olga Kurylenko) che deve tornare a casa in seguito alla morte della madre, con la quale non si parlava da anni.
La madre di Alice viveva isolata in una villa in campagna, protetta da un sistema d’allarme livello Alcatraz, e il suo cadavere è stato ritrovato in giardino, dopo diversi giorni. Gli animali hanno avuto quindi tutto il tempo di farne scempio. 
Quando Alice torna nel posto in cui è cresciuta, sembra che ogni fattore dell’ambiente congiuri per tenerla bloccata lì e non lasciarla più andare via. Nel frattempo, sente degli strani rumori durante la notte ed è certa che ci sia qualcun altro tra quelle mura. 
Other dura novantacinque minuti e, per gran parte del tempo, l’azione è ristretta ad Alice da sola nella casa in cui ha passato infanzia e adolescenza, tra brutti ricordi che tornano a galla e nuovi terrori che si vanno a sovrapporre a essi. Kurylenko è bravissima a sostenere il peso dell’intero film, con qualche sporadica interazione con altri personaggi, ma quasi sempre o per telefono o attraverso lo schermo del videocitofono di casa, che è pure rotto. 
La regia di Moreau è sempre efficace e funzionale, anche se sicuramente meno esplosiva rispetto ai gesti atletici di MadS, ma lo stesso alle prese con una sfida non da poco: dare ritmo a una storia con parecchie implicazioni e quasi zero dialoghi atte a comunicarle e farle comprendere allo spettatore. 
Credo sia riuscito a portarsi a casa un film dignitoso, non ai livelli della sua opera precedente, ma comunque un biglietto d’ingresso nell’horror d’oltreoceano. 
Alla fine, è capace che vi scappi pure la lacrimuccia. 

Difficile che invece la lacrimuccia scappi guardando Match, nuova fatica di Danishka Esterhazy e titolo di punta della stagione horror di Tubi. Ormai la mia è proprio smaccata propaganda a favore di questa piattaforma, accessibile anche dall’Italia con estrema semplicità, totalmente gratuita e con un catalogo immenso.
Gli originali Tubi sono sempre produzioni a bassissimo costo e spesso la qualità è quella che è, ma se si ha la pazienza di scavare un po’ e se ci si fida dei consigli degli appassionati, è possibile trovare delle cose molto pregevoli. Match è, in assoluto, il film migliore mai realizzato da Tubi, e fa ben sperare per il futuro, perché il livello è salito parecchio e bisognerà dimostrare di essere all’altezza della situazione.
Match è un horror difficile da classificare, ma per comodità lo facciamo rientrare nel recente e fortunato filone delle dating app da incubo.
La povera Paola (Humberly González) colleziona appuntamenti inutili con un discreto campionario di uomini ridicoli fino a quando non comincia a scambiarsi messaggi con un certo Henry, che pare una persona decente: gentile, disponibile, persino di bell’aspetto. Per tutta una serie di motivazioni, all’apparenza del tutto plausibili, Paola accetta di vederlo per la prima volta a casa di lui, ma quando si presenta alla porta, invece di Henry, le apre la sua amorevole mamma.
Dopo un paio di minuti molto imbarazzanti, Paola si trova narcotizzata e poi rinchiusa nei sotterranei della casa, una specie di labirinto disseminato di cadaveri e schifezze assortite.

Cominciamo col dire che Match è un film da vedere rigorosamente lontano dai pasti, perché è scritto, girato e montato con il preciso intento di farvi tornare su colazione, pranzo e cena. L’assortimento di immagini repellenti messo insieme da Esterhazy è così spudorato che non riuscirete, soprattutto in una scena, a credere ai vostri occhi. 
Paragonato a Barbarian da chi, evidentemente, non ha visto Barbarian, Match è una commedia cotta al sangue capace di farvi ridere fino al soffocamento, sempre che abbiate un senso dell’umorismo marinato nelle frattaglie. Ironizza sulle relazioni amorose nell’era degli incontri online, sugli incel, sulle loro madri e su quello che una signora è disposta a fare per avere finalmente dei nipotini. Non va mai, neanche per un istante, per il sottile, è un film volutamente osceno e fuori controllo, perché tanto siamo su Tubi, chi vuoi che si venga a lamentare. È un po’ lo stesso discorso che abbiamo fatto parecchie volte con il DTV: si possono mettere in scena momenti di puro delirio psicosessuale senza aver paura di incorrere nelle maglie della censura o dell’autocensura. 
È divertentissimo, Match. Anche qui siamo sotto i cento minuti di durata e filiamo rapidi e spediti passando da una nefandezza all’altra, con serio sprezzo del buon gusto. Mai viste aggressioni così violente, e in campo, ai genitali maschili dai tempi di I Spit on Your Grave, per esempio, e mai visti tanti culi (sempre maschili) dal remake di The Slumber Party Massacre, diretto proprio da Esterhazy. 
Insomma, siete avvisati sui rischi di sedervi di fronte a un macello del genere, ma se non vi scandalizzate di fronte a niente, Match è proprio il film che vi si addice. 

Un commento

  1. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · ·

    Sì, in effetti Tubi non è esattamente il massimo in fatto di qualità ma, per l’appunto, mi fido dei consigli degli appassionati capaci di trovare le perle che a me sfuggono (come in questo caso) 😉