
Regia – Wes Craven (1981)
Oggi mi gioco la quota Craven, perché il mio fright master preferito deve essere presente in ogni challenge, e me la gioco con la categoria Casa dolce casa, che è terribilmente ampia e volutamente generica. Si può parlare di case infestate, di home invasion o di luoghi che dovrebbero garantire protezione e sicurezza e invece non lo fanno, per qualsiasi motivo. Deadly Blessing appartiene a questa specifica razza ed è uno dei film di Craven più sottovalutati. Persino io, che son purista e completista del nostro amato Wes, lo avevo visto soltanto una volta, in un passaggio televisivo quando ero piccina. O forse era una VHS noleggiata, non me lo ricordo con precisione. Dopo averlo guardato con attenzione, e al netto di parecchie magagne in sede di scrittura (però tipiche dell’horror dei primi anni ’80), mi sento di affermare senza tema di essere smentita che Benedizione Mortale è il tesoro nascosto nella filmografia di Craven, una gemma ingiustamente caduta nel dimenticatoio, che trovate comoda su Plex senza scucire un centesimo, ed è anche perfetta per il clima autunnale e la spooky season.
Benedizione Mortale racconta di una giovane coppia che vive in una fattoria (chiamata “Our Blessing”) nelle vicinanze di una comunità, gli Ittiti, che pare una versione molto estrema degli Amish. Il marito della coppia, Jim, faceva parte della comunità, anzi, è il figlio del patriarca Isaiah (Ernest Borgnine), e ha rinnegato la propria religione per sposare Martha. Tra gli Ittiti e il vicinato non corre buon sangue, e non solo per i vecchi rancori associati ai rapporti di parentela, ma proprio per degli stili di vita incompatibili tra loro. Una notte, Jim muore all’improvviso, schiacciato dal trattore, e Martha riceve la visita di due vecchie amiche che si recano alla fattoria per tenerle compagnia e darle un po’ di conforto. Una delle due amiche è una giovanissima Sharon Stone, al suo primo ruolo con battute, ancora abbastanza inesperta, ma già dotata di una presenza scenica pazzesca e di un carisma che annulla qualunque altro essere umano si muova sullo schermo. Succederanno cose. Tutte brutte.
Il primo dettaglio interessante da segnalare, a proposito di Benedizione Mortale, è che si tratta di un film ponte tra il Craven lurido e arrabbiato degli esordi e quello più educato da Nightmare in poi. Nel 1978, il regista dirige il televisivo Summer of Fear, durante il quale già si fa le ossa a lavorare all’interno di un circuito diverso da quello del cinema da guerriglia de L’Ultima Casa e de Le Colline. Tuttavia, Benedizione Mortale è il primo progetto di Craven per uno studio, la Polygram, e con una grande distribuzione, garantita dalla United Artists. A latere, si tratta anche di una delle prime incursioni nel cinema di serie (quasi) A per James Horner, che scrive l’ottima colonna sonora.
Il film successivo di Craven sarebbe stato lo sfortunato Swamp Thing e, un paio d’anni dopo, sarebbe arrivato Fred Krueger a cambiare le sorti della sua carriera e del cinema dell’orrore tutto.
Ma nel 1980, quando cominciano le riprese di Deadly Blessing, Craven si trova in una posizione scomoda: deve dimostrare di saper girare, deve trovare il proprio stile, ancora incerto, ancora tutto in divenire. Deadly Blessing segna il momento in cui la furia da documentarista d’assalto lascia spazio a quell’eleganza che poi sarebbe diventata tipica del suo cinema.
In Deadly Blessing si possono dunque trovare dei residui dell’iconoclasta che aveva diretto due tra i survival più spietati degli anni ’70, che si ritrovano sparsi all’interno del tessuto narrativo e della costruzione delle immagini, come la pelle di un serpente che sta mutando; allo stesso tempo, l’approccio di Craven è più professionale, con una pulizia visiva e un gusto nella messa in scena che non poteva esserci nell’urgenza e nella frenesia dei suoi esordi. Ricordiamo che Craven ha cominciato a lavorare nel cinema tardi, che tutta la sua formazione come cineasta è posticipata rispetto a quella dei suoi colleghi, che ha dovuto imparare da solo la tecnica. L’educazione rigidamente religiosa che ha ricevuto ha reso il suo percorso accidentato e anomalo, e lui non ne ha mai fatto mistero, tantomeno in un film come questo, che di religione parla, e dello scontro tra due visioni del mondo in guerra aperta tra loro.
Credo sia per questo che è sempre complicato assegnare ai film di Craven un genere preciso: Deadly Blessing è in parte un mystery, in parte uno slasher, in parte un horror soprannaturale e onirico, con sequenze che sono propedeutiche a quelle degli incubi di Nightmare, sospensioni all’interno di una narrazione altrimenti lineare, brusche uscite dal realismo rurale che ti proiettano in una dimensione altra, e che quasi non hanno senso nell’economia del racconto.
Deadly Blessing è un film confuso e bellissimo da guardare. La sceneggiatura, rivista da Craven, ma che porta la firma di altri due autori, zoppica e scricchiola, perde di frequente la direzione, ma viene salvata proprio dallo stile coerente con cui Craven la mette in scena. Benedizione Mortale ha l’andamento surreale di un sogno generato da uno stato febbrile, con tutti gli oggetti, animati e non, in campo, che rappresentano una qualche forma di minaccia per le tre donne nella fattoria. Fuori dal mondo civilizzato, alle prese con un gruppo di persone che vive come nel XIX secolo, Martha, Vicky e Lana vivono in uno stato di costante allerta e costante pericolo, anche se non sanno riconoscere da quale direzione arrivi, il pericolo, e può essere incarnato e rappresentato da chiunque: la vicina con sua figlia, gli Ittiti e i loro sguardi giudicanti, il misterioso individuo che tormenta il sonno di Lana, o anche l’entità temuta dagli Ittiti stessi, l’incubus (non a caso).
È tutto bizzarro, fuori posto, perturbante perché vicino alla nostra realtà, ma distorto quel tanto che basta a generare una sensazione di disagio che permea ogni fotogramma. Che poi, e non sono l’unica ad aver letto il film in questa maniera, è una rappresentazione molto fedele di cosa significa abitare un corpo femminile in una società patriarcale.
Non devo essere io a dirvi che Craven, tra i giganti del new horror, è quello che ha raccontato meglio i personaggi femminili. Le donne di Craven hanno una specificità che le distingue dalle altre protagoniste horror loro contemporanee. In un periodo in cui il genere era a totale dominazione maschile, avere Wes Craven era un dono del cielo. Persino quando, come in questo caso, deve pagare pegno agli anni ’80 infilando un nudo qua e là, Craven resta assolutamente incapace di avere uno sguardo predatorio sui corpi femminili, con e senza vestiti. Il suo cinema è assenza totale di male gaze, e di conseguenza, le donne che scrive e dirige si muovono con una naturalezza maggiore sullo schermo, si comportano come persone reali e non come fantasie di un dodicenne che non ha mai visto una donna vera in tutta la sua vita. Passiamo un bel po’ di tempo con le tre giovani donne al centro della scena, insieme, da sole, con altri personaggi, e quello che mi ha colpita, rivedendo il film come se lo vedessi per la prima volta, è stato il modo in cui Craven le fa interagire tra loro e con l’ambiente circostante: sono vere, hanno reazioni plausibili, si vogliono bene, si conoscono, discutono, litigano anche, ma restano amiche tutto il tempo.
Ci sono parecchie sequenze degne di nota in Benedizione Mortale: la fustigazione in chiesa del ragazzino a opera di Isaiah, Lana da sola nel fienile e il suo incubo col ragno che le entra in bocca, la macchina che va a fuoco, e la celeberrima scena nella vasca da bagno che poi Craven avrebbe ripreso pari pari in Nightmare. Ma ciò che rende questo piccolo film un gioiello sono l’atmosfera lugubre e l’insicurezza diffusa, con la fattoria (ricordate il nome del posto, Our Blessing) che diventa una trappola sempre più stretta intorno alle protagoniste, assediate da un misterioso assassino e da una comunità che le considera peccatrici e vuole sbarazzarsi di loro per motivi solo all’apparenza morali: dietro ci sono i soldi. Ci sono sempre i soldi.
E allora dove risiede veramente il male? Qual è la minaccia reale che incombe su Martha e le sue amiche? La repressione, credo voglia dirci Craven, anticipando anche di un paio di anni uno dei colpi di scena più famosi della storia del cinema dell’orrore (per ovvi motivi non vi dico quale), il fanatismo che uccide più di qualsiasi demone o killer mascherato. E se ve lo dice Wes Craven, che nel fanatismo e nell’oscurantismo ci è cresciuto, io vi consiglio di dargli retta.










