
Regia di un sacco di gente (2024)
Il Day 10 è dedicato alle antologie e quindi si timbra l’annuale cartellino con V/H/S, la saga found footage creata nel 2012 dagli amichetti di Bloody-Disgusting e giunta ai giorni nostri più in forma che mai. A parte l’increscioso episodio di Viral, V/H/S è sempre stata in grado di rinnovarsi e proporre, a ogni film, qualcosa di interessante e inedito.
Questa volta, al posto della data come unica limitazione imposta agli autori coinvolti, si è scelto di restringere il campo a un genere molto specifico, l’horror di fantascienza. Al settimo film, e dopo il terzetto formato da ’94, ’99 e ’85, era anche ora che si passasse ad altro.
Il cambiamento non solo è ben accetto, ma porta anche a uno dei migliori film dell’intera saga. Il mio cuore batte sempre forte per ’94, e soprattutto per l’episodio diretto da Chloe Okuno (inchiniamoci a Raatma), ma ogni capitolo di V/H/S è sempre stato contraddistinto dalla qualità altalenante dei vari episodi. In Beyond questo problema non esiste: sono tutti esplosivi.
Un’altra caratteristica che fa spiccare Beyond rispetto ai suoi illustri predecessori, è che si tratta di una serie di found footage incastonati in un mockumentary, ovvero la cornice: diretta da Jay Cheel, che con i falsi documentari (e i documentari in generale) ha una certa esperienza, Abduction/Adduction parla di un’abitazione in un sobborgo canadese, nota agli abitanti della zona come un coacervo di leggende urbane e strane apparizioni, soprattutto di presunte entità extraterrestri. La narrazione si concentra su due cassette arrivate in forma anonima e denominate Proof 1 e 2, che in teoria dovrebbero dimostrare in maniera incontrovertibile l’esistenza degli alieni. Torneremo in Abduction/Adduction più volte nel corso del film, come è giusto che faccia una cornice, una delle poche, all’interno della saga, a non avermi dato la fastidiosa impressione di spezzare il ritmo del racconto; inoltre, gli ultimi secondi di questo mockumentary abiteranno nella mia testa in forma di incubi per il resto della mia vita. E forse pure dopo. Statevi accorti che morde.
Passiamo poi a Stork, il primo episodio di Beyond. Alla regia troviamo Jordan Downey, autore nel 2018 del buon The Head Hunter e responsabile della saga indie di Thankskilling, quindi una personcina a modo, sicuramente. Ora, vi darò l’impressione di contraddirmi, ma cercate di seguirmi lo stesso: Stork è il segmento più debole dell’antologia, perché è inserito in un tale contesto di eccellenza che quasi ci sfigura. Ciò non significa che sia debole in quanto tale: è un’orgia di splatter, seghe elettriche, pistolettate in faccia e teste spappolate a calci. La roba che ci piace.
Racconta di un gruppo di agenti di polizia che fanno irruzione in una casa disabitata, dove pare si nasconda un rapitore di bambini. Al suo interno trovano dei simil zombie che li aggrediscono e vengono macellati senza tante cerimonie. Lascio a voi il piacere di scoprire cosa c’entri la fantascienza e quali disgustose creature incontreranno i protagonisti sul loro cammino. Sarà uno spasso.
Stork è girato usando il punto di vista delle bodycam degli agenti e della telecamera che uno di loro, il novellino, è costretto a portarsi dietro. Ha un ritmo bello sostenuto ed è rapido e divertente. Forse ha il difettuccio di essere il più lineare e banale di tutti, però è davvero una questione di voler essere minuziosa a tutti i costi. Vi piacerà.
Dall’india arriva invece Dream Girl, diretto da Virat Pal, che alza subito il livello verso vette stellari, e oltretutto contiene una canzoncina che vi si pianterà in testa e diventerà la vostra ossessione musicale per il resto dell’anno.
Protagonista di Dream Girl è il paparazzo Arnab, vessato dal suo capo e a sua volta spietato con il suo povero assistente, che ha l’incarico di seguire e spiare una diva di Bollywood di nome Tara. Arnab riesce a introdursi nel camerino dell’attrice, nel tentativo di fare qualche scoperta piccante sul suo conto, e invece si trova di fronte a una situazione di tutt’altro tenore. Anche qui, rivelare cosa succede a Tara e ad Arnab sarebbe criminale da parte mia e, non essendo una filibustiera, non vi rovino la sorpresa. Posso solo anticiparvi che assisterete a una gustosissima e folle strage stile Bollywood. Non so cosa si possa desiderare di più.
L’episodio di Pal segna, a mio parere, il vero inizio del film, è quello che ne imposta la direzione e, se vogliamo parlare di una cosa del genere in un’opera a più voci, lo stile. C’è in effetti una certa omogeneità non solo tematica, ma anche estetica in questo Beyond, e non data soltanto dal linguaggio comune all’intera saga. È proprio un fatto di intensità e di mancanza di freni e di pudore. Da qui in poi, ne vedremo delle belle.
Ora tocca al mio episodio preferito dell’intero lotto, ovvero Live and Let Dive, per la regia di Justin Martinez, che arriva dritto da Southbound, e si vede. Se Stork e Dreamgirl vi sono sembrati veloci, questo vi stordirà. Lo spunto di partenza è quello di un povero disgraziato, portato dagli amici, per il suo compleanno, a lanciarsi col paracadute. Peccato che quegli stronzi abbiano scelto lo stesso giorno di un’invasione aliena per festeggiare il loro compare. Seguirà mattanza, prima in volo, poi a terra.
Anche in questo caso, il punto di vista è quello di una action cam piazzata sul caschetto del protagonista per permettergli di avere un ricordo filmato dell’esperienza da paracadutista. Di conseguenza, l’intero cortometraggio è una perenne soggettiva di lui che cerca di sfuggire agli extraterrestri mentre amici e parenti gli muoiono intorno come le mosche. Io non so quali sostanze usi Martinez per avere questo tiro micidiale, ma le voglio anche io.
Che Justin Long fosse uno scemo, era cosa nota. Gli abbiamo dedicato anche una giornata della challenge per celebrarne la scemitudine. Che invece fosse proprio da TSO lo sospettavo, ma con Fur Babies, diretto da lui e dal fratello Christian, ne ho la conferma definitiva.
C’è un gruppo di attivisti ecologisti che va a indagare, in incognito, in una pensione per cani chiamata Doggy Dream House e gestita da una signora simpatica ma un po’ svitata; l’obiettivo degli attivisti è quello di capire se gli animali sono a rischio abusi. Nei video per promuovere il suo centro, infatti, sono visibili dietro la proprietaria alcuni cani impagliati. La signora è fissata con la tassidermia e spiega ai suoi ospiti che, quando uno dei suoi numerosi “bambini pelosi” attraversa il ponte dell’arcobaleno, lei cerca di mantenerne vivo il ricordo imbalsamandolo e mettendolo sul camino. Una stramberia innocua, pare.
Innocua un paio di palle, scopriranno i nostri infiltrati a loro spese. Fur Babies è un torture porn però girato come se fosse una commedia degli equivoci. Fa ammazzare dalle risate e va visto con accanto un sacchetto per vomitare. I fratelli Long hanno un radioso futuro davanti a loro, se non li arrestano prima.
Allentiamo un po’ il ritmo con l’ultimo episodio, diretto da una star d’eccezione, Kate Siegel, che qui esordisce alla regia. Ma non solo, la sceneggiatura di Stowaway porta la firma di sua maestà Mike Flanagan, e in effetti, è il racconto più complesso e profondo tra quelli presenti nell’antologia; riesce a presentarci una protagonista dotata di spessore, motivazioni e una bozza di conflitto interiore, senza tuttavia uscire fuori dal tono generale del film. Il solito tocco del maestro, per essere sintetici. Dal canto suo, Siegel fa un grandissimo lavoro, ed è anche l’unica che rispetta alla lettera il titolo della saga: siamo infatti alle prese con un filmato a bassissima definizione e con un’ambientazione che pare negli anni ’90. Una donna sta indagando sull’apparizione di alcune luci nel cielo del deserto del Mojave armata di una telecamera amatoriale. Si intuisce vagamente che, per imbarcarsi in questa avventura, ha lasciato marito e figlia.
Stowaway ha una prima parte molto riflessiva e una seconda in cui deflagra in un body horror che potrebbe essere il più estremo dell’anno (ancora non ho visto The Substance, quindi sospendo il giudizio). La qualità sgranata delle immagini aiuta a rendere il tutto più sporco e crudele. Davvero una prova impressionante da parte di Siegel, che a questo punto si meriterebbe un lungometraggio.
Come dicevo in testa, non so se questo sia il miglior V/H/S di sempre, ma è di certo il più uniforme. Buon divertimento e, mi raccomando, la vomit bag.











Buongiorno Lucia,per la challenge di ieri “Alla Luce Del Sole”,ho optato per un bianco sole invernale riguardandomi il britannico “The Children”,mentre per la challenge di oggi “Film Antologici”,ho scelto quello che per me da anni e’ diventato un classicone,ovvero il divertentissimo “Trick’r Treat” di Michael Dougherty.👋😁
Trick’r treat è il classico di Halloween per eccellenza e non potresti fare una scelta migliore!
The Children è d’altronde perfetto
Beh, mi fa piacere che la saga di V/H/S abbia finalmente trovato la quadra con questo suo recente capitolo, dove gli episodi non soffrono di quella ” altalenanza” qualitativa che ancora affliggeva qua e là i suoi predecessori 👍 Per quanto riguarda la challenge di oggi, io decido di fiondarmi nella prima metà dei ’70 con un altro classico come “La bottega che vendeva la morte”…
Con la Amicus caschi sempre bene!
Wow! “The Children” è micidiale… Trick’r Treat è davvero un classicone da rivedere ogni Halloween…
Per il Day 9 il mio film è “Old” di Shyamalan. E’ quasi tutto alla luce del sole, moooolto sole (con 10 minuti di notte) e, insomma, ci dovremmo più o meno essere. A me piace molto e c’è (almeno) un momento davvero indimenticabile.
Tra l’altro, come anche in altri casi, rientrerebbe anche in altre categorie della challenge, tra cui, ho scoperto sbirciando in rete, quella per il film “non bello ma tipo” visto che non ha “punteggi” proprio proprio esaltanti. Magari col TEMPO, INVECCHIANDO… miglioreranno… Io lo trovo piuttosto figo.
Per il Day 10 sono in difficoltà: i film antologici io li conosco poco e non mi ci sono mai fiondato sopra più di tanto. Ne ho in mente un po’ che ho apprezzato, ma sto anche cercando di ricordarmi o di scovare eventualmente qualcosa di cui non si sia già parlato nel blog (mooooolti difficile)… Se ci riesco magari ritorno qui in differita… In ogni caso, a parte i classici che vedevo da ragazzino in TV, credo che davvero il mio antologico preferito finora sia proprio Trick’r Treat…
Magari è anche la volta buona che guardo un V/H/S, visto che non ne ho visto neanche uno…
Besos! 🙂
I VHS li guardo sempre volentieri. Così a memoria, i primi due mi sono piaciuti più degli altri, e l’episodio migliore in assoluto resta Safe Heaven di Evans in VHS/2, mentre 85, 99 e viral sono quelli che mi hanno convinto meno. Questo l’ho trovato sicuramente migliore rispetto agli ultimi.
Vero che Stork non è nulla di nuovo, ma l’ho trovato visivamente molto dinamico e ben fatto (al netto di una cgi veramente scarsa, una costante di tutti i segmenti. poco male). Dream Girl e Fur Babies sono meno nelle mie corde, mentre Live and Let Dive e Stowaway li ho trovati entrambi divertenti. Curiosità off topic: Cuckoo ce l’hai in lista?
Cuckoo l’ho visto, ma ne parlerò appena finisce la challenge!
L’ho appena finito di vedere e ammetto candidamente che, senza Stowaway, avrei parlato di filmaccio. Forse ormai sono troppo old for this sh*t…