
Regia – Krishnadev Yagnik (2025)
Come buon proposito per l’anno nuovo, ho pensato di parlare di film da cinematografie da me poco frequentate, posto di riuscirci, perché la reperibilità dei titoli è soggetta ai capricci del caso. Per dare subito sostanza al proposito, apro quindi il 2026 con un horror indiano.
La colpa, comunque, è sempre di Rebekah McKendry e del podcast ufficiale di Fangoria, del quale ascolto in religioso silenzio ogni puntata, ma soprattutto quella di fine anno, e non solo per la top, ma perché lei ed Elric Kane tirano fuori sempre dei consigli interessanti: è lì che ho scoperto l’esistenza di Vash: Level 2, film in lingua gujarati campione d’incassi in patria e miracolosamente disponibile su Netflix, anche se (non chiedetemene la ragione) privo di sottotitoli in italiano. Ci sono quelli in inglese, prima che a qualcuno venga il sospetto che io parli il gujarati.
Il problema è che Vash: Level 2 è un sequel, come si evince con facilità dal titolo stesso: se c’è un level 2, è implicita la presenza del level 1.
La buona notizia è che il film è comprensibile anche senza aver visto il primo capitolo, la cattiva è che Vash, del 2023 richiede i salti mortali carpiati con avvitamento per poterlo vedere. Io ci sono riuscita, ma non è detto che tutti vogliano sottoporsi all’ordalia. Vash è un film splendido, che a me è piaciuto un pelino di più rispetto al suo seguito, in ogni caso molto valido. Ha avuto talmente tanto successo che ne è stato fatto un remake in hindi nel 2024, intitolato Shaitaan e, anche quello, accolto con favore da critica e pubblico. No, non l’ho visto, sì, sto divagando.
La situazione è abbastanza bizzarra, perché se vi parlo della trama di Vash: Level 2, finisco per forza di cose per raccontarvi una serie di eventi avvenuti in Vash. Io, per sicurezza, vi faccio un riassunto delle puntate precedenti, dando per scontato che vedrete Level 2, perché il primo film è troppo complicato da trovare, ma se vi sentite pronti a perdere una giornata setacciando la rete, saltate questo articolo e tornate quando siete riusciti a vedere il film. Non farò alcuno spoiler su Level 2.
Vash racconta di una famiglia colpita da una maledizione. Padre, madre e due figli, il minore Ansh e la maggiore Aarya (Janki Bodiwala), sono in viaggio in direzione della loro casa in campagna per passare un weekend tutti insieme. Si fermano a pranzare lungo la strada e incontrano un uomo che offre ad Aarya una zolletta di zucchero. L’uomo, Patrap (Hiten Kumar), è un potente e perfido stregone che imprigiona Aarya in un incantesimo: la ragazza è costretta a eseguire ogni ordine Patrap le impartisca, compreso fare del male a se stessa e alla sua famiglia. Alla fine, il padre, Athrava, riesce a spezzare l’incantesimo e prende Patrap prigioniero, per farlo soffrire il resto della sua vita, dopo avergli strappato la lingua, lo strumento attraverso cui incanta le sue vittime. La povera Aarya, tuttavia, rimane catatonica.
Vash: Level 2 si svolge dodici anni dopo i fatti del primo film e comincia in una scuola superiore femminile ad Ahmedabad. All’improvviso, dopo aver pranzato, tutte le studentesse cominciano a comportarsi in maniera strana e dieci di loro si gettano dal tetto dell’edificio, dicendo che qualcuno le sta costringendo a farlo contro la loro volontà.
Lo stregone che tiene tutta la scuola prigioniera è Rajnath, fratello di Pratap, e sempre interpretato da Kumar, cosa che, se si vede prima il sequel e poi il primo film, crea un pizzico di confusione. L’obiettivo di Rainath è cercare il fratello scomparso: finché qualcuno non gli rivelerà dove si trova, spargerà terrore e morte per tutta la città. Ovviamente, l’eroe del primo film si fa avanti e comincia una lunga guerra psicologica tra i due antagonisti, mentre allieve, insegnanti e genitori muoiono intorno a loro come le mosche. Rajnath è forse ancora più spietato e immorale di Pratap, ma Athrava non è il padre amorevole, impreparato e un po’ sprovveduto che abbiamo visto in Vash: si è indurito, è diventato una furia implacabile e Rajnath, sicuro di se stesso come tutti gli uomini di potere, non ha la minima idea del guaio in cui si è andato a cacciare.
L’horror indiano, per quanto io ne possa sapere (molto poco) è interessante perché, anche solo per esistere in quanto genere, deve aggirare dei paletti posti dalla censura che gli impediscono di mettere in scena tante cose date da noi per scontate. Tanto per fare un esempio, in Vash c’è una sequenza in piscina, ma tutti i personaggi si fanno il bagno vestiti. L’espediente per farli entrare in acqua senza spogliarsi è intelligente e serve anche a dare un’idea molto precisa dell’affetto che lega la famiglia che di lì a breve, vedremo andare in pezzi.
Ora, applicate questo metodo alla violenza e avrete un film tesissimo e con una serie di danni emotivi uno più atroce dell’altro che, tuttavia, non mostra quasi nulla, e ogni volta, riesce ad aumentare il carico, facendo un uso sofisticatissimo del montaggio, del fuori campo e del fuoco.
Vash: Level 2 è una strage continua di studentesse del liceo, obbligate da Rajnath a compiere atti ignobili, che vanno dallo sparare in testa alla loro madre, allo smettere di respirare fino a rotolare per terra e a morire soffocate, e Yagnik riesce a essere, allo stesso tempo, di una crudeltà fuori controllo, e di una furbizia sopraffina nel farti intuire quello che sta succedendo, senza tuttavia sbattertelo in faccia come in un torture porn qualsiasi.
Di rado ho detestato un personaggio quanto Patrap/Rajnath, perché la sua malvagità è terribilmente banale, casuale e anche divertita. Aiuta molto che Kumar abbia la faccia di un impiegato del catasto e che la sua recitazione sia molto naturale, senza mai scadere nella macchietta del villain caricaturale. Per uno come lui, la morte e la sofferenza altrui sono poco più di un rumore di fondo, una questione ordinaria come uscire di casa la mattina e andare al lavoro. Possiede la noncuranza di una divinità indifferente, conscia della propria superiorità schiacciante. Con uno come lui non si può venire a patti, non valgono le suppliche, le lusinghe, i pianti, la rabbia. Non c’è niente che lo possa scalfire, niente che lo possa blandire. Patrap/Rajnath è la rappresentazione del male nella sua forma più pura, contro il quale si è completamente indifesi e disarmati.
A differenza del primo film, in cui la tensione era data soprattutto da ciò che Pratap avrebbe fatto fare ad Aarya, qui si resta incollati allo schermo perché il confronto tra Athrava e Rajnath è di un’intensità fuori misura: sappiamo di cosa sono capaci entrambi (se non avete visto Vash, lo sapete nel prologo di Level 2 di cosa è capace Athrava) e siamo lì in attesa di vederli esplodere. Quando questo accade, è estremamente soddisfacente.
Nonostante non sia mai esplicito in ciò che mostra, Vash: Level 2 non va preso alla leggera: se ne esce con le ossa rotte e con un senso di impotenza di fronte alla crudeltà della vita che di rado ho visto in altri horror, di qualsiasi provenienza. Stesso discorso vale per il suo predecessore, che riesce anche a essere più incisivo, perché restringendo il campo a un singolo nucleo famigliare, ci rende partecipi del dolore di queste persone con una forza che, per motivi legati al maggior numero di vittime e di personaggi di contorno, Level 2 non possiede.
Resta lo stesso un’esperienza impegnativa e sfibrante. Ci sono stati alcuni momenti in cui anche io, come le povere ragazze soggiogate da Rajnath, mi sono quasi dimenticata di respirare.
È grande cinema dell’orrore soprannaturale, e credo sia anche fruibile senza troppi problemi da chi ha pochissime o nulle nozioni sulla cinematografia indiana, come la vostra affezionatissima.
Per il futuro, ho già adocchiato un paio di titoli indonesiani che sembrano interessanti. Vediamo che succede e se riesco a metterci le mani.
Alla prossima!












I due fratelli stregoni mi ricordano un po’ una parente stretta (e parimenti molto ma molto poco raccomandibile) vista di recente in un prodotto non indiano, e cioé Weapons 😉 Comunque, avendoci da parecchio tempo fatto il callo alle ricerche difficili in rete, vedrò di andare alla caccia del primo Vash (che, per quel poco che conosco a mia volta dell’horror indiano, dev’essere proprio un prodotto niente male)…