
Regia – Jenn Wexler (2023)
Per il terzo anno di fila, abbiamo organizzato la nostra challenge di Halloween. Oggi, primo ottobre, si comincia. Vi linko il post con tutte le categorie, se volete partecipare anche voi. Vi consiglio di farlo, perché per il 2026 ci siamo proprio sbizzarrite e mi sembrano più divertenti e creative del solito.
Partiamo con il Day 1, che è dedicato alle feste comandate, escluso per ovvi motivi Halloween. Vale tutto: Natale, Capodanno, Pasqua, ma anche cose meno istituzionali, tipo compleanni, battesimi, comunioni. Sono ammesse festività di ogni religione e cultura. Insomma, fate voi.
Io sono andata su quella più banale di tutte, ovvero il Natale, ma ho scelto un film abbastanza piccolo e poco conosciuto, diretto da Jenn Wexler, cresciuta alla corte di Fessenden, già regista dell’ottimo slasher The Ranger, e che a breve vedremo alle prese con The Last Temptation of Becky.
Il film è uscito alla fine del 2023, quando a stento mi reggevo in piedi, e quindi non ho avuto modo di parlarne qui come meritava. Ho pensato così di utilizzare il primo giorno della spooky season per ricordarvi della sua esistenza.
Ambientato a Natale, nel 1971, The Sacrifrice Game si svolge in un istituto scolastico femminile rimasto vuoto per le vacanze. Soltanto due ragazze non hanno un posto dove andare e sono quindi costrette a passare le feste nella scuola deserta. Insieme a loro, un’insegnante, interpretata da Chloë Levine, e il custode dell’edificio. La sera della vigilia, bussano alla porta quattro loschi personaggi che, apparentemente, cercano aiuto. Le sprovvedute li fanno entrare e inizia la carneficina, con un simpatico twist a metà film in grado di ribaltare il punto di vista e di far cambiare genere al film in corsa.
Si parte subito molto forte con una bella atmosfera da satanic panic e omicidi rituali, tanto per ricordarci il periodo in cui siamo, e strizzare l’occhio a Manson e alla sua famigliola. Si passa poi in territorio home invasion, con una prima parte tesa, brutale, che mette seriamente a disagio, dato che consiste nell’assistere a torture fisiche e psicologiche perpetrate ai danni di due quindicenni e della loro professoressa giovane e indifesa. Wexler non indugia più di tanto nella sofferenza delle vittime, ma preferisce concentrarsi sulla giocosa perfidia dei loro aguzzini e, allo stesso tempo, a preparare il terreno per quello che succederà dopo.
Che forse è prevedibile, per carità. Quando lo si guarda una seconda volta, come ho fatto io, ci si rende conto degli indizi sparsi in giro che possono portare a un’unica conclusione, ma non è tanto il colpo di scena in quanto tale, a mio avviso, a decretare la riuscita del film: è il cambio di passo. Si sa che con gli home invasion c’è poco da scherzare. Sono sempre stati una faccenda abbastanza sordida, perché si parla di andare a violare degli spazi intimi e ritenuti sicuri. Poco importa che non si tratti di una vera casa; il collegio, per le due ragazze, Clara e Samantha, è casa, anzi, è la sola casa che conoscono, dato che, ognuna per motivi suoi, non ne hanno un’altra e, se ce l’hanno, non è un luogo dove si sentono benvenute. Anche per Rose, la professoressa, la situazione è molto simile: la scuola non è soltanto il suo posto di lavoro, è anche quello in cui abita, quello in cui ha conosciuto il suo attuale fidanzato, quello in cui si sente protetta dal male che si aggira all’esterno.
Per quanto possa trattarsi di uno spazio ampio e, soprattutto quando si scende nei sotterranei, sinistro, l’istituto è la sede di una home invasion in piena regola.
Ma poi, The Sacrifice Game, da home invasion diventa un’altra cosa, un horror demoniaco in cui dei satanisti della domenica evocano un qualcosa sul quale non hanno alcun controllo, e la pagano carissima. Ora, se è facile prevedere con un certo anticipo in quale corpo tra quelli presenti in scena risiedesse il demone, non si è altrettanto preparati a quanto saranno divertenti gli effetti di questa scoperta, perché il film prende una piega quasi da commedia, con gli aggressori che diventano prede e il demone, che doveva garantire loro fama, ricchezza e fortuna, che se la spassa a far passare loro la peggiore nottata di tutta la vita, un po’ per noia (è imprigionato da secoli tra le pareti dell’istituto), un po’ per crudeltà intrinseca alla sua natura, un po’ per sana e santa vendetta.
Abbiamo imparato a odiarli quando il film si prendeva sul serio, e adesso possiamo metterci comodamente a fare il tifo: questi individui sordidi, sgradevoli, gretti e incapaci di pietà avranno esattamente ciò che si meritano, per mano di un demone vecchio di centinaia di anni che loro stessi hanno liberato. Cinema.
Non viene messo in campo un vero e proprio ribaltamento dei ruoli: i cattivi restano tali, non si sta mai in pena per la loro sorte, e anzi, una volta in pericolo, una volta che la morte li riguarda da vicino e non è più un accidente da infliggere agli altri, vengono fuori tutte le loro vigliaccheria e stupidità. Ci si innamora, al contrario, del demone e si spera fino all’ultimo che riesca a uscire dalla sua prigione per andarsene in completa libertà in giro per un mondo che non è fatto a sua misura, che lo trasformi, anche. Insomma, tra la crudeltà umana e quella demoniaca, mille volte meglio la seconda, almeno è selettiva e guidata da una sorta di etica, per quanto bislacca.
Dopo aver rivisto The Sacrifice Game, sono ancora più curiosa di quello che Wexler ha combinato con un personaggio come la nostra Becky, perché mi sembra abbia gli strumenti e, soprattutto, la comprensione della rabbia di una ragazza molto giovane di fronte ai soprusi e alle prepotenze degli adulti. Non guasta che sia anche molto brava a con la macchina da presa negli interni, che abbia un certo gusto poetico per la violenza e sappia dirigere gli attori.
The Ranger mi era piaciuto un po’ di più, ma soltanto perché era uno slasher molto queer e molto tenero coi suoi personaggi. Magari voi invece preferite questo. Wexler è una regista indipendente con ampi margini di miglioramento, e io sono molto felice di continuare a seguirne la carriera.









