The Trip

Regia – Tommy Wirkola (2021)

Come di certo saprete già, Wirkola è uno degli eroi contemporanei di questo blog: gli si vuole bene dai tempi di Dead Snow, lo si è difeso contro tutto e tutti quando è sbarcato negli USA per girare Hansel & Gretel: Witch Hunters, e si è magnificato in lungo e largo l’ultimo lungometraggio da lui diretto nel lontano 2017, What Happened to Monday. Mi mancava, il buon Wirkola; avevo sentito che si era messo a lavorare a un nuovo progetto, sempre con Noomi Rapace come protagonista, ma poi nel marasma lo avevo proprio perso di vista. The Trip è infine apparso circa un mese fa su Netflix, senza fanfare o squilli di tromba ad annunciarlo, cosa che dovrebbe essere d’uopo a ogni nuovo film di Wirkola, ma purtroppo il regista norvegese per molti spettatori occasionali è ancora un signor nessuno, e quindi The Trip rischia di finire sommerso nel catalogo di Netflix. Magari vi passa davanti su sulla piattaforma e voi neanche sapete che è di Wirkola. Non preoccupatevi: ci penso io a voi. 

Lisa e Lars sono due coniugi arrivati da qualche tempo ai ferri corti. Partono per un fine settimana nella baita sul lago del padre di lui, con l’apparente scopo di ricucire il rapporto; in realtà, hanno entrambi progettato di fare fuori l’altro per intascare l’assicurazione sulla vita. Lars è un regista di soap opera fallito, col vizio del gioco e sommerso dai debiti,  mentre Lisa è un’attrice la cui carriera non è mai decollata. 
Dato che sono anche abbastanza incompetenti, la situazione degenera presto nel caos,  e peggiora addirittura quando si scopre che, nascosti nella soffitta della baita, ci sono tre delinquenti evasi di prigione. Cosa faranno Lisa e Lars? Continueranno il loro gioco al massacro o dovranno far fronte comune per salvarsi la vita?
Questa la trama del film su cui Wirkola costruisce una divertentissima baraonda splatter di quasi due ore. The Trip fila via a rotta di collo dopo un’introduzione che serve a impostare i due protagonisti e la loro relazione claudicante; parte come una commedia nera e si trasforma lungo la strada in un  action horror, perché dopotutto è quello che a Wirkola riesce meglio, la zona in cui si trova più a suo agio. 

The Trip ha come principale qualità quella di sapere con esattezza fin dove è possibile spingersi senza cadere nella farsaccia, e credetemi, dal regista dei due Dead Snow, questo tipo di equilibrio me lo aspettavo poco. Ma Wirkola è sicuramente maturato negli ultimi anni, ha imparato a gestire meglio registri diversi, dando a ognuno di essi il giusto spazio all’interno della narrazione e sa come giocare con l’eccesso senza che l’intero film risulti eccessivo. Per spiegare meglio quello che sto cercando di dire, se i due Dead Snow erano qualche chilometro sopra le righe per tutta la loro durata, in The Trip c’è un interessante uso delle dinamiche, nel senso che non urla in faccia allo spettatore sempre allo stesso volume altissimo. Wirkola è di sicuro aiutato da una durata molto generosa, forse un po’ eccessiva, non perché cali il ritmo o ci si annoi, anzi, ma perché ci sono alcune ridondanze e ripetizioni che, a posteriori, potevano essere eliminate senza troppi rimpianti. 

Wirkola non è certo nuovo a personaggi pieni di difetti, inadeguati, all’apparenza incapaci di affrontare le situazioni al limite che il regista mette loro di fronte, ma credo che qui, con Lars (Aksel Hennie), abbia raggiunti vette altissime e sublimi. Se la Lisa di Noomi Rapace attira più o meno da subito le simpatie dello spettatore (d’altronde, è Noomi Rapace), con Lars è davvero difficile, perché è, sostanzialmente, un vigliacco e un pusillanime, un compagno di merda per sua moglie, un individuo che non si prende neppure mezza responsabilità, ed è persino pronto a gettare Lisa nelle fauci dei mostri che si sono nascosti in casa sua, senza un briciolo di rimpianto. Che voi direte, grazie al cazzo, Lucia, era lì per ammazzarla. 
Il problema è che nella struttura narrativa di The Trip si annidano parecchi capovolgimenti di campo e c’è una sequenza in particolare, molto dura e quasi “fuori posto” in quella che dovrebbe essere soltanto una commedia nera, che in un altro film, sarebbe servita a modificare l’atteggiamento di Lars, nei confronti di sua moglie, di se stesso, del loro rapporto e della vita, l’universo e tutto quanto.  Ora io mi trovo in difficoltà, quindi metto una virtuale linea dello SPOILER da qui in poi e pure un CW sulla violenza sessuale grande quanto un’autocisterna. 

Wirkola è uno a cui piace sovvertire le aspettative e spiazzare lo spettatore. Pensate soprattutto a come si evolvevano e crescevano i vari personaggi di Dead Snow 2, o alla continua inversione dei ruoli tra le sette sorelle di What Happened to Monday. Qui la faccenda si fa ancora più complicata perché Wirkola sembra volerci dare l’impressione di fare umorismo da caserma su un maschio che rischia di subire uno stupro a opera di tre energumeni appena scappati dalla galera. Tutto fa presagire che le loro attenzioni siano rivolte verso Lisa, e Lars ha pure il coraggio di scherzarci sopra: non è un problema che lo riguarda, insomma. E invece riguarda proprio lui e solo lui. Tu sei lì che ti chiedi fin dove Wirkola ha intenzione di spingersi, se pensa di trovare tutta questa situazione così divertente. E, proprio quando il film sta per deragliare in una commediaccia italiana anni ’80, diventa Deliverance e quell’ometto squallido di Lars se ne va in mille pezzi nell’unica scena presa davvero sul serio in un film che ride su qualunque cosa. 

Lars la scampa per un pelo, perché interviene Lisa a salvargli la vita, rivelando una statura morale di almeno dieci spanne superiore alla sua. A quel punto, ci aspetteremmo una sorta di epifania da parte di Lars, con relativo cambiamento, magari nel giro di un’inquadratura. E invece no, Lars resta uno stronzo. Non è il trauma a fare di lui una persona migliore, non è il trauma a portarlo a stabilire un’alleanza con la donna che voleva uccidere e fare a pezzi (per interposta persona, ché a lui il sangue fa troppa impressione); pochi minuti dopo, lui ha la possibilità di liberarsi e scappare, ma abbandona lo stesso Lisa legata a un palo e tenta la fuga da solo. 
Lisa dovrà salvargli la vita ancora una volta perché lui si renda conto di che razza di inutile mollusco è, e prenda qualche iniziativa a riguardo. 
Poi il film torna a essere quella baraonda splatter di cui sopra: botte da orbi, coltellate, bottiglie di vino spaccate sulla testa, fucilate in zone intime e delicate, e persino un tosaerba usato in maniera impropria, con Wirkola che si scatena a infliggere ai corpi dei suoi protagonisti quanto più dolore possibile. 

Ci sono alcuni momenti in cui ho davvero rischiato di soffocare dal ridere, specialmente tutti quelli dedicati all’anziano padre di Lars e al suo inserimento nelle sempre più incasinate dinamiche della vicenda. È un film molto leggero (esclusa quella breve ma intensa sezione che ho descritto), in cui le cose accadono con rapidità e il passaggio da una situazione all’altra avviene in un batter d’occhio. 
Le scene d’azione scorrono che è una bellezza, con Noomi Rapace che migliora a ogni film e a cui toccano le parti più impegnative da un punto di vista fisico. Ora, io sono un minuscolo blog che si filano in cinque, però se qualcuno in quel di Hollywood mi ascolta: quando vi decidete ad affidarle un franchise d’azione, a questa attrice? 
Che poi, io non l’avevo mai vista in un ruolo comico e ha dei tempi fenomenali, quindi sa fare tutto. 
Mi dispiace soltanto che il film sia penalizzato da quell’estetica alla Netflix che ormai uniforma quasi tutti gli originali presenti sulla piattaforma, e che di conseguenza ci siano pochi guizzi stilistici, ma ce ne faremo una ragione. In attesa del suo prossimo film, un action con Donne Yen e Frank Grillo, godiamoci quest’ennesima follia senza troppe pretese, e speriamo che al nostro eroe arrivi presto l’occasione per sfondare tra il grande pubblico. 

8 commenti

  1. Parecchio curiosa la lamentela che molti mossero al suo Hansel & Gretel Witch Hunters,in qui contestavano il fatto che avessero tradito il racconto dei fratelli Grimm! Allora a parte il fatto che quel film era divertentissimo,Tommy Wircola nel prologo prima dei titoli di testa si attiene piuttosto fedelmente al racconto sbrigando la faccenda nei primi minuti ed io facevo cortesemente notare che il film in questione era un immaginario seguito di quel racconto in chiave action tamarro splatter! Ovviamente le mie furono parole al vento che entravano da un orecchio ed uscivano dall’altro!

    1. Quel film lo hanno odiato per partito preso e per principio, non si sa da dove sia arrivato tutto questo odio. Poi, oltre all’osservazione giusta che fai tu sul fatto che si tratta di un seguito ideale, quando mai è interessata al pubblico la fedeltà alle fiabe originali?

      1. Piaciuto anche a me, con l’highlight della spiazzante sequenza che citi in spoiler, che ha sparigliato le carte e ha reso The Trip qualcosa di più di una banale dark comedy. Peccato solo per un finale che la butta un pò in caciara e per l’estetica – come rilevi anche tu – un pò plasticosa tipicamente Netflix.
        Noomi è anche in Demonic di questi tempi, film dalle grandi potenzialità purtroppo gettate alle ortiche, imho.

        1. Oramai Netflix ha proprio un’estetica tutta sua, che è francamente brutta, o meglio, se fosse brutta sarebbe almeno qualcosa: è di un’uniformità disarmante, ma comunque la riconosci sempre, anche nei film “di prestigio”. Credo sia un fatto di coloro correction, perché persino il trailer del nuovo film di Jane Campion al cinema mi ha dato quell’impressione.

  2. Harvester_Of_Sorrow · · Rispondi

    Mi è piaciuto parecchio, ha pure due o tre uscite quasi critiche nei confronti del vademecum del perfetto film netflix ma in definitiva hai ragione sulla questione delle scelte estetiche: i film di quella piattaforma hanno tutti la stessa fotografia. Un fastidio come l’erba spinosa che ti rimane impigliata nelle scarpe quando vai a cercare asparagi.
    Tra l’altro questo film mi ha ricordato Becky, entrambi sono film che consiglierei senza pensarci due volte.

    1. Verissimo su Becky! Però credo che, proprio perché ha un’estetica diversa, Becky risulti alla fine un film migliore rispetto a The Trip: è più personale. E di Becky io vorrei una serie infinita di sequel.

  3. Entusiastica recensione… E devo dire che mi aspettavo un risultato del genere dall’incontro fra Tommy Wirkola e Noomi Rapace (ovviamente, attendo anch’io con ansia di vederla in azione con Donnie Yen e Frank Grillo) 👍😉

  4. Maria Alessandra Cavisi · · Rispondi

    Wirkola farà un action con Grillo? Me l’hanno già venduto! Questo film mi è piaciuto molto e mentre lo guardavo ho pensato le stesse cose che hai scritto sui due protagonisti… cioè che lei nonostante tutto fosse una se non dieci spanne sopra al marito dal punto di vista morale.

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