I Remake del 2000: Piranha 3D (che Dio mi perdoni)

Regia di Alexandre Aja (2010)

La prova provata del mio rincoglionimento senile è che questa volta mi sono divertita. Non in maniera eccessiva, sia chiaro. Sempre di moderato divertimento comprensivo di sopracciglio alzato si è trattato, ma almeno non mi è salito il sentimento di odio estremo di 10 anni fa. E per la mia decisione di provare a rivedere questi film con un occhio diverso, è già un risultato straordinario, soprattutto perché ho capito qual è davvero il mio problema con Piranha 3D, che perdura tutt’ora, anche se la mia posizione nei suoi confronti si è ammorbidita: non sono mai riuscita a capire le intenzioni di Alexandre Aja, e lo so che mettersi a indagare le intenzioni dietro a un film in cui dei pesci zannuti ingoiano un pene e sputano le protesi di silicone potrebbe apparire pretestuoso, ma ritengo che se fai un’operazione del genere e non sai neanche tu cosa stai facendo, difficilmente si può parlare di operazione riuscita. In altre parole, cos’è Piranha 3D? Una parodia? Una satira? O soltanto una commediaccia splatter che fa appello alla parte peggiore del pubblico?

L’ultimo film di cui abbiamo parlato in questa rassegna, Sorority Row, lasciava pochi dubbi in merito: era una satira di tutti i cliché dello slasher post-Scream, ma qui il discorso è molto più complesso, in parte per ragioni di natura produttiva, in parte perché l’intento non è mai esplicitato; è quindi un prodotto molto più furbo, può essere visto tramite prospettive molto diverse e addirittura opposte, e di conseguenza si può rivolgere a vari tipi di spettatori: quelli che da un horror cercano solo boobs & blood saranno accontentati, quelli un po’ più consapevoli potranno applicare al film altri livelli di lettura, o potranno convincersi che altri livelli di lettura vi siano per giustificare che si sono divertiti con boobs & blood, a seconda del vostro grado di fiducia nell’umanità.
Cominciamo subito con il dato più evidente: Piranha 3D è una produzione Dimension Film. Tutti voi sapete chi c’era a capo della Dimension e, se non lo sapete, vi basta dare un’occhiata ai titoli di testa, perché quei nomi campeggiano a caratteri cubitali. Non me li fare scrivere pure qui, grazie. Considerando dunque gli spregevoli individui cui il film è legato, riesce difficile pensare che tutto quell’insistere sui dettagli anatomici dei corpi femminili, tutto quel male gaze da voltastomaco possa essere considerato qualcosa di più che, appunto, male gaze da voltastomaco. E qui c’è un ma. 

Il ma si chiama Scream 3, che esce esattamente dieci anni prima di Piranha 3D e, sempre dentro casa dei due spregevoli individui, accusa i suddetti in pieno sole di essere dei molestatori seriali. Non dico che Piranha 3D faccia la stessa cosa o che la faccia con la stessa eleganza, eppure a me riesce difficile non vedere nel regista di soft porno interpretato da Jerry O’Connell un’incarnazione neanche troppo grottesca dei famigerati fratelli produttori. 
Consideriamo poi anche che, come nel caso de Le Colline Hanno gli Occhi, Piranha 3D prende un contesto che più americano non si può, lo spring break con tutti i suoi eccessi, e lo fa raccontare da una troupe in larga parte francese: regista, produttore esecutivo (il solito Levasseur), montatore (il solito Baxter). Manca Maxime Alexandre alla fotografia, sostituito in questo caso da Leonetti, ma per tutto il resto ci siamo. Aggiungiamo anche che Aja e Levasseur hanno in parte riscritto la sceneggiatura e facciamo tombola. 
Insomma, tutti questi ragazzotti e adulti (individui di genere maschile, per lo più bianchi) che preferiscono crepare divorati dai piranha preistorici piuttosto che rinunciare al concorso maglietta bagnata del lago Vittoria, sono messi in scena da una grossa distanza culturale. Il che mi fa seriamente propendere per una presa per il culo abbastanza spudorata. 

Sarebbe interessante, a tale proposito, andarsi a ripescare le stesure del copione precedenti all’intervento di Aja e del suo collaboratore e vedere quanto è stato cambiato, quanto è stato ammorbidito e rivisto, a quante pressioni sono stati sottoposti i due perché il film fosse il tipico prodotto estivo indirizzato a un pubblico maschile e giovane, e in che modo questa spinta regressiva sia stata bilanciata dalla volontà (che non è accertata, quindi siamo nel campo della speculazione pura) dei due francesi di mettere alla berlina certi atteggiamenti, non di rappresentarli in maniera acritica e quindi di promuoverli. Ci aiuta un po’ il lavoro fatto sul personaggio di Danni, interpretata da Kelly Brook, che non è soltanto la figura più simpatica del film, ma abbatte parecchi stereotipi sulle attrici porno nel giro di cinque linee di dialogo, prima di fare la fine peggiore tra tutte quelle messe in scena nel corso degli 88 minuti di durata di Piranha 3D. Se considerate che, di questi 88 minuti, almeno 20 sono di totale carneficina, ce ne vuole a fare la fine peggiore. 

Viene da pensare che, sulla carta, Danni non fosse così, che sia stato fatto su di lei un ottimo lavoro di riscrittura, purtroppo rovinato dal marchio Dimension e dalla regola secondo cui la “slut” deve morire, possibilmente male. Non siamo nel cinema britannico dello stesso periodo, non siamo in Severance, in cui le due sex worker non solo arrivano vive in fondo al film, ma salvano anche il culo ai protagonisti. Qui siamo negli Stati Uniti, e le boobs, dopo essere state ammirate e inquadrate da ogni possibile angolazione,  devono essere anche straziate. Al contrario, la brava ragazza e il suo fidanzatino eroico sopravvivono per tornare a casa dalla mamma sceriffo, unica donna a non essere mai sessualizzata, anche perché Elisabeth Shue all’epoca aveva 47 anni ed era già considerata decrepita. Quindi, mettiti la divisa, vecchia rimbambita, e ringrazia di avere un ruolo e di non essere già in ospizio. 

Il risultato è un film molto sbilanciato e anche orribilmente convenzionale nella sua struttura, che oltretutto disinnesca la pur blanda critica sociale del predecessore diretto da Joe Dante, eliminando l’elemento eco-horror in favore di un molto più banale terremoto che porta in superficie una specie di piranha ritenuta estinta da milioni di anni. 
Piranha 3D non pare nemmeno diretto da un fighetto come Aja per quanto è esteticamente povero; sembra quasi girato male apposta, perché io non ci credo che un regista di solito così attento allo stile, alla bella inquadratura, alla ricerca visiva, disimpari come si fa un film all’improvviso. In realtà uno stile ben preciso c’è, ed è quello della commedia americana alla American Pie, e anche qui, la cosa è troppo vistosa per non essere voluta. 

E poi, nel mezzo di questa roba noiosissima, dopo un’interminabile sequenza di balletto subacqueo nudo (“Sembrano pesci con le tette. Se i pesci fossero così, mi scoperei soltanto pesci, soltanto pesci”) e dopo un’altrettanto interminabile sequenza a base di shottini di tequila bevuti dall’ombelico che termina con un bello spruzzo di vomito in 3D lanciato verso la macchina da presa, arriva il massacro al concorso per Miss Maglietta Bagnata, e si fa pace con il mondo, con Aja, con i piranha e con il cinema horror che trova sempre il modo di darti qualche soddisfazione. 
L’assalto dei pesci è bellissimo, lungo, insistito, assolutamente gratuito e, proprio per questo, perfetto. Trattasi di 20 minuti di pura e insensata macelleria in cui succede la qualunque e Baxter fa un lavoro enorme per dare questa idea di caos scatenato in mezzo al lago e di simultaneità degli eventi, legando in maniera ottimale i dettagli delle zanne dei piranha che affondano nella carne delle vittime, i totali dello specchio d’acqua che si tinge di rosso e i primi piani della gente che viene divorata o cerca di scappare o arriva sulla spiaggia tagliata a metà. Follia e gioia di vivere gentilmente offerte da Aja e Baxter che io me li immagino in moviola a ridere come due stolti. 
Ecco, di Piranha 3D c’è questa sequenza da salvare e poco altro, e ancora non riesco a capire cosa ci sia dietro. Probabilmente il nulla, probabilmente le direttive Dimension, probabilmente il divertimento sardonico di un europeo che guarda al popolo americano come a un branco di primati e dà loro ciò che credono di volere mentre in realtà li sta sputtanando di fronte al mondo intero. 
Certo, avrebbe potuto farlo meglio, e forse oggi lo farebbe meglio, ma Piranha 3D è, a partire dal titolo, figlio della propria epoca e di essa si porta dietro ogni contraddizione. Oltre dieci anni dopo, ci si può permettere di essere più indulgenti nei suoi confronti, ma sempre fino a un certo punto.

11 commenti

  1. Mi sa che hai centrato in pieno la questione Lucia,d’altronde io stesso di questo filmaccio mi godo prevalentemente la mattanza davvero memorabile e mai piu’ vista in un beast movie negli anni successivi! Se lo chiedi a me Elisabeth Shue l’ho sempre trovata sexy,purtoppo in ambito cinematografico ho sentito dire purtroppo piuttosto spesso da individui sottosviluppati,che le donne invecchierebbero peggio degli uomini,e che una volta superati i 40 anni,possono fare solo le mamme,o al massimo delle giovanissime nonne! Inutile dire cosa ne pensi di simili discorsi😤!

    1. Che poi Elisabet Shue è la persona più sexy del film.

    2. elisabeth shue a 47 anni era assolutamente in grado di sostenere un ruolo sexy (non in un film volutamente tamarro come questo, forse) chi non lo capisce è idiota

  2. Blissard · ·

    “Probabilmente il divertimento sardonico di un europeo che guarda al popolo americano come a un branco di primati e dà loro ciò che credono di volere mentre in realtà li sta sputtanando di fronte al mondo intero”: io propendo per questa ipotesi, che peraltro si ricollega a quanto hai scritto sul remake di Le colline hanno gli occhi.

    Ricordo che all’epoca mi divertì ma di quel divertimento che mi regalano i catastrofici Asylum, e onestamente faccio fatica a rimembrare una scena del film. Magari è il periodo giusto per rivederlo, anche se ho un bel po di film arretrati che si stanno accatastando.

    1. Sì, è l’ipotesi più convincente. Certo che un Piranha satira della cultura americana poteva uscire fuori molto più graffiante. Ma, purtroppo, sappiamo chi c’era dietro e in che stato versava l’horror all’epoca, e quindi ci dobbiamo accontentare.

  3. bella rece, non sapevo che la compagnia fosse dei weinstein (anche se ormai non credo la gestiscano loro eh)
    a me il film piacque per il suo essere splatter e il personaggio della modella final girl (quella uccisa alla fine mentre scappava attraverso il filo a pelo d’acqua) mi aveva profondamente colpito, mi stava molto simpatica
    però è vero che ci sono troppe tette eh

    1. No, adesso quei due non gestiscono più neanche un condominio. Ma all’epoca erano potentissimi ed estremamente influenti.
      Se la modella fosse stata davvero una final girl, il film avrebbe acquistato una decina di punti in più, questo è certo.
      E sì, ci sono davvero troppe tette 😀

      1. Però da quel che so il fratello non ha colpe
        O mi sbaglio?

        1. Non ce le ha da finire in galera come quell’altro, ma sicuramente ha coperto il fratello per anni, e infatti ha perso la Dimension Film.

  4. Giuseppe · ·

    Ma che succede? Adesso ci mettiamo a rivalutare pure Piranha 3D? 😛
    Scherzi a parte, la tua chiave di lettura lo pone se non altro sotto una luce differente, e l’intento satirico/parodistico darebbe un senso a molte delle scelte fatte, in effetti (perché in tal caso fatte APPOSTA, eccesso di tette compreso)… Chissà se ad Aja, in futuro, verrà mai voglia di rivelarci quali fossero le sue vere intenzioni a riguardo.

    1. È che sto invecchiando e divento buona 😀 😀

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