King al Cinema: Ep 22 – La Tempesta del Secolo

Regia – Craig R. Baxley (1999)

Nonostante la mia oramai nota idiosincrasia per i prodotti televisivi tratti da King, La Tempesta del Secolo mi piace, e anche parecchio, forse perché nasce come sceneggiatura pensata appositamente per il piccolo schermo e, di conseguenza, ne soffre molto meno i limiti. Ciò non significa che a questa miniserie manchino le caratteristiche un po’ dozzinali della tv anni ’90, perché le possiede comunque tutte: dalla recitazione in larga parte approssimativa, agli effetti speciali spesso agghiaccianti, e non in senso buono; da una lunghezza eccessiva che, in alcuni frangenti ti fa calare la palpebra, ma tanto non succede nulla anche se si perdono una ventina di minuti a episodio, a un’impressione generalizzata di povertà e sciatteria che rappresentava la vera cifra stilistica della televisione d’epoca.
Al netto di tutto questo, La Tempesta del Secolo è un buon prodotto e ce la mette tutta per apparire meno “cheesy” rispetto ai suoi colleghi kinghiani contemporanei. Funziona soprattutto perché ha un ottimo caratterista (Colm Feore) nel ruolo del cattivone, e perché è un tipo di storia che King potrebbe scrivere a occhi chiusi e con la mano sinistra, mentre con la destra si prepara una tisana.

La Tempesta del Secolo è infatti ambientata a Little Tall, l’isola dove si svolge Dolores Clairborne; siamo quindi nel Maine e in un microcosmo di provincia, ancora più chiuso rispetto al mondo civilizzato per motivi strettamente geografici. Little Tall è poi caratterizzata dalla peculiarità di essere un vero e proprio sputo nell’Atlantico, con una popolazione che, sì e no, arriverà a 400 persone. Di queste, King ne mette fuori gioco subito la metà: la tempesta del titolo si abbatte infatti sull’isoletta tagliandola del tutto fuori dalla terraferma. Nessuno esce e nessuno di quelli che prendono il ferry per andare al lavoro o a scuola può rientrare. Il municipio è allestito a mo’ di rifugio e ci si prepara tutti al peggio, facendo scorta di viveri e collaborando. Ma gli abitanti di Little Tall non sanno che la neve e il ghiaccio saranno solo una parte della montagna di problemi che si troveranno ad affrontare nei tre giorni di isolamento completo. Arriva infatti in città un misterioso individuo che risponde al nome di Andre Linoge e subito si fa notare perché ammazza un’adorabile vecchietta a bastonate e si mette poi comodo in poltrona ad aspettare che qualcuno lo catturi.

Abbiamo detto che Little Tall è minuscola e insignificante, quindi figuriamoci se hanno qualcuno che somiglia a una prigione o a una stazione di polizia degna di chiamarsi tale, no: loro prendono l’assassino e lo portano sul retro del negozio di alimentari locale, di proprietà dello sceriffo e protagonista della miniserie, dove c’è una cella, viva Dio, almeno quella, e lo lasciano lì, sorvegliato a vista, in attesa di potersi mettere in contatto con la polizia sulla terraferma e archiviare così la pratica.
Ma Linoge vuole qualcosa e ha intenzione di tormentare i poveri cittadini dell’isola fino a quando non l’avrà ottenuta, con le buone o con le cattive.
Prima ne fa suicidare un paio, poi passa direttamente a farli ammazzare tra loro. Linoge sa tutto di ogni singolo abitante di Little Tall, i più oscuri segreti, i rimorsi, i peccati, e non è evidentemente umano. E sì, basta anagrammare il suo nome per rendersene conto.

In parte, La Tempesta del Secolo è una riedizione aggiornata di Cose Preziose, ridotta nel tempo e nello spazio: arriva una creatura demoniaca in un paesuncolo sperduto in mezzo al nulla e ne mette in crisi le dinamiche sociali. Quella operata da Leland Gaunt era un’erosione molto lenta e metodica; Linoge scatena il caos nel giro di tre giorni, perché ha un obiettivo molto più limitato e circoscritto, e approfitta dell’isolamento dovuto alla tempesta per raggiungerlo.
Lo so che stiamo parlando di una miniserie, e quindi di un racconto per immagini, ma sulla regia di questi tre episodi da un’ora e mezza l’uno c’è davvero poco da segnalare: è la tv anni ’90, bellezze, quella fatta di primi piani (in gergo faccioni), svolgimento quasi tutto in interni e ritmo atto a dare spazio alle pause pubblicitarie. Baxley, la cui carriera da stuntman è molto più degna di nota di quella dietro la macchina da presa, gira con competenza e si porta a casa il solito mastodonte il cui unico compito è quello di riempire un palinsesto.
Le ragioni che rendono interessante La Tempesta del Secolo stanno tutte nella scrittura kinghiana, qui in forma di compendio catodico di tutto ciò che gli è sempre riuscito meglio e che, curiosamente ma neanche troppo, risulta davvero efficace in una non-trasposizione. Storm of the Century è infatti superiore, nella sua totalità, sia al film tratto dal già citato Cose Preziose sia a Tommyknocker, altra storia basata su uno schema più o meno simile.

È come se King, libero dal peso della sua stessa ombra, si fosse davvero divertito a scrivere questa sceneggiatura, caricandola di una malignità e di una cattiveria, specialmente nel finale, difficile da trovare negli adattamenti veri e propri: si sa che la televisione, grande pattumiera che tutto ingurgita e tutto poi rivomita, di rado permette di andare fino in fondo; se ci sono di mezzo dei bambini poi è praticamente impossibile, e si è ben visto ai tempi della miniserie di IT. Qui manca di certo la violenza esplicita, eppure non ci viene risparmiato alcun colpo basso e assistiamo, attoniti, alla vittoria schiacciante del male, al suo trionfo su Little Tall e la sua esigua popolazione.
Avevo visto La Tempesta del Secolo quando era passata su Rai2 nel lontano 2001, e devo ammettere che la ricordavo a stento. Non ricordavo come andava a finire e fino alle ultime inquadrature mi sono rifiutata di crederci. Ero lì che pensavo: vedrai che ora trovano una soluzione positiva, vedrai che ci tocca il finalone strappalacrime. E invece niente: le ferite non si rimarginano, le fratture non vengono ricomposte e a soffrire di più sono sempre quelli che lo meritano di meno.

Ma non è il classico caso di cose brutte che accadono senza un motivo a delle brave persone, o meglio, lo è solo in parte e dipende anche molto dalla vostra concezione di brava persona. Sono brave persone gli abitanti di Little Tall? È una brava persona Robbie (il volto kinghiano per eccellenza Jeffrey DeMunn), che ha lasciato morire da sola sua madre? Sono brave persone i tre cittadini all’apparenza irreprensibili e in realtà responsabili del pestaggio di un ragazzo omosessuale? Chiunque, sull’isola, ha qualcosa da nascondere, e questo sarebbe anche normale; il problema è cosa fanno i rispettabili cittadini di Little Tall quando vengono messi di fronte a una scelta, quando tocca loro decidere se assecondare le richieste di Linoge o reagire compatti e negargli quello che vuole.
Ovviamente sceglieranno la prima opzione, ed è questa la vera vittoria del male: 200 persone che si piegano al suo volere e non considerano neppure l’opzione di un no collettivo che, forse, potrebbe sconfiggerlo.
Prima ho detto che La Tempesta Perfetta è una riedizione di Cose Preziose, ma può anche essere considerato come una specie di The Stand al contrario, con la tempesta che un’isoletta del calibro di Little Tall è il corrispettivo dell’apocalisse, e Linoge che fa le veci di Flagg. La differenza sta tutta nel fatto che qui non c’è nessuna resistenza, nessuna presa di posizione netta, e chi la suggerisce resta inascoltato.
Per essere una produzione nata apposta sul piccolo schermo, possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti, che dite?

10 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    molto interessante. ero riluttante ad avvicinarmici perchè temevo potesse essere solo un orrido prodotto televisivo invecchiato male, ma mi hai convinta 😀 vado di recupero!

    1. Non lo vedevo da quasi 20 anni, e sì, i suoi anni li dimostra tutti, però è un buon prodotto. Certo, considera che se non sei pazza come me che ti sei lanciata in questa impresa, puoi impiegarle molto meglio 5 ore della tua vita 😀

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Ce n’è almeno uno che è una brava persona, però. Infatti la parte interessante del film è proprio come il “Bene” perda. Non solo perda ma subisca un contrappasso ulteriore. E ho pure l’idea (non so King) che quando Linoge mette in scena , direi espone al pubblico ludibrio, (di altre persone con armadi gonfi di scheletri) la marachella della “brava persona”, MENTA, per l’unica volta.
    Con tutti i suoi limiti è una buona trasposizione della poetica Kingiana.
    Il Male è Linoge o Little Tall? Il Male è It o la città di Derry?
    Non che brilli per raffinatezza nelle metafore, eh, lo Stephen.
    Ma in generale un buon prodotto televisivo, cui avrebbero giovato un 20 minuti in meno ad episodio come dici.

    1. È che 20 minuti in meno a ogni episodio non avrebbero riempito il palinsesto: è questo il problema della tv, le durate preimpostate. Con lo streaming qualcosa è cambiato, per fortuna, ma ai tempi dovevi rientrare nella prima serata, spazi pubblicitari compresi, e non potevi permetterti di andare per il sottile col ritmo.

  3. D’accordissimo con la recensione. Al netto di tutti i difetti citati, sono molto affezionato a “La tempesta perfetta”. Mia madre, da sempre grandissima appassionata di Stephen King, ebbe la fantastica idea di farmi vedere questo film quando avevo nove anni. Penso di non aver dormito all’incirca per una settimana, ma in compenso pochi giorni dopo, incuriosito da King, presi in mano “La bambina che amava Tom Gordon” e da lì è stato amore.

    1. Questa è una storia per il mio podcast preferito, che si chiama Scarred for Life e parla delle prime esperienze con l’horror di scrittori, registi, attori e così via. Sarebbe un racconto perfetto!

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Sì, direi proprio che possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti! Nel mio caso vado un po’ oltre il moderatamente, visto che parte dei difetti de “La tempesta del secolo” arrivo a non considerarli nemmeno tali, in particolare la durata degli episodi: il Linoge di Colm Feore è un villain talmente riuscito e la sua presenza così pervasiva e minacciosa da non avermi mai fatto percepire realmente dei momenti di stanchezza o calo del ritmo (rimanevo sempre allerta, aspettando quei momenti in cui avrebbe potuto colpire di nuovo)… Quel finale nichilista, poi, al quale di fatto (NON opponendosi, appunto, a ovvia differenza dei coniugi Anderson) l’intera popolazione di Little Tall spiana la strada non l’ho mai dimenticato.

    1. Come diceva Luca in un altro commento, l’unica brava persona è quella che paga il prezzo più alto.
      È così che il male vince, ed è una conclusione davvero nichilista, forse la più nichilista tra quelle pensate da King, forse anche peggiore, concettualmente, di quella di Pet Sematary.

  5. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Nichilista sì, Giuseppe. Hai scritto “i coniugi Anderson”. Però alla fine fanno una scelta diversa.

    *SPOILER*

    Lui sceglie la Giustizia. Lei sceglie suo figlio. E lo perde. In virtù della scelta.
    Sono andato a ricercarmi la citazione :
    “Nato nel vizio, morto nel supplizio. Nato nel peccato, a entrare sia invitato.”
    Lo devi pur invitare, il male.
    Non mi ricordo se è tratteggiato allo stesso modo nel libro, nel film mi era parso di cogliere anche un grammetto di misoginia nella descrizione della signora Anderson.
    Chiedo a Lucia perchè è lei la Social Fighter qualcosa 😀
    (scusa se ci scherzo su, è talmente ridicola sta cosa, anche se sicuramente ti ha ferito…).

    1. Giuseppe · · Rispondi

      Giusta precisazione, Luca. Nel mio commento mi sono semplicemente limitato a indicare come siano stati gli unici ad opporsi, senza entrare nel merito dei tempi e delle rispettive scelte…

      *SPOILER*

      Perché anche Molly di fatto si oppone a Linoge, seppur solo dopo aver rimpianto amaramente la propria scelta.

      *FINE SPOILER*

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