One of the Boys

Una volta ogni tanto vi tocca un post personale, perché dopotutto questo è uno spazio personale e, adesso che si avvia a compiere il suo decimo anno di età, mi rendo sempre più conto di come io lo abbia usato anche a mo’ di valvola di sfogo, una sorta di luogo protetto che mi ha aiutato a non impazzire.
In realtà, è quasi un anno che ho in mente di scrivere questo articolo, ma poi qualcosa mi ha sempre bloccato, perché non sapevo bene in che modo impostarlo e perché non vedevo a chi potesse interessare, oltre che alla sottoscritta. E tuttavia, tornando a bomba all’inizio, Ilgiornodeglizombi tutto attaccato è il mio spazio, e ci faccio quello che mi pare. Forse mi ha dato la spinta definitiva anche un bellissimo pezzo che ha scritto Davide per Melange giusto ieri. Ci arriveremo con calma al motivo per cui mi ha ispirata, ma intanto cerchiamo di procedere con ordine.
Ho perso per strada un po’ di amici, nell’ultimo anno. O almeno io li avevo sempre ritenuti tali, nonostante non li conoscessi di persona. Senza starla a fare troppo lunga, da un giorno all’altro, gente con cui mi capitava di parlare tutti i giorni, con cui mi ero sentita telefonicamente, avevo scambiato dei regali per le feste comandate e non, gente di cui avevo letto con entusiasmo romanzi e racconti, con cui condividevo gli stessi interessi, gente di quella che ero abituata a considerare la mia “tribù”, ha smesso di rivolgermi la parola. Sono venuta a sapere per vie traverse che la causa, sempre per metterla giù il più semplice e breve possibile, era la mia “radicalizzazione” politica. In altre parole, ero diventata una pericolosa social justice warrior, tra i miei progetti c’era l’eliminazione del maschio bianco eterosessuale e, di conseguenza, il crollo della civiltà occidentale che, si sa, senza l’apporto indispensabile del maschio bianco eterosessuale, può soltanto collassare su se stessa e sparire nel silenzio.

Ora, io sono una che si mette in discussione spesso e volentieri, non perché abbia chissà quale apertura mentale, ma perché vivo nella certezza di essere sempre in errore o in difetto nei confronti del prossimo mio, e quindi un paio di domande (più di un paio) me le sono fatte. Se qualcuno che eri abituata a considerare amico, neanche ha il fegato di dirti una parola per la morte di tuo padre, devi avergli fatto davvero qualcosa di orribile.
Ma io non avevo fatto niente di orribile. E, ora che ci penso, io non mi sono mai radicalizzata, io sono così da quando ho memoria, il mio sistema di pensiero non è cambiato nel giro di un paio d’anni. Magari si è fatto, invecchiando, più complesso, ha preso a considerare cose che prima non vedeva o non voleva vedere, ma più o meno, facendo parte di una minoranza oppressa, ho sempre avuto un occhio di riguardo per le minoranze. È una caratteristica che considero naturale.
Certo, qualcosa è cambiato: prima dovevo piacere a tutti i costi a quelli della mia tribù, mentre da un certo punto in poi ho iniziato a fregarmene e a meditare anche parecchio sul concetto di tribù, per arrivare a una conclusione da un lato dolorosa, dall’altro molto liberatoria: quella non era la mia tribù, anzi, non credo proprio di averne una e, se ce l’ho, è molto più simile al cast di un episodio a caso di Pose che a un gruppo di nostalgici degli anni ’80 conosciuti online.

Ora, lasciando da parte discutibili personaggi che ti pugnalano alla schiena perché osi dire che nessuno ha censurato Via col Vento e che comunque Hazzard era un telefilm di merda e magari lo censurassero, è di quell’atteggiamento compiacente nei confronti di chi dominava il mio raggio d’azione che vorrei discutere, anche perché un pochino me ne vergogno, e perché ogni tanto la tentazione di indulgervi nuovamente è molto forte, anche a 42 anni e con qualche metro di pelo sullo stomaco sviluppato in tanto tempo di sopravvivenza più o meno dignitosa in rete tra blog e social vari.
La verità è che, quando sei una giovane fanciulla appassionata di roba da maschiacci (era questo il tenore della discussione quando ero ragazzina, sono cose che ti condizionano, non puoi farci niente), tutto ciò che desideri è mimetizzarti, è essere considerata uno dei ragazzi, è essere accettata, e quando ti dicono che “non sei male per essere una femmina”, un po’ qualcosa ti si spezza dentro, ma soprattutto sei così sollevata perché non ti hanno dato dell’infiltrata, che quasi ti metteresti a piangere di gioia.
Crescendo, la faccenda si complica ulteriormente: non si tratta più soltanto di essere accettata nel gruppo; si tratta di far stabilire il tuo valore (di scrittrice, di blogger, di semplice esperta in qualsiasi campo della variegata cultura cosiddetta nerd) alla maggioranza, e quindi di lasciare che fossero gli altri a stabilire se tu avessi o no il diritto di parlare di un determinato film, di un libro, di una serie tv. Questi altri, nel mio caso, erano tutti maschi, erano tutti bianchi, erano tutti eterosessuali. Non è un caso se i casini sono cominciati a scoppiare quando le donne hanno cominciato a rivendicare un loro spazio nella cultura pop, senza sentire il bisogno di giustificarsi in continuazione per essere lì. E alle donne sono seguiti altri gruppi che, fino a poco più di dieci anni fa, erano relegati ai margini dell’intrattenimento, e hanno iniziato, dapprima timidamente e poi con sempre maggiore coraggio, a far sentire la propria voce.

Ci sono articoli molto vecchi, su questo blog, che mi mettono in serio imbarazzo e ho pensato addirittura di cancellare, perché la Lucia che li ha scritti l’ha fatto con lo scopo di impressionare una certa categoria di persone, affinché le dessero il permesso di parlare di argomenti che, si sa, non sono di competenza delle femmine. Poi ho scelto di lasciarli dove sono, proprio per usarli come monito a non commettere gli stessi errori.
Quando ho smesso di voler essere, a tutti i costi, one of the boys, ho smesso di scrivere adottando un certo tipo di linguaggio, ho smesso di fare battute su tette e culi, di magnificare gli anni ’80 perché, signora mia, quelli erano bei tempi, quando, per concludere, ho deciso finalmente che potevo essere me stessa, allora ho perso amicizie decennali e sono diventata, di punto in bianco, il nemico, soltanto perché ero stufa degli uomini che volevano insegnarmi a essere una “donna intelligente” e degli etero che volevano insegnarmi a essere una “brava lesbica”. Volendo approfondire, credo soprattutto che certi personaggi si sentano minacciati nel momento in cui si accorgono che il loro non è il solo punto di vista possibile, e la loro non è un’esperienza universale. Da minacciati, diventano aggressivi, e il motivo è che non possono accettare di essersi formati camminando sul dolore e sull’emarginazione altrui. Accettare una cosa del genere significherebbe mettere in discussione troppi elementi fondanti della loro identità, e qui da noi abbiamo difficoltà a mettere in discussione Lino Banfi, quindi lo capite da soli che si tratta di una battaglia persa in partenza. E allora la colpa è di chi prova a far loro presente che magari le battute con cui si sganasciavano di risate a dodici anni sono state la causa di tentati suicidi per qualcuno, di autolesionismo per altri, di anni e anni di bullismo subito da altri ancora o anche soltanto di parecchio disprezzo per se stessi: se il mondo intero ti ride dietro chiamandoti finocchio, ci deve essere qualcosa di sbagliato in te, giusto?

E infatti, il problema siamo noi: non abbiamo senso dell’umorismo, non sappiamo stare allo scherzo, addirittura li accusiamo di molestie se ci toccano il culo, cosa che ai bei tempi non sarebbe mai accaduta.
E fatevela una risata, ogni tanto, è il loro mantra. È sempre uno spasso, fintanto che l’oggetto dello scherzo non sei tu. È sempre innocuo e sano intrattenimento, almeno fino a quando sei saldo nel ruolo del protagonista e dell’eroe; in tutti gli altri casi, è la “dittatura del politicamente corretto”. Non li fanno più i film di una volta, e la traduzione è: “era meglio quando i froci e i negri stavano al loro posto e potevamo guardarci in pace le spade laser”.
Sembrano iperboli, vero? Eppure io degli amici li ho davvero persi per strada. Ogni tanto mi arrivano da loro notizie per interposta persona e sento che magnificano l’epoca in cui la rappresentazione dei personaggi omosessuali era affidata a Kenshiro.
Come vedete, non sono iperboli.
Tutto questo per dire cosa?
Che, dal canto mio, mi sento molto più libera di un tempo, non ho più addosso quella zavorra che mi spingeva a frenarmi per essere accolta in un ambiente che comunque non mi voleva tra i piedi. Però no, non mi sono radicalizzata, vi sbagliate di grosso se lo pensate: mi nascondevo, tutto qui.
Ho pensato tanto, in questi ultimi mesi, a un altro amico, che però non c’è più. Quello non l’ho perso per strada, l’ho perso e basta, e devo dire che lui è stato profetico: aveva intuito tutto con largo anticipo. E mi dispiace se ai tempi non sono riuscita a supportarlo come meritava, anche se ero d’accordo con lui. Mi è mancato il coraggio.
Lunedì torniamo ai nostri argomenti più faceti, torniamo a parlare di filmacci e squartamenti. Ma avevo bisogno di scriverlo, questo post, perché non deve, mai più, mancarmi di nuovo il coraggio. Sono una SJW, ne vado anche abbastanza orgogliosa, e se la società occidentale dovesse crollare per colpa mia, tanto di guadagnato. Non per altro, “per fare, una volta tanto, punto e daccapo”.

32 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    i cosiddetti “amici” persi per strada fanno sempre soffrire. almeno all’inizio; poi ti rendi conto che erano tossici e senza di loro si respira aria più pulita. è una condizione che (purtroppo o per fortuna) conosco molto bene, e leggere questo tuo sfogo mi ha fatto commuovere. ti mando un grandissimo abbraccio virtuale ❤ so che è poco, ma meglio di niente.

    1. Alla fine sì, si sta meglio, si scende a meno compromessi, si frequenta chi davvero ha interesse ad averti nella propria vita.
      Abbraccio virtuale ricambiatissimo ❤

  2. […] con un post pubblicato dalla mia complice e vicina di cella, Lucia Patrizi, che potete leggere qui, e vi invito a leggerlo prima di continuare.Fatto?OK, andiamo […]

  3. Conosco il dolore e la delusione che provi.
    Ti stimo e ti lovvo tantissimo.

    Una lurker affezionatissima

    1. Ciao! Non puoi immaginare quanto piacere mi faccia un commento del genere.
      Grazie, di cuore.

  4. Fabio R. Crespi · · Rispondi

    “Protetto” dalla mia incapacità (o precisa volontà) di sentirmi strettamente parte di un gruppo, ho sempre cercato di avvicinarmi singolarmente alle persone e di tenerle in considerazione in quanto tali e non in quanto parte di una determinata “tribù”.
    Naturalmente non mi sono sfuggiti i riferimenti incrociati nelle discussioni pubbliche e ne sono anche rimasto basito per i toni: non sono mai intervenuto perché non penso che uno debba sempre esprimere un opinione a tutti i costi e tanto meno schierarsi (anche perché le opinioni personali non sono mai totalmente aderenti al pensiero di una parte o dell’altra).
    Mi dispiace vedere amicizie andare in fumo ma sono consapevole che possa capitare (mi è capitato e, in certi casi, posso anche assumermi la mia parte di responsabilità per avere provocato la rottura), che possa lasciare sia l’amaro in bocca, sia un senso di liberazione.
    In ogni caso, la scelta di essere sé stessi è sempre quella consigliabile (e anche quella che ha un costo più alto), anche perché “sé stessi” è l’unica compagnia con cui dobbiamo convivere 24/7 ed è meglio farlo senza provocarsi traumi.
    Un abbraccio.

    P.S.O.T.: ho lasciato l’accento a “sé stessi”, anche se ufficialmente errato ma in alcuni casi consigliato (cfr. Treccani), per sentirmi il poco allineato me stesso. 😉

    1. Il problema sono proprio i toni di scherno e di dileggio.
      E soprattutto l’assenza totale di spiegazioni.
      Per molti anni ho desiderato avere una tribù, poi la cosa mi è passata, per fortuna. Restano le persone singole, quelle sono importanti. 😉

      1. Fabio R. Crespi · · Rispondi

        I toni mi hanno sconcertato parecchio da subito. Anche se, in questo anno di isolamenti forzati, ho notato in generale il farsi più forte la necessità di esprimersi sopra le righe e per assoluti, quasi un modo per affermare e certificare (a sé stessi?) la propria esistenza: un fatto che mi ha provocato un’ulteriore senso di rifiuto a tutto quello che ha il sapore di “comunità” (oltre al rifiuto di scrivere ancora regolarmente sul blog perché non sono più minimamente interessato al “farmi leggere”).

    2. Andrea · · Rispondi

      Ti leggo da cinque anni ed ogni volta è un piacere..sei stimolante e competente e mi hai dato spunti e consigli sempre molto interessanti..ho amato il tuo romanzo Nightbird (mi sono commosso)… continua così..ti abbraccio forte pure io😊👍🌈

  5. altroquandopalermo · · Rispondi

    Mi sento di sottoscrivere tutto. Non perdo neanche tempo a commentare, hai detto tutto tu, e è tutto collocato nel posto giusto. Per quello che può servire, questo orso gay che si occupa di fumetti e cultura nerd sul tubo, ti segue e ti sostiene. Non sarà una tribù, ancora meno una famiglia. Ma una sana affinità culturale spero proprio di sì.

    1. Serve moltissimo, invece, perché le esperienze comuni sperimentate da un gran numero di persone, specialmente se appartenenti a categorie marginalizzate, hanno un significato enorme.
      Affinità culturale e anche emotiva, te lo assicuro!

  6. Grazie Lucia ❤

    1. Ma ci mancherebbe ❤
      Grazie a te.

  7. Alberto · · Rispondi

    Non faccio parte della cerchia di amici, a volte non mi sono trovato d’accordo con le tue posizioni, ma – detto in breve – chemmefrega. Lunga vita alla regina degli zombie.

    1. Ma sfido chiunque a trovarsi d’accordo con tutte le posizioni, peraltro mutevoli e variabili, di un blog che si segue 😀
      L’importante è esserci, e comunque dai, ormai sono anni: sei un amico, stacce!

  8. Germano Hell Greco · · Rispondi

    Visto che ho riaperto il blog, tanto vale tornare alle origini. Questo è il primo commento ufficiale dopo – che so – cinque anni? Forse di più.
    A me non va di commentare circa la vicenda (vicenda idiota, perché tale è nei toni e nel contenuto), e non mi esprimerò a riguardo mai più. Dico solo che “semo rimasti pure li mejo”, ops citazione anni 80 doc.
    E per il resto, cerchiamo di non farci sopraffare dall”emotività e restiamo saldi. Siamo – ognuno nella sua individualità, non come tribù – baluardi. :-*

    1. :-*
      Sai che credo siano di più di cinque anni?
      Ed è un onore averti di nuovo qui.
      E comunque è vero: è stata una scrematura, alla fine.
      Restiamo saldi perché, come dicevamo ai tempi, siamo uberfighi.

  9. Continuo ad essere felice di averti fra i contatti, anche se non abbiamo mai avuto occasioni di vederci dal vivo.
    Oggi dopo aver letto questo, ho ancora più piacere di continuare ad essere parte di quei contatti.

    Chapeau.

  10. Blissard · · Rispondi

    Non entro nel merito della tua vicenda, anche perchè mi sembrerebbe fuori luogo e irrispettoso dato che non si parla di scontri con trolls, ma di amicizie che finiscono.
    Volevo raccontarti solo di quello che mi è successo qualche mese fa su un forum; discutendo di Nightmare 2, ho accennato al recente documentario Scream, Queen: My Nightmare on Elm Street di cui hai parlato tu qui. Con un tono che intendeva essere faceto, commentavo che il film di Sholder non mi è piaciuto, l’ho trovato piuttosto malfermo, ma che avevo qualche remora a dichiararlo perchè rischiavo di essere preso per omofobo. Ho ricevuto un coro di biasimo perchè 1. il film è degli anni 80, quindi è un capolavoro; 2. non è un film gay (uno mi ha più volte detto di avere parlato con il regista che gli ha confermato DI PERSONA che non c’è alcun sottotsto gay nel film, mica cazzi); 3. i gay prima del 2015 non esistevano, o se c’erano vestivano di piume ed erano quindi facilmente riconoscibili tra la folla; 4. io seguo i diktat plutogiudaici che hanno bollato il film come brutto, sono stato plagiato e quindi devo stare muto.
    Giuro, so di non essere spesso accondiscendente, ma ho pregato i suddetti utenti di guardare il documentario per cogliere i riferimenti all’omosessualità e anche per contestualizzare tali riferimenti negli omofobi USA degli anni 80 (quelli delle mamme anti-rock e dell'”AIDS che ammazza solo fr@ci e tossici”). Niente – è stata la risposta – non è un documentario che potrà farci cambiare idea, il film non è gay, questione chiusa.
    Non so bene come interpetare questa cosa…
    Ciao Lucia

  11. Ciao, Lucia. Ti conosco solo per interposta persona , ma gli amici dei miei amici (Davide) sono miei amici, anche se non sono appassionata di horror, e preferisco non leggerlo o vederlo. I maligni dicono che mi basta la realtà. Comunque, se lo accetti, un abbraccio virtuale anche da me. Ah, e complimenti per come scrivi. Non tutto, ma qualcosa di tuo l’ho letto. Ciao!

  12. Giuseppe · · Rispondi

    Post di una chiarezza -e di una comprensibilissima amarezza- adamantina… posso solo aggiungere che io ci sono, e continuerò ad esserci ❤👍

  13. Ciao, ti leggo spessissimo e non commento mai. Oggi vorrei abbracciarti, perché, almeno in parte, so come ti senti. In un mondo che è – ma che ancora di più era – ritagliato a figura di uomo, ci vuole coraggio per essere altro.

  14. Non ho mai scritto, ma ilgiornodeglizombi mi piace tantissimo! Quindi…https://www.youtube.com/watch?v=WKPAr_HR6MA

  15. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Ciao ragazza. Ti chiamo ragazza dall’alto dei miei 44 anni. Sono un maschio eterosessuale bianco. Vabbè. Non è esatto eterosessuale in senso stretto perchè nella vita tocca assaggiar di tutto. Anche bianco, assomiglio un po’ a Danny Trejo per via di una bisnonna spagnola, sostiene mio babbo. Ma per comodità diciamo maschio eterosessuale bianco. Te somigli a una Social Justice Warrior , qualsiasi cosa voglia dire, come io a un armadillo. E sei in gamba come tutte le persone che hanno libertà di pensiero. Lo so che non hai bisogno che io te lo ricordi, ma molte volte quelli che danno dell’intollerante al prossimo forse non vogliono che si tocchi la propria di intolleranza (chi era, la Meloni, che parlava di “fasciofobia” dando degli intolleranti agli antifascisti? Temo di sì, anche se ho cercato di berci su per rimuoverlo).
    Alla tenera età di 13 anni (nell’ 89, era un mondo un pelo diverso) decisi di mettermi un orecchino. A sinistra : tossico. A destra: frocio. Decisi a destra perchè tanto valeva farmi odiare per bene.
    Ora non lo ricordo perchè sono passati secoli da quando con largo eufemismo studiavo filosofia, però mi pare fosse Gramsci che scrisse “bisogna essere al massimo grado tolleranti ed al massimo grado intransigenti”. Fai bene a non transigere. E continua a farlo.
    Se nel frattempo continui ad allietarci non solo con visioni che molti di noi (io sicuro) non avrebbero goduto senza di te e col modo in cui ne scrivi, tanto meglio.

  16. Massimo · · Rispondi

    Premetto che ti leggo da diversi anni e mi sono accorto della tua “evoluzione”. A volte non condivido qualcuna delle tue opinioni (non sul cinema, in quello sei per me l’ultimo grado di giudizio, l’autorità suprema), ma non mi sognerei mai di criticarti. E se fossi mia amica rispetterei il tuo pensiero. Farei battute ad hoc per farti arrabbiare, ma solo perché mi piace far arrabbiare i miei amici fingendo di avere opinioni razziste, fasciste, maschiliste (cose lontanissime da me). Detto ciò, chi ti abbandona per le tue idee o è incompatibile con te o non era tuo amico. In ogni caso, fa un po’ male, ma è meglio così. Un abbraccio da un lurker.

  17. Samuele · · Rispondi

    Ciao Lucia,
    ti leggo ormai da più di 5 anni ma è la prima volta che ti scrivo.
    Non sempre siamo stati d’accordo su film e gusti in generale ma il bello è proprio questo: confrontarsi. Solo dal confronto si può crescere e migliorare.
    Ammiro tantissimo la passione con cui scrivi e ti dedichi a questo blog, che tanto mi intrattenuto e fatto scoprire capolavori che non conoscevo. Molte volte sei l’ultima cosa che leggo prima di andare a dormire.
    Per questo motivo e tanti tantissimi altri ti ringrazio dal profondo del cuore.
    Anche io come molti qui, ho perso per strada quelli che pensavo fossero amici, sono stato “pugnalato” alle spalle”. Con il tempo ho scoperto amici che avevano idee allucinanti per me: tutto quello che si riassume in odio ed ignoranza.
    Ho sofferto moltissimo per anni di ansie e panico soprattutto perché cercavo di piacere agli altri dimenticandomi di me stesso.
    Parafrasando una citazione di un film:”non è ciò che siamo ma ciò che facciamo che ci identifica” …ed io vivo così: cercando di fare del mio meglio sempre mettendo il cuore in ogni cosa. Ed io percepisco questo dal tuo blog…quindi ancora grazie.
    Il mondo può migliorare grazie a persone come te che mettono il cuore nelle loro azioni.
    Grazie
    Un sincero abbraccio

  18. Cerco di rispondere a tutti in una botta sola: sono stata lontana dal pc nel fine settimana e riesco a leggere ora tutti i commenti.
    Innanzitutto ringrazio ogni singolo commentatore, sia quelli che sono abituata a leggere quasi quotidianamente sia quelli che si sono fatti vivi per l’occasione. Non voglio sembrarvi sdolcinata, ma vi posso assicurare che la vostra vicinanza e il vostro affetto li ho sentiti sul serio.
    Ho cercato, in questi anni e nel mio piccolissimo, di costruire in questo posto una minuscola community sana, e credo, dopo avervi letto tutti, di esserci riuscita.
    Quindi grazie, di cuore.

  19. […] articolo, oltre che a Silvia, per i motivi che sa, è dedicato alla mia amica Lucia. Ché lei era al telefono con me, quando io, sulla panchina fuori dell’ospedale, credevo che le […]

  20. Rintronata dagli antibiotici faccio un salto sul blog di Davide e arrivo al tuo articolo. In certi casi non servono parole. Molte amicizie proseguono in silenzio, anche attraverso gli anni, anche ai lati opposti del globo, per cui l’importante è gioire per chi ci vuole bene, e non soffrire troppo per chi ci abbandona o perdiamo per strada. Ti abbraccio.

  21. Seguo questo blog da ormai otto anni, anche se ho cominciato a commentare da pochissimo. Grazie a te sono riuscito a innamorarmi di un genere che conoscevo pochissimo, e posso dire che continuo a leggerti con grandissimo piacere e interesse proprio per il modo in cui affronti determinati argomenti. In particolare, da persona con una disabilità che usa una sedia a rotelle, ti ringrazio per aver affrontato anche la tematica dell’abilismo e della rappresentazione nella tua recensione di “Run”. Sembra una piccola cosa, ma non è assolutamente da tutti. Quindi grazie, e continua così.

    1. Grazie a te:
      per la faccenda di Run, mi sentivo quasi in imbarazzo a scriverne, perché non è ovviamente un’esperienza che mi riguarda, e ho sempre paura di scivolare, senza rendermene conto, in un becero abilismo. Ora che ho letto questo tuo commento mi sento molto sollevata, e quindi il ringraziamento è doppio!

  22. frequento questo blog da relativamente poco tempo e mi hai messo addosso la curiosità di leggere quegli articoli che oggi ti imbarazzano, ma sono troppo pigro per cercarli.

    uno di quelli che ti imbarazzano non sarà mica l’articolo del 2015 in cui parlavi bene di Rocky IV? Perchè è un buon articolo

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