Dead Talents Society

Regia – John Hsu (2024)

Il miracolo del 2025 arriva da Taiwan e, per una serie di coincidenze altrettanto miracolose, lo potete comodamente trovare su Netflix.
No, non è un originale Netflix, ma un prodotto della diramazione internazionale della Sony che è andata a investire a Taiwan per la prima volta dopo più di vent’anni. Netflix si è limitata ad acquistarne i diritti per lo streaming. Di conseguenza è un bellissimo film.
Una commedia, perché credo che il 2025 sarà l’anno delle commedie horror, ma con toni e intenti del tutto opposti a quelli del film di cui abbiamo parlato a inizio settimana, The Monkey.
Dead Talents Society è una commedia coi fantasmi realizzata apposta per alleggerire il cuore dei suoi spettatori. Un vero e proprio feel good movie in cui i protagonisti sono tutti morti e i vivi stanno sullo sfondo; di loro ci interessa il giusto, o in quanto passivi oggetti di spaventi vari o come memorie che galleggiano in un amaro senso di rimpianto.

Una delle frasi che ripeto più spesso è che non vedo l’ora di morire per riposarmi un po’. Purtroppo, nell’universo narrativo di Dead Talents Society, questa possibilità ci viene negata anche nell’aldilà. I fantasmi infatti (previa licenza da professionisti ottenuta tramite bizantine pratiche burocratiche) sono in perenne competizione tra loro per fama, successo e visualizzazioni. Ci sono delle vere e proprie star che infestano dei luoghi, hanno il loro look studiato nei dettagli da costumisti e curatori di immagine e, se sono abbastanza capaci, assurgono addirittura allo status di leggende urbane. C’è tutto un sistema economico che ruota intorno alle loro performance, ci sono premi, rivalità acerrime, fantasme (si tratta soprattutto di donne) sul viale del tramonto e giovanissime emergenti pronte a tutto pur di conquistare il favore del pubblico.

Per sopravvivere in questo strambo e riuscitissimo incrocio tra Eva contro Eva e Monsters Inc. bisogna performare. Sempre, in continuazione, senza un attimo di respiro. Altrimenti si rischia di sparire per sempre. Che sarebbe il destino della nostra protagonista, una giovane (nel senso di morta da poco e morta giovane) entità spettrale chiamata The Rookie e priva di ogni caratteristica che potrebbe fare di lei una vera donna di spettacolo. Dopo che i suoi genitori ancora in vita hanno smarrito l’unico oggetto che li legava ancora a lei, The Rookie ha un mese di tempo prima di dissolversi nel nulla. Al fine di evitare questo spiacevole inconveniente, la ragazza dovrà ottenere una licenza da fantasma professionista e trasformarsi da inetta a idolo delle folle in un lasso di tempo brevissimo. A darle una mano ci sarà uno sgangherato gruppo di consumati professionisti dello show business d’oltretomba, capeggiato da Catherine, la stella più luminosa del firmamento dei defunti, tuttavia recentemente messa in ombra da una sua ex protetta. 

Come vedete, basterebbe l’idea alla base del film a fare di Dead Talents Society un piccolo cult della commedia horror, perché se l’originalità è sempre e comunque sopravvalutata, è anche vero che abbiamo visto di rado una vicenda così. Ma Hsu non si accontenta di aver avuto un’idea forte e di farci girare intorno il suo film, sfruttandola per dare il via a una serie di gag e situazioni paradossali lunghe un centinaio di minuti. Il regista, qui al suo secondo lungometraggio (e secondo horror: il primo era il serissimo Detention del 2019), ci mette tanta di quella sostanza e tanto di quel cuore da dar vita a un gioiello di umorismo, critica sociale e profonda e affettuosa umanità. Il mio horror preferito di questo inizio 2025, che fino a ora ha spiccato per abbondanza e varietà delle proposte, ma qui tocca vette inaudite.
A parte il poderoso e dettagliatissimo world building, Dead Talents Society è un film che poggia su piccolo gruppo di personaggi principali graziati da una scrittura attenta ed efficace. Se, come in ogni commedia, c’è sempre il garantito numero di macchiette da ridicolizzare (le mie preferite sono i fantasmi che infestano un gabinetto pubblico), i componenti di quella che diventerà la nuova famiglia di The Rookie sono raccontanti con partecipazione e calore, pur nella natura esilarante e slapstick delle loro avventure. 

La comicità di Dead Talents Society, per quanto all’apparenza molto immediata e poco sofisticata, brilla per la sua intelligenza: usa infatti la natura incorporea del fantasma classico per creare delle gag che sono essenzialmente fisiche: gente che scivola e cade, The Rookie trascinata e spappolata da un’auto in corsa che avrebbe dovuto fermare, voli dall’ultimo piano di palazzi, sangue che schizza dappertutto, e roba così. Il corpo di un fantasma può essere violato e martoriato in un milione di modi, ma tornerà sempre a posto, ed è su questo che poggia tutto il fattore più apertamente comico del film. 
C’è poi un secondo livello, più sottile, che mira a far specchiare la nostra società in una costruzione sociale fittizia, quella di un’aldilà che è la copia appena un po’ più assurda e grottesca dell’al di qua: un luogo dove tutti vogliono e anzi, devono essere speciali, distinguersi, acquisire seguaci, creare rumore intorno alle proprie vicende personali e tramutarle in leggende, dove se sei morto in un banale incidente stradale non avrai “vita” facile, ma se ti sei suicidata per amore allora sì che la fortuna ti sorride. 
Il dolore si fa spettacolo e, nella spietata macchina capitalista post mortem, se non produci, scompari; se non ti interessa essere il migliore in un qualsiasi ambito, cessi di esistere. 

Dead Talents Society è anche una gioia da guardare: è pieno di colori, illuminato alla perfezione, con delle interpretazioni da incorniciare, su tutte quella di Chen Bolin nel ruolo dello sfigatissimo e adorabile manager Makoto. C’è anche una discreta quantità di splatter perché al povero corpo di The Rookie ne capita di ogni nel corso del film. Ha una colonna sonora portentosa e un ritmo che ti incolla allo schermo. Ma è anche in grado di prendersi le sue belle pause di riflessione e colpirti a tradimento con alcuni sprazzi di vera e sincera commozione.
Per fare un altro paragone con il cinema occidentale, ha quell’ingenuità tenerissima nell’affrontare il tema della morte che aveva Tim Burton ai tempi di Beetlejuice; è bizzarro, strambo, forse non arriverà a tutti perché parla un linguaggio molto sopra le righe ed è sempre in bilico sull’orlo della farsa, senza mai tracimare del tutto. 
Alla fine è uno splendido antidoto contro il cinismo: si tratta di un film di buoni sentimenti che racconta di brave persone, di una famiglia che si crea a partire da una necessità impellente, ma poi diventa unita da un affetto reale, di poter essere se stessi, apprezzati e amati anche se non si è speciali secondo i parametri imposti dai meccanismi spietati e trituranti del capitalismo. 

9 commenti

  1. Avatar di Frank La Strega

    Le ultime righe… wow!
    Questo non me lo perdo neanche… morto!
    Grazie. 🙂

    1. Avatar di Lucia

      Poi fammi sapere che effetto ti ha fatto ❤️

  2. Avatar di adriana valenti
    adriana valenti · ·

    L’ho visto, stavo per cestinarlo perché sembrava scemo e invece era molto «kawaii!» e mi ha lasciata con un buon sapore in bocca per due o tre giorni.

  3. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · ·

    Eh, io ho sempre avuto paura che l’aldilà fosse proprio un qualcosa del genere 😉 A pelle mi attira parecchio, anche per le somiglianze che personalmente ci vedo con i variegati inferni di Dylan Dog…

  4. Avatar di minapolaris141
    Michelovskj Mellina · ·

    Eee un altro film da mettere subito nella mia lista di roba da vedere!

    È la prima volta che lascio un commento.Ho scoperto questo blog da poco e adoroh le tue recensioni! Continua cosi

  5. Avatar di minapolaris141
    Michelovskj Mellina · ·

    Prima volta che lascio un commento! Adoro questo blog e le tue recensioni. Questo è l’ennesimo film che finirá nella mia lista di cose da vedere😀

    1. Avatar di Lucia

      Grazie del primo commento e grazie per leggere i miei post!

  6. Avatar di 08smmsx
    08smmsx · ·

    Anche per me questo è il primo commento che scrivo sul tuo fantastico blog. Apprezzo moltissimo quello che fai, consigli spesso dei film fantastici di cui non ne conescerei l’esistenza proprio come questo dead talent society.

    Un film veramente ben fatto, che ti strappa qualche sorriso ma anche lacrime, in certi punti mi ha ricordato un film che ho trovato tristissimo come Coco.

    Grazie di tutto!

    1. Avatar di Lucia

      Grazie! In effetti Coco fa piangere tantissimo!