The Severed Sun

Regia – Dean Puckett (2025)

Nella coda del revival del folk horror che sta cominciando a mostrare la corda, arriva questo film minuscolo, girato in appena dodici giorni da un regista esordiente a restituirmi fiducia nel filone. Non che faccia nulla di originale, anzi, va proprio a scavare alla ricerca delle radici più antiche e profonde del folk horror britannico, ma lo fa con un taglio molto interessante e, al netto di evidenti restrizioni di budget e di vari problemi in corso di realizzazione di cui parleremo, non si vergogna di essere un horror, ma sa essere sporco e violento; così sfugge, anche se soltanto in parte, a molte delle trappole di un folk horror contemporaneo che si fa sempre più algido e cerebrale, e torna dritto nei feroci anni ’70, guardando in particolare a un film meraviglioso (forse il mio preferito dell’Empia Trinità), Blood on Satan’s Claw.

Il film si svolge in una piccola comunità agricola, isolata dal resto del mondo e caratterizzata da una religiosità pervasiva. La nostra protagonista è Magpie (Emma Appleton), figlia del pastore nonché leader del gruppo (Toby Stephens) che un bel giorno, stanca degli abusi e delle violenze del marito, lo avvelena e riesce a far passare la cosa come un incidente: trascina il cadavere nel bosco, gli mozza una mano e dice a tutti che l’uomo è morto mentre tagliava la legna. Il suo status di figlia del capo la preserva dall’accusa di omicidio. Ma quando la ragazza comincia a comportarsi in modo “strano”, ovvero a non partecipare al lavoro nei campi e, soprattutto, a non andare alle funzioni domenicali, la comunità le si rivolta contro e la accusa di essere eretica, forse pure un po’ strega che non guasta mai.
In tutto questo, c’è uno strano essere che si aggira per la foresta, un’ombra, una bestia, un demone, forse un’allucinazione. E il suo apparire coincide con la morte atroce di un altro uomo del villaggio, anche lui colpevole di abusi e di violenze. 
A quel punto, neanche l’influenza del pastore sulla comunità basterà a proteggere Magpie dalla furia dei fedeli. 

Cercando di semplificare e sintetizzare al massimo, e tenendo presente che il discorso che sto per fare non ha alcuna pretesa di essere esaustivo, credo che il folk horror possa essere diviso in due tronconi principali: il primo è quello, molto classico e molto fortunato, in cui abbiamo un personaggio che arriva “da fuori” e tenta di inserirsi o di violare un gruppo chiuso, con le proprie usanze e le proprie regole, e finisce per essere assimilato o spazzato via. Fa ovviamente capo a The Wicker Man, ma il folk del XXI secolo è pieno di storie come queste. 
Il secondo, che è un po’ meno comune, e anche più difficile, racconta del male che aggredisce dall’interno una comunità, la divide, ne mette in discussione i valori e spesso la smembra. Blood on Satan’s Claw appartiene a questa seconda categoria, ma anche The Witch e il film di cui stiamo parlando oggi.
Solo che i tempi, dal 1971, sono decisamente cambiati e se all’epoca, un film come Blood on Satan’s Claw poteva essere collegato alla paura degli adulti per un universo giovanile così in fermento da essere diventato alieno e maligno, oggi le paure sono altre, e trovo delizioso che si utilizzi la stessa formula con intenzioni opposte. 

Il regista Puckett ha dichiarato che la sceneggiatura di The Severed Sun risale al 2016 ed è frutto dell’ansia che la Brexit e i rigurgiti conservatori presenti in Gran Bretagna (e in tutta Europa, anzi, mondo, aggiungo io) gli procurarono all’epoca.
Nonostante sia un film in costume, The Severed Sun non si svolge in qualche epoca remota: non è specificato o spiegato in maniera chiara, ma si intuisce da parecchi dialoghi che la comunità cui appartiene Magpie sia stata creata in seguito a qualche evento apocalittico, che si tratti di una specie di utopia cristiana nata dalle macerie della civiltà. Utopia o distopia a seconda della prospettiva dalla quale la guardiamo, è ovvio.
Il film è molto parco di informazioni, in parte per una scelta ben precisa che mi sento di condividere, in parte perché, poche settimane prima dell’inizio delle riprese, una delle due case di produzione che avrebbe dovuto finanziare il film si è tirata indietro e Puckett è rimasto lì a chiedersi se abbandonare il progetto o tentare comunque di realizzarlo con la metà del budget e la metà del tempo. Ha scelto, altrimenti non staremmo qui, la seconda opzione, ma ha dovuto tagliare circa venti pagine di sceneggiatura. 

Il risultato è un film di appena ottanta minuti, che ha sicuramente qualche problema in sede di passaggi narrativi e logica, ma ci guadagna tantissimo in atmosfera, soprattutto perché ogni elemento della storia viene lasciato vago e sta a noi mettere insieme i pezzi e trarre le nostre conclusioni. 
Girato quasi sempre in esterni e in pieno giorno, The Severed Sun fa uno splendido lavoro sulla luce naturale e sui paesaggi dove i nostri protagonisti si muovono, così ben fotografati che quasi non ci si crede sia un film da cortile, girato probabilmente nel praticello dietro casa di qualcuno: la foresta sembra davvero prendere vita dopo essere stata nutrita con il sangue del marito di Magpie, e generare un qualche tipo di entità, legata alla donna da un legame che è insieme parassitario e liberatorio, e la aiuta ad acquisire una consapevolezza di sé più profonda e, infine, a mettere in crisi la struttura sociale di cui è, di fatto, prigioniera. 
Questa entità si manifesta come di una sagoma scura (e cornuta) realizzata benissimo, ma la sua presenza è dentro il suolo, è nel fango, anzi, è il terreno su cui gli abitanti del villaggio hanno edificato la loro utopia. Proprio come in Blood on Satan’s Claw: qualcosa nella terra portata alla luce in maniera accidentale. 

La differenza sta tutta nel fatto che in Blood on Satan’s Claw, la società cercava di preservarsi dal male, rischiava di soccombervi e, negli ultimi minuti, anche se pagando un prezzo molto alto, usciva tutto sommato integra; se pensiamo al percorso di Angel e lo paragoniamo a quello di Magpie in The Severed Sun, troviamo parecchie analogie (e anche con Thomasin di The Witch), ma se Angel va sacrificata perché lo status quo si ripristini, il destino riservato a Magpie è diverso. Questo perché non c’è nulla da salvare nella piccola comunità di The Severed Sub: è corrotta, violenta, feroce, repressiva. Sempre di Old Ways si tratta, tuttavia: un gruppo di persone che, per sfuggire al collasso del mondo contemporaneo, si rifugia in usanze antiche, considerandole pure e salvifiche. E marciando così verso la propria autodistruzione.
Sono tanti i temi toccati o anche solo sfiorati (per mancanza di tempo) da The Severed Sun, forse anche troppi, compressi in una durata così breve, ma è un film ambizioso e molto coerente, uno dei folk horror contemporanei più consci della tradizione da cui proviene, capace di usarla senza timore reverenziale e adeguarla alla sensibilità attuale senza tuttavia snaturarla. 
È stata una bellissima sorpresa e vi consiglio con tutto il cuore di guardarlo. 

2 commenti

  1. Avatar di Christian Princeps
    Christian Princeps · ·

    Dell'”empia trinità” presumo faccia parte, oltre a “The Blood on Satan’s claw” e “the wicker man”, il capolavoro di Reeves ” Witchfinder general”….Non avendo visto il film, mi baso su ciò che sto leggendo ; il fatto che le vittime maschili siano entrambe colpevoli di abusi e violenze verso le donne, farebbe pensare al solito tema del patriarcato oppressivo ( questo lo collegherebber ad un altro folk horror recente “Men” del 2022 ; anche “The Witch” del 2015 sfiora il tema , ma è meno centrale…). Il tema della comunità che cerca di vivere sulla base di valori “antichi”, tenendosi lontano dalle brutture contemporanee, non può non richiamare “The Village” (2004) di Shyamalan… Comunque grande segnalazione,se lo dovessero passare nei cinema della mia città, andrò a vederlo….

  2. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · ·

    Mi sembra un folk horror capace di fare del proprio meglio per sopperire alle vicissitudini produttive, quindi seguirò il tuo consiglio 😉