
Regia – Tommy Wirkola (2026)
È con tanta gioia e un pizzico di emozione che vi annuncio l’inizio della stagione dei film di squali di merda. Giungono a noi con la puntualità di un ragioniere non appena cambia l’aria e si può annusare un accenno di primavera, e si susseguono a scadenza regolare fino alla fine dell’estate, regalandoci tanti pensieri felici.
Ad aprire le danze, troviamo nientemeno che Tommy Wirkola, uno degli eroi di questo blog, su Netflix, con un film che si può sintetizzare in tre parole: Crawl con gli squali. Poi, non è esattamente così, e Wirkola ci mette del suo, ma la sostanza è più o meno la stessa.
Credo sia il film che internet ha deciso di odiare questo mese, quindi è probabile che ne leggerete bene soltanto qui, e in altri luoghi gestiti da persone a cui non fa schifo il divertimento. Non è affatto la cosa migliore realizzata dal nostro Wirkola, sia chiaro; come spesso accade quando un regista non statunitense se ne va a girare un film negli Stati Uniti, la carica corrosiva si smorza un po’, ma lo sappiamo, non sto dicendo niente di nuovo. Si tratta, in ogni caso, di una novantina di minuti che filano lisci, a velocità quasi soprannaturale, e divertentissimi, se amate questo genere di cose.
La cittadina di Annieville, sulla costa Est degli Stati Uniti, sta aspettando l’arrivo di un uragano di categoria 5, chiamato amichevolmente Henry. Le autorità dispongono l’evacuazione, perché è molto probabile che la tempesta causerà degli allagamenti. La gente si allontana dal centro abitato, ma qualcuno non può, non fa in tempo, ha paura di andare via o si affida a un falso senso di sicurezza, perché figurati se questa storia della crisi climatica è vera. Roba da nerd con gli occhiali, non da uomini veri.
E invece l’uragano arriva sul serio, spazza via tutto, sommerge strade e case e, con esso, arrivano anche gli squali, e chi, per un motivo o per un altro, è rimasto bloccato a Annieville, non deve soltanto affrontare un evento catastrofico, deve pure preoccuparsi di non finire sgranocchiato tra un negozio di alimentari e un distributore di benzina.
Come vedete, le differenze con Crawl saltano subito all’occhio: il film di Aja era molto più contenuto e si svolgeva quasi tutto all’interno della casa del padre della protagonista; Thrash, al contrario, è proprio un disaster movie in piena regola, cui si aggiunge la presenza degli squali, squali toro, per speziare un po’ la situazione già parecchio compromessa.
Thrash è anche un film corale. Non si concentra su un paio di personaggi bloccati in un interno, ma ci presenta un variegato spaccato di umanità alle prese con uragani e predatori: c’è la giovane Dakota (Whitney Peak), che non riesce a lasciare il suo appartamento perché agorafobica; c’è Lisa (Phoebe Dynevor), quasi al termine della sua gravidanza, mollata da poco dal fidanzato, e costretta ad andare a lavorare anche in mezzo all’uragano; ci sono tre fratelli affidati a una famiglia di stronzi, a cui tocca la parte del film che più somiglia a Crawl, quella con gli squali che ti vengono a sguazzare in salotto; c’è, per ultimo ma non meno importante, lo zio Dale (il magnifico Djimon Hounsou), biologo marino esperto di squali che deve arrivare ad Annieville per salvare sua nipote Dakota e per seguire gli spostamenti della squala bianca incinta Nellie (amore di zia). Insomma, Wirkola segue lo schema del film catastrofico classico, quello rimasto invariato dagli anni ’70, e che continua a funzionare, se ben gestito.
Gli squali, come dicevo prima, sono un’aggiunta frizzantina e, nel solco del cinema di squali più recente, si limitano a fare, appunto, gli squali. Attirati lì dal rovesciamento di un camion che trasporta carne di maiale, non è colpa loro se hanno fame e se l’umanità ha pensato bene di portarsi da sola sull’orlo dell’estinzione.
Qualche anno fa, avrei detto che, per godersi un film come Thrash bisogna accettare l’assurdità della premessa e badare soltanto alla coerenza di tutto ciò che ne consegue, ma non so se oggi la premessa di Wirkola sia poi così tanto assurda, non con gli eventi sempre più estremi cui assistiamo ogni anno, e più volte nel corso di ogni anno.
Sì, ci sto arrivando a definire Thrash un eco-horror e non un semplice animal attack, cosa che invece era Crawl. È un eco-horror perché la presenza degli squali in una cittadina costiera completamente sommersa dall’acqua è chiaramente dovuta all’attività umana, perché non è possibile ignorare il ruolo che Wirkola dà all’industria della carne nell’economia della vicenda, perché Lisa va a lavorare, incinta di nove mesi, in piena allerta meteo e in piena evacuazione, e non si tratta di roba che Wirkola inserisce a caso per raggiungere i canonici 90 minuti di durata: è tutto molto intenzionale, molto sottolineato. Bisogna avere occhi e orecchie foderati per non rendersene conto.
E io sono ammirata dal fatto che sia riuscito a rendere ogni cosa chiarissima senza mai appesantirla, tenendo un ritmo da indemoniato, senza un solo istante di pausa. Però, insomma, lo conosciamo Wirkola: la cosa che gli è sempre riuscita meglio è la gestione dei tempi.
Al netto di queste considerazioni, che magari sono importanti soltanto per me, Thrash resta un glorioso B movie fatto con una cinquantina di milioni di dollari, che non sono pochi, ma non sono neanche una cifra spaventosa, non per quello che nel film viene mostrato. Le scene iniziali con l’arrivo dell’uragano, le ondate che spazzano via auto e case e gli allagamenti rappresentano un ottimo esempio di economia di messa in scena. Non potendo far vedere il disastro su grande scala, Wirkola si assicura prima di aver fatto uscire dalla città quasi tutti gli abitanti, così da non dover essere costretto a utilizzare troppe comparse, e poi si concentra sui piccoli eventi che coinvolgono, uno dopo l’altro, tutti i protagonisti: l’incidente d’auto, altamente spettacolare, che blocca la povera Lisa sul sedile della sua Mini mentre la marea sale, la casa di Dakota che, da rifugio, diventa una trappola mortale, l’autostrada da percorrere a bordo di un gommone, e via così.
Gli squali appaiono poco nella loro interezza, perché, lo sappiamo tutti che animarli nella maniera giusta è difficilissimo. Quindi ci limitiamo a vedere un musetto che spunta dalla superficie, un colpo di coda, la classica pinna che fende l’acqua. Quando entrano in azione e mangiano qualcuno, è un bel tripudio di gore e arti strappati.
C’è tempo per citare qualunque cosa abbia mai fatto Spielberg nel corso della sua carriera, non soltanto Jaws. E c’è tempo per ribadire che il grande squalo bianco è il sovrano indiscusso degli oceani, e gli altri possono solo accompagnare.
Gli ultimi quindici minuti, o giù di lì, sono un tripudio della follia che ha sempre caratterizzato il cinema di Wirkola, forse in versione più family friendly rispetto al solito, ma lo stesso di grande impatto. Lì si abbraccia l’assurdo senza alcuna forma di vergogna, ma va bene così, io non ho mai avuto alcun problema con l’assurdo nei b movie catastrofici, men che meno nei film di squali di merda.
Wirkola si diverte pure a infilarci un momento musicale che non dico sia all’altezza di Total Eclipse of the Heart in Dead Snow 2, ma siamo da quelle parti: chi conosce e ama questo regista così eclettico e devoto del cinema di genere, sorriderà compiaciuto; chi storce il naso di fronte a un certo tipo di film, penserà che è uno scemo, e lo stanno pensando in tanti.
Hanno ragione, non voglio negarlo: siamo scemi, solo che siamo anche fieri di esserlo.
Andate su Netflix e inaugurate con me la bella stagione.











Giorno Lucia,rientro oggi in 2 liste,la lista di quelli che attendevano molto questo film,ma appartengo anche alla lista di coloro che lo hanno bocciato ahime’!.Non amo essere cattivo,perche’ salto sempre a bordo di un film a tema animaloni assassini,figurarsi se sono poi squali,ma mi aspettavo tanto di piu’,per me la parte migliore sta tutta nei primi 20 minuti,ovvero la parte catastrofica,perche’ gli squali sono stati parecchio timidi,insomma una volta portata a casa la bella sequenza catastrofica,diventa un film di chiacchieroni e poco piu’,poca ciccia per i miei gusti,magari fosse stato Crawl.Le mie speranze sono tutte riposte ora nel finlandese del mio cuore,vai RENNY!!.
Sono d’accordo anche con le… wirkole.😁
Magari il nostro fa il pieno per un prossimo film tutto tutto suo NON negli USA…
Total Eclipse… in Dead Snow 2 storia del cinema ♥️
E siccome sono un romanticone, suggerisco “Tu Yaa Main”, visto per caso…