
Showrunner – Brad Kane (2026)
Ci sono voluti quarantasei anni, ma alla fine ci sono arrivati a capire che la cosa più interessante di Venerdì 13 era Pamela. E ci voleva la mania molto recente di umanizzare i cattivi e andare a riscoprire le loro ragioni perché potessimo conoscerla meglio e vederla, finalmente, protagonista. Non per togliere importanza al mio amato bamboccione Jason, sia chiaro: è che Jason ha senso in relazione a sua madre, tutto rimanda a lei, anche se lei è assente. Il secondo capitolo lo comprende alla perfezione quando Ginny, per distrarlo, è costretta a interpretare Pamela, indossando il suo maglione. Credo che Venerdì 13 sia una delle pochissime saghe per la quale ha senso parlare di prequel e funziona l’operazione di empatia e vicinanza nei confronti del villain di turno, perché Jason è sempre stato una vittima prima che un assassino mascherato, anche se questa sua caratteristica abbiamo finito per smarrirla nelle pieghe del tempo. Di Pamela, invece, abbiamo sempre saputo poco, e c’è quindi ampio margine per costruirle una storia intorno. Non è facile ed è pure un po’ rischioso, perché nonostante sia una madre che piange la scomparsa del figlio, si tratta pur sempre di una tipa che va sgozzando in giro i ragazzini, ma Kane e gli altri autori di questa serie ce l’hanno fatta. Se non fosse che è esistita Widow’s Bay, Crystal Lake sarebbe la serie migliore del 2026.
Crystal Lake comincia nell’estate del 1971. Pamela è una cuoca al campeggio di Crystal Lake e suo figlio Jason, un ragazzino dolcissimo, ma affetto da una grave e molto evidente disabilità fisica, è oggetto di frizzi e lazzi da parte dei suoi coetanei, tutti dotati della sensibilità di un criceto morto. Un bel giorno, mentre sta giocando nel lago, Jason si allontana troppo e annega. I counselor che dovevano sorvegliarlo, come tutti sappiamo, si sono appartati nel capanno delle canoe a fare le cosacce e Pam, anche se si tuffa per tirare il figlio fuori dall’acqua, non fa in tempo. Jason scompare sotto la placida superficie di Crystal Lake e il campeggio chiude. Ma Pamela non si rassegna alla morte del figlio: lei è convinta che, da qualche parte, sia ancora vivo.
Passa un anno, Camp Crystal Lake riapre e cominciano gli omicidi.
Questa è la premessa di Crystal Lake, non la trama, perché la trama è ingarbugliata, se ne va a spasso per il passato di Pamela, aggiunge elementi nuovi rispetto al canone di Venerdì 13 e, allo stesso tempo, rispetta tutti gli appuntamenti che già conosciamo dal film del 1981 (e anche dal sequel, per questo ringrazio sentitamente). È un lavoro di incastro minuzioso per far tornare più o meno tutto e per fare contenti i fan della saga e anche i neofiti. D’altronde, che l’autrice dei delitti del primo film sia Pamela, è anche quella un’informazione che si è smarrita nel tempo, altrimenti il povero fidanzato di Casey sarebbe ancora vivo.
Ma qui è Pamela la protagonista, sempre perché ci rendiamo conto delle cose importanti quando è troppo tardi: Pamela, l’unica assassina donna dello slasher anni ’80, defenestrata subito per far posto a un maschio con un sacco in testa e poi dimenticata. È un paradosso che adesso sia lei a mettere in ombra il ritorno di Jason sullo schermo dopo una quindicina d’anni e, anche se questa serie (si aspetta il rinnovo, ma ancora non è cosa certa) dovesse soltanto rappresentare il trampolino di lancio per dare nuova linfa vitale alla saga cinematografica con Jason mattatore assoluto, almeno avremmo avuto la nostra Pam a fare la pazza in culo per otto episodi, ed è già tanto, soprattutto se a interpretarla c’è Linda Cardellini. La scelta di casting si è rivelata azzeccatissima. Fa un po’ impressione che Cardellini sia coetanea di Betsy Palmer ai tempi del primo Venerdì 13, perché si porta gli anni in maniera divina, ma a parte queste considerazioni spicciole, è un’attrice straordinaria, che ha donato ogni fibra del suo essere a un personaggio con mille contraddizioni, che fa cose moralmente abiette, eppure riesce sempre a farci stare dalla sua parte. L’episodio 7, che è quello dove ci viene svelato il passato di Pam, cosa abbia portato a Crystal Lake lei e il piccolo Jason, e pare una specie di Venerdì 13 incontra The Stepford Wives, pur essendo quello più fuori dal canone, si rivela il più riuscito, un mini film autonomo, che potrebbe funzionare anche se fosse autoconclusivo. Ma è tutto il percorso umano di Pamela a fare da calamita per l’attenzione dello spettatore. Vogliamo conoscerla, vogliamo capirla, vogliamo sentire le sue ragioni e vedere cosa l’ha trasformata in un’assassina.
La serie è piena foderata di gore e di omicidi altamente spettacolari che faranno la gioia di ogni amante dello slasher. Se siete appassionati di lunga data della saga, ne ritroverete qui l’atmosfera e i pezzi sparsi dei capitoli migliori. Camp Crystal Lake, con i suoi conselour che fanno di tutto tranne il loro lavoro, è proprio quello dei film, nei minimi dettagli. C’è una citazione a ogni angolo dell’inquadratura e, devo dirvelo, ti rendi conto di quanto ti era mancata una cosa soltanto quando riesci a tornarci. È stato come essere di nuovo nella casa delle vacanze dei nonni, come trovarsi a guardare i luoghi della propria infanzia e non trovarli cambiati. L’effetto nostalgia, per quanto io cerchi sempre di resistervi, è stupefacente, ma Crystal Lake funziona perché non fa affidamento solo su quello: aggiunge, modifica, scava riesce a darci una nuova prospettiva dalla quale guardare a una vicenda che pensiamo di conoscere come le nostre tasche. Mi ha fatto venire voglia di fare una maratona di tutti i film della saga, quasi non fossi pronta a lasciare Crystal Lake per un altro po’. E non è neanche la mia saga slasher preferita.
È logico che un discorso del genere, fatto con qualsiasi altra icona, non potrebbe avere la stessa resa. Ci ha provato Rob Zombie, a dare un’umanità a Michael, e non è che ci sia proprio riuscito, ma perché Michael non è umano, Jason sì. L’umanità di Jason è parte integrante della sua storia. Dal punto di vista di Pam, i cattivi sono i counselor, non suo figlio.
Poi, potrebbe non piacervi avere delle risposte sui motivi che hanno reso Jason quello che è, ovvero una specie di energumeno immortale e indistruttibile, ma apprezzo il tentativo di aver trovato una spiegazione non banale e che, in ogni caso, rimanda sempre a Pamela e alla sua parabola esistenziale. Sappiamo che nel 1981 la attende una decapitazione, ma fino a quel momento, staremo con lei e guarderemo il mondo con i suoi occhi. Non vi nascondo che, in parecchie occasioni, i miei si sono inumiditi: il rapporto tra Jason e Pam, con tutto che ha poco spazio in termini del minutaggio in cui li vediamo insieme, è gestito benissimo, con alcuni momenti da pelle d’oca (il regalo del machete, per esempio) e un’atmosfera da normalità affettuosa che rende ancora più straziante quello che accade al bambino. Come Jason, anche Pamela è una vittima che si fa carnefice, per il vecchio adagio kinghiano secondo il quale, “a volte, essere una carogna è tutto ciò che resta a una donna per sopravvivere”. E per proteggere il suo bambino, aggiungo. Pamela è una donna ingannata, tradita nel peggior senso in cui una persona può esserlo, che cerca soltanto un po’ di pace in una piccola comunità, ne viene accolta, ne diventa parte, ma lo stesso non può essere lasciata tranquilla. È lo slasher, dopotutto: il passato torna sempre a morderti, e tu ti difendi come meglio puoi, considerando il bagaglio che ti porti sulle spalle.
Ottimi tutti i personaggi di contorno, vecchi e nuovi, ottimo il ritratto del piccolo centro con ogni sua idiosincrasia e piccola ipocrisia, ma comunque sempre pronto a stringersi intorno ai suoi abitanti, come una sorta di grande famiglia allargata, nel bene e nel male. È davvero una serie comfort, da guardare in queste serate autunnali un po’ malinconiche, sognando un’estate di tanti anni fa, quando magari in tv passava Venerdì 13 e la signora Voorhees cominciava il suo monologo: “His name was Jason. Jason should’ve been watched. Every minute. He was… he wasn’t a very good swimmer”. Perché, alla fine, è di questo che parliamo: di un bambino che non sapeva nuotare tanto bene ed è annegato nel lago, e di sua madre che non è riuscita a salvarlo, e da lì è nata una saga horror che ancora oggi, quarantasei anni dopo, fa parte della nostra vita e del nostro immaginario collettivo come poche altre al mondo. Jason, il bamboccione più famoso di Gesù Cristo, è tornato. Ma stavolta non è solo. Cagatevi addosso.










