
Regia – Tom McLoughlin (1982)
Il tema del Day 6 era Nuovi Media: ho rivisto Unfriended: Dark Web e mi è piaciuto enormemente di più rispetto alla prima volta, ma non ho avuto il tempo materiale di scrivere un nuovo articolo, quindi vi beccate quello vecchio un po’ tiepidino.
Il Day 7 invece richiede di guardare un film poco conosciuto e io ho scelto di scendere nei meandri dell’horror dei primi anni ’80 a pescare qualcosa che fosse davvero ignoto ai più, e non solo, ignoto anche alla sottoscritta. Scavando sempre più a fondo, ho trovato One Dark Night e ora non sono più la stessa persona.
Trattasi di un horror soprannaturale uscito nel 1982 e diretto dal futuro regista del sesto capitolo di Venerdì 13, quello che a sua volta ha ispirato Kevin Williamson quando ha scritto Scream.
Racconta di un’iniziazione a una sorority che va a finire nel peggiore dei modi possibili, ma questa è soltanto la punta dell’iceberg di una storia molto più complicata, che fonde il filone del teen girl horror con quello, molto in voga ai tempi, dei poteri paranormali, la telecinesi e, per non farsi mancare niente, i vampiri psichici. Fa, ovviamente, capo a Carrie per l’ambientazione scolastica, però prende una direzione molto originale, un frullato di generi differenti amalgamato alla perfezione, e si capisce per quale motivo McLoughlin abbia poi diretto il film più meta della saga di Jason.
Quando la polizia trova i corpi di sei giovani donne nell’appartamento dell’occultista russo Karl Raymarseivich Raymar, non riesce proprio a spiegarsi cosa sia accaduto: anche l’uomo è morto, ma nessuno sa di preciso come, e la stessa cosa vale per quelle che, in teoria, dovrebbero essere le sue vittime. La salma dell’occultista viene sepolta in un mausoleo, mentre la figlia Olivia, riceve la visita di un bizzarro individuo che le dice di fare attenzione, perché suo padre non era un truffatore, ma un telecinetico molto pericoloso e capace di succhiare l’energia vitale alle persone intorno a lui per accrescere i propri poteri.
Intanto, le perfide Sisters, un terzetto di liceali popolari e parecchio stronze, sfidano la loro compagna di scuola Julie (Meg Tilly) a passare la notte proprio in quel mausoleo, come prova finale dell’iniziazione per entrare a far parte del club.
Come anticipato, finirà malissimo.
È singolare che One Dark Night mi sia capitato tra le mani pochi giorni dopo aver rivisto The House of the Devil, e per diverse ragioni.
La prima è che, dopo aver stabilito che il film di Ti West è un A24 prima della A24, devo rincarare la dose: One Dark Night è un film Blumhouse precedente ci circa vent’anni la fondazione della Blumhouse.
È rigorosamente PG (il PG13 ancora non esisteva), quasi del tutto privo di violenza (o anche nudità) in scena, fa un uso abbondante di jump scares, veri e falsi, sfoggia un’estetica pregiatissima che tende a suggerire valori produttivi elevati, quando in realtà il film è stato girato con appena 800.000 dollari e tanta cazzimma, il grosso della vicenda si svolge in un solo ambiente per risparmiare e c’è persino un attore di un certo richiamo, in questo caso nientemeno che Adam West, in un ruolo di contorno. Qui Batman fa il marito scemo.
Vedere una cosa realizzata con queste specificità negli sleazy 80s fa un certo effetto: One Dark Night non è una commedia, non è un horror per ragazzi, è un horror “vero”, messo in scena tuttavia con una tecnica e delle modalità che sarebbero diventate popolari parecchio tempo dopo la sua uscita nelle sale. E infatti non ebbe questo gran successo.
L’altra ragione che me lo fa associare a The House of the Devil è, appunto, estetica. Sono sicura che Ti West questo film se l’è visto più di qualche volta, perché il discorso stilistico fatto su The House of the Devil si può prendere di peso a trasferire su One Dark Night.
Una recensione sulla solita miniera d’oro Letterboxd, recita così: “secretly the best-looking movie ever“. È chiaramente un’affermazione di carattere iperbolico, ma neppure troppo; One Dark Night è davvero stupendo; se molto spesso i film minori degli anni ’80, quelli pure un po’ al di sotto della serie B, avevano delle sequenze straordinarie inserite in un mare di sciatteria e pressappochismo, One Dark Night non è sciatto neppure nelle scene di raccordo. C’è un’attenzione maniacale a creare a ogni inquadratura qualcosa di bello che è quasi commovente. Di conseguenza mancano riempitivi e tempi morti, è tutto molto compatto e non annoia mai, anche se non succede poi questo granché.
Abbiamo per metà film una ragazza che vaga da sola dentro a un mausoleo, alternata alla figlia dell’occultista che ascolta una cassetta (non chiedete) a casa sua.
In teoria sarebbe tutto terribilmente statico, in pratica, grazie a quel simpatico farabutto di McLoughlin, il film acquista un dinamismo e una freschezza che in mano a un altro regista forse non avrebbe avuto. È il classico soggetto a forte rischio legnosità, con troppi elementi gettati nel calderone e, se non hai un’idea precisa, del racconto e della messa in scena, difficilmente te lo porti a casa con dignità.
Invece One Dark Night dosa bene gli ingredienti, dando spazio alla sezione prettamente teen con le schermaglie amorose tra Julie e il fidanzato (il solito comodino in massello) e i terribili scherzi orchestrati ai danni della sventurata (perché ha amiche di merda e fidanzato altrettanto di merda) dalle Sisters, costruendo un interessante retroterra al personaggio del defunto Raymar e della di lui figlia, e infine pompando al massimo su un’atmosfera sinistra e minacciosa. One Dark Night sarà anche povero di sangue e molto avaro in squartamenti, ma fa paura.
Quando si tratta, nell’ultimo quarto d’ora, di scatenare l’orrore preparato con così tanta cura, McLoughlin non si tira certo indietro e, rispettando comunque il rating cui il film appartiene, ci va giù anche pesante: la resurrezione di massa di tutti i cadaveri presenti all’interno del mausoleo fa ancora oggi un discreto effetto, grazie a degli effetti speciali molto al di sopra della media del periodo e alla precisa volontà del regista di forzare al massimo il PG. E quindi via con fetidi secrezioni dei corpi putrefatti, arti che si staccano, facce strappate via nel tentativo di difendersi. Non si vede niente di quanto accade ai personaggi vivi (e morituri) ma i morti bastano e avanzano per suscitare incubi a non finire.
Aggiungete che Meg Tilly, ai tempi diciannovenne, era già di un’intensità fuori misura, che la sceneggiatura è attenta a caratterizzare i personaggi tramite piccoli dettagli che restano impressi (non pensavo che uno spazzolino da denti potesse spezzarmi il cuore) e che il mausoleo in cui sono state effettuate le riprese è vero, quindi non c’è nulla di ricostruito, e avrete un minuscolo gioiellino dimenticato da riscoprire.
Unico neo, il finale un po’ frettoloso, ma non è colpa di McLoughlin: il film gli è stato scippato in post produzione e la parte conclusiva rimontata contro la sua volontà.
È perfetto per l’autunno e per la spooky season. Se vi va, lo trovate gratis su Tubi.












Buongiorno Lucia,per la challenge di ieri “Nuovi Media”,ho rivisto “STAY ALIVE”,per quanto riguarda la challenge di oggi “Poco Conosciuto”,siccome questo mercoledì sarà passato esattamente un anno dalla scomparsa di Anthony Hickox,ho scelto di rendergli onore,ritirando fuori uno dei suoi ultimi film giunti a noi,è che in pochissimi hanno visto,sto parlando di “KNIFE EDGE”,un film che nel mio piccolo ho molto apprezzato,e che mi sento di consigliare!.
Hickox è stato uno di quei registi dimenticati troppo presto, fatto benissimo a rivedere un suo film.
Per la challenge di ieri il mio film era il primo Unfriended, che continuo ancora a preferire al secondo per via della componente spettrale 😉 Per quella di oggi mi sa che seguo il tuo consiglio, visto che da anni ne sento parlare come di una piccola perla rara (in tutti i sensi, scarsa distribuzione in primis)…
Allora, per il day 6 il mio film è “Nerve”.
Per il day 7 direi… non so se sia poco conosciuto, ma io lo vidi (e rividi) per caso senza conoscerlo e senza poi sentirne più parlare:
“Surveillance” (2008).
Molto figo!
Besos!