
Regia – Dawid Torrone (2025)
Vi ricordate quando, all’inizio dell’anno, ho detto di voler parlare anche di cinematografie che di solito si trovano un po’ meno sotto le luci della ribalta? Febbraio è stato un mese un po’ particolare, e quindi abbiamo già infranto la promessa e non rispettato i buoni propositi del 2026, ma non ho intenzione di arrendermi, ed eccomi qui a parlare del “primo Giallo polacco”, o almeno, così è stato definito. Dead by Dawn, titolo internazionale di Martwi przed świtem, è un esordio dietro la macchina da presa da parte di un regista che credo abbia il santino di Michele Soavi nella sua cameretta. E noi ne siamo ovviamente tutti deliziati, vero?
È in effetti un Giallo/slasher che si svolge quasi interamente dentro a un teatro, durante le prove di uno spettacolo, sotto natale, per di più, quindi dai con lucine colorate e varie gradazioni di rosso. È super gore, abbastanza smaliziato da non prendersi più di tanto sul serio, ma senza mai cadere nella comedy pura, ed è anche ambizioso, perché si permette un paio di sterzate nei territori del weird puro, sconfinando nella video-arte in un paio di occasioni. Molto europeo, molto euro-trash, anzi. Lo amate già, ne sono sicura.
La storia è quella di un gruppo di giovani attori, e un regista, convocati in un teatro abbandonato, ma con un passato molto glorioso (e anche un po’ oscuro), per mettere in scena lo spettacolo di un autore di grande prestigio, anche se elusivo e con una vita da recluso. I nostri arrivano, cominciano a fare le prove, e un killer mascherato li fa secchi uno dietro l’altro, con gran dispendio di sciroppo di glucosio e protesi varie. Se avete dato un’occhiata alla locandina, allora saprete che l’assassino ha un look pazzesco, da vera diva. Magari non è figo come il gufo di Stage Fright, ma si difende bene, direi.
Stage Fright, o Deliria che dir si voglia, è la principale fonte di ispirazione di Dead by Dawn, pure palese e dichiarata, e non solo per dove si svolge il film e per le dinamiche di alcune morti messe in scena: Torrone (che lo so, per noi ha un cognome un po’ infelice) il film di Soavi se lo è studiato nei dettagli, e riesce a replicarne atmosfera ed estetica, così da creare una bizzarra sensazione di assistere a una serie di eventi che accadono in una dimensione ai confini con la nostra, un sogno, ma non del tutto, una realtà che ci è familiare e aliena allo stesso tempo.
Con un film così, se azzecchi questa atmosfera, azzecchi tutto. Non è un omaggio al Giallo degli anni ’70, ma a quello, contaminato quasi sempre con un pizzico, non dico di soprannaturale, ma di qualità quasi ultraterrena. Pensiamo, sempre restando a casa Soavi, a La Chiesa o La Setta, oppure, per menzionare un altro film che Torrone cita apertamente, a Opera.
Ora, io nella vita non sono esperta di niente perché sono una cialtrona, e tantomeno di horror polacco, ma mi ricordo alcuni esperimenti recenti con lo slasher realizzati in Polonia, come Non Dormire nel Bosco Stanotte, e suo sequel, usciti nel 2020 e nel 2021, addirittura su Netflix. Nessuno dei due film mi ha fatto impazzire, ma avevano comunque dei valori produttivi sorprendenti, in particolare nel reparto effetti speciali, ed erano entrambi molto violenti e crudeli. Anche Dead by Dawn è così: un film privo di pietà, selvaggio e arrabbiato. Ma se i due slasher campestri erano proprio la riproposizione, anche un po’ stanchina, del classico summer camp horror da The Burning in giù, Dead by Dawn ha una personalità più spiccata, anche se non nasconde neanche per un istante i giganti a cui si ispira. Credo che la natura derivativa di queste operazioni sia dovuta al fatto che non esiste una vera e propria tradizione horror locale, sempre per quanto riguarda il cinema; non parlo di folklore, per carità, o di letteratura. Ma il fatto che non esista, porta ad affrontare certi generi come se fosse la prima volta, con un candore e un’incoscienza che danno sempre ottimi risultati. Per questo Dead by Dawn funziona così bene: ha l’identità di un ragazzino ribelle che scopre le gioie del crimine.
Più di ogni altra cosa, il film è davvero bello da vedere, pieno di idee, forse pure troppe, ma per un esordio è anche normale spararsi tutte le cartucce, sia mai che ci sia qualcuno disposto a darti una decina di milioni di dollari sull’unghia per l’opera seconda.
Come in quasi la totalità dei Gialli degni di chiamarsi tali, Dead by Dawn è tutto “about the camera”, e la trama serve solo a fare da collante a una serie di sequenze che, mentre il film procede, diventano sempre più feroci e cariche di ansia e tensione. Ha un’estetica della violenza tutta sua, quasi poetica, un gusto per la composizione artistica di un omicidio che va al di là della brutalità dell’atto in sé e ricerca la bellezza nella morte e in ciò che consideriamo brutto. Non sto facendo interpretazioni ardite: lo dice proprio uno dei personaggi a un certo punto. Ricordate che è un film consapevole e autoreferenziale: “La bellezza finisce, la bruttezza dura per sempre”.
Avendo impostato il suo film così, il nostro amico Torrone dopo un po’ di far procedere la vicenda in maniera lineare comincia proprio a fregarsene e ci infila dentro visioni, allucinazioni, copioni teatrali che in realtà sono grimorii (grimorii lisergici, aggiungerei), satanic panic, anticristo, gravidanze demoniache e via così, diventando sempre meno accostabile a Stage Fright e sempre più simile a La Chiesa.
Io di questo sbrocco totale nel terzo atto non mi lamento, però vi avviso, perché magari potrebbe farvi storcere un po’ il naso. Certo, lo dice la sua stessa appartenenza a un genere che, soprattutto nella sua seconda fase, con la coerenza narrativa non ci ha mai fatto granché, perché il suo mestiere era quello di colpire lo spettatore con delle immagini di rara intensità. Lo scopo è creare un corto circuito mentale tra l’eleganza e la struttura elaboratissima della messa in scena e la brutalità di quanto in scena viene rappresentato. Se nello slasher statunitense era quasi sempre la semplicità, ai limiti della semplificazione, a farla da padrona, il giallo italiano e, in generale, il cinema di genere un po’ artsy europeo, la metteva giù molto arzigogolata, ma decisamente poco coesa.
Dead by Dawn fa la stessa cosa, ma con uno sguardo più contemporaneo sul mondo, e credo che apprezzerete lo sforzo.
Mi ha ricordato molto, per trovare un suo omologo contemporaneo, The Last Matinee, quel gioiello del 2021 arrivato dritto dall’Uruguay che mi è rimasto nel cuore. Solo che quello era un 10 su 10 perché era proprio lurido, questo è un po’ più fighetto e può rischiare di indisporre chi non ama particolarmente gli inserti onirici o le deviazioni più artistoidi.
Resta comunque la testimonianza di una grande vitalità del nostro genere preferito, e queste sono sempre ottime notizie, a maggior ragione se un film così arriva dritto da un paese a cui non penseresti mai, quando immagini la realizzazione di un giallo/slasher.
Comunque, se avete qualche horror recente che arriva da un posto strano, segnalatemelo nei commenti. Basta che sia recente.










