Return to Silent Hill

Regia – Christophe Gans (2026)

Faccio una doverosa premessa: sono legatissima al film del 2006 e credo che Gans sia un buon regista, anche se discontinuo. Quando gli gira bene tocca persino delle vette visionarie di un certo livello.
Della fedeltà al videogioco non mi è mai interessato, e non perché io non abbia alcun gancio emotivo nei confronti della saga Konami: non ce l’ho, li ho giocati, ai tempi, e ho guardato il gamplay del remake di Silent Hill 2 per prepararmi alla visione del film, ma diciamo che non me ne è mai fregato più di tanto. E non è questo il punto: il disinteresse alla fedeltà pedissequa è un atteggiamento che ho imparato a sviluppare nei confronti di qualsiasi tipo di trasposizione, a prescindere dal media. Quando si passa da un linguaggio a un altro, è naturale perdere alcune cose e aggiungerne altre, e questo vale per i libri, per i fumetti e per i videogiochi. Vale anche quando il linguaggio è lo stesso, come succede nei remake. Figuratevi quindi se mi vado a incaponire su questioni di lana caprina, tipo il colore dei capelli del protagonista, mannaggia a voi e a chi vi ha dato internet.
Silent Hill del 2006 è uno dei migliori film su una città infestata mai realizzati, e io morirò difendendo questa opinione. Ne parleremo a tempo debito, perché per ora il riferimento alla prima incursione di Gans nella ridente cittadina chiamata SIlent Hill mi serve per parlare soprattutto di autonomia e di fan service.

Silent Hill non funzionava nonostante fosse molto diverso e molto libero nell’approccio al materiale cui era ispirato, funzionava proprio perché era molto diverso e molto libero. Evidentemente, questa volta Gans si è sentito messo alle strette, e il risultato è un’opera stramba, che a tratti sembra quasi un fan film. È una sensazione che si avverte soprattutto nella prima parte, durante l’arrivo di James nel paesotto sprofondato nella nebbia: ambienti, inquadrature, illuminazione, persino movimenti della macchina da presa, sono identici a quelli del gioco, e io che ce l’ho molto fresco in mente, perché come la secchiona che sono ho passato diverse sessioni di allenamento al vogatore guardando gente giocarci, non so bene come prenderla, questa faccenda. Da un lato sono ammirata, perché il lavoro di replica è stato minuzioso e certosino, dall’altro mi verrebbe da andare da Gans, dargli una pacca sulla spalla e dirgli che tutto questo lavoro è inutile, perché gli arriverà addosso tanta di quella merda che è meglio si sbrighi ad aprire un ombrello per ripararsi.
Christophe, ma chi te l’ha fatto fare di andare a infilarti di nuovo in questo ginepraio? Una volta non ti era bastata?
No, perché Gans non fa un film dal 2014, e sta dietro a questo sequel da un sacco di anni, spero con la consapevolezza che si tratta di una partita a perdere.

Return to Silent Hill, lo sanno anche i sassi, si basa su Silent Hill 2, e racconta del povero James (Jeremy Irvine), richiamato dopo anni nella città che dà il titolo al film da una lettera ricevuta dalla sua fidanzata (nel gioco moglie) Mary (Hannah Emily Anderson). Nella lettera, Mary gli chiede di recarsi nel loro posto speciale, che nel frattempo è diventato una cloaca infestata dai mostri, perennemente circondata dalla nebbia, con la cenere che piove dal cielo e ogni edificio in procinto di cadere in pezzi. James comincia a vagare per Silent Hill, incontra una serie di personaggi e scopre che fine ha fatto veramente Mary. Questa è la trama del film, e i giocatori avranno subito intuito un dettaglio che lo differenzia dalla sua controparte del 2001, ovvero l’incertezza sul destino di Mary, dichiarata defunta sin dalle prime battute del gioco. 
Il punto di vista del film, al contrario, non ci fa capire sin dall’inizio cosa sia successo alla donna; Gans ci fornisce le informazioni necessarie a comprendere il suo passato tramite una serie di flashback che raccontano la storia d’amore con James e costituiscono, di fatto, il vero e grande tradimento compiuto dal film nei confronti del gioco.
Questo per dire che sì, la storia finisce per prendere delle direzioni inaspettate, nonostante l’estetica e l’atmosfera rispettino quasi alla lettera il videogioco, Gans si prende una serie di libertà narrative, che andranno di traverso ai puristi, ma a mio parere non rovinano affatto l’esperienza.

Credo che Gans possieda una comprensione profonda di Silent Hill come paesaggio puramente mentale, in cui i mostri e gli strani personaggi che ancora gravitano in quello spazio sono il riflesso delle nostre paure, dei nostri rimorsi, del nostro senso di colpa. A differenza di Silent Hill 2006, Return to Silent Hill è un film molto intimo, che si svolge interamente all’interno della mente fratturata di James, incapace di accettare certe verità e di venire a patti con ciò che ha fatto in passato: è quindi un luogo in pieno decadimento, marcio, corroso dall’interno.
Da un punto di vista estetico, Return to Silent HIll è davvero riuscito a cogliere quell’atmosfera malaticcia, inquietante e, allo stesso tempo, terribilmente malinconica che si respira nel gioco. Più che puntare allo spavento, alla quantità di creature in campo, all’azione, Gans si concentra su quanto Silent Hill sia un posto dove si va per essere puniti, per espiare e per rimpiangere quello che poteva essere e non è stato.
Poi ci sono un paio di jump scare piazzati ad arte e una sequenza in particolare che fa davvero paura: la prima apparizione di Pyramid Head con James nascosto in un armadio ti inchioda alla poltrona e ti lascia in apnea. Eppure la mia impressione è che Gans abbia optato per un racconto più sommesso, con qualche acuto qua e là, ma dai toni sempre lugubri e dalla cadenza funerea.

Una scelta che rispetto e apprezzo, anche perché salva il film dal fallimento completo. 
Ci sono tante cose che non vanno in Return to Silent Hill, infatti, forse troppe, e sono sicura che verrà preso a pernacchie da una larga percentuale di critici e spettatori. Narrativamente è sfilacciato, i personaggi secondari hanno una caratterizzazione quasi nulla, e a soffrirne è soprattutto Maria, ed è un vero peccato che proprio lei sia stata così penalizzata; si nota che Gans non ha a disposizione i mezzi e le risorse del 2006, quando Silent Hill era il grosso investimento di una major. Qui abbiamo un budget che oscilla tra i 20 e i 30 milioni, a confronto dei 50 spesi vent’anni fa. Insomma, è un passo indietro, un progetto ambizioso, perché comunque si parla di un tassello fondamentale della storia del videogioco, fatto con un pacchetto di noccioline. Anche per questo somiglia a un fan film, e non soltanto perché è infarcito di fan service per tenere buoni i nerd. Spoiler: non li terranno buoni comunque.
E tuttavia, il problema principale del film è la sua struttura pericolante, il passare da momenti di una bellezza indiscutibile e adamantina, ad altri che ti fanno rimpiangere di esserti seduta in sala, e non perché la sceneggiatura abbia apportato aggiustamenti e modifiche varie alla trama originale del gioco, ma perché sembra il riassunto di un videogioco, non so se mi spiego.

La mia umile opinione è che doveva durare almeno un paio d’ore, forse anche di più, per trovare quella compiutezza che gli è sfuggita. Non so come sia andata in sede di montaggio, ma ho abbastanza esperienza nel settore da intuire una serie di tagli fatti con l’accetta e una lavorazione complicata. 
C’è poi tutta la questione musica da analizzare: è vero che hanno chiamato il compositore del videogioco, ma deve essercisi messo un paio d’ore in pieno abbiocco post prandiale, altrimenti non si spiega questo commento musicale così pigro e anonimo. Imperdonabile poi la mancanza del tema principale, spinto a manetta nei trailer e assente nel film.
Consiglio comunque di andarlo a vedere, tenendo presente che Return to Silent Hill è tutto alti e bassi, che gli alti sono uno spettacolo, ma i bassi, quando arrivano, ti danno le vertigini e la sensazione di sprofondare. In compenso, Gans fa i numeri da circo spesso e volentieri, se vi piace il suo stile così peculiare.
Un po’ mi dispiace, perché non penso che il film rilancerà la carriera del regista, e perché lo stroncheranno e ci si accaniranno sopra come una carcassa da spolpare.
Spero solo di essere riuscita a convincervi di dargli un’occasione. Ringrazio la Midnight Factory per avermi invitata all’anteprima.

5 commenti

  1. Avatar di Frank La Strega

    Spesso la cosa più “horror” che descrivi è la rete… 😅

    Il primo mi era piaciuto molto (e non so nulla di videogiochi: letteralmente). Metto in lista!

    Besos!😘

  2. Avatar di Moreno Pavanello
    Moreno Pavanello · · Rispondi

    Da amante della serie di videogiochi, posso dire che reputo il primo il miglior film tratto da un videogioco mai fatto (almeno fino al recente Super Mario, che però è tutto un altro genere). Però reputo anche Silent Hill 2 uno tra i migliori, se non il miglior videogioco che ho mai giocato. E quando hai amato tanto un’opera, l’idea di vederne un adattamento a volte fa più paura che piacere…

    1. Avatar di Lucia

      Anche secondo me, ma io non sono affatto un’esperta, Silent Hill 2 è uno dei migliori giochi mai realizzati, ma penso anche che, per esempio, IT sia uno dei romanzi più importanti della letteratura contemporanea, ma quando hanno deciso di fare Welcome to Derry sono stata felice, e non spaventata. Alle brutte, non mi sarebbe piaciuta una serie e sarei tornata a rileggere il libro.

  3. Avatar di Fabio

    Giorno,tornare sul luogo di un delitto per un regista è sempre un rischio,la possibilità di fare peggio ovviamente resta alto,chiunque sia la persona che lo dirige.Da amante del film del 2006,l’ho messo ovviamente in conto,domani andrò a vederlo,con una punta di rassegnazione lo ammetto,spero di divertirmi.

  4. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · · Rispondi

    No, scusa un attimo: HANNO SBAGLIATO IL COLORE DEI CAPELLI DEL PROTAGONISTA? MA PORC… 😜 Scherzi a parte, da non video-gamer accanito ho sempre avuto una qual certa tolleranza (piuttosto alta) per l’infedeltà ai materiali originali. Dovendo lavorare nelle condizioni attuali, poi, era quasi scontato che Gans non potesse replicare il successo del capostipite… Metto in lista anch’io, ad ogni modo 😉

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