Orrore e Guerra: Overlord

 Regia – Julius Avery (2018)

Scusate l’assenza ingiustificata: mi è capitato di sprofondare in un incubo kafkiano da cui ancora non sono uscita del tutto e che non vi racconto perché mi annoio solo a pensarci. Inoltre, non c’è poi moltissimo in giro sul versante horror e, quel poco che c’è, è abbastanza deludente, almeno per la sottoscritta. Poi però esce in sala un film dell’orrore prodotto da JJ Abrams, a base di esperimenti nazisti e zombi durante la Seconda Guerra Mondiale e, lo sapete meglio di me, esiste un imperativo categorico che impone di precipitarsi al cinema al primo giorno di programmazione.
Non mi aspettavo niente, devo ammetterlo, forse è anche per questo che mi sono divertita più del dovuto con Overlord. Ma soprattutto perché rappresenta un evento sempre più raro: un B movie puro che arriva sul grande schermo invece di finire dritto su qualche piattaforma di streaming, un film che, una decina di anni fa, avremmo visto in qualche sala rimasta aperta d’estate o al massimo ai primi di settembre. Un film da Zia Tibia, insomma. C’è da festeggiare.

Siamo alla vigilia dello sbarco in Normandia e un’unità aviotrasportata dell’esercito americano deve paracadutarsi nei pressi di un villaggio francese con l’obiettivo di abbattere una stazione radio tedesca, installata all’interno di una chiesa, con qualche ora di anticipo sul D-Day vero e proprio. Arrivati sul posto, scopriranno che la stazione radio è l’ultimo dei loro problemi e che i sotterranei della chiesa nascondono un orrore tale da poter mettere in discussione le sorti del conflitto.
Mi è stato fatto notare che trama e ambientazione del film sono molto simili a Castle Wolfenstein e non fatico affatto a crederlo, perché Overlord non ha (e non vuole avere) nulla di particolarmente originale. A partire dalla tematica dei nazi che pasticciano con l’occulto e la pseudoscienza per dare vita a oscuri abomini in grado di far loro vincere una guerra quasi persa, ogni elemento narrativo e scenografico di Overlord è già stato visto da qualche altra parte, e l’operazione è così spudorata che non infastidisce affatto, anzi, diverte e appassiona. Perché credo sia insito nella natura stessa della serie B l’essere derivativi; tutto sta nel mescolare al meglio gli ingredienti avanzati a disposizione.
E credo che Avery (e JJ, sempre nel mio cuore, alla faccia vostra) lo abbia fatto molto bene.

Prima di tutto, Overlord ha una sequenza d’apertura colossale: tutta girata all’interno di una carlinga, con la contraerea che, ovviamente, attacca proprio a pochi secondi dal lancio dei paracadutisti, ti incolla alla poltrona e ti lascia in uno stato di beato stordimento per cui rischi addirittura di perderti i primi due o tre minuti a essa successivi. Essendo JJ Abrams una specie di famiglio (nel senso stregonesco del termine) di Spielberg, credo che questa scena iniziale sia un omaggio indiretto a quell’incipit fondamentale che ha cambiato la storia del cinema di guerra per sempre e di cui non faccio il nome perché dovreste saperlo da soli; il film in questione viene citato in maniera molto più esplicita da Overlord poco più avanti, cosa che conferma i miei sospetti, soprattutto sul fatto che JJ sia un famiglio di Spielberg.
Dopo questa scena così efficace e ben gestita, Overlord si assesta sui binari della serie B più smaccata e da lì non si allontana più.

È schematico, privo di sfumature, ma molto abile nel passare da un genere all’altro (nello specifico, dal film di guerra/avventura al fanta – horror puro) in maniera molto morbida, spingendo lo spettatore nell’antro infernale dove si svolgono gli esperimenti dei nazi e facendogli provare la stessa incredulità del protagonista; quello che, fino ad allora, era stato un semplice racconto di guerra, con cinque soldati finiti dietro le linee nemiche per portare a termine una missione impossibile, cambia pelle e si dirige nei territori cari all’horror militare: Avery rubacchia parecchio da Romero e dal suo Day of the Dead (sempre sia lodato), non tanto per la narrazione, del tutto diversa, quanto per l’atmosfera e le ambientazioni nei sotterranei; fa anche capolino Herbert West, da qualche parte e quindi, insieme a lui, Lovecraft, e anche se le siringhe che contengono il siero non sono verdi, è difficile non pensare al rianimatore di cadaveri più famoso di sempre; ci sono Carpenter e le sue mutazioni alla The Thing; c’è tanto body horror anni ’80, grazie agli effetti speciali quasi sempre dal vero e con mirati e quasi invisibili interventi in post-produzione. Insomma, si parte con Salvate il Soldato Ryan (ecco, alla fine il titolo l’ho detto) e si scivola in un incubo da fumetto della EC nello spazio di un battito di ciglia.

Brilla per l’assenza di problematicità, Overlord; i nazisti sono dei porci pezzi di merda che assolvono l’unica funzione assegnatagli dalla loro natura: comportarsi da infami e crepare malissimo, sia che la loro morte avvenga rapidamente, falciati dalle mitragliatrici nemiche, sia che arrivi dopo una lunga e meritata agonia; i soldati americani, rimasti in quattro (più la francese che dà loro una mano) riescono a tenere testa a centinaia di tedeschi; c’è una distinzione così netta e ingenua tra i buoni che sono eroici e belli, e i cattivi, che sono belluini, disgustosi e ignobili, da lasciar cadere qualunque tentativo di riflessione, approfondimento o contestualizzazione. Il boss finale, per esempio (molto bravo Pilou Asbaek) è caratterizzato dal fatto di essere un maniaco sessuale e, in seguito, un mostro schifoso e basta. Non c’è bisogno d’altro. E dopotutto, vedere i nazisti spazzati via in questo modo, procura sempre un enorme piacere.

Io non so se voi vi ricordate quel gioiellino di film che era Almost Famous e, in particolare, la scena in cui il critico Lester Bangs sbertucciava Jim Morrison chiamandolo un “buffone alcolizzato che si atteggia da poeta” e paragonandolo ai canadesi The Guess Who che, al contrario, avevano il coraggio di essere buffoni alcolizzati, il che li rendeva poetici. Ecco, è un discorso che si adatta alla perfezione a molto cinema horror o comunque di genere: Overlord non si vergogna di essere un buffone alcolizzato, e per questo, è un film addirittura poetico. Roba come il recente Mandy, per esempio, è diretta da un tizio convinto di essere un poeta lisergico, quando invece è solo un buffone alcolizzato (e che ha preso poche botte da quel sant’uomo del padre da piccolo).
Poi credo sia tutto un fatto di prospettiva: le velleità da “cinema alto” le devi saper giustificare. Se non sei in grado, meglio fare la faccia truce, saccheggiare filmacci e fumettacci e regalare al tuo pubblico 90 minuti di nobile intrattenimento.
Coi nazi che comunque muoiono male.

 

9 commenti

  1. valeria · ·

    fosse anche una boiata pazzesca (cosa che comunque mi pare di capire non sia) sarebbe da vedere solo per i nazi che muoiono male 😀

    1. I nazi morti ammazzati malissimo sono sempre un buon motivo per vedere un film 😁

  2. Giuseppe · ·

    Proprio niente male, sembrerebbe! E ci vedo non poco, oltre a tutto quello che hai già citato, anche della britannica trilogia nazi-zombie di Outpost…

    1. Che vorrei tanto rivedere, ma non riesco a trovare 😦

      1. Giuseppe · ·

        Se non sai dove sbatter la testa (sono titoli parecchio rari pure su Amazon, pare), posso dirti che l’andar per torrenti (russi, in particolare) un certo aiuto me l’ha dato… 😉

  3. Blissard · ·

    Per una volta, non mi trovo tanto nella tua rece.
    Quando si vuole mettere in scena una carneficina manichea e senza sensi di colpa, le opzioni sono due: o si tirano in ballo gli zombi o i nazisti, e gli sceneggiatori di Overlord hanno la brillante idea di utilizzare sia gli uni che gli altri. Per il resto, dal punto di vista registico e narrativo il film mi è sembrato proprio poca roba; ci si diverte, intendiamoci, ma non mi è sembrato semplicemente “senza pretese” o “consapevole di essere un b-movie”, mi è sembrato proprio stupidotto.
    My 2 cents.

    1. Cristian Maritano · ·

      Concordo

  4. Cristian Maritano · ·

    Come idea mi ricorda il Millenium presente nel manga Hellsing di Kouta Hirano. 😉

  5. Cristian Maritano · ·

    Ti sei scordata di citare la presenza del figlio di Kurt Russell nel cast! Comunque il film si rifà anche molto al progetto Millenium presente nel manga Hellsing di Kouta Hirano. È un film da prendere per quello che è senza perdersi in giri di parole, io accolgo con etica tali B-Movie del nuovo millennio in particolare se J.J. ci fa solo da produttore senza metterci dentro Retcon al suo Cloverfield come successo per due pellicole che nascevano come sceneggiature a se.

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