Promising Young Woman

Regia – Emerald Fennel (2020)

Non è un horror, mettiamolo subito in chiaro; neanche rientra nell’ampio spettro di quello che qui tendiamo a considerare facente parte della grande famiglia del cinema dell’orrore e affini. Al massimo potrebbe essere un rape & revenge, anche se la parte rape (per nostra fortuna) non viene mai messa in scena e la parte revenge è quasi sempre non violenta. E tuttavia, su questo blog ha totale diritto di cittadinanza, perché Promising Young Woman tratta di temi che mi sono molto cari ed è un ulteriore tassello di quel percorso che registe e sceneggiatrici stanno compiendo negli ultimi anni e consiste nel riappropriarsi di narrazioni che, fino a non molto tempo fa, erano un’esclusiva maschile. Perché, ovviamente, chi meglio di un uomo sa raccontare il trauma e le conseguenze di una violenza sessuale?

Emerald Fennel è un’attrice  e sceneggiatrice inglese che qui debutta dietro la macchina da presa. Forse qualcuno di voi la conosce per il ruolo di Camilla in The Crown, o come autrice di alcuni episodi della serie Killing Eve. Ha a disposizione un cast di prima scelta, una Carey Mulligan mostruosa sopra a tutti gli altri (ma anche il nostro Clancy Brown fa la sua porca figura), nonché un budget sopra la media per parlare di una vendetta consumata per interposta persona.
Cassandra è una giovane donna che ha abbandonato gli studi in medicina e ora lavora in una caffetteria; non sembra avere amici né altre forme di vita sociale; è tornata anche a vivere a casa dei suoi, con gran sconcerto di entrambi i genitori. Da tutti i punti di vista, è un guscio vuoto, ma ha una missione: una volta a settimana, va in un locale, si finge ubriaca da non reggersi in piedi e aspetta che qualche simpatico ragazzotto si offra di riaccompagnarla a casa. Ora, questa casa non è mai la sua, ma sempre quella del simpatico ragazzotto e sempre va a finire che il cavaliere nella scintillante armatura provi ad avere un rapporto con Cassandra senza il suo consenso. A quel punto, lei rivela di essere sobria, al ragazzo prende un colpo, lei lo mette di fronte alla sua miseria morale e se ne torna a casa.
È una crociata intrapresa con determinazione da quando la sua migliore amica, Nina, ha subito una violenza all’università, nessuno le ha creduto e lei ha finito per togliersi la vita. Quando Cassie scopre che lo stupratore di Nina sta per sposarsi, decide di farla pagare non soltanto a lui, ma a tutti quelli coinvolti nel fattaccio.

Una vicenda del genere può essere raccontata adottando centinaia di stili e punti di vista: Fennel sceglie, almeno fino a un certo punto in poi (e non dirò altro, perché voglio che questo articolo sia a prova di spoiler), quello della commedia romantica. Lo so, siete appena caduti dalla sedia, ma Promising Young Woman usa l’estetica, i colori, il ritmo e persino l’accompagnamento musicale tipici della commedia romantica, salvo usarla come un’arma nucleare e ritorcerla contro lo spettatore.
È un film che si pone essenzialmente due obiettivi principali: attaccare il sistema che permette il persistere della cosiddetta rape culture e che ha diramazioni in ogni aspetto del nostro vivere civile, e offrire un ritratto privo di reticenze della sofferenza e il senso di colpa del sopravvissuto; il trauma subito da Cassie non è infatti soltanto relativo alla perdita della sua migliore amica (e anche sulla definizione di amica, andrebbero fatti degli importanti distinguo), ma anche al fatto che lei, la notte in cui la vita di Nina è, di fatto, terminata, non era presente; l’ha lasciata sola e non riesce a perdonarselo, ripete più volte che la sua non è una vendetta, ma un tentativo di riparare le cose.

Solo che, lo sappiamo tutti benissimo, alcune cose si rompono e non le si può più rimettere a posto, e in questo sta la tragicità del personaggio di Cassie: nessuno mai le restituirà quello che ha perso. Il suo desiderio non è che i responsabili di quanto accaduto a Nina soffrano, ma che si pentano, soprattutto, che ricordino, che dicano il suo nome, che ammettano ciò che hanno fatto, perché l’orrore vero di Promising Young Woman sta nella facilità con cui le vittime vengono dimenticate e i colpevoli o i complici o i conniventi ritornano alle loro vite, mentre chi ricorda resta indietro, bloccato, spezzato, appunto, rotto in maniera irreparabile.
Ha diviso pubblico e critica, Promising Young Woman. A parte i soliti imbecilli che ripetono “noi uomini non siamo tutti così”, senza capire che non è quello il punto, e su cui ho già sprecato troppe parole, c’è chi ha evidenziato come Cassie si carichi sulle spalle un dramma che non le appartiene, mentre la vera vittima dell’abuso non ha una voce propria.

Ma io credo che il nocciolo della questione sia proprio questo: per anni il filone del rape & revenge è stato diviso in due gruppi di film distinti, quelli dove a sobbarcarsi l’onere della vendetta era la vittima stessa, e quelli in cui erano i suoi genitori (il padre, di solito), il suo fidanzato, qualche figura maschile a caso, insomma; qui abbiamo, al contrario, una donna che sceglie consapevolmente di mettere in pausa la propria vita a tempo indeterminato per perpetuare la memoria di chi non ha più una voce per esprimersi. Alla fine, Promising Young Woman è un monumento all’amicizia e all’amore (sì, amore, se sentite come Cassie parla di Nina, può essere solo amore, per quanto platonico), la storia di un sacrificio estremo in nome di una persona abbandonata da tutti: dai suoi amici che hanno assistito alla scena senza muovere un dito, da chi avrebbe dovuto proteggerla e sostenerla e invece ha preferito dare il “beneficio del dubbio” ai promising young men dell’università, e infine da un’intera struttura sociale che preferisce impartire alle donne lezioni su come devono vestirsi, comportarsi, quanto devono bere, con chi devono uscire, piuttosto che semplicemente dire agli uomini tenere quelle cazzo di mani a posto. Scusate, mi sono scaldata.

Sul finale del film sono state dette tante, troppe cose, e io non voglio in alcun modo rivelarlo qui. Posso solo dire che riserva prima uno shock di proporzioni inaudite, poi un radicale stravolgimento del punto di vista e, infine, quella catarsi ricercata per oltre un’ora e mezza e mai raggiunta. Ma si tratta pur sempre di una catarsi molto amara e, sotto al  giusto e lecito sentimento di rivalsa degli ultimi due o tre minuti, persiste comunque la certezza che riparare le cose non è possibile. Al contrario dei rape & revenge, anche dei migliori come il bellissimo Revenge di Coralie Fargeat, Prominsing Young Woman non offre l’illusione che, una volta compiuta la vendetta, sia tutto sistemato, anzi. Lascia un profondo senso di vuoto e di rimpianto per tutto ciò che poteva essere e non è stato, per le vite di Nina e Cassie. Se posso paragonarlo a un altro film recente, mi viene in mente solo il misconosciuto M.F.A

Io vi avviso: il 2021 si prospetta ricchissimo di rape & revenge e affini diretti, co-diretti o scritti da donne. È come se si stesse cominciando a elaborare e a trasporre in varie forme narrative il trauma collettivo di qualche anno fa, e si stesse trovando il linguaggio adatto per aprire un serio discorso sulla rape culture e su tutte le sue diramazioni e implicazioni. Promising Young Woman ha aperto le danze, e credo nei prossimi mesi avremo ancora tanto da dire.
Non sarà facile e non sarà indolore, come non è stato facile o indolore per me vedere questo film e riuscire a scriverne, ma è un lavoro che va fatto, anche per tutte le Cassie e Nina dimenticate di questo mondo.

9 commenti

  1. sembra molto interessante! ed è interessante che questo filone stia diventando territorio femminile

  2. Blissard · · Rispondi

    Belle riflessioni.
    Io devo essere sincero, l’ho adorato pur nei suoi difetti, ho trovato geniale e coraggiosa la scelta stilistica (ma sostanziale) di non utilizzare scene di revenge come gratificazione banale per lo spettatore, e anche il criticatissimo finale – sicuramente un po’ forzato – è perfettamente coerente con questa scelta.
    Penso sinceramente che sia il migliore rape&revenge degli ultimi 20 anni, l’unico con una prospettiva autenticamente “poetica”, e la protagonista è di una bravura mostruosa.

    1. Sì, ma anche io l’ho adorato, credo me lo rivedrò altre quattro o cinque volte per assimilarlo meglio.
      Il finale, per quanto mi riguarda, è forzato quanto poteva esserlo quello di Kill Bill: non è importante, a quel punto, la verosimiglianza, anche perché quanto accade a Cassie è fin troppo verosimile e, almeno negli ultimissimi minuti, una qualche forma di riscatto se la meritava, poveraccia.

  3. Sono d’accordo su tutto e soprattutto sulla potenza catartica del finale…e spero che possa aprire la strada a tanti altri film altrettanto potenti. Lo considero uno degli esordi migliori degli ultimi anni, sono curioso di vedere come proseguirà la carriera di Fennel. E anche la carriera da produttrice di Margot Robbie con la sua LuckyChapEntertainment si sta muovendo in direzioni molto interessanti.

    1. Sì, è vero! Ho dimenticato di menzionare Robbie alla produzione. Hai fatto benissimo a farlo notare. Felice che ti sia piaciuto!

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Bella e recensione per un rape&revenge al femminile (mi aspetto che ne seguano molti altri) capace di incidere a fondo adottando gli inusuali -per il genere- strumenti della commedia romantica… sì, credo proprio che mi piacerà 👍

    1. Sono sicura che lo adorerai!

  5. Bello, devastante, il finale ha veramente poco di catartico, non riuscivo a pensare che tanto quelli in un modo o nell’altro l’avrebbero di nuovo fatta franca, anche con un morto di mezzo.
    Grande cast, lei eccezionale, e mi ha stupito la dolcezza nel dialogo tra Cassie e Clancy Brown, che ho ritrovato dopo anni (anche nella bella raccolta horror cimiteriale) e faccio difficoltà a non vedere nei panni di un “cattivo”.
    PS anche a me ha fatto pensare a MFI, che ho scoperto anni fa sempre grazie al tuo blog (e che non ricordavo come si chiamasse, ma solo che il titolo era una sigla 😀 ).

    1. Clancy Brown sta avendo una seconda parte di carriera eccezionale. Sempre nei nostri cuori.
      M.F.A. è più un film di genere, e non ha tutta quella parte da commedia romantica che poi ti esplode in faccia nel finale, però ha delle radici molto simili, soprattutto quando deve mettere alla berlina la rape culture.
      Felice che ti sia piaciuto!

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