Rovistando nel catalogo Prime Video: No One Lives

Regia – Ryûhei Kitamura (2012)

Questo mese peschiamo a caso dal cestone la WWE Studios che si associa a delinquere con Kitamura per deliziarci con un’opera dalla raffinata sensibilità e dall’estetica delicata. Insomma, un’ora e mezza di pura macelleria e totale carneficina, ma realizzata con classe e con quel pizzico di ironia consapevole che, in un film dove il più pulito ha la rogna ed è praticamente impossibile schierarsi da una parte o dall’altra, non guasta affatto. Che poi, con Kitamura lo sappiamo in anticipo dove andremo a parare: ultra violenza diretta con la leggiadria di un ippopotamo e quella che, se non fosse un termine troppo ambizioso per il regista giapponese prestato alla serie B americana, chiamerei ambiguità morale.
Però, devo ammetterlo, a me Kitamura piace sempre, proprio perché è rozzo, non va mai per il sottile ed è abbastanza onesto da mantenere sempre ciò che promette. A volte, come in questo caso, gli capita persino di aggiungere un qualcosa di imprevisto, una svolta inaspettata, ma bada bene a inserirla nei primi venti minuti del film, così può dedicarsi a quello che più gli piace: ammazzare male la gente.

No One Lives ha tutte le premesse del classico survival coi redneck che più classico non si può: giovane coppietta che si trova ad attraversare una zona rurale perché sta traslocando, banda di delinquenti di bassa lega, ma privi di qualunque scrupolo morale, e inevitabile collisione tra i due gruppi. Certo, ci sono svariati campanelli d’allarme sparsi all’inizio del film su quanto il personaggio senza nome interpretato da Luke Evans non ce la racconti proprio giusta e nasconda di sicuro qualcosa di losco, ma sulle prime possiamo pensare a una sorta di Cane di Paglia versione WWE, con il bravo cittadino obbligato dalle circostanze a trasformarsi in belva per difendere la sua vita e quella della sua compagna.
E invece il film diventa una specie di slasher al contrario: Luke Evans è un folle spread killer in viaggio con l’unica sopravvissuta al suo ultimo massacro nascosta nel bagagliaio della macchina, e i poveri criminali bifolchi sono nei guai fino alla cima dei capelli. Verranno infatti massacrati uno a uno senza pietà, ma con grande talento creativo, mentre a noi tocca solo metterci comodi e assistere alla mattanza.

Kitamura non è un cretino, sa che un mucchio di personaggi, tutti negativi, non è in grado di sostenere la struttura del film; bisogna dare allo spettatore qualcuno con cui identificarsi, o almeno per cui fare il tifo. E così aggiunge Emma (Adelaide Clemens), rapita mesi prima dal killer, tenuta in ostaggio e condizionata con un bel lavaggio del cervello, che qui ha la funzione di bussola morale in un film che, altrimenti, ne sarebbe completamente privo. In questo senso, No One Lives è un You’re Next più spudorato: gioca a carte scoperte sin dall’inizio, ma ti dà lo stesso un surrogato di final girl, giusto per farti stare col fiato sospeso quel tanto che basta a non usare l’avanti veloce per le scene di raccordo tra un ammazzamento e l’altro.

Proprio per non lasciare alcun dubbio su dove voglia andare a parare, Kitamura spoilera la conclusione del suo film sin dal titolo: se sappiamo che nessun bifolco rimarrà vivo, il nostro interesse verte tutto sul come, ed è lì che No One Lives si scatena, è lì che Kitamura, al solito, dà il meglio di sé. Dimenticata l’orrida CGI del suo precedente lavoro statunitense (quel Midnight Meat Train che non è affatto un pessimo film come molta gente dice in giro), qui il regista fa sul serio con gli effetti artigianali e dal vero e, se si esclude qualche spruzzo di sangue aggiunto in post-produzione, credo perché Kitamura e il suo montatore abbiano convenuto che non ne era stato versato abbastanza, tutto il divertentissimo massacro cui assistiamo è stato ricreato sul set da artisti del make-up guidati da Myke MIchaels, un tizio che se leggete il suo curriculum vi vengono i lucciconi agli occhi.
E così abbiamo gente infilata di faccia in un trituratore, il corpo di quel gigante di Tyrus sventrato e poi usato come nascondiglio, sacchetti pieni di frattaglie che vengono fatti esplodere alla bisogna e tanti altri momenti di cinema elevatissimo, per il nostro sollazzo.

No One Lives è un pop corn movie, perfetto per le serate estive, fila via come un proiettile e si tiene sotto i 90 minuti di durata, quindi non perde tempo a cazzeggiare coi dialoghi o con vani tentativi di dare spessore ai personaggi, tranne forse Emma, cui spetta quel minimo sindacale di approfondimento per fare in modo che attiri le simpatie del pubblico pagante. È una lotta all’ultimo sangue tra pessimi soggetti, quindi non c’è bisogno di umanizzare le vittime. Ed è questa, secondo me, l’unica idea forte di un film che, altrimenti, poggerebbe soltanto sull’esecuzione degli omicidi. Da un certo punto di vista, l’assassino senza nome sta facendo un favore al mondo, ma se lo sguardo del pubblico è quello di Emma, allora salta qualunque tentativo di schierarsi da una parte e dall’altra, ed ecco che ci troviamo in una situazione non facile: esultiamo per ogni bifolco eliminato, ma sappiamo che è uno di meno a proteggere l’incolumità della nostra final girl.

Purtroppo, come spesso accade quando si parla di Prime, il film vi tocca doppiato, senza l’opzione dei sottotitoli, ed essendo chiaramente un B movie pensato per un pubblico di degenerati come noi, non si sono poi sprecati più di tanto ad adattarlo bene. Ma c’è una buona notizia: in No One Lives si parla pochissimo e si muore tantissimo; la mano pesante di Kitamura qui calca anche più del solito, quindi il doppiaggio è l’ultimo dei nostri problemi.
Non è di certo un horror di quelli che spingono la critica a rivalutare il genere, anzi, è il tipo di horror che allontana chiunque non sia un appassionato, facendolo fuggire urlando.
Ma, ogni tanto, dopo aver fatto i bravi bambini con i film accettabili in società, fa bene andare a frugare nel cestone e ritornare a quei tempi gloriosi in cui l’horror era considerato un gradino sotto al porno.
Che Dio ci conservi Kitamura in eterno.

10 commenti

  1. Sempre un gradino sotto, com’è giusto che sia!

    1. È la nostra collocazione naturale!

      1. E quando si cerca di elevarci è facile perdere la nostra natura, con risultati decisamente deludenti (non sempre eh)!

  2. valeria · · Rispondi

    quando penso a questo film è sempre con grande affetto: gli si vuole bene, è inutile 😀
    (e luke evans folle scatenato è una gioia per gli occhi :D) ottimo ripescaggio, e meno male che io all’epoca non l’ho visto doppiato perchè già tremo all’idea dell’adattamento italiano XD

  3. Mio! Messo immediatamente in lista

  4. Ottimo film, sangue e violenza a palate,
    solo questo mi ha lasciato un perplesso:
    Come cazz..o ha fatto Driver ad infilarsi nel corpo di Ethan e poter respirare senza aria?

    la somiglianza di Adelaide Clemens con Kirsten Dunst e’ incredibile

    Voto: 9

  5. Alberto · · Rispondi

    Molto bellino, anche se del personaggio di Emma mi è sembrato non si sapesse tanto bene cosa farne, a parte la Cassandra della situazione. Comunque la cadenza mensile di questa rubrica è un po’ punitiva.

    1. La mia paura è di esaurire i titoli 😅

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Lo conosco, lo conosco questo Kitamura, e per mia fortuna NON doppiato (si parla pochissimo, vero, ma il rischio di strafalcioni nostrani mi fa comunque paura quanto un serial killer) 😀
    Un Luke Evans davvero terrificante che, a modo suo, si permette pure di citare La Cosa: quello che succede a Tyrus, infatti, non dimostra forse che “l’uomo è il posto più caldo in cui nascondersi”? 😉

  7. Jena Plissken · · Rispondi

    Uno dei motivi per cui sei adorabile: frasi come ” artisti del make-up guidati da Myke MIchaels, un tizio che se leggete il suo curriculum vi vengono i lucciconi agli occhi.”. E ovviamente metti il link e ovviamente una guarda il curriculum e ovviamente i lucciconi arrivano.
    In una serata estiva calda e con una sola birra in frigo questa pellicola si annuncia refrigerante.

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