Zia Tibia va negli anni ’90: Scream 2

Regia – Wes Craven (1998)

Come ormai dovrebbero sapere anche i sassi che leggono questo blog, sono nata nel 1978, il che non significa soltanto l’inevitabile decadimento psicofisico ormai avviato, ma che le mie esperienze cinematografiche più importanti, quelle in sala, le ho fatte nel corso degli anni ’90. Il mio primo horror al cinema è stato Nightmare 6, nel preistorico 1991. Per inciso, è curioso che sia uno dei pochissimi horror dell’epoca diretto da una donna, ma non divaghiamo troppo. Fatto sta che il mio gusto in fatto di film si è formato in quel decennio e, dato che sta per arrivarci addosso un’ondata nostalgica che in confronto quella per gli anni ’80 ci sembrerà una barzelletta, ho pensato di anticipare i tempi e spargere un po’ di amore per un periodo molto bistrattato tra gli appassionati del nostro genere preferito. Mi piace cominciare la rassegna (ogni lunedì, da oggi fino al 31 agosto) con un film che fa parte della saga simbolo dell’horror anni ’90. Abbiamo parlato di Scream in lungo e in largo da queste parti, sapete tutti cosa ne penso, ma non non si discute abbastanza del suo seguito, a mio parere, se non ugualmente valido, non troppo distante dall’eccellenza dell’originale.

Kevin Williamson aveva pronto un soggetto di poche pagine per un sequel di Scream ancora prima che la Dimension Film acquistasse la sceneggiatura del primo film nel 1996. La ragione era molto semplice: promettere una potenziale saga già pronta all’uso lo avrebbe aiutato a vendere meglio il suo copione. Nessuno, tuttavia, si aspettava un successo di pubblico così clamoroso come quello riscosso da Scream. E così, mentre il capostipite è ancora in sala a macinare quattrini, iniziano i lavori di preparazione di Scream 2.
Il primo dato interessante da notare, e che differenzia di parecchio questa serie di film dai suoi colleghi slasher, è che non è mai stata, e mai sarà, la storia di Ghostface. Scream è la storia di Sidney e, in seconda battuta, di Gale e Dewey. I personaggi fissi sono loro, mentre l’assassino di turno è intercambiabile, è un copycat. È un percorso narrativo abbastanza unico nella storia degli slasher più famosi, e con più seguiti sul groppone: la star di Nightmare è Freddy, mentre Nancy torna soltanto nel terzo capitolo, dove addirittura muore; per quanto riguarda Venerdì XIII, Alice torna brevemente nel secondo capitolo, per essere fatta fuori senza troppe cerimonie all’inizio del film.; con Laurie Strode il discorso è più complesso: sparisce dalla circolazione dopo Halloween II, torna vent’anni dopo e, dopo altri vent’anni, va a ricoprire un ruolo abbastanza simile a quello di Sidney, con la differenza che Michael è sempre lì a fare da spauracchio. Tutti abbiamo, per fortuna, rimosso l’increscioso episodio del 2002.

Lo schema seguito da Scream 2 porta l’essenza dello slasher a un livello di astrazione estrema: non è più importante chi si nasconde dietro la maschera del killer, è la maschera stessa a essere protagonista. In questo modo, Sidney è la nemesi dei vari assassini sconfitti uno dietro l’altro nell’arco di quattro film (che stanno per diventare cinque), e non il contrario. Non è più soltanto una final girl, è una sopravvissuta e una guerriera, una combattente, come la obbliga a definirsi il suo insegnante di recitazione in Scream 2.
Non è un fatto accidentale, e non è dovuto a improvvisazione: si tratta di una scelta programmata da Williamson ancora prima che Scream diventasse un film, tanto che a Neve Campbell venne assicurato che il suo era l’unico personaggio a non dover temere di essere ucciso. Questa è la sua saga, ed è impossibile immaginarla senza di lei.

Secondo dato da segnalare è la principale dissonanza tra Scream e Scream 2: il primo è ancora un horror tradizionale con degli elementi di riflessione metacinematografica; il secondo è una satira consapevole vera e propria. Ho detto satira e non horror comedy, perché Scream 2 è un film serio dall’inizio alla fine, con i soliti momenti sparsi di alleggerimento, che non mancavano neppure nel suo predecessore. Il parziale fallimento del terzo capitolo, il meno interessante dei quattro diretti da Craven, risiede appunto nell’aver abbandonato la dimensione puramente satirica per realizzare un film troppo sbilanciato verso la commedia.
Ora la sparo grossa, e magari faccio venire mal di pancia a qualcuno, ma credo che l’incipit ambientato in sala di Scream 2 sia superiore a quello della telefonata di Scream. Potete benissimo non essere d’accordo con me, ma non potete negare che si tratti di una satira, e non solo dei tropi dello slasher (a quello ci siamo abituati), ma soprattutto satira sociale e, mi sbilancio ulteriormente, politica.

E qui credo che lo zampino sia più di Craven che di Williamson. Sappiamo per certo che la sceneggiatura di Scream 2 fu uno dei primissimi esempi di leak su internet di materiale di lavorazione di un film. E sappiamo che, per questo motivo, venne riscritta in corsa, con Williamson che aggiustava il finale, mentre Craven doveva, di fatto, fungere da secondo sceneggiatore sul set. Per cui la forte impronta satirica è molto probabilmente un marchio di Craven a cui, si sa, la violenza fatta tanto per ridere non è mai andata giù e, pur non amando mai fino in fondo il genere in cui è rimasto intrappolato lungo tutta la sua carriera, lo ha sempre rispettato e preso sul serio. Williamson è un fan boy, e si nota dalla scelta di uno dei due assassini, la mamma di Billy, doppia citazione da Psycho e Venerdì XIII, tanto per non farsi mancare niente. L’atteggiamento molto ambivalente di Craven nei confronti dell’horror e dei suoi spettatori è rappresentato in pieno dalla prima sequenza del film, dove due malcapitati vengono uccisi nell’indifferenza generale, e l’unico modo che ha la seconda vittima per farsi notare è mettersi davanti allo schermo, entrare dentro al film proiettato in sala.

Pur mancando il fattore novità, che fa di Scream una faccenda irripetibile, credo che Scream 2 sia un film molto più craveniano, forse proprio perché privo di una sceneggiatura di ferro, e quindi con più spazi liberi in cui il regista poteva inserire la sua visione. Se nel primo capitolo della saga l’horror portava allo scoperto i meccanismi che lo rendono tale e, in un certo senso, Williamson e Craven rompevano il giocattolo per mostrare al pubblico come funziona, è nel secondo che troviamo una vera riflessione, al netto del gusto citazionista e del giochino sui sequel sempre inferiori all’originale, sulla violenza al cinema e sulla sua messa in scena, nonché sulla percezione che di essa hanno gli spettatori. E non è un caso se in Scream la sala non appariva mai e tutto si riduceva alla visione casalinga (la videocassetta che permette di smontare il film per analizzarlo), mentre in Scream 2 è un film uscito al cinema a scatenare la nuova ondata di omicidi.

Alla fine, Scream 2 somiglia più a Nightmare – Nuovo Incubo di quanto non somigli a Scream. Ho sempre avuto l’impressione che Craven sentisse il primo film della saga di Sidney Prescott come un qualcosa di non del tutto suo, un mezzo per tornare a lavorare in un contesto a lui congeniale, senza le enormi pressioni di una major, ma anche senza tutti gli enormi problemi di un film indipendente a basso budget. Con Scream 2, Craven comincia a crederci sul serio, si espone in prima persona, perché ormai Scream è una creatura che gli appartiene e si sente più libero di osare.
Se Scream è, ancora oggi, un film perfetto, Scream 2 è un imperfetto horror d’autore.

 

8 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Primo film in sala Nightmare 6? E’ un miracolo se sei rimasta fan dell’horror, a mani basse il peggiore episodio della saga!
    Bellissima rece, anche se io ho un’opinione molto diversa sia sulla qualità del film che sulla maggiore impronta craveniana. Io l’ho sempre considerato più un film di Williamson, con le buone scene thriller annegate in un contesto teen comedy stile Dawson’s Creek spesso irritante, con parentesi (la serenata in mensa… mi sanguinano ancora gli occhi) financo imbarazzanti.

  2. Ho adorato la saga di Scream.

    1. Stefano69 · · Rispondi

      Sono felice di leggere questo bell’articolo, che rivaluta un film da sempre un po’ bistrattato: imperfetto sì, ma godibilissimo e con l’innegabile tocco del maestro. Avercene di sequel così!
      Non sapevo che stesse bollendo in pentola il numero 5… chissà come verrà senza Wes!

      1. Eh sì, il 5 è in preparazione, sarà diretto dal duo di Ready or not e, se tutto va bene, vedrà anche il ritorno di Sidney. Quindi non è un reboot, ma un sequel vero e proprio. Poi, da qui a quando uscirà, se uscirà, può succedere di tutto…

        1. Giuseppe · · Rispondi

          Gillett e Bettinelli-Olpin mi sembrano un’ottima scelta di regia, speriamo che scelgano altrettanto bene anche tutto il resto!
          Quanto a Scream 2, credo che tu gli abbia attribuito la definizione più adatta chiamandolo “imperfetto horror d’autore” (la satira craveniana c’è, ed è ben presente fin dalla prima “cinematografica” sequenza)…

          1. Se Neve Campbell acconsente a tornare per interpretare Sidney, magari anche soltanto per pochi minuti, io credo che siamo già a buon punto!

  3. Niko Tanopulos · · Rispondi

    SPOILER

    Hai proprio ragione quando dici che il sequel è buono quasi quanto il primo episodio, infatti
    non mi aspettavo di trovare Scream 2 nella programmazione di Zia Tibia, insieme a roba tipo, che so… The Mangler.

    Al netto di alcuni difetti legati, a mio parere, più alla sceneggiatura che alla regia (tra gli altri: un finale debole, date le premesse; alcuni fatti inspiegabili: Gale, pur essendo una professionista cinica ma preparata ed avendo addirittura scritto un libro sulle vicende legate ai delitti di Woodsboro non riconosce nella giornalista locale la madre di Billy Loomis mentre a Sidney basta uno sguardo… mah…) resta un horror, se non di serie A, almeno di serie B con promozione assicurata a fine stagione. E ha almeno tre scene memorabili: il prologo (non so se superiore al capostipite ma comunque ottimo), la scena ambientata a teatro e quella, davvero ben studiata, nell’auto delle guardie del corpo di Sidney.

    Un film imperfetto, ma comunque molto divertente.

    Dispiace un po’ che il vecchio Wes (o Williamson?) abbia dipinto una immagine tanto negativa del fruitore medio di film horror. Non pretendo che la platea di pellicole come “Stab” dovesse essere composta unicamente da gentiluomini e stilnovisti, magari gli stessi (pochi) eletti che sono andati a vedere Meryl Streep strimpellare il violino, ma neanche da un branco di scimmioni ululanti…

    1. Infatti The Mangler lo abbiamo trattato qualche anno fa! Diciamo che ho aperto la rassegna con Scream 4 perché la saga di Scream è fondamentale per gran parte del cinema horror degli anni ’90, è un’apertura simbolica. La prossima settimana saremo già in una zona più da serie B!

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