
Regia – Gareth Edwards (2025)
Cercare di cavare fuori il sangue dalle rape è una pratica molto comune in quel di Hollywood, e non relativa soltanto agli ultimi anni; bisogna però ammettere che, di recente, è diventata la principale strategia di sopravvivenza quando si parla di blockbuster. A dare il via alla tendenza è stata, che ve lo dico a fare, la Disney, che cava sangue da tutto ciò che si è comprata, e anche da se stessa, con una pervicacia e un’ostinazione che sono quasi da ammirare, soprattutto considerando che quasi non c’è più niente da cavare.
Non è un problema di mancanza di idee, cavallo di battaglia di ogni commento online quando esce un sequel, un remake o un reboot. Le idee ci sono, stanno bene e vi salutano agitando le manine. È un problema legato al non aver saputo e voluto costruire un immaginario alternativo rispetto a quello del secolo scorso, almeno nel cinema. I ragionieri a capo degli studios sono pavidi, prima di tutto il resto, e quindi pensano soltanto a dare al pubblico quello che si crede il pubblico voglia, anche se è vecchio.
Quindi non bisogna stupirsi se la macchina dei dinosauri continua a macinare anche nel 2025, anche dopo il fiasco di Dominion, che fiasco da un punto di vista economico non è stato, ma ci siamo capiti.
Alla fine, basta aggiustare quelle due o tre cose che proprio non funzionavano, magari assumere un regista, non necessariamente bravo, soltanto uno che fa quello di mestiere: non Trevorrow, insomma, è tutto si aggiusta.
Con Edwards si va sul sicuro, perché è bravo ma non possiede poi questa personalità così spiccata da adombrare il franchise; coi mostri giganti ci ha già lavorato in più occasioni e sa prendersi la responsabilità di avere a che fare con dei marchi molto famosi; in pochi possono dire di aver diretto, anche con moderato successo, Godzilla, Star Wars e Jurassic Par… pardon, World.
Per scrivere la sceneggiatura, Universal e Amblin hanno scelto l’usato garantito e hanno chiamato Koepp. Insieme, lui e Edwards, non si sono solo dimostrati competenti e affidabili, ma hanno dato sfoggio di intelligenza: neanche ci hanno provato, questa volta, a mettersi in competizione diretta con Spielberg e con il film del 1993. Jurassic Wolrd Rebirth è un B movie coi soldi, che completa la transizione dei dinosauri su schermo da moniti dell”umana tracotanza a kaiju pieni di denti, spazza via l’unica idea un minimo interessante della trilogia di Jurassic World, quella della convivenza nella vita quotidiana con i dinosauri, e porta il tutto in una dimensione molto più piccola.
Perché è vero che si trattava di un’idea interessante, ma nessuno è stato in grado di sfruttarla a dovere (tranne la serie animata che è bellissima) e allora tanto vale rinunciarvi in partenza per non incasinarsi troppo.
Semplicemente, le povere bestie non sono riuscite ad adattarsi al clima della terra del XXI secolo e sono morte tutte; i pochi esemplari sopravvissuti se ne stanno per fatti loro in alcune isole dalle parti dell’Equatore e nessuno si azzarda più a mettervi piede. Il pubblico ha, in generale, perso interesse nei confronti di questi animali, tanto per fare un po’ di meta cinema a buon mercato, e la tanto strombazzata coesistenza è archiviata nei primi due minuti del film.
Come li mettiamo, però, gli esseri umani ancora una volta a stretto contatto con i dinosauri? Semplice, o meglio, molto complicato e convoluto, ma è soltanto un pretesto, quindi ce lo prendiamo: una grande industria farmaceutica sta sviluppando una cura per le cardiopatie e, per produrre il farmaco ha bisogno del dna di tre specie di dinosauri, tutte presenti in un’unica isola, l’ennesima dove la InGen faceva i suoi esperimenti genetici creando ibridi un po’ alla come capitava. Viene dunque assoldato un gruppetto di mercenari, più un povero paleontologo che non ci voleva venire, e si parte per essere sgranocchiati.
A questa gente si aggiunge un’inutile presenza di famigliola in vacanza, perché non puoi fare un Jurassic World senza i ragazzini che pare brutto.
Sbrigate le formalità, assemblato il collettivo di protagonisti più o meno sacrificabili, Edwards può scatenarsi nell’unica cosa che davvero gli interessa (e interessa a noi): mostrare quanti più dinosauri feroci e incazzati possibile, in lunghe, elaborate e spettacolari sequenze d’azione che si svolgono per mare, per fiume, per aria e per terra.
Se non si fa caso all’insipienza di tutti i personaggi, salvati tuttavia da interpreti in gamba (Scarlett Johansson ci crede tantissimo e azzecca tutti gli appuntamenti, mentre Jonathan Bailey è una vera sorpresa), Rebirth è il migliore tra i sequel recenti del capolavoro di Spielberg, quello che intrattiene di più, quello con più scene in grado di incollarti alla poltrona e farti stare col fiato sospeso, anche se di chi vive o muore non te ne frega niente.
Soltanto l’arrivo all’isola della barca su cui viaggiano i nostri, attaccati da un mosasauro e da tre spinosauri, si divora qualunque cosa abbia mai fatto Trevorrow in tutta la sua carriera. Non c’è l’impatto emotivo di alcuni momenti tipici di Bayona (Il Mondo Distrutto è un film che io difenderò sempre), ma non c’è neanche tutto quell’appesantimento in fase di scrittura che tarpava le ali ai recenti seguiti.
Qui, se si esclude una partenza faticosa, fila tutto molto agile e veloce: è un film d’azione con qualche elemento horror sparso qua e là e con un nuovo ibrido, il D-Rex, che fa davvero paura, anche perché è un incrocio tra uno xenomorfo e Godzilla, e chi siamo noi per non innamorarci all’istanze di una bestia simile?
Io credo che il segreto per riuscire a cavare il sangue dalle rape sia sempre quello di non avere pretese: c’è poco su cui lavorare, facciamolo fruttare al meglio delle nostre possibilità, prendiamoci tutti i vantaggi possibili del progresso tecnologico dal 1993 a oggi per rendere i dinosauri credibili e, se mi passate il termine, “realistici”, e spendiamo i milioni a nostra disposizione per realizzare un film che sia, prima di tutto, divertente.
Per quanto mi riguarda, la missione è compiuta, perché questo Rebirth non è altro che un attacco di dinosauri dietro l’altro, tenuto insieme da un collante debolissimo preso dal manuale del blockbuster post-Marvel. Di rado ho visto un’operazione così riuscita che si basasse soltanto sul limitare i danni.
Alla fine è vero che dei dinosauri, come veicolo di stupore, non importa quasi più a nessuno, ma perché se una cosa la vedi troppo spesso smette di stupirti; qui Edwars ci prova pure a costruire una scena che richiami il famoso sense of wonder del primo film: è quella in cui si vedono i giganteschi titanosauri, e funziona, per carità, mi sono pure commossa, ma nulla al mondo potrà mai anche soltanto avvicinarsi alla prima apparizione dei brachiosauri nel 1993. Esistono delle vette, nella storia del cinema, che si raggiungono una sola volta, e poi ci si deve accontentare di copie sbiadite. Con questa consapevolezza, ci sediamo di fronte al settimo film di una saga che poteva fermarsi nel 1997 e nessuno se ne sarebbe lamentato. Ma già che ci siamo, possiamo goderci delle sequenze bellissime, da puro film di mostri giganti, ed è giusto che Edwards abbia puntato ogni centesimo su quelle.
Ho apprezzato anche quel paio di concessioni all’horror, seppure sempre col freno a mano tirato. Anche lì, Spielberg nel 1993 se ne fregava alla grande di poter spaventare troppo i ragazzini e, anzi, ne Il Mondo Perduto, ha pure rincarato la dose.
Oggi i film cosiddetti “per famiglie” hanno una struttura diversa ed è già tanto se in un paio di momenti ci scappa qualche brivido.
Tutto sommato, il bilancio è positivo. Il critico cinematografico in erba che risponde al nome di Fabrizio, mio nipote, è uscito dalla sala e ha dato al film tre stellette e mezza. Mi sembra un giudizio molto equilibrato e ragionevole.











Da quello che hai scritto il film è esattamente quello che mi aspettavo di vedere e che andrò presto in sala a vedere. Edwards non è male dietro la macchina da presa, il classico “mestierante” che però non si crede autore. Gli piace quello he fa e lo fa al meglio delle sue possibilità.
Sì, alla fine è davvero un film molto divertente che ti passa in un lampo.
Giorno Lucia,….aah i civili nella saga giurassica,”deficienti dal 1993″,certo è però,che perseverare è diabolico,santo cielo state alla larga da queste isole per dio!
È più forte di loro e da un lato li capisco perché se sapessi che ci sono i dinosauri da qualche parte, ci andrei di corsa.
Piuttosto,cambiando discorso,felice come una pascqua,che il prossimo mese,arrivera’ nelle nostre sale “Dangerous Animals”,mi ci voleva un film estivo a tema squali!.😋
Mi ricordo che era appena iniziata scuola quando andai a vedere Jurassik Park; qualche mese dopo ancora al cinema per Schindler’s List, quando ci penso mi chiedo quante volte sia successo nella storia del cinema che lo stesso regista diriga nel giro di pochi mesi due film così rivoluzionari e distanti, nell’estetica nei contenuti nel retaggio lasciato e così di successo… per quanto riguarda le idee, è uno zero virgola il numero di sceneggiature prodotte tra le migliaia scritte, spec script o in black list incluse. Mi chiedo: sono i produttori che creano l’immaginario o il pubblico, chi segue chi? L’MCU ha avuto un successo pazzesco nella prima fase ma ora arranca, perché? Stanchezza, mancanza di rinnovo o altro? Scott ha dovuto abbandonare il suo progetto e Alien è dovuto tornare alla sua lore originaria per non scontentare il suo pubblico hardcore ma la Disney ultimamente ha preso una cantonata pazzesca proprio per inseguire proprio un certo pubblico (e una certa sensibilità attuale). Coraggio mancanza di coraggio, ogni casa di produzione dovrebbe avere la sua divisione dove si investe e si rischia in progetti ambiziosi e potenzialmente anche non remunerativi, ricordarsi che il pubblico è numeroso composito più o meno maturo (senza dare giudizi di sorta), rivoluzionario e reazionario, a volte, assieme; e naturalmente dare lo giusto spazio alla promozione e distribuzione.
Sì, progetti ambiziosi e costosi, soprattutto. Oggi nessuno darebbe a un ragazzino di 26 anni una sventolata di milioni per fare un film che non ha mai fatto nessuno. Magari glieli danno per metterlo al timone dell’ennesimo franchise. È proprio una mentalità sbagliata.
Io, oggi come oggi, magari ci sarei arrivato comunque fino al 2001 (starò invecchiando io ma, più passano gli anni, più la mia indulgenza nei confronti del terzo film aumenta) 😉 Tornando a noi direi che qui, andando di mutazione in mutazione, siamo ormai quasi dalle parti del kaijuverse, solo con mostri di dimensioni “minori” rispetto a Godzilla, Kong, King Ghidorah, Mothra e compagnia (titanica). Non a caso dirige Edwards, che fra i giganti sa come muoversi…
P.S. Della serie animata ne sento parlare parecchio bene, in effetti, e quindi la dovrò per forza vedere anch’io 😉
Sì, la serie ti assicuro che è deliziosa.
Il mio giudizio è un po’ più severo di quello dell’ottimo Fabrizio 🙂
E’ vero che “questo Rebirth non è altro che un attacco di dinosauri dietro l’altro”, ma questo inanellare scene action (di buona fattura, sicuramente) nuoce al finale, al quale si arriva un po’ spossati e che non riesce a dare un autentico cambio di passo nonostante la presenza (a mio parere non sfruttata al meglio) del colossale D-Rex.
Nel complesso piacevole, ma temo sia stato sopravvalutato per via del fatto che la saga, di suo, è boccheggiante.
Concordo in merito alla serie animata, davvero fighissima
La serie animata è la cosa migliore uscita da tutta la saga, dopo i primi due film. Un gioiellino di serialità per ragazzi di cui si parla davvero troppo poco
Pensavo… quel “sense of wonder” che in effetti era così “wow!” nel primo film, non so se mi è capitato di riviverlo uguale altrove. Forse non è la stessa cosa, ma ci sono andato vicino con due King Kong: quello di Jackson (che mi piace tantissimo, ma proprio tanto, a proposito di film che compiono gli anni) e pure Skull Island (che, boh, trovo strafigo). Magari è capitato anche ad altri…
Comunque ai dinosauri una possibilità si da sempre: sono troppo affascinanti!