Send Help

Regia – Sam Raimi (2026)

Lo vedete come suona bene? Regia di Sam Raimi. Sentite che melodia, anche se lo pronunciate ad alta voce? Come si arrotola bene sulla lingua? Regia di Sam Raimi. Per quanto riguarda il cinema horror, soltanto (tra i viventi) regia di John Carpenter potrebbe darmi la stessa iniezione di felicità, e sappiamo bene che, purtroppo, Carpenter la carriera di regista l’ha terminata. Raimi è più giovane, appartiene alla generazione successiva, ma è anche l’unico dei grandi nomi del passato, a essere rimasto pienamente in attività.
Però facciamo due calcoli, perché Raimi non dirige un horror dal 2009. Il suo ultimo film pre Marvel risale addirittura al 2013, e non era poi così riuscito. Il Dottor Strange è una cosina divertente, con parecchi elementi horror sparsi, e si vede che Raimi ha fatto il massimo all’interno di un contesto molto restrittivo, però l’ultima volta in cui Raimi è stato davvero Raimi va ricercata in Drag me to Hell.
La cosa più importante del suo lavoro alla Casa del Ratto è stata l’incontro con Rachel McAdams, che non è propriamente una scream queen (anche se Craven potrebbe obiettare), ma si trova molto a suo agio nella commedia nera. Quella tra lei e il regista di Evil Dead è stata proprio una combinazione fortunata. Se credessi nel destino, direi che è stata decisa dalle stelle.

Drag me to Hell è anche l’ultimo film di cui Raimi ha firmato la sceneggiatura, perché Send Help non lo ha scritto lui: gli sceneggiatori sono quelli di Freddy vs Jason e del remake di Venerdì 13 del 2009, che voi direte non è un promettente biglietto da visita, ma quando c’è Sam dietro la macchina da presa, si sa che ogni cosa diventa “about the camera”, quindi non ce ne preoccuperemo oltre, se non per raccontare in breve la premessa del film: Linda (la nostra Rachel) lavora nel reparto pianificazione e strategia di una florida azienda. È molto brava in quello che fa, anzi, è una delle menti più brillanti tra gli impiegati, soprattutto per quanto riguarda i numeri. Il suo problema è l’aspetto trasandato e una evidente difficoltà a socializzare. Non che non ci provi, ma i suoi tentativi finiscono sempre in imbarazzanti fallimenti. Arriva un nuovo capo, Bradley (Dylan O’Brien) figlio del defunto proprietario dell’azienda, e la promozione in cui Linda sperava sfuma. Al suo posto, viene promosso un ex compagno di college di Bradley, e attuale compare di partite a golf. Linda ci rimane, giustamente, di merda, e non solo: le tocca pure partire per la Tailandia con l’aereo privato di Bradley, e con a bordo tutti maschi che si prendono gioco di lei. L’areo precipita, muoiono tutti i passeggeri tranne Linda e Bradley, e si ritrovano su un’isola deserta.
C’è una cosa che non vi ho detto: Linda è esperta di tecniche di sopravvivenza.

Ci sono delle caratteristiche in comune con Drag me to Hell, quella più evidente, la visione da incubo della vita aziendale e corporativa, con tutto il suo odioso corollario di pensiero positivo, spirito di gruppo e ipocrisia volta a mascherare i meccanismi più biechi del capitalismo. Ma se, in Drag me to Hell, Raimi metteva al centro le scelte sbagliate, compiute giustificandosi con l’aver fatto soltanto il proprio dovere, e le loro conseguenze nefaste, qui la questione è diversa. Send Help parla sì di capitalsmo e di come ci tiene tutti in pugno, ma, se si va ancora più a fondo, parla soprattutto di dinamiche e rapporti di potere, del modo in cui essi cambiano, quando ci trova in un contesto differente, allo “stato di natura”, per così dire.
Una volta sull’isola, le gerarchie perdono valore e Linda, forte della sua capacità di procurarsi i mezzi di sussistenza, si diverte a ribaltarle. Il suo capo non è più tale, dipende da lei per ogni minima necessità; una condizione durissima da sopportare per chi è abituato, in quanto figlio di, a farsi obbedire senza condizioni e a decidere il futuro delle altre persone con uno schiocco di dita.
Linda e Bradley, tuttavia, non sono speculari, e il film non va a parare nella banalità di vedere replicate le stesse dinamiche di potere di un ufficio su un’isola deserta. Perché Linda è mentalmente instabile, e commette delle azioni molto discutibili da un punto di vista morale, ma la natura di scarto fognario di Bradley non viene mai messa in discussione, né a livello di scrittura né a livello di regia.
Ci sono un paio di momenti, soprattutto verso la fine del film, in cui Send Help ci insinua un paio di dubbi su quale direzione debba prendere la nostra simpatia, ma è una falsa pista.

Io credo che Send Help parli di cosa succede quando ci si trova, all’improvviso, dall’essere del tutto impotenti e in balia dei capricci altrui, a gestire un potere quasi smisurato. Linda, nella prima parte del film, quella nella cosiddetta civiltà, è una donna che cerca disperatamente di adeguarsi a dei parametri imposti dall’alto (dai maschi, soprattutto), in cui lei, tuttavia, non rientra, vuoi perché non ha il cosiddetto “atteggiamento giusto”, vuoi perché è inetta nelle relazioni con gli altri, vuoi perché non è desiderabile o attraente da un punto di vista canonico, per come si veste, per come porta i capelli, per come cammina. Nel momento in cui questi parametri perdono di senso, non rappresentando più la pietra angolare della sua vita lavorativa, Linda rifiorisce e si trasfigura in una creatura che ha pieno controllo della situazione.
Al contrario, la storia di Bradley è quella di una progressiva perdita di controllo, perché lui, all’interno di quei parametri, prospera e domina.
Se cade l’impalcatura che abbiamo imparato a considerare come immutabile, gli individui come Bradley non hanno più un ruolo o una funzione. E sta alle Linda del caso se scegliere di fargliela pagare o no.
Siamo in un film di Sam Raimi, quindi Linda gliela fa pagare, anche se persino meno di quanto mi aspettassi: se si escludono quel paio di gesti altamente discutibili, Linda si dimostra di essere perfettamente in grado di gestirlo, il potere.

“Non scambiare la mia gentilezza per debolezza”, dirà Linda a Bradley in una delle sequenze più tese del film. Alla fine, il problema è tutto qui: l’ossessione per mostrarsi forti, assertivi, rapaci in un mondo di predatori, finisce per seppellire nell’infelicità e nell’anonimato le persone gentili, che però non sono deboli, e a un certo punto, per forza di cose, e se le condizioni lo permetteranno loro, smetteranno di essere gentili. E saranno dolori per chiunque si metta in mezzo.
Raimi è geniale nel mettere in scena questi sofisticati meccanismi di potere, e relazioni disfunzionali sul luogo di lavoro, con il linguaggio di una scatenata e violenta commedia nera.
Send Help fa ridere dall’inizio alla fine, è un’esperienza cinematografica ad alto tasso di intrattenimento, e ci guadagna se visto in una sala piena, con la partecipazione del pubblico che si mette a fare il tifo. Ci sono due o tre scene d’azione così ben orchestrate che ancora io sto qui a chiedermi come le ha girate e montate: l’incidente aereo, la caccia al cinghiale (mai riso tanto in vita mia) e il confronto finale tra Bradley e Linda.
Lo dicevamo qualche riga fa: con Sam Raimi, ogni cosa è about the camera, e qui la macchina da presa è del tutto fuori controllo, in particolare quando si tratta di lanciare getti di sangue e fluidi in faccia agli attori.
In generale, l’impressione è che si siano tutti divertiti come matti sul set, e questo è sempre un elemento positivo, perché la chimica tra i due attori, e tra attori e regista, traspare dallo schermo e viene restituita al pubblico a ogni inquadratura.

Send Help è il film di un regista che non ha più nulla da dimostrare a nessuno, libero e con una gran voglia di coprire di ridicolo la distopia che stiamo vivendo.
Per i suoi seguaci, ci sono tantissime sorprese disseminate nel corso di Send Help: vi faranno luccicare gli occhi.
Da grandissimo direttore di attori, quale è sempre stato, Raimi è riuscito a tirare fuori il meglio dai suoi due protagonisti, entrambi quasi irriconoscibili rispetto ai ruoli cui di solito li vediamo impegnati. Sia McAdams che O’Brien danno fondo a tutte le loro energie, sono elettrici, feroci, sguaiati e senza freni. È bellissimo vederli recitare così, ed è l’ennesima dimostrazione di quanto Raimi sia efficace nel suo territorio preferito, quello della commedia horror che plasma e distrugge i corpi e li spinge a compiere azioni al limite del degradante.
I progetti futuri di Raimi, se vogliamo dare retta a IMdB, sono un fantasy e un film fantascienza, ma io sto qua che lo supplico di dedicarsi a questi progetti che sembrano più piccoli, eppure rappresentano la sua essenza migliore.
Quanto ti voglio bene.

5 commenti

  1. Avatar di Frank La Strega

    Quando sono felice canticchio sempre un paio di canzoncine perché mi piace la melodia e si arrotolano bene attorno alla lingua, magari saltellando sui marciapiedi mentre piove con i vestiti trasandati e le mie difficoltà di socializzazione 😅: “regiaaa di Sam Raimiiii” e “Racheeeel McAdaaaams”!😃🎶♥️

    Non si può spiegare facilmente il concetto di “essere cresciuti con…” ed “essersi innamorati di…” così li canticchio.
    Da oggi c’è una canzone unica per i momenti felici.🤗

    Mettere insieme questi due nomi significa, chessò, aprire il cuore e la fantasia, il divertimento e la riflessione, la crescita personale e il romanticismo, il sociale e l’umano… (Da Darkman ad Are you there god? It’s me Margaret, da The Gift a Il caso Spotlight, da L’Armata delle Tenebre ai Fire Saga…).

    Davvero sono contento…😃
    “Saaaam & Raaacheeel”🎶

  2. Avatar di Fabio

    Mi sono divertito con “Send Help”,e Raimi al solito si dimostra il navigato e abile veterano dell’intrattenimento che è.Ma il finale,ammetto che mi ha messo alla prova,messi nel piatto della bilancia le azioni di entrambi i personaggi,mi aspettavo un finale più distruttivo e spietato su entrambi i fronti.Ma più che altro,è una mia personale insofferenza nei confronti di quei film,dove entrare in empatia con i personaggi presenti in scena è arduo,se non impossibile,in quanto ognuno a modo suo è sgradevole.Avere almeno un personaggio positivo per qui tifare mi aiuta,ma ciò non toglie che Raimi dietro la macchina da presa sia un leone.

  3. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · · Rispondi

    Se nel prossimo futuro vuol dedicarsi a fantaay e fantascienza, il nostro amatissimo Sam, continuerò seguirlo come ho sempre fatto. Sperando che, fra un grosso budget e l’altro, non perda di vista “piccoli” -ma grandi nel risultati- progetti come Send Help, dove davvero può dar libero sfogo al suo estro (e senza paletti imposti “Marvel style”)… Altro che stronzate immani come L’isola dei famosi o Temptation Island, è QUESTA l’isola di cui avevamo bisogno! 😉👍

  4. Avatar di Trelkovski
    Trelkovski · · Rispondi

    Ti leggo spesso ma è la prima volta che commento. È vero anche a me prende subito bene se leggo regia di Sam Raimi. Sarà che la prima horror comedy che ho visto al cinema da ragazzino è stata La Casa 2 (anche se allora non mi era sembrata poi tanto comedy😅). E Send Help mi è piaciuto da morire, anche più di quanto mi aspettavo. Ma soprattutto questo film è “poetic cinema” dal primo all’ultimo minuto, per usare una formula che credo abbiate lanciato voi ragazzacce di Nuovi Incubi☺️

    Ciao!

    1. Avatar di Lucia

      Aaaaw, ma grazie per la citazione di Nuovi Incubi. 120 minuti di continuo poetic cinema

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